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Zielinski: la madre, la valigia e il gol

Il centrocampista di qualità venuto dall’Est che De Laurentiis ha soffiato ai grandi club e che gode della stima di Ancelotti

di Lorenzo Gaudiano

“Il centrocampista ha da avere istintivo o quasi il senso geometrico del gioco. Senza quello è votato al fallimento perché il centrocampo è un mare nel quale facilmente si affoga…”. Inconfondibili lo stile e l’originalità di Gianni Brera, un pioniere nel giornalismo sportivo per aver creato con i suoi neologismi italiani una lingua che si contrapponesse al lessico sportivo inglese. Sì, proprio quell’Inghilterra che con il Liverpool nel 2016 stava per strappare al campionato italiano l’estro calcistico di Piotr Zielinski. Il Napoli ha impedito questo furto, un simile talento non poteva sfuggire ad un panorama già povero, poco affascinante, dove la qualità tecnica scarseggia. Il centrocampista polacco incarna perfettamente quella definizione data anni fa dal Grangiuàn. C’è ancora qualcosa da migliorare ma la giovane età (25 a maggio) è dalla sua parte.

La madre, il pallone e l’Italia

Ząbkowice Śląskie, città di 25mila abitanti del voivodato della Bassa Slesia, è dove il piccolo Piotr muove i primi passi con alla destra la mano premurosa della mamma e alla sinistra un pallone. I primi calci, i primi spintoni e i primi fondamentali all’ Orzel Zabkovice Slaskie, poi allo Zagłębie Lubin, sempre nella bassa Slesia. L’occhio attento ed esperto degli osservatori dell’Udinese individua subito il talento del giocatore polacco. Valigia pronta, si parte per l’Italia, dove nel 2011 inizia la sua scalata verso le vetrine più importanti del calcio internazionale. Guidolin, che a quei tempi allenava la prima squadra friulana, rimane incantato dal suo talento e con convinzione non esita a far respirare al giovane Piotr l’aria della massima serie. Già nel 2013 Zielinski, all’età di 19 anni, con l’approdo in Nazionale maggiore completa la trafila delle nazionali polacche. Infine il prestito all’Empoli, dove il confronto con cultori della materia come Sarri e Giampaolo plasma un futuro campione, già goloso bocconcino per club di grande prestigio.

Il numero 10 dell’Est

Al Liverpool nel 2016 il polacco sfugge per un pelo. L’astuzia di De Laurentiis e il benestare proprio di Sarri sulla panchina azzurra lo trascinano al Napoli, dove ancora oggi la sua maturazione sta continuando a compiersi. La sua capacità di giostrare a proprio piacimento il pallone con entrambi i piedi, la sua velocità, la potenza e precisione di tiro ne fanno un indiscusso campione sul piano tecnico. La sua graduale applicazione alla marcatura e all’interdizione migliorano con il passare degli anni e questo probabilmente, insieme alla sua ancora debole freddezza sotto porta, rappresenta l’ultimo step per diventare un centrocampista completo. Il “numero 10 dell’Est”, soprannome nato ai tempi dell’Udinese, oggi è un pedina fondamentale nello scacchiere di Carlo Ancelotti, un elemento imprescindibile al momento nel suo 4-4-2 volto a garantire equilibrio alla squadra e ad esaltare il talento dei suoi calciatori, in particolare proprio quello di Piotr.

Un ragazzo con un futuro tutto da scrivere

Zielinski non ama i tatuaggi, o quanto meno si preoccupa della reazione che potrebbe avere la sua mamma. Vive a Posillipo con Laura, la sua futura moglie, e Mia, il suo bellissimo cane. Un ragazzo tranquillo, di primo acchito abbastanza silenzioso, che in campo fa parlare moltissimo i suoi piedi. Il piccolo Piotr, che ha sempre avuto in Zidane il suo idolo, oggi è diventato grande, il suo talento infatti è noto a tutti. Il suo futuro naturalmente è ancora tutto da scrivere ma, ripercorrendo la sua storia e vedendo la sua applicazione sul terreno di gioco, sarà sicuramente radioso.

Parola a Zielinski:

“A Napoli sto benissimo, ci resterei per altri 5 anni perché qui mi trovo bene

“Un tatuaggio per la vittoria dell’Europa League? Non credo, dovrei chiedere a mia madre che da piccolo mi ha insegnato a non farli, si arrabbierebbe! Mi ha sempre detto che se torno a casa con un tatuaggio mi caccia…

“Devo migliorare ancora sulla condizione sotto la porta, nelle scelte. A volte manca anche un po’ di fortuna ma cerco di migliorarmi giorno dopo giorno e spero di arrivare ad esprimere il mio potenziale al massimo

Dicono di lui:

“Zielinski è un ottimo giocatore tra le linee, per arrivare a De Bruyne deve ancora crescere. Ha un livello medio qualitativo alto”

Carlo Ancelotti

“Lo conosco bene, da ragazzo è arrivato in Friuli dalla Polonia con la madre, quando aveva sedici anni. Già allora, capii una cosa: che poteva fare il mestiere del calciatore. Sono contento per lui, sta raccogliendo le giuste soddisfazioni. Piotr vede e sente la porta, è un centrocampista offensivo di ottime qualità che può crescere ancora”

Francesco Guidolin

“Io ho un debole per lui. Ha un orientamento delle giocate come raramente si vede, padronanza del corpo e del palleggio e della finta con lo stop che ti lascia senza fiato. Io non ne ricordo altri così, non contemporanei, però non diciamoglielo. Anzi, sì: è talmente un bravo ragazzo, che finirà per non prendermi sul serio”

Zbigniew Boniek

pubblicato su Napoli n.8 del 31 marzo 2019