L’ANNIVERSARIO

Viviani: il talento precoce di un artista immenso

Settant’anni dalla scomparsa del piccolo Raffaele, “Papiluccio”, che diventò grande a soli quattro anni

di Marco Boscia

Settant’anni oggi dalla morte di un grandissimo artista. Soltanto così può essere ricordato Raffaele Viviano che, quando divenne noto, mutò il suo cognome in Viviani, perché ritenuto da lui stesso più artistico e teatrale. Viviani fu commediografo, attore, compositore, poeta ed anche regista.
Descrivere in poche righe tutta la sua carriera, quello che ha fatto per il teatro napoletano ed italiano, sarebbe impossibile. “Rivista Napoli” vuole quindi semplicemente ricordare i passi fondamentali della vita di uno straordinario artista teatrale che divenne grande prima del tempo e che rappresentò la gente di Napoli in tutto il mondo con una comicità ed un’ironia mai messe in scena prima.
Dopo quattro lunghi mesi di sofferenza per la sua malattia, Raffaele Viviani morì a Napoli a 62 anni proprio il 22 marzo del 1950. La sua ultima volontà prima di morire fu quella di guardare dalla finestra ancora per un istante la sua magica città.

La difficile infanzia

Raffaele venne alla luce il 10 gennaio del 1888 a Castellammare di Stabia da una famiglia povera: la madre, Teresa Sansone, era una casalinga, ed il padre, suo omonimo, un impresario e vestiarista teatrale dell’Arena Margherita di Castellammare. Quando nacque “Papiluccio”, come veniva chiamato in famiglia il piccolo Raffaele, il padre dovette far fronte ad un sequestro tributario del proprio magazzino che portò la famiglia ad una profonda crisi economica. Decise così di tornare a Napoli, sua città d’origine, dove costruì il teatro Masaniello a Porta Capuana e divenne socio di altri piccoli teatri.

Il bambino prodigio

Giorno dopo giorno, il papà riusciva a trasmettere al figlio la sua grande passione per il teatro. Tutte le sere assistevano insieme ad uno spettacolo di marionette presso Porta San Gennaro ed il piccolo Papiluccio si appassionò al numero finale del tenore comico Gennaro Trengi, tanto da imparare tutto il suo repertorio a memoria. Un giorno il Trengi si ammalò e fu proprio Raffaele a sostituirlo. Viviani si esibì in frac e la stampa parlò sin da subito del “piccolo prodigio che canta canzoni a quattro anni e mezzo”. Da quel giorno Viviani prese il posto del Trengi e ben presto fu affiancato anche da una duettista, Vincenzina di Capua.

La carriera

Quando nel 1900, ancora giovanissimo, gli morì il padre, Raffaele dovette occuparsi della madre e della sorella Luisella, anche lei attrice e cantante. Viviani cominciò a trascorrere intere giornate fra i vicoli di Napoli. E fu proprio la città ad ispirarlo e a fargli capire che doveva coltivare il suo talento. Studiò da autodidatta e si esibì per anni in spettacoli di Varietà. Nel 1904 il suo primo successo, ʻO Scugnizzo. Dopo quel capolavoro nacquero indimenticabili personaggi partenopei, divenuti poi straordinari successi: Il trovatore, ʻO mariunciello, Malavita, Il mendicante, ʻO tranviere, ʻO sciupatore, ʻO cocchiere, Il professore, ʻO sunatore ʻe pianino. In quegli anni Raffaele si esibì in bar, caffetterie, gelaterie, concerti ed anche in stabilimenti balneari d’estate, dove cantava assieme ad altri grandi artisti. Fu apprezzato dapprima nei teatri di Napoli, quindi di tutta Italia e poi d’ Europa e del mondo. Raffaele riuscì ad unire comicità ed ironia con il sentimentalismo della sua terra. Rappresentò in tutto e per tutto la gente di Napoli che aveva avuto modo di osservare per la città: dagli spazzini, ai ladri, dalle prostitute ai venditori ambulanti etc. mettendo in scena tutta l’emarginazione dei rioni, dei vicoli e dei quartieri napoletani. Diede vita quindi alle gioie, alle rivendicazioni, alle lotte, alle passioni ed alle ingiustizie della gente di Napoli.
Fondò, nel 1917, una sua compagnia teatrale di prosa dialettale, di cui fece parte anche la sorella Luisella e che diresse lui stesso fino al 1945. Debuttò da attore, autore e regista nel dramma comico ʻO Vico, messo in scena al teatro Umberto nel 1917 e che ripropose nel 1945, quando recitò per l’ultima volta.

pubblicato il 22 marzo 2020