/ L’EDITORIALE

Violato il Franchi dall’azzurro Napoli

Tre punti importanti per gli azzurri ma tanti punti di riflessione per la squadra, il calcio italiano e tutti gli addetti ai lavori

di Giovanni Gaudiano

Quanto vale la vittoria del Franchi? Cosa ha funzionato e cosa meno?

Le domande sono lecite ma soprattutto utili, se tutti sapremo fare tesoro di quanto si è visto in campo ed anche fuori.
Iniziamo parlando della partita. Qualcuno l’ha definita spettacolare, emozionante, da Premier League. Diciamo che la prima riflessione da tenere in considerazione, visto che queste partite sono appannaggio della pay-tv, è più un consiglio che altro rivolto a tutti i veri appassionati di questo sport: eliminate il volume, evitate di ascoltare il telecronista e l’opinionista che accompagnano l’evento, sono deleteri e capaci di dire tutto ed il contrario di tutto anche a distanza di pochi secondi.

È stata un brutta partita, piena di errori da entrambe le parti con l’arbitro che ha partecipato attivamente, nonostante ci fosse poco da sbagliare, alla saga dell’errore.

Dico che è stata una brutta partita, lo ha praticamente detto anche Ancelotti, perché propongo a tutti un quesito: se Massa avesse concesso il rigore ingiustamente richiesto nei minuti di recupero dalla Fiorentina e la squadra viola avesse pareggiato ed il Napoli fosse tornato a casa con un punto, pur avendo segnato quattro reti fuori casa, quale sarebbe stato il giudizio finale della prima giornata di anticipi? Ha vinto la solita Juventus, essenziale, a proposito non si sono viste novità a Parma come non si erano viste a Londra lo scorso anno, conquistando tre punti senza grandi patemi mentre un Napoli forte in attacco ma debole in difesa ha già due punti di ritardo in classifica!

Chi avrà la compiacenza di leggermi può star certo che da La Gazzetta dello Sport a scendere questo sarebbe stato il riassunto dei giudizi.

Per passare ad un momento di costume, anzi di malcostume, le osservazioni di Carlo Ancelotti sull’atteggiamento dei tifosi viola nei suoi confronti confermano che è bene che vengano capitali anche stranieri a rilanciare il nostro calcio ma è necessario che le società vigilino, che almeno attorno alle panchine non accadano episodi riprovevoli cacciando immediatamente dallo stadio questa gentaglia che continua ad andare allo stadio per sfogare istinti che non possono essere qualificati come umani. A proposito, il solito elogio al pubblico partenopeo per la presenza, la compostezza e l’incitamento che non è mai mancato anche quando il Napoli era in svantaggio.
Andiamo avanti. Cosa ha funzionato nel Napoli: l’attacco e la verticalizzazione del gioco, marchio di fabbrica della ditta Ancelotti.

Non ha funzionato la difesa, complice un centrocampo in ritardo di preparazione (Allan ed in parte Ruiz) incapace di assicurare il necessario filtro al punto da costringere la difesa a stare bassa, allungando la squadra che ha palesato sino all’avvio una seria difficoltà nella costruzione del gioco nella propria metà campo.

Qualcuno, vedasi sopra, ha parlato di una grande Fiorentina, ha magnificato questo o quel giocatore viola. Alla ripresa dopo la prima sosta internazionale, per intenderci il 14 settembre, al Franchi arriverà la Juventus ed allora vedremo se la squadra di Montella assomiglia più ad una squadra di Premier o ha giocato con il Napoli la classica partita della vita sulla scorta dell’entusiasmo creato dall’arrivo di Ribery, 36 anni suonati, che si sgonfierà tra qualche settimana al cospetto dell’amara sensazione di avere una magra classifica.

Il calcio è un gioco semplice per persone semplici, riappropriamocene mandando a casa tutti quelli che, come ebbe a dire una volta Carlo Ancelotti: “Beati voi che non capite un c…o”.

pubblicato su Napoli il 25 agosto 2019