LA CITTÀ

Una mobilità responsabile per una società migliore

Antonio Coppola ha ottenuto da poco all’unanimità il terzo mandato alla presidenza dell’Aci alla quale ha dedicato oltre 50 anni di lavoro

di Giovanni Gaudiano

È stato semplice organizzare un incontro con il Presidente Antonio Coppola a dispetto dei suoi impegni che continuano ad essere tanti come gli anni che ha dedicato alla sua attività.
È stato facile perché chi meglio di lui, uomo pacioso ma preciso, attento e disponibile al dialogo, vispo come un giovanotto di vent’anni conosce le percorrenze, il traffico, le tolleranze da considerare quando si prende un appuntamento? Nessuno.
Antonio Coppola negli oltre cinquant’anni dedicati alla sua attività ha seguito lo sviluppo, i cambiamenti della città, le difficoltà che da sempre ne condizionano la vita quotidiana da un osservatorio pronto a rilevarli come quello dell’Automobile Club.
Il particolare è confermato dalla profonda conoscenza dei temi che riguardano Napoli e poi c’è il libro, quello che Francesco Cortese alla fine del 2019 gli ha voluto dedicare, dove basta il titolo per inquadrare la persona: “Un gentiluomo napoletano”.
Quel lavoro di Cortese si avvalse della prefazione del Procuratore Generale di Napoli dr. Luigi Riello e dell’introduzione di Carlo Verna Presidente Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, che con la loro presenza avvalorarono due temi che hanno ispirato l’attività di Antonio Coppola: la legalità e la corretta informazione.
Da quella prefazione sono tratte le parole che seguono che in forma diretta delineano l’uomo di cui parliamo: «Generoso, leale, legato con intelligenza alle migliori tradizioni della Napoli che ama intensamente, dotato di grande cultura e di profonda sensibilità – dice il procuratore Riello – Coppola è consapevole dei problemi e dei drammi che feriscono questa splendida città e il suo territorio e, tuttavia, è sempre ottimista perché fiduciosamente convinto dell’importanza del contributo che le persone perbene, gli onesti, gli uomini di buona volontà come lui possono e debbono dare per vedere finalmente la luce in fondo al tunnel».

Da ottobre scorso è stato confermato alla presidenza dell’Aci della Campania con voto unanime. Si tratta di un evidente riconoscimento all’impegno che lei profonde da più di 50 anni in questo ente e alle sue capacità. Come ha accolto questa ennesima dimostrazione di stima?

«Si tratta del terzo mandato, sono Presidente dal 2011, ma prima di ricoprire questa carica sono stato dirigente generale dell’Aci. Quando sono stato collocato in pensione nel 2011 sono stato eletto dai soci Presidente. Lo scorso anno il 15 luglio, giorno peraltro del mio compleanno e della mia prima assunzione, ho compiuto esattamente 50 anni di attività in seno a questo Ente e poi c’è stata la conferma alla presidenza. Oggi ripensando a tutto il mio vissuto lavorativo mi ritengo da questo punto di vista un fortunato».

Si diceva che dal 1970 lei lavora all’Aci. Perché fece questa scelta, visto che si può dire avesse altri orientamenti avendo conseguito una laurea in Scienze Turistiche?

«In realtà le cose sono andate un po’ diversamente. Prima di arrivare all’Aci ero consulente tecnico per la Procura della Repubblica in quanto perito industriale iscritto all’albo dei consulenti tecnici di ufficio e quindi il Tribunale di Napoli mi affidava la consulenza per quanto riguardava gli incidenti stradali. Questo lavoro mi ha avvicinato alla materia ed ho pensato cosa si poteva fare per ridurre gli incidenti stradali e quale fosse l’Ente che se ne occupava per evitarli. Era l’Aci e quindi ho cercato di farne parte per portare il mio contributo e migliorare la situazione».

Non ha però abbandonato la materia dei suoi studi pur lavorando in Aci?

«Direi proprio di sì. Perché l’Aci è nata per occuparsi in prevalenza di due aspetti. Alla fine dell’Ottocento quando vennero alla luce i primi prototipi di automobile si trattava di un bene di lusso, appannaggio dei pochi possidenti e dei nobili che all’epoca la utilizzavano per fare turismo. L’auto non serviva per andare a lavoro. Serviva per la classica gita fuori porta e per le manifestazioni sportive. Il turismo e lo sport furono quindi naturalmente le due principali attività dell’Ente che nacque per gestirle. A Napoli l’Automobile Club fu fondato il 18 febbraio del 1906 dal famoso ingegnere anglo-napoletano Lamont Young che insieme con altri 36 possessori di auto partecipava ai raduni e quindi alle gare unendole all’attività turistica di cui si parlava. Poi nel corso del secolo, come tutti sappiamo, le cose sono cambiate».

Il presidente della Lega Nazionale Dilettanti Cosimo Sibilia nel 2013 consegna la Stella d’Oro CONI al merito sportivo al presidente Coppola. Nella foto a destra è presente anche il delegato CONI della Campania Sergio Roncelli (all’epoca presidente CONI regionale)
Parlando dell’automobile, è impossibile non parlare di come sia cambiata la circolazione in città in questi 50 anni.

«Noi abbiamo definito come responsabile la mobilità degli anni 2000 proprio per richiamare la responsabilità individuale. Oggi dal nostro punto di vista è necessario che venga adottato questo criterio, personalmente non sono molto d’accordo a collegarla ad altri aggettivi come sostenibile, verde, etc. Ritengo, invece, che ognuno debba farsi carico per quanto di sua competenza per migliorare giorno dopo giorno la situazione e mi riferisco a tutti, partendo dal governo che deve legiferare per il meglio fino ad arrivare al comportamento del singolo cittadino. Non è più pensabile andare dal tabaccaio a comprare le sigarette o al centro utilizzando l’automobile. Se ci comportassimo tutti così, sarebbe un ingorgo perenne. Va scelto il mezzo di trasporto più idoneo per contribuire a migliorare la situazione».

Un recente censimento parla in Campania di circa 4.650.000 veicoli e ci qualifica leggermente al di sotto della media nazionale. Si tratta di un dato che scaturisce da una concentrazione su Napoli o la densità è diffusa in egual maniera in tutte le province della regione?

«In sostanza è così. Certo la grande città presenta traffico e problemi collegati maggiori, ma anche le province con meno abitanti mostrano una concentrazione nei centri urbani simili a quelli delle grandi città con traffico considerevole negli orari di punta».

Lei spesso è tornato sul problema della sicurezza stradale e lo ha fatto parlando soprattutto dei doveri dei cittadini oltre che dei diritti. Quale punto intendeva toccare?

«Il cittadino deve rispettare le norme del codice della strada, deve mantenere l’auto in buone condizioni per evitare incidenti, deve provvedere a rottamarla quando non è più consigliabile utilizzarla. Questo significa che ognuno deve compiere un atto di responsabilità. A questo va aggiunto che gli amministratori della cosa pubblica (Sindaco, Governatore ed assessori preposti) devono manutenere le città in condizioni da poter assicurare il diritto alla mobilità come prevede la nostra Costituzione. Da un po’ di tempo noi andiamo nelle scuole per insegnare l’educazione stradale che serve a tutti, pedoni, ciclisti, automobilisti, motociclisti e camionisti, facendo corsi specifici visto che, anche se esiste una legge che lo prevede, non viene impartito alcun insegnamento diretto da parte del Ministero della Pubblica Istruzione».

A tale proposito lei ha scritto un libro per parlare di una mobilità responsabile edito da Guida dal titolo “Strada facendo: 50 anni in Aci”. Dal suo osservatorio che risposta si può dire abbiano dato i napoletani in questi anni per un miglioramento della situazione?

«Non si può parlare di miglioramento ma neanche di peggioramento. Viviamo una mobilità di tipo diverso. Non c’è più quel traffico caotico degli ‘70 e ‘80 che era una diretta conseguenza del boom economico che coinvolse tutta l’Italia. Si è trattato di un fenomeno che poi analizzato nel tempo ha chiarito quali fossero le conseguenze di quel tipo di atteggiamento, mi riferisco al problema dell’inquinamento e della sicurezza stradale, penso al numero dei deceduti a seguito di incidenti stradali che in quegli anni superava stabilmente le oltre diecimila persone l’anno. Abbiamo dovuto attuare una politica di prevenzione e di salvaguardia della vita umana, due diritti imprescindibili che la mobilità responsabile ha dovuto affrontare per trovare le migliori soluzioni possibili. A tale proposito ci siamo fatti aiutare dalla chiesa che ha cara la vita umana. Grazie alla disponibilità dell’attuale Papa, lo abbiamo invitato a Napoli nel 2015 e lui ha indossato il casco per far capire come certi atteggiamenti siano necessari e debbano essere adottati da tutti».

Pensando al problema del dissesto delle strade che condiziona la circolazione dei veicoli, cosa serve per migliorare la situazione?

«Serve soprattutto la manutenzione delle strade per fare prevenzione. Non ha senso farla quando la situazione è così degradata da creare pericoli per la vita degli automobilisti e dei passanti, come ad esempio è accaduto per la galleria Vittoria. Da noi purtroppo viene confusa con gli interventi di ristrutturazione che dovrebbero essere attuati nei momenti giusti. È amaro dirlo ma spesso si aspetta l’incidente, anche mortale, prima di intervenire».

Per raggiungere l’Aci deve necessariamente imboccare il tunnel all’uscita della tangenziale. Cosa pensa a vederlo spesso interrotto e sempre abbastanza ricettacolo di spazzatura?

«Intanto penso che questo tratto di strada, oggetto della ristrutturazione in occasione di Italia 90, è stato sbagliato. Ci doveva essere un solo sottopassaggio dall’uscita della tangenziale sino a Piazzale Tecchio. Il progetto pare lo prevedesse, ma poi approfonditi studi hanno dimostrato come fosse complicata la realizzazione per problemi tecnici. I lavori eseguiti a suo tempo quindi non hanno risolto nessun problema di circolazione, anzi hanno finito per richiamare la sporcizia che vediamo e hanno finito per mostrare un’immagine degradata di un territorio che doveva rappresentare un biglietto da visita per la città in occasione degli eventi internazionali che coinvolgono lo stadio e i dintorni. Ho evidenziato più volte la problematica anche per i continui allagamenti del sottopasso ma il Comune di Napoli non è intervenuto come potrebbe senza doversi svenare».

Parlando dello stadio, viene da chiederle se è tifoso e cosa ne pensa della gestione della squadra di calcio…

«Sono essenzialmente uno sportivo ma seguo il Napoli e penso che il calcio di oggi abbia poco a che vedere con lo sport. Chi si interessa di una squadra di calcio la organizza, la gestisce, non lo fa avendo come primo obiettivo il senso sportivo. Su tutto prevale un fattore economico e credo che De Laurentiis in questa speciale classifica occupi uno dei primi posti. Lo dimostrano le cessioni eccellenti che ha operato, che confermano appunto come l’obiettivo non è mai stato davvero il primo posto».

In conclusione, e restando in ambito sportivo, sarebbe proprio impossibile organizzare una gara automobilistica a Napoli, come accadeva sino al 1962?

«Credo che sia davvero improponibile organizzare una gara di velocità in qualunque città del mondo a parte qualche caso dove si continua a farlo per importanti ragioni economiche del tutto incomprensibili per la sicurezza. Se pensiamo che anche nei circuiti si verificano ancora incidenti mortali è evidente che la sicurezza di chi corre e di chi guarda sarebbe troppo compromessa durante una gara cittadina».

pubblicato su Napoli n.41 del 26 giugno 2021