L’EDITORIALE

Una buona serata per Insigne e la squadra azzurra

Un buon Napoli conferma la crisi della Roma di Fonseca e fa un passo in avanti verso l’impegno di Barcellona

di Giovanni Gaudiano

C’era da riscattare la gara d’andata che forse rappresenta nella stagione il vero momento di rottura tra la società e la squadra e la squadra di Gattuso ci è riuscita. Dopo quell’immeritata sconfitta, condita comunque da un secondo tempo incolore, il presidente ordinò il ritiro che di fatto segnò l’inizio dell’esautoramento di Carlo Ancelotti.
Acqua passata, anche se faremmo bene tutti a ricordarla senza travisarla con personalismi da stadio.
Il Napoli adesso ha un compito, dopo l’infelice trasferta di Bergamo, di giocare le rimanenti partite con due obiettivi: 1) Onorare la città, la classifica ed il proprio valore; 2) Utilizzare queste gare come delle prove generali per arrivare all’ultima vera sfida di questa stagione che ha un senso compiuto.
È inutile girarci attorno: il Napoli potrebbe non vincere tutte le restanti gare di campionato e invece superare il turno in Champions ed allora la stagione potrebbe ancora offrire emozioni, adrenalina, ancora un’altra serata appassionante proveniente dal lontano Portogallo, sede di un’inedita quanto affascinante final-eight.
La terra lusitana non è stata sempre generosa con la maglia azzurra ma nella storia c’è una data scolpita nella memoria di molti che sarebbe bello rivivere. Era un mercoledì, il 6 novembre del 1974, si giocava il ritorno dei sedicesimi di Coppa Uefa, allora tutte le partite europee erano concentrate al mercoledì, il Napoli di Vinicio ripeté il risultato dell’andata al San Paolo (1 a 0) e superò il Porto che aveva in panchina il brasiliano Aymoré Moreira. Il tecnico che nel 1962 aveva condotto la Seleçāo a vincere il mondiale grazie al grande Garrincha, nonostante l’infortunio occorso a Pelè, mandando in campo il ventiduenne Amarildo, che l’anno dopo arriverà in Italia al Milan. Il selezionatore carioca aveva sostituito sulla panchina del Porto il famoso Béla Guttmann, quello della maledizione al Benfica.

Quella sera il grande Sergio Clerici, un attaccante moderno per quei tempi, mandò in visibilio tutta Napoli che seguiva la gara alla radio con la competente radiocronaca dell’altrettanto grande ed entusiasta Sandro Ciotti con una rete passata alla storia.
Il radiocronista romano, che di partite internazionali ne aveva viste tante e sulla cui competenza calcistica riteniamo non ci siano dubbi, ebbe a dire che la prestazione del Napoli era stata tra le più belle offerte da una squadra italiana all’estero.
Chiuso l’amarcord torniamo brevemente a Napoli – Roma. La prestazione di Lorenzo Insigne ha dimostrato ieri sera che il giocatore può fare molto per questo Napoli. Può diventare più di un capitano il ragazzo di Frattamaggiore, può assurgere a punto di riferimento, a vero affidabile leader ma come giustamente ha osservato Gianni Di Marzio: “Quando Insigne non si allena e non è concentrato, fa cose troppo semplici. Ad esempio scarica sempre all’indietro. Invece quando è in forma non si ferma un attimo, salta l’uomo e a volte torna indietro ad aiutare la difesa. Deve allenarsi alla massima concentrazione senza credersi un fuoriclasse”.
Sono le parole di un uomo di calcio che ne ha viste tante e che conosce profondamente la materia. Se Lorenzo saprà farne tesoro ripartirà alla grande la sua storia in maglia azzurra e, segnando magari un momento storico per il Napoli, potrà cancellare la sensazione provocata da tutto quello che non ha saputo fare quando con una guerra personale ha probabilmente destabilizzato lo spogliatoio e la posizione apparsa chiara, vedi Genk, del precedente allenatore.

pubblicato il 06 luglio 2020