SCAFFALE PARTENOPEO

“Un giorno per la memoria” per la Giornata della legalità

Sesta ristampa per l’antologia di storie di vittime innocenti per mafia a cura di Anna Copertino ed edita da Homo Scrivens

di Marina Topa

“A tutte le vittime di criminalità dal 1893 ad oggi, e a tutte quelle che ancora non si conoscono”.
Questa è la dedica di “Un giorno per la memoria”, raccolta di storie di vittime innocenti per mafia raccontate da Anna Copertino, che ne ha curato la realizzazione, ed altri 27 autori e pubblicato dalla casa editrice napoletana Homo Scrivens nel maggio 2018 ed oggi alla sesta ristampa.
L’introduzione, scritta dall’allora Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione dottor Raffaele Cantone, pone l’accento su una riflessione su cui è bene ci soffermassimo tutti: “Il volto mortifero delle mafie” non risparmia nessuno. Tra gli “effetti collaterali” delle organizzazioni criminali – afferma – “il più mostruoso è rappresentato proprio dall’uccisione di comuni cittadini, la cui unica colpa è stata magari trovarsi, come si suol dire, al posto sbagliato al momento sbagliato”.
La realtà è, quindi, che pur restando lontani dagli ambienti mafiosi se ne può essere coinvolti nel ruolo più drammatico, quello della vittima innocente nel senso di puramente causale a differenza di chi, nel momento stesso in cui si avvicina a quell’ambiente (al di là delle motivazioni), sa di correre il rischio.
Le morti portano dolore, tanto dolore, ma sono anche tante le iniziative positive che ne derivano in risposta al bisogno, tutto umano, di trovarne una motivazione. Citarne alcune significherebbe fare un torto ad altre per cui è preferibile che ognuno rifletta su quella che conosce più da vicino. La loro importanza è la stessa, così come è uguale il valore delle vite delle vittime.
Come sottolinea Maurizio de Giovanni nella prefazione, i protagonisti dei singoli racconti sono molto diversi tra loro per ambiente sociale, per attività lavorativa, per età, ma sono accomunati nel dolore dei loro cari. E questo è il messaggio dell’elenco finale di quelle di cui nel libro si citano le storie: in ordine alfabetico.
Con “Un giorno per la memoria” Anna Copertino ha ricevuto il Premio Talenti Vesuviani 2018 (I° classificata sez. saggistica); il Premio Elsa Morante – (Premio Impegno Civile 2019); e il Premio L’Iguana Anna Maria Ortese edizione 2019 (sez. Saggistica). Ma il suo impegno civile non si limita alla scrittura; da anni collabora con varie iniziative perché la sensibilizzazione nei confronti dell’argomento cominci dai giovani tra i banchi di scuola.
Grazie al lavoro svolto per l’associazione Contro le Mafie, con il progetto “Le cinque giornate di Giugliano contro la camorra”, nel 2014 le è stato conferito un premio intitolato a Peppino Impastato

Anna, nell’ideazione di questo libro c’è sicuramente una motivazione profonda presente in te da chissà quanto tempo, ce ne parli?

«Da anni pensavo ad un libro che servisse a ricordare in modo diverso le vittime di criminalità. Nel 2017, dopo anni d’esperienza con l’associazione Libera e dal rapporto d’amicizia creatosi con moltissimi familiari delle vittime è cresciuta esponenzialmente la volontà di farlo. Grazie all’amicizia con Aldo Putignano, della casa editrice Homo Scrivens, ho potuto concretizzare il progetto antologico. Progetto che nasce dall’esigenza di fare memoria di chi è stato ingiustamente e barbaramente strappato all’amore della propria famiglia. Chi resta non riesce a darsi una risposta che lenisca il dolore e spesso allo stesso si aggiunge anche l’infamia fino a che non viene fatta chiarezza sulla totale estraneità della vittima alla criminalità. La memoria, il raccontarli è il modo più giusto per non farli cadere nell’oblio. E non far sentire “soli” chi sopravvive ad un familiare. Il periodo di referenza del Presidio Libera Giugliano “Mena Morlando” mi ha permesso di avvicinarmi in particolare ai familiari campani che con grande dignità vivono il loro dolore. Con la testata giornalistica web RoadTv Italia ho creato la rubrica “Vittime di camorra” dove, con video, intervisto i familiari che mi raccontano la storia dei loro cari. Con moltissimi di loro è nato un rapporto di grande stima ed amicizia, cosa di cui vado molto fiera. Non è facile trovare parole per dirti cosa si legge e cosa si percepisce negli occhi e nel corpo di chi ti sta raccontando di come è stato ucciso il proprio figlio, la madre o il padre, il fratello o la sorella. È una percezione emotiva molto forte, la sensazione di essere sotto l’esplosione di tanti minuscoli pezzi di vetro, e per quanto tu cerchi di scuoterli da te, una parte resta sulla tua stessa pelle. Dolore. Ma anche tantissimo amore. Per amore del Noi in cui credo, ho voluto coinvolgere 27 autori tra scrittori e giornalisti amici, a ognuno di loro ho affidato la memoria di una vittima innocente. Usando l’ordine cronologico per decesso, perché per me tutte le vittime sono uguali. Ho voluto che passasse il messaggio importante della responsabilità e co-responsabilità. Personalmente, ogni giorno faccio memoria, e cerco di far comprendere quanto sia importante, vivere ogni giorno come il 21 marzo».

“Sono ottimista per natura, diversamente non avrei affrontato, come ho fatto, la mia vita fino ad oggi. Gli eventi dolorosi che hanno segnato la mia vita, sono anche quelli che l’hanno resa, poi, felice e migliore”. Questo tuo atteggiamento resiliente nei confronti della vita è un messaggio trasversale che inoltri nel tuo lavoro; che riscontro ne hai dai ragazzi che incontri nelle scuole?

«Forte in me il senso del dovere e della ricordanza e ancor di più, da quando sono stata accolta con amicizia e affetto dai familiari delle vittime. La resilienza nasce dal forte senso di Giustizia, quella con la maiuscola, portata avanti da magistrati onesti e coraggiosi, come Raffaele Cantone, Catello Maresca o Nino Di Matteo per citarne alcuni in cui credo. Il messaggio che cerco di far passare, sperando che ne resti traccia, è il senso di verità e giustizia, il vivere senza omertà, ricordando sempre chi non c’è più, con il loro nome, che è il primo diritto di ogni persona. Lo dico sempre agli studenti campani ma anche di altre regioni italiane – tanti ne ho incontrati – che se è necessario che le cose cambino, dobbiamo iniziare da Noi, siamo Noi il cambiamento. Bisogna trovare il coraggio di dire No alla criminalità che fa morti da entrambi le parti. Bisogna dire No e contrastare la camorra, la mafia e la ‘ndrangheta. Imparare a dire No significa trasformare il No in quel Noi che unisce e vince. Dobbiamo uscire dall’io e entrare nel Noi. Nessuno si salva da solo, ci si salva e si va avanti solo tutti insieme, lo disse Berlinguer, e lo ha detto anche Papa Francesco. Bisogna essere coesi, non lasciare soli chi ha il coraggio di denunciare. La storia ci insegna ciò che è accaduto a uomini come Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Marcello Torre, Domenico Noviello o Mario Diana e a tutti quelli che sono stati lasciati soli. Chiedo ai giovani di usare il libero arbitrio nel rispetto della loro vita, e degli altri, e anche se sanno che potrà essere irta di difficoltà, sarà maggiormente gratificante giungere al traguardo da onesti, con “la bellezza del fresco profumo di libertà che si contrappone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità” di cui scriveva Paolo Borsellino. Spero che l’antologia “Un giorno per la memoria”, e ciò che cerco di fare ogni giorno, possa essere vita e memoria per chi voleva solo continuare a stare con i propri cari, vivere al posto giusto e al momento giusto la propria vita. Come lo vogliamo noi. Se le persone, soprattutto i giovani, lo capiranno, allora veramente avremo vinto Noi».

pubblicato il 23 maggio 2020