Vittorio Gassman

LE STORIE

Tony Laudadio: la lezione di Gassman

Un artista diviso tra l’amore per il teatro, la scrittura e la musica. Da ieri al Ridotto del Mercadante con “Tossine”

di Lorenzo Gaudiano

“Recitare non è molto diverso da una malattia mentale: un attore non fa altro che ripartire la propria persona con altre. È una specie di schizofrenia”. Quella di Vittorio Gassman sulla recitazione non è soltanto una frase ad effetto ricercata, una divagazione filosofica oppure un accostamento semantico forzato, forse persino complesso da cogliere, ma anche una riflessione profonda. Perché in realtà non si parla di una semplice professione, ma di un’arte dove la psicologia probabilmente riveste il ruolo principale. È appunto su questa forte connessione che focalizza l’attenzione nei suoi testi, che siano drammaturgie teatrali o romanzi, Tony Laudadio, che ha frequentato nel suo percorso di formazione la Bottega Teatrale di Firenze, la scuola di recitazione fondata proprio da Gassman che purtroppo da diversi anni ha chiuso i battenti.

Proprio per questo sembra opportuno dire due parole su quello che venne soprannominato “il mattatore”.

«Alla Bottega non era un insegnante fisso ma era spesso presente nella sala dove svolgevamo i nostri esercizi per osservare. Grazie al suo carisma riusciva ad avere su tutti gli studenti una influenza positiva e fortissima. Era una persona dolce, umana e schietta. Aveva la capacità di individuare velocemente ciò di cui ognuno aveva bisogno».

Prima della Bottega però eri già salito sul palcoscenico…

«A nove anni frequentavo assiduamente l’Oratorio dell’Istituto Salesiano di Caserta e in occasione della messinscena di “Biancaneve e i sette nani” ho interpretato il ruolo di Dotto. Naturalmente a quei tempi il teatro rappresentava soltanto un divertimento».

Quando hai acquisito quindi la consapevolezza che la recitazione fosse la tua strada?

«Per tanti anni ho avuto un dubbio interiore molto profondo, perché in realtà la mia passione era, e continua ad essere, la musica. All’inizio suonavo il flauto traverso, successivamente mi sono dedicato al sassofono e per questo ritenevo che la musica fosse la mia strada. La svolta è arrivata con il mio ingresso alla Bottega. Due anni di studio e formazione mi hanno dato la consapevolezza di potermi dedicare alla recitazione. Quello che oggi per me è un mestiere in realtà continua ad essere un divertimento, perché alla fine l’inconscio ci guida verso il vero luogo che ognuno di noi desidera».

Tony Laudadio con Enrico Ianniello
Una curiosità: perché la Bottega Teatrale di Firenze?

«Ho partecipato a due selezioni: una a Roma per l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico; un’altra per la Bottega. Per pura selezione naturale alla fine sono stato preso a Firenze. Tutto sommato, è andata meglio così perché le sue attività didattiche si sposavano meglio con quello che volevo fare dopo. La bottega era una scuola con un’impronta metodica e culturale molto precisa che faceva riferimento al pensiero dell’austriaco Rudolf Steiner e che proponeva un lavoro intensivo sulla parola e sul linguaggio».

Nel corso della formazione ci sono stati degli autori o drammaturghi teatrali verso i quali oggi nutri un forte debito?

«Sembra paradossale ma personalmente per il teatro mi hanno influenzato più gli autori di romanzi che i drammaturghi. Ad esempio i romanzi brevi di Dostoevskij sono stati importanti perché costituiscono per me un compendio per la costruzione psicologica dei personaggi migliore dei testi teatrali».

Con Enrico Ianniello hai fondato la compagnia Onorevole Teatro Casertano per cercare, come hai raccontato in passato, di proporre una tua idea di teatro.

«All’epoca eravamo giovani e la nostra idea era che il teatro dovesse offrire sempre l’occasione di un contatto territoriale, non concretizzandosi esclusivamente nella scelta e nel lavoro collettivo su un testo. Il teatro doveva diventare il luogo di riferimento per noi artisti, i ragazzi, il pubblico e le scuole. Secondo questo principio per tre anni abbiamo gestito il Teatro Garibaldi a Santa Maria Capua, ristrutturato perché fatiscente proprio grazie al nostro contributo. In quell’idea del teatro sicuramente più sociale che artistica inoltre si innestava il discorso relativo alla drammaturgia contemporanea ancora non concluso, ma che personalmente mi ha portato alla scrittura».

Quanto è stato importante per il tuo percorso professionale l’incontro con Teatri Uniti?

«Teatri Uniti ha una peculiarità straordinaria: non è soltanto una compagnia teatrale ma anche una comunità dai confini sempre aperti. Mi sono da sempre sentito parte di un gruppo ampio che riesce ad essere produttivo anche quando i punti di vista artistici inevitabilmente sono differenti. Con Toni Servillo ho collaborato a diverse regie, Teatri Uniti inoltre ci ha dato una grande mano nella gestione del Garibaldi e ad un certo punto, in modo del tutto naturale, le due cooperative si sono sovrapposte».

Da “Il tempo è veleno” al nuovo spettacolo “Tossine”, in scena al Ridotto del Mercadante da ieri al 19 gennaio, sembra ci sia una certa affinità tematica.

«Si tratta di un percorso che tende ad analizzare ciò che accade di velenoso e tossico nei rapporti umani e la difficoltà a curare con un antidoto queste tossicità. I due testi sviluppano un tema simile in uno stile diverso, visto che in questa occasione ci troviamo davanti ad una commedia quasi comica. “Il tempo è veleno” ha un altro background, anche se il nucleo di partenza è sempre quello: come i rapporti umani si avvelenano impercettibilmente nel tempo, arrivando a non saper più gestire questo veleno crescente. Le conseguenze qui sono tragiche, ma anche comiche».

In un’intervista passata hai dichiarato che ti piace entrare nella mente delle persone. La tua produzione si fonda su questa peculiarità?

«In realtà è un mio desiderio cercare di comprendere empaticamente cosa passi nella testa degli altri e riproporlo in un romanzo o in un testo teatrale, per fare in modo che i lettori o gli spettatori capiscano che l’arte per noi è un esercizio intrigante ma soprattutto complesso».

Venendo a “Tossine”, cosa puoi dirci del tuo personaggio?

«È uno scrittore di due romanzi di successo, in difficoltà al terzo, che ha avvelenato con la quotidianità il rapporto con la propria moglie. Si troverà ad affrontare una situazione in cui i veleni accumulati nel tempo verranno fuori e il personaggio scoprirà cose di sé e della moglie che non pensava realizzabili».

In questi testi che hai scritto interpreti un ruolo nella messinscena. Nel momento in cui un attore scrive un testo alla cui recitazione prenderà parte, che valutazione fa in relazione al proprio personaggio?

«In realtà quando scrivo un testo, inizialmente non penso che vi prenderò parte ma l’inconscio dell’attore che scrive per il teatro parte dal presupposto che qualche personaggio sarà suo. In questo caso specifico è stato abbastanza sorprendente perché io stesso non sapevo bene quale delle due figure maschili avrei interpretato e soprattutto ero tentato da entrambi i personaggi. Dedicandomi sia a romanzi che a testi teatrali, cerco di distinguere le mie produzioni. Se finisco per essere attratto in quanto attore da quello che sto scrivendo, allora vuol dire che quel testo può essere più adatto per la recitazione teatrale; se invece non riesco a ritrovarmici come attore, allora forse quel testo è meglio affidarlo alle pagine scritte».

Programmi futuri?

«È stato un periodo intenso. A fine aprile inizierà la produzione di uno spettacolo con una compagnia di Barcellona “La Perla 29” in Spagna. Sarò Domenico Soriano in “Filumena Marturano” per la regia di Oriol Broggi. A settembre invece uscirà il mio nuovo romanzo».

LA REGISTA

Monica Nappo “La mia finestra sempre aperta sul mondo”

Tony Laudadio l’ha chiamata per lo spettacolo “Tossine”, in scena al Ridotto del Mercadante da ieri al 19 gennaio, per affidarle la regia

Presentarla è difficile, perché le cose che sa fare sono davvero tante. Monica Nappo è attrice, regista, traduttrice, cantante e quasi sicuramente tanto altro. Lo si percepisce dal suo sguardo, dal modo di esprimersi, dall’atteggiamento, che trasmettono immediatamente all’interlocutore di turno la grande determinazione e il desiderio di mettersi sempre in discussione con nuove ed interessanti sfide. Per il testo di Tony Laudadio “Tossine”, in scena al Ridotto del Mercadante dall’8 al 19 gennaio, le è stata affidata la regia.

Una nuova ed intrigante avventura. Cosa ci può rivelare della rappresentazione?

«In realtà quasi nulla, proprio per non dare troppe indicazioni e alimentare maggiormente l’interesse verso la rappresentazione e soprattutto verso il lavoro di tre attori di razza, che vantano alle loro spalle un grande bagaglio di esperienze. È molto bello lavorare con persone che si sanno armonizzare bene tra di loro e questo si nota dalla velocità con cui riescono ad immedesimarsi subito in qualcosa che gli viene proposto o che loro stessi propongono».

In un’intervista passata hai dichiarato che le registe donne hanno sempre più problemi rispetto agli uomini. Perché?

«Per non estenderci nella discussione ad un fenomeno globale che è quello di un patriarcato di cui si parla con molta nonchalance in tutte le culture, credo che l’Italia ancora non sia riuscita a distaccarsi da una mentalità piuttosto conservatrice. Sarebbe giusto che come negli altri paesi si possa godere di pari opportunità, nel senso che non è assolutamente giusto che una donna debba dimostrare cinque volte in più di essere migliore di una persona che la società dovrebbe presentare come equivalente».

Tra i suoi film preferiti, come lei stessa ha raccontato, ci sono Frankenstein Junior e French Connection. Come è possibile avere un ventaglio così ampio?

«Ritengo che sia giusto essere curiosi in assoluto. È come avere una finestra sempre aperta sul mondo. Se decido che la finestra è grande, da French Connection a Frankenstein Junior ho una veduta più ampia. Se decido che mi piace soltanto “Il braccio violento della legge”, è come decidere di mettersi un solo tipo di occhiali. Penso che la vita sia contemporaneamente molto buffa e anche violenta, un insieme di cose molto diverse fra loro e credo sia una fortuna e un compito quello dell’artista di ricordarsene e ricordarlo».

Quali sono i suoi programmi futuri?

«Riprenderò con Paola Senatore, assistente alla regia in “Tossine”, “Il silenzio grande” di Maurizio de Giovanni in giro per i teatri italiani. Tornerò al Ridotto del Mercadante dal 26 marzo al 5 aprile con “Eden” con la regia di Pierpaolo e dal 16 al 26 aprile sarò all’Eliseo con “Ogni bellissima cosa – Every brilliant thing”, un testo di cui mi è stata affidata la traduzione e la regia».

L’ATTORE

Ivan Castiglione “Ed io tra di voi il terzo comodo”

L’attore napoletano nello spettacolo “Tossine” interpreterà il ruolo di un killer, ritrovandosi all’interno di una coppia in grande difficoltà

In “Tossine” è un killer “premuroso ma un po’ distratto”, come lo ha definito la regista Monica Nappo, che entra nell’universo privato di una coppia dove vengono fuori a poco a poco tutti i veleni sopiti nel tempo ma mai davvero risolti. Nella sua carriera tra cinema, televisione e teatro spesso Ivan Castiglione si è imbattuto spesso in ruoli simili, anche se lontano da cineprese o fuori dal palcoscenico il suo atteggiamento da duro all’istante lascia il posto alla simpatia.

Guardando sia lei che Tony, di primo acchito non si intuisce chi interpreterà il ruolo del killer, anche se lei ha dei precedenti…

«Credo che sia difficile per il solo fatto che tutti gli attori di genere maschile almeno una volta nella loro carriera hanno interpretato una parte da criminale. Spesso ho vestito i panni del poliziotto oppure del killer. Però una cosa su Tony posso dirla con certezza, ovvero che sia più scrittore di me (ride ndr)».

Che ruolo ha quindi nella rappresentazione il suo personaggio?

«In realtà è un “terzo comodo”, perché viene inserito in questa storia familiare su decisione della moglie per cercare di risolvere una situazione problematica che forse contribuisce a peggiorare. È un personaggio abbastanza ambiguo, di più non posso svelare».

A proposito della sua carriera, che sensazione prova quando recita a Napoli rispetto ad altre località?

«Quando un napoletano recita nella propria città, vengono a vederti persone a cui ogni volta almeno per me è importante dimostrare se sono migliorato e cercare di dare una prova della mia crescita. Anche se, devo dire la verità, a volte il pubblico napoletano è strano, perché ho la sensazione che su situazioni che non appartengono al proprio contesto abbia più difficoltà a ridere».

Prossimi impegni?

«Prenderò parte al progetto teatrale di Mario Gelardi “La peste al Rione Sanità” prodotto dal Teatro Stabile di Napoli e che sarà in scena dal 21 al 26 aprile e tornerò poi al Bellini con “Battuage” in scena lo scorso dicembre».

L’ATTRICE

Teresa Saponangelo Un ruolo comico ma introspettivo

Dopo “Il tempo è veleno” anche in “Tossine” l’attrice sarà al fianco di Tony Laudadio questa volta nel ruolo della moglie e con un killer in agguato tra la coppia

Dai dubbi relativi alla vendita della casa di famiglia all’osservazione del proprio rapporto di coppia copiosamente intriso di veleno per tutti i problemi in passato rimasti irrisolti. Da “Il tempo è veleno” a “Tossine”, entrambi testi di Tony Laudadio, Teresa Saponangelo con il suo personaggio si ritrova ad affrontare situazioni delicate e complesse allo stesso tempo, per certi aspetti persino affini, naturalmente con un atteggiamento diverso: più drammatico nella prima; più comico nella seconda.

In scena nuovamente con un testo di Tony. Una tematica molto simile, uno sviluppo narrativo sicuramente diverso. Può rivelarci qualcosa del suo personaggio?

«Il mio personaggio è una donna determinata, molto simpatica, una figura femminile di temperamento e rispetto al testo precedente sono più decisa su quello che voglio fare. Con grande piacere nuovamente ho affrontato un altro testo di Tony con caratteristiche diverse e soprattutto una regia femminile. Tra donne possiamo condividere vari temi e soprattutto entrare nei meandri della psiche maschile con più divertimento».

A differenza de “Il tempo è veleno”, dove il confronto con Tony sul palcoscenico sviluppava una tematica affine ma per certi aspetti diversa, qui sarete marito e moglie con un terzo personaggio che sarà chiamato in causa per risolvere problemi che invece saranno accentuati.

«Ogni coppia ha le sue regole che a volte sono indecifrabili, altre inafferrabili e una persona che si ritrova per decisione di uno dei due coniugi ad intervenire all’interno di una coppia è come se entrasse in un universo particolare. Tra l’altro il mio personaggio è particolare proprio perché nella coppia, pur essendo effettivamente uno dei componenti, diventa oggetto dell’osservazione di se stesso».

Dopo “Tossine” in cosa sarà impegnata?

«Dal 22 aprile al 3 maggio sarò ancora al Mercadante con “Tartufo”. Già nel 2000, nello spettacolo prodotto da Teatri Uniti, quindi con Toni Servillo, Tony Laudadio e tanti altri interpretai Dorina, questa volta interpreterò la moglie di Orgone. Per cui sarà una bella ed interessante esperienza cimentarmi in un testo a cui ho preso già parte con un ruolo questa volta diverso».

pubblicato su Napoli n.21 del 05 gennaio 2020