LA MOSTRA

Thalassa – I tesori del Mediterraneo

Dal MANN sino al Parco Archeologico di Paestum tante iniziative per parlare del “Mare Nostrum” e dei suoi tesori

di Domenico Sepe

Quest’anno il Museo Archeologico Nazionale di Napoli propone una serie interessante di mostre presso il Palazzo degli Studi e tra di esse “Thalassa meraviglie sommerse dal Mediterraneo”, che ha aperto i battenti il 12 dicembre e resterà aperta a disposizione del pubblico fino al 9 marzo 2020, con cui vengono messi in mostra, anche grazie al contributo di istituzioni estere, reperti ritrovati nei fondali marini di tutto il Mediterraneo dal 1950 ad oggi, con una particolare attenzione ai reperti ritrovati nel Tirreno.
Diceva Alexander Pope: “Il mare unisce i paesi che separa”, e questa frase appare tanto più vera se si pensa a questa rassegna organizzata dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli.
In questa occasione, infatti, sono stati raccolti presso il Museo tantissimi reperti recuperati dalle profondità marine di tutto il Mediterraneo con anche la collaborazione di altri musei di paesi che affacciano sul Mediterraneo, unendo luoghi anche lontani tra loro grazie ad una rara sinergia culturale tra enti appartenenti a varie nazioni.
La stessa mostra presenta anche prospettive diverse da quella storica ed è, in questo caso, significativo l’ideale accostamento che si può fare a “Poseidonia città d’acqua – Archeologia e cambiamenti climatici” visitabile presso il Parco Archeologico di Paestum, dedicata al tema del cambiamento climatico e di come esso stia modificando la flora e la fauna marine del Mediterraneo con un percorso inoltre integrato con l’archeologia e la contemporanea mostra ancora visitabile (sino al 31 maggio 2020) presso il Mann dal nome “Capire il cambiamento climatico”.
In questa mostra il filo conduttore pare essere questo: “Cosa ha da raccontarci il mare?”. E la stessa mostra non basta a contenere quante sono le scoperte che si fanno ogni giorno di grandissimo rilievo storico e culturale nelle profondità marine del Mediterraneo. Ciò perché su di esso si sono affacciate tutte le principali civiltà antiche e moderne e, di nuovo, sta ritornando centrale nel dibattito politico ed economico attuale. Così il Mann ci mostra un volto diverso del Mar Mediterraneo, non solo una barriera ma anche un luogo dove è contenuta una grande parte della storia umana con reperti che rivestono una grande importanza storico-culturale in un approccio multidisciplinare.

Un esempio è la sezione “Relitti”, dove sono esposti i resti di varie imbarcazioni ed a questa è collegata il focus sul porto antico di Napoli presso la sala “Stazione Neapolis”, nella Stazione Municipio, dove sono esposti reperti che ricostruiscono storia e caratteristiche del porto antico della città, partendo dalla prima fase di scavi della metropolitana di Piazza Municipio, agli inizi degli anni Duemila, e giungendo sino agli ultimi ritrovamenti, tra 2014 e 2015 che hanno permesso di ricostruire un quadro più chiaro dell’importanza, in antichità, del porto partenopeo.
Il mare, nell’antichità, era la sconfinata distesa d’acqua che veniva solcata da costa a costa o con traversate più lunghe per stabilire e rinforzare relazioni economiche: a questa dimensione è legata la presenza, nel percorso di visita, di circa quaranta reperti nella sezione “Il mare, via dei commerci”, tra cui utensili per la preparazione e conservazione del cibo, anfore per il trasporto di olio, vino e garum, così come di lingotti di piombo che, dalla penisola iberica, raggiungevano Roma, testimoniando la ricchezza dei più importanti mercati delle province romane.
Il messaggio di tutela e valorizzazione del Mediterraneo, alla base del progetto scientifico di “Thalassa”, ha determinato la creazione di una rete sinergica tra soggetti pubblici e privati, che hanno cooperato, a differenti livelli, alla realizzazione della mostra con cui si è potuto mettere in collegamento diverse realtà permettendo anche una scontistica per le visite presso altri musei campani ed altre iniziative parallele.
Non resta quindi che andare a visitare il Museo Archeologico Nazionale per poter ammirare una parte di quanto la storia del “Mare Nostrum” ha da dirci, collegandoci, idealmente, alla storia di tutti i paesi che affacciano sul Mediterraneo ed è così possibile fare un percorso che può arricchire non solo sotto il profilo storico ma anche sotto altri aspetti grazie alle mostre collegate presenti sia nel Museo che in altri siti della Campania come quello di Paestum.

pubblicato su Napoli n.21 del 06 gennaio 2020