I giudizi (semiseri) su Napoli-Udinese

I giudizi (semiseri) su Napoli-Udinese

GIUDIZI SEMISERI

I giudizi (semiseri) su Napoli-Udinese

Il catenaccio dell’Udinese a fine partita lo hanno appeso a Ponte Milvio insieme ai lucchetti dell’amore di Moccia

di Bruno Marchionibus

Milik: Il pensiero quando entra è che, se giocherà come a Bologna, si è passati da una potenziale inferiorità numerica dell’Udinese per il fallo di Becao su Mertens (in teoria da secondo giallo), a una potenziale inferiorità numerica del Napoli per l’ingresso di Arek, ultimamente con la testa non proprio concentrata sul campo. Smentisce subito tutti, andando in gol appena entrato con una velocità che non concede ai difensori friulani neanche il tempo di chiedersi, come Bugs Bunny, “che succede amico?”. Dopo il gol, tuttavia, scompare nuovamente dai radar, come un sottomarino che dopo aver colpito il bersaglio pensa di aver fatto il suo e si reimmerge lasciando agli altri il resto della battaglia. In fondo al mar.

Zielinski: Conferma che in questa stagione azzurra ci sono più legni che in una falegnameria con una botta di destro che permette al portiere bianconero, deviandola, di dimostrare che di Musso è buono o’ per ma anche i riflessi. Nel momento in cui scrivo, infatti, per misurare l’intensità del tremolio della traversa colpita dal polacco bisogna ancora ricorrere ai sismografi; d’altra parte, se ti chiami Piotr, è facile che dai tuoi piedi, per assonanza, partano sassate. E se il suo santo omonimo nell’alto dei cieli ha le chiavi del Paradiso, dall’avvento di Gattuso è proprio Zielu ad avere le chiavi del centrocampo partenopeo, mostrando una personalità sconosciuta fino a qualche mese fa. Scala Mercalli.

De Paul: Col massimo rispetto di tutti i giocatori friulani, è di un livello nettamente superiore alla squadra, come se Camilleri si fosse trovato a scrivere nella redazione del “Cioè”. Nel primo tempo va in rete con un diagonale preciso come se fosse stato tracciato con compasso e squadretta, nel secondo prova a beffare Ospina con un cucchiaio da servizio buono su cui solo Koulibaly, il palo e un po’ di buona sorte azzurra riescono a salvare. Suona, insomma, una melodia a parte nello spartito di Gotti, come uno che ascolta i Beatles in un condominio dalle cui case riecheggia solo musica trap. De Paul McCartney.

Mario Rui: Prende questioni con chiunque le possa prendere, tanto che se lo mettessero avanti a uno specchio probabilmente litigherebbe anche con se stesso. Grintosissimo, imperfetto nell’intervento sul gol del vantaggio dell’Udinese, periodo ipotetico invece subito dopo con un tentativo dalla distanza: “Se avesse segnato, sarebbe caduto lo stadio”. Nella ripresa prima sfiora la rete con un sinistro che dà ai tifosi l’illusione ottica del gol come il miraggio di un’oasi nel deserto, poi prova a sorprendere Musso addirittura da centrocampo, a dimostrazione che il piede di Marittiello non potrebbe provare certe cose, ma Marittiello non lo sa, e le prova lo stesso. El Grinta.

Becao/Zeegelar/Walace: Picchiano duro già dal primo minuto, mostrando come l’Udinese abbia in rosa più fabbri che l’officina del Dio Efesto quando forgiò lo scudo di Achille. Difesa e mediana dei friulani non concedono avvertimenti a Mertens e compagni, ricorrendo a falli più sistematici delle mie assenze al liceo quando chimica interrogava e chiudendosi come una città medievale sotto assedio. Nonostante ciò, tuttavia, la squadra bianconera chiude l’incontro con meno ammonizioni al passivo del Napoli. Impuniti.

Politano: Prova a colpire anche lui un palo, ma fortunatamente non ci riesce e trova con un sinistro imparabile il gol vittoria sulla sirena, chiudendo, in questa fase di partite giocate ad orari improponibili, all’ora dell’amaro un match iniziato all’ora dello Spritz. Dopo aver zittito la panchina della Juve in Coppa Italia, è l’Udinese la prima vittima azzurra di Matteo, che dimostra così di avere una particolare attitudine a colpire i colori bianconeri e, quindi, ad adattarsi perfettamente all’ambiente partenopeo. I margini di crescita ci sono, se gli si dà fiducia può diventare davvero un Na-Politano DOC. Grandi speranze.

pubblicato il 20 luglio 2020

Il Napoli batte l’Udinese ma non convince

Il Napoli batte l’Udinese ma non convince

IL GIORNO DOPO NAPOLI-UDINESE

Il Napoli batte l’Udinese ma non convince

È una squadra che si concede troppi errori sia in difesa che in attacco per pensare di impensierire il Barcellona

di Giovanni Gaudiano

Arriva la vittoria numero 16 in campionato per il Napoli.
Il dato conferma che la posizione di classifica in questo momento è corretta nel senso che chi precede la squadra azzurra in classifica ha vinto di più.
Non è stata una bella partita quella con l’Udinese. Si era detto che queste ultime gare della stagione, prive di un reale significato, sarebbero state di poco interesse.
Certo osservandole con attenzione le gare della squadra azzurra qualcosa dicono. La squadra ha difficoltà ad andare in gol, subisce quasi sempre almeno una rete dagli avversari, continua a collezionare pali e traverse ed in generale gli errori, commessi un po’ da tutti quelli che vanno in campo, restano di un numero non accettabile.
Le considerazioni sono tutte avanzate pensando alla gara con il Barcellona. Se il Napoli che si presenterà al Camp Nou o da qualche altra parte, visto che in Catalogna pare si siano sviluppati dei focolai di contagio preoccupanti, è quello che si sta vedendo dal dopo Bergamo le possibilità di fare fuori Messi e compagni appaiono molto ridotte.
Concedere tanto nella fase difensiva mostrando nel contempo un attacco che ha difficoltà a realizzare penalizza le speranze partenopee in vista della gara di Champions.
Il Napoli ha la necessità di segnare almeno una rete più del Barcellona oppure pareggiare con un risultato dal 2 a 2 in su. C’è anche la possibilità di ripetere lo stesso risultato del San Paolo (1 a 1) per poi giocarsi la qualificazione alla lotteria dei rigori.
Le possibilità prevedono quindi la necessità che la squadra di Gattuso vada in ogni caso a rete.

Il gioco del Napoli è apparso ancora una volta lento e prevedibile con una marea di tocchi laterali e rare verticalizzazioni. La squadra catalana è maestra in questo tipo di gioco ma ha a sua disposizione una serie di attaccanti capaci di andare alla conclusione con rapidità.
Volendo a questo punto azzardare una conclusione si può dire che più tempo passa, più la gara di Barcellona si avvicina e più sembra allontanarsi una reale possibilità di ostacolare la corazzata blaugrana.
Si può pensare che quella partita aumenterà le motivazioni, innalzerà il livello di adrenalina ma tutto questo potrebbe non bastare se a quell’impegno si dovesse arrivare con molti dei difetti visti in quest’ultimo periodo.
Ora il Napoli giocherà a Parma, poi arriverà al San Paolo il Sassuolo ed infine nell’ultima settimana gli azzurri andranno ancora a far visita all’Inter di Conte per poi chiudere in casa con la Lazio. In due settimane quattro gare per cercare di ritrovare compattezza, efficacia e ritmo. Ci riusciranno Rino Gattuso ed i suoi ragazzi?

pubblicato il 20 luglio 2020

Zielinski: la madre, la valigia e il gol

Zielinski: la madre, la valigia e il gol

/ PROFILI

Zielinski: la madre, la valigia e il gol

Il centrocampista di qualità venuto dall’Est che De Laurentiis ha soffiato ai grandi club e che gode della stima di Ancelotti

di Lorenzo Gaudiano

“Il centrocampista ha da avere istintivo o quasi il senso geometrico del gioco. Senza quello è votato al fallimento perché il centrocampo è un mare nel quale facilmente si affoga…”. Inconfondibili lo stile e l’originalità di Gianni Brera, un pioniere nel giornalismo sportivo per aver creato con i suoi neologismi italiani una lingua che si contrapponesse al lessico sportivo inglese. Sì, proprio quell’Inghilterra che con il Liverpool nel 2016 stava per strappare al campionato italiano l’estro calcistico di Piotr Zielinski. Il Napoli ha impedito questo furto, un simile talento non poteva sfuggire ad un panorama già povero, poco affascinante, dove la qualità tecnica scarseggia. Il centrocampista polacco incarna perfettamente quella definizione data anni fa dal Grangiuàn. C’è ancora qualcosa da migliorare ma la giovane età (25 a maggio) è dalla sua parte.

La madre, il pallone e l’Italia

Ząbkowice Śląskie, città di 25mila abitanti del voivodato della Bassa Slesia, è dove il piccolo Piotr muove i primi passi con alla destra la mano premurosa della mamma e alla sinistra un pallone. I primi calci, i primi spintoni e i primi fondamentali all’ Orzel Zabkovice Slaskie, poi allo Zagłębie Lubin, sempre nella bassa Slesia. L’occhio attento ed esperto degli osservatori dell’Udinese individua subito il talento del giocatore polacco. Valigia pronta, si parte per l’Italia, dove nel 2011 inizia la sua scalata verso le vetrine più importanti del calcio internazionale. Guidolin, che a quei tempi allenava la prima squadra friulana, rimane incantato dal suo talento e con convinzione non esita a far respirare al giovane Piotr l’aria della massima serie. Già nel 2013 Zielinski, all’età di 19 anni, con l’approdo in Nazionale maggiore completa la trafila delle nazionali polacche. Infine il prestito all’Empoli, dove il confronto con cultori della materia come Sarri e Giampaolo plasma un futuro campione, già goloso bocconcino per club di grande prestigio.

Il numero 10 dell’Est

Al Liverpool nel 2016 il polacco sfugge per un pelo. L’astuzia di De Laurentiis e il benestare proprio di Sarri sulla panchina azzurra lo trascinano al Napoli, dove ancora oggi la sua maturazione sta continuando a compiersi. La sua capacità di giostrare a proprio piacimento il pallone con entrambi i piedi, la sua velocità, la potenza e precisione di tiro ne fanno un indiscusso campione sul piano tecnico. La sua graduale applicazione alla marcatura e all’interdizione migliorano con il passare degli anni e questo probabilmente, insieme alla sua ancora debole freddezza sotto porta, rappresenta l’ultimo step per diventare un centrocampista completo. Il “numero 10 dell’Est”, soprannome nato ai tempi dell’Udinese, oggi è un pedina fondamentale nello scacchiere di Carlo Ancelotti, un elemento imprescindibile al momento nel suo 4-4-2 volto a garantire equilibrio alla squadra e ad esaltare il talento dei suoi calciatori, in particolare proprio quello di Piotr.

Un ragazzo con un futuro tutto da scrivere

Zielinski non ama i tatuaggi, o quanto meno si preoccupa della reazione che potrebbe avere la sua mamma. Vive a Posillipo con Laura, la sua futura moglie, e Mia, il suo bellissimo cane. Un ragazzo tranquillo, di primo acchito abbastanza silenzioso, che in campo fa parlare moltissimo i suoi piedi. Il piccolo Piotr, che ha sempre avuto in Zidane il suo idolo, oggi è diventato grande, il suo talento infatti è noto a tutti. Il suo futuro naturalmente è ancora tutto da scrivere ma, ripercorrendo la sua storia e vedendo la sua applicazione sul terreno di gioco, sarà sicuramente radioso.

Parola a Zielinski:

“A Napoli sto benissimo, ci resterei per altri 5 anni perché qui mi trovo bene

“Un tatuaggio per la vittoria dell’Europa League? Non credo, dovrei chiedere a mia madre che da piccolo mi ha insegnato a non farli, si arrabbierebbe! Mi ha sempre detto che se torno a casa con un tatuaggio mi caccia…

“Devo migliorare ancora sulla condizione sotto la porta, nelle scelte. A volte manca anche un po’ di fortuna ma cerco di migliorarmi giorno dopo giorno e spero di arrivare ad esprimere il mio potenziale al massimo

Dicono di lui:

“Zielinski è un ottimo giocatore tra le linee, per arrivare a De Bruyne deve ancora crescere. Ha un livello medio qualitativo alto”

Carlo Ancelotti

“Lo conosco bene, da ragazzo è arrivato in Friuli dalla Polonia con la madre, quando aveva sedici anni. Già allora, capii una cosa: che poteva fare il mestiere del calciatore. Sono contento per lui, sta raccogliendo le giuste soddisfazioni. Piotr vede e sente la porta, è un centrocampista offensivo di ottime qualità che può crescere ancora”

Francesco Guidolin

“Io ho un debole per lui. Ha un orientamento delle giocate come raramente si vede, padronanza del corpo e del palleggio e della finta con lo stop che ti lascia senza fiato. Io non ne ricordo altri così, non contemporanei, però non diciamoglielo. Anzi, sì: è talmente un bravo ragazzo, che finirà per non prendermi sul serio”

Zbigniew Boniek

pubblicato su Napoli n.8 del 31 marzo 2019

Tre punti prima della sosta

Tre punti prima della sosta

/ L’EDITORIALE

Tre punti prima della sosta

Al rientro dopo le nazionali tre gare in una settimana e poi la sfida dell’Emirates

di Giovanni Gaudiano

Inizia la sosta per le nazionali. Il Napoli cercherà di recuperare qualche giocatore e come ha detto Ancelotti dopo la vittoria con l’Udinese l’intera rosa l’utilizzerà per staccare la spina.

La squadra non è stanca fisicamente, non ha sin qui palesato cali evidenti nel collettivo ma di sicuro un pizzico di stress negli ultimi tempi avrà fatto capolino e cosa più importante avrà condizionato qualche prestazione. D’altronde i giocatori non avranno tempo libero, andranno quasi tutti in nazionale e molti giocheranno, ma gli echi del campionato per qualche giorno saranno lontani.
Alla ripresa si ripartirà subito forte. Tre partite di campionato in una settimana e poi l’andata dei quarti di Europa League a Londra.

La prestazione offerta dalla squadra con l’Udinese potrebbe insinuare qualche preoccupazione soprattutto per le difficoltà palesate dalla difesa. In sostanza il concetto potrebbe essere ampiamente ribaltato. L’attacco ha mostrato di essere in salute in un momento dove mettere a segno dei gol, il pensiero va a Londra, potrebbe essere per una volta più importante di non subirli. Le prestazioni individuali sono state molto altalenanti durante la stessa gara ma va detto come Ancelotti abbia fatto l’ennesimo esperimento in difesa ed a centrocampo, impiegando entrambi i terzini di fascia offensivi e un centrocampo con poca attitudine all’interdizione.

Il Napoli ha comunque portato a casa la vittoria tenendo le distanze su chi insegue inalterate e consolidando la posizione nella quartina che potrà ascoltare la musica Champions nella prossima stagione.

Nel frattempo nei prossimi giorni l’attesa per il nobile confronto imposto dall’urna con l’Arsenal crescerà. Ci sarà chi organizzerà il viaggio per la capitale britannica, chi vorrà conoscere il prezzo del biglietto del San Paolo per farsi due conti e chi sarà impegnato a studiare attentamente l’avversaria, sperando di trovare il punto debole di una formazione che è apparsa in crescita nel rendimento nell’ultimo periodo.

In conclusione un augurio ad Ospina dopo gli attimi di paura di ieri pomeriggio. Il portiere dovrebbe lasciare in serata l’ospedale e fare ritorno a casa per ristabilirsi completamente e poi preparare anche lui con i compagni la gara di Europa League contro la sua ex squadra, a cui certamente il colombiano non vorrà mancare.

pubblicato il 18 marzo 2019