Petagna: un attaccante “di peso” per il Napoli

Petagna: un attaccante “di peso” per il Napoli

PROFILI

Petagna: un attaccante “di peso” per il Napoli

Una vocazione familiare. L’esordio in Champions a 17 anni con il Milan e la vena realizzativa alla Spal che ha convinto il Napoli

di Domenico Sepe

Ci sono strade che sembrano già scritte ma la vita è una questione di scelte. Non importa da quale famiglia provieni, l’importante nel calcio è saper rendere prezioso ogni passaggio ricevuto, “un calciatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia” cantava De Gregori. E queste sono le doti per cui si è fatto notare Andrea Petagna fino ad oggi.
Nato a Trieste il 30 giugno 1995, il nonno Francesco, pugliese originario di Taranto ma adottato da Trieste, era un giocatore professionista negli anni Cinquanta e poi allenatore ed aveva giocato nella Triestina degli anni di Nereo Rocco e Béla Guttmann. Andrea, suo nipote, era un ragazzo come tanti ma nella sua famiglia il calcio si respirava.

Dal primo provino alla Champions

La prima occasione per dimostrare la sua vocazione gli si presenta grazie ad un provino procurato da un amico del padre presso l’Itala San Marco Gradisca. La sua grande volontà di giocare al calcio si palesa subito, disposto com’è, senza lamentarsi, a fare un viaggio di un’ora ogni giorno, a 10 anni, per potersi allenare, facendo vedere quello spirito di sacrificio che oggi mostra in campo.
La grande svolta nella sua carriera sarà il passaggio al Milan dal Donatello Calcio nel 2009, facendo tutta la trafila delle giovanili e vincendo lo scudetto con i Giovanissimi e con gli Allievi Nazionali per poi fare l’esordio assoluto in una notte di Champions nel 2012. Qui l’emozione del ragazzo è fortissima, gli era bastato essere il raccattapalle per sentire i brividi alle prime note dell’inno e immaginarsi poi di giocare quei pochi minuti contro lo Zenith.
L’esordio in Serie A avviene il 24 agosto 2013, sempre con il Milan, contro il Verona, giocando nel frattempo anche con la Primavera il Torneo di Viareggio e vincendolo nel 2014 ed è in questo periodo che viene girato in prestito varie volte fino al passaggio all’Atalanta nel 2016.

Alla Spal arrivano i gol

Qui inizia la vera, grande esperienza di Petagna. Colleziona 63 presenze e 9 gol in Serie A in due stagioni con gli orobici, dimostrandosi un elemento decisivo per il quarto posto dei bergamaschi. Come ha detto Gasperini, il giovanotto segna poco ma fa volentieri il lavoro oscuro, quello per cui nessuno ti celebra che però, alla fine della stagione, si rivela decisivo.
Nel 2018 si concretizza il passaggio alla SPAL con un prestito oneroso a 3 milioni di euro e riscatto fissato a 12 milioni. A Ferrara con Semplici, nel corso della stagione 2018-2019, segna 16 reti in 36 partite di Serie A contribuendo alla salvezza degli estensi. Sono suoi quasi la metà dei gol segnati dalla squadra nel corso della stagione che lo fanno diventare un attaccante in vista e non più relegato al solo ruolo di supporto.
Quest’anno la stagione di Petagna è stata, finora, persino più esaltante pur se non confortata dalla classifica in quanto, come l’anno scorso, è stato protagonista di quasi la metà delle reti segnate e, complice anche l’infortunio di Di Francesco ad inizio stagione, è stato tra gli attaccanti con più chilometri percorsi, diventando insostituibile per Semplici prima e per Di Biagio poi.

Un attaccante “di peso”

Andrea Petagna è una punta molto forte fisicamente, “strutturata” come si dice in gergo, con un’altezza di 188 cm per 85 kg di peso. È un mancino naturale che sa usare anche il destro e abbina alla fisicità una buona tecnica di base. In generale, la sua capacità di lavorare per i compagni e “far salire la squadra” anche quando non segna lo fanno apprezzare molto dagli allenatori ed inoltre è molto bravo a giocare spalle alla porta. È stato acquistato dal Napoli il 30 gennaio lasciandolo in prestito alla SPAL fino alla fine della stagione, il suo arrivo nelle file del Napoli permetterebbe di avere un attaccante che possa far girare la squadra mantenendo il possesso nell’area di rigore, esaltando il gioco delle ali e, al contempo, fungendo da terminale offensivo “di peso” per le finalizzazioni offensive della squadra. Potrà inoltre alternarsi con Mertens, offrendo una maggiore scelta al mister Gattuso.

pubblicato il 14 novembre 2020

Con la S.P.A.L. nuova prova del nove

Con la S.P.A.L. nuova prova del nove

IL CAMPIONATO

Con la S.P.A.L. nuova prova del nove

A Fuorigrotta contro i biancazzurri di Di Biagio per dimostrare di aver imparato come fare a superare le “piccole”

di Bruno Marchionibus

I tre punti obiettivo comune

Due squadre, per motivi diversi, obbligate a vincere. Il Napoli, dopo la terribile conclusione del 2019 e l’avvio in salita del 2020, da fine gennaio in poi pare aver finalmente invertito la rotta, ma per confermare i progressi messi in mostra nell’ultimo periodo ha l’obbligo di dare continuità ai propri risultati ottenendo vittorie convincenti anche contro le “piccole”. La S.P.A.L., protagonista fin qui di una stagione deludente che ha visto i biancazzurri stabilmente in fondo alla classifica, non può più accettare compromessi, e per coltivare il sogno salvezza dovrà affrontare ogni incontro da qui alla fine della stagione puntando a conquistare i tre punti.
Il match del San Paolo, in programma il 22 marzo ma che è stato posticipato, dunque si preannuncia aperto e tutto da giocare, come sempre capita quando il pareggio non serve a nessuno. I partenopei sono i favoriti d’obbligo, ma anche alla luce del passo falso casalingo in cui sono inciampati contro il Lecce, Insigne e compagni dovranno fare attenzione a non sottovalutare i ferraresi, capaci, poco più di un mese or sono, di mettere in difficoltà la Juventus tra le mura amiche del Mazza.

Quante novità un girone dopo

Proprio all’andata, d’altronde, la S.P.A.L. avanti al pubblico amico dimostrò di essere squadra da dover prendere con le pinze. Il 27 ottobre scorso, di fatti, il Napoli di Ancelotti fu fermato nel capoluogo emiliano dal gol di Kurtic, bravo a pareggiare il vantaggio azzurro di Milik in un match segnato anche da un presunto rigore a favore dei campani per un mani in area di rigore, prima concesso e poi cancellato al VAR dal signor La Penna. Da quella domenica di autunno molto è cambiato per entrambe le squadre, a cominciare dagli avvicendamenti avvenuti sulle rispettive panchine. I partenopei, infatti, proprio a Ferrara inaugurarono un intero bimestre senza vittorie che, anche e soprattutto a causa delle tante problematiche esterne al terreno di gioco che hanno segnato l’annata napoletana, ha portato ad inizio dicembre all’esonero di Carlo Ancelotti, sostituito da Gattuso. Stessa sorte, anche se differita nel tempo, per mister Semplici, l’eroe del doppio salto dalla C alla A e delle due salvezze consecutive ottenute negli ultimi due anni, che la società spallina ha deciso malvolentieri di sollevare dall’incarico ad inizio febbraio, sostituendolo con l’ex c.t. dell’Under 21 Gigi Di Biagio.

Petagna osservato speciale

Dal punto di vista tattico, l’allenatore romano ha sin da subito messo in soffitta il 3-5-2 di Semplici, decisamente meno incisivo quest’anno dopo l’addio dell’esterno Lazzari, optando per un 4-3-1-2 meno conservativo. Molta attenzione dovrà dunque riservare il Napoli all’uomo degli emiliani che giocherà tra le linee, probabilmente uno tra Castro e Valoti, nonché al centravanti spallino, già acquistato da De Laurentiis in vista della prossima stagione, Andrea Petagna. L’ex atalantino, classica punta in grado di lavorare per la squadra in cui sono riposte le principali speranze dei tifosi estensi per raggiungere un’insperata salvezza, nella sfida di Fuorigrotta avrà senza dubbio uno stimolo in più per far bene, quello di mettersi in mostra innanzi ai suoi futuri compagni e tifosi.
Per quanto riguarda il Napoli, l’arma in più degli azzurri potrà essere senza dubbio la rapidità e l’imprevedibilità dei suoi uomini di fantasia, in possesso delle armi giuste per mettere in difficoltà la difesa spallina. Una vittoria, per i partenopei, costituirebbe un altro piccolo tassello in quella rincorsa verso l’Europa che fino a qualche tempo fa sembrava un’utopia e adesso, invece, settimana dopo settimana pare prendere sempre più forma concreta.

pubblicato il 28 giugno 2020

21 giugno 1962: il Napoli rompe il ghiaccio

21 giugno 1962: il Napoli rompe il ghiaccio

La Coppa Italia del 1962

/ PAGINE AZZURRE

21 giugno 1962: il Napoli rompe il ghiaccio

Una finale alternativa per quei tempi allo stadio Olimpico di Roma, che assegnò agli azzurri il primo trofeo della loro storia

di Lorenzo Gaudiano

Dodici sono i trofei conquistati dal Napoli nella sua storia. Fu la Coppa Italia 1962 ad inaugurare la serie di gingilli che oggi luccica nella bacheca della società partenopea, la più titolata di tutta l’Italia meridionale.

Quel trofeo ancora oggi ha un sapore davvero particolare, non solo perché il Napoli finalmente riuscì a conquistare qualcosa, rompendo il ghiaccio, ma anche perché gli azzurri compirono l’impresa di vincere la Coppa pur militando in Serie B.
L’Albo d’Oro della Coppa Italia racconta che a vincere la prima edizione del 1922 fu il Vado, squadra ligure che conquistò il trofeo militando in Promozione. Nella stagione ‘20/’21 i grandi club italiani, dopo che la proposta portata avanti da Vittorio Pozzo di ridurre il numero di partecipanti al massimo campionato italiano fu respinta, decisero di distaccarsi dalla FIGC per costituire il CCI (Confederazione Calcistica Italiana), che organizzò campionati a parte. Quelli di Prima Categoria e di Promozione Regionale, quindi, rimasero sotto la curatela della FIGC, che in quell’occasione diede avvio anche alla prima edizione della Coppa Nazionale. Quindi alla competizione non presero parte le realtà calcistiche più importanti, ma soltanto alcune squadre di Prima Categoria, come Parma ed Udinese, ed altre di Promozione, tra cui proprio il Vado vincitore del trofeo.

Il mediano Gianni Corelli, l’uomo dei gol importanti

Il Napoli, invece, a 40 anni di distanza dal successo dei liguri realizzò un vero e proprio miracolo sportivo, mai più replicato in seguito. In B quella squadra era inizialmente sotto la guida di Fioravante Baldi, esonerato dopo ventuno giornate e sostituito da Bruno Pesaola. Dall’arrivo del Petisso il Napoli svoltò con il secondo posto in campionato, che valse la promozione in massima serie, e la conquista del primo trofeo della sua storia.

Dopo le vittorie ai rigori contro Alessandria e Sampdoria al San Paolo, ancora sotto la gestione Baldi, gli azzurri prima della finale con la Spal superarono Torino e Roma in trasferta e il Mantova in casa.

Il 21 giugno 1962 lo stadio Olimpico fu teatro di una finale tra due squadre che mai avevano raggiunto un punto più alto nella competizione. La Spal, inoltre, in semifinale aveva eliminato la favorita Juventus con un netto e roboante 4 a 1.

Il Napoli la spuntò grazie ai suoi due uomini più prolifici: Corelli e Ronzon. Il primo, tra l’altro ex della partita visto che proprio in quella stagione approdò dalla Spal alle falde del Vesuvio, era un mediano dotato di grande corsa e di un potente tiro da fuori. Aveva fiuto per il gol ed una grande abilità ad andare a segno nelle gare più importanti: sua fu la rete dell’1 a 0 a Verona con cui il Napoli fece un passo importante verso la promozione, così come quella che consentì agli azzurri di superare ai quarti di finale di Coppa la Roma. Corelli contro la Spal segnò su punizione la rete del primo vantaggio partenopeo, anche se macchiò la sua partita con un errore dal dischetto che già nel primo tempo avrebbe potuto riportare il Napoli in vantaggio dopo il pareggio dello spallino Micheli.
A determinare la conquista del trofeo da parte degli azzurri quel giorno fu Ronzon, che si era trasferito al Napoli proprio in quella stagione. Oscurato dall’Abatino Rivera al Milan, Napoli fu per lui un’occasione da cogliere al volo per svoltare e giocare con più continuità. Mezz’ala d’origine, spesso fu provato anche come libero in qualche partita da Pesaola, ma la sua inclinazione era per ruoli prettamente offensivi, data la sua grande tecnica e il discreto bottino di gol messi a segno negli anni.

Erano gli anni della presidenza Lauro, che attraverso l’universo calcistico aveva l’obiettivo di puntellare il proprio prestigio politico. Quelli erano tempi di grande speranze, in alcuni casi disattese, che però portarono il Napoli a conquistare il suo primo trofeo e a porre le basi per un futuro ai vertici del calcio italiano.

Bruno Pesaola

Napoli-Spal al giorno d’oggi è soltanto una sfida di campionato. Chi ha vissuto, però, quel momento di grande gioia ed entusiasmo in prima persona, oppure attraverso racconti familiari e libri, probabilmente sugli spalti o sul divano di casa volgerà la mente a quel giorno in cui tutto ebbe inizio e magari non potrà fare a meno di guardare la partita con un sorriso e qualche lacrimuccia. Sono passati 56 anni ma, come diceva Isabel Allende, “non esiste separazione definitiva finché esiste il ricordo”.

Napoli-Spal: primo trofeo firmato Corelli e Ronzon

Formazione Napoli

Pontel; Molino, Gatti; Girardo, Rivellino, Corelli; Mariani, Ronzon, Tomeazzi, Fraschini, Tacchi. All. Pesaola

Formazione Spal

Patregnani; Muccini, Olivieri; Gori, Cervato, Riva; Dell’Omodarme, Massei, Mencacci, Micheli, Novelli. All. Montanari

Arbitro:

Bonetto di Torino

Marcatori

Al 12’ Corelli (N), al 16’ Micheli (S), al 78’ Ronzon

Il cammino del Napoli verso il trofeo

Primo turno: Napoli-Alessandria 1-1 (6-5 d.c.r.)
Secondo turno: Napoli-Sampdoria 0-0 (7-6 d.c.r.)
Ottavi di finale: Torino-Napoli 0-2
Quarti di finale: Roma-Napoli 0-1
Semifinale: Napoli-Mantova 2-1
Finale: Napoli Spal 2-1

pubblicato su Napoli n.4 del 22 dicembre 2018

Indagine fiscale su Lo Bello dopo i tre rigori a Ferrara

Indagine fiscale su Lo Bello dopo i tre rigori a Ferrara

L’arbitro Concetto Lo Bello al lancio della monetina

/ TESTIMONE DEL TEMPO

Indagine fiscale su Lo Bello dopo i tre rigori a Ferrara

Nel 1967 il Napoli vinse 4 a 1 sulla Spal. Dopo poco tempo si verificò questa curiosa coincidenza

di Mimmo Carratelli

La prima domenica di febbraio del 1967 a Ferrara fu un indimenticabile pomeriggio di ombrelli e calci di rigore sotto il cielo della Bassa, pesante di nuvole, cavalloni di nuvole nere e grigie, pioggia continua. Si giocò Spal-Napoli nella seconda allegra stagione azzurra con Sivori e Altafini, l’impareggiabile Petisso in panchina.

Ci divertivamo un mondo. Un grande entusiasmo attorno alla squadra rilanciata da Roberto Fiore, il presidente dei centomila cuori. San Paolo gremito con 69.344 abbonati. Il Napoli giocava per l’alta classifica. Era arrivato terzo l’anno prima, la prima stagione di Altafini e Sivori, continuava a respirare l’aria dell’alta classifica e, in certe domeniche, dava spettacolo.

Arrivammo a Ferrara la settimana dopo che avevamo perso a Vicenza. Il Napoli era quarto con 23 punti, l’Inter di Herrera il Mago prima a quota 28, seconda la Juventus dell’altro Herrera, Heriberto, a 26 punti, terzo il Cagliari di Gigi Riva a 25 punti.

Stadio strapieno, campo ridotto a una unica pozzanghera. Il Napoli schierò una delle migliori formazioni di quei tempi: Bandoni; Nardin, Girardo; Ronzon, Panzanato, Bianchi; Canè, Juliano, Orlando, Altafini, Sivori. Era il 5 febbraio 1967. Pesaola si portò in panchina i soliti due pacchetti di sigarette. Si cominciò nel pantano. Nella Spal giocavano Osvaldo Bagnoli e Fabio Capello, mezzeali.

Bruno Pesaola

Dopo venti minuti Juliano andò a segno con un gran diagonale dal limite. Partita in discesa. Cinque minuti dopo lo stopper Moretti sgambettò in area Canè, rigore realizzato da Altafini.

L’arbitro era Concetto Lo Bello, un monumento di uomo siciliano. Ai giocatori che protestavano offriva il petto. Molti che arrivavano di corsa per protestare, su quel petto rimbalzavano. Assoluto dittatore del fischietto. Un giorno a Firenze lo canzonarono dagli spalti: “Duce! Duce”. Lo Bello accordò un secondo rigore al Napoli. Bertuccioli falciò in area Ottavio Bianchi. Josè centrò il secondo penalty.

A questo punto, lo stadio si irritò con Lo Bello. Alla caduta di ogni azzurro in qualsiasi zona del campo cominciò a gridare: “Rigore! Rigore!”. Lo Bello concesse un terzo penalty al Napoli per fallo di mani di Moretti sul cross corto di Canè. Dagli undici metri, implacabile Altafini. I rigori c’erano tutti e tre. La partita finì 4-1 per il Napoli (autogol di Nardin per i ferraresi) e qualche tempo dopo si registrò una curiosa coincidenza. Il ministro delle finanze Luigi Preti, ferrarese, ordinò una indagine fiscale su Concetto Lo Bello. I tre rigori di Ferrara furono peggio di Equitalia.

È il ricordo più curioso degli incontri fra Napoli e Spal che sono stati avversari anche in serie B e in serie C. Trentadue confronti con 17 vittorie azzurre, 6 pareggi e 10 sconfitte. Al San Paolo 11 vittorie del Napoli, 2 pareggi, 3 sconfitte. Nella prima metà degli anni Cinquanta, il cannoniere azzurro contro la Spal fu Amedeo Amadei, sei gol in sette partite. Nella seconda metà, Vinicio (sei gol in dodici gare). La stagione 1965-66, contro la Spal, fu il trionfo di Canè. Un rigore più due gol nel 4-2 al San Paolo, un gol e un rigore nel 2-1 a Ferrara. La Spal è tornata in serie A nella stagione scorsa. Il Napoli l’ha battuta due volte. Fuori casa, decisivo il gol di Ghoulam (3-2) dopo le reti di Insigne e Callejon. A Fuorigrotta un risicato 1-0 firmato da Allan.

 

Cané, Altafini e Sivori: il trio d’attacco del Napoli nel 1967

pubblicato su Napoli n.4 del 22 dicembre 2018