Un derby campano dedicato a Maradona

Un derby campano dedicato a Maradona

L’ANALISI

Un derby dedicato a Maradona

Napoli e Benevento si affrontano a Fuorigrotta per la prima volta nello stadio da poco intitolato al grande Diego

di Bruno Marchionibus

Sarà un derby all’insegna dell’amicizia quello tra Napoli e Benevento valevole per la 24ª giornata di Serie A. La tifoseria partenopea e quella giallorossa, infatti, hanno sempre avuto un bel rapporto, così come quello esistente tra i due presidenti, De Laurentiis e Vigorito, e soprattutto tra i due allenatori, Gattuso e Inzaghi. Al fischio di inizio, però, inevitabilmente la stima lascerà spazio alla voglia di vincere di entrambe le compagini, bisognose di punti nella lotta per i rispettivi obiettivi.

Sogno Champions per gli azzurri

Il rendimento del Napoli, specialmente nell’ultimo periodo, è stato caratterizzato da un andamento più che altalenante, nei risultati come nelle prestazioni. Queste montagne russe, tuttavia, non hanno impedito agli azzurri di trovarsi ancora in lotta per ottenere, a fine campionato, un piazzamento Champions rientrando tra le prime quattro della graduatoria.
Non bisogna dimenticare, a tal proposito, che a inizio stagione, con la squadra campana reduce dal settimo posto della scorsa annata, l’obiettivo più realistico per Insigne e compagni era proprio quello della qualificazione alla massima competizione europea per club. Certo, l’avvio più che positivo di campionato aveva suscitato altre speranze circa le reali potenzialità della squadra, ma adesso più che mai l’ambiente partenopeo ha bisogno di cancellare delusioni e critiche distruttive e remare compatto in una sola direzione. Solo unità e determinazione, infatti, potranno permettere al Napoli di raggiungere la Champions al termine di un campionato con tante rivali di ottimo livello e segnato da tanti, troppi infortuni.

Benevento: verso la salvezza e oltre

Il Benevento, dal canto suo, in quanto neopromossa ed alla luce della precedente esperienza in massima serie si è presentato ai nastri di partenza di questa stagione con l’obiettivo primario di ottenere la salvezza. Nonostante ciò, tuttavia, mister Inzaghi ha preservato la filosofia della squadra di puntare a costruire gioco grazie alla quale le Streghe avevano dominato lo scorso torneo cadetto; scelta più che giusta quella del tecnico piacentino, dal momento che è con questa mentalità che l’organico sapientemente costruito dal d.s. Foggia sta conducendo un campionato di buon livello.
È chiaro che per i sanniti la strada verso la permanenza in Serie A è ancora lunga, e in un campionato come questo dove la classifica è più corta rispetto agli anni passati è fondamentale mantenere sempre alta la tensione, ma il gruppo giallorosso ha mostrato di avere tutte le carte in regola per concludere nel migliore dei modi la stagione e togliersi anche qualche soddisfazione ulteriore.

LA PRESENTAZIONE

Azzurri e giallorossi a caccia dei tre punti

Gattuso e Inzaghi di nuovo l’uno di fronte all’altro dopo il 2 a 1 azzurro dell’andata, quando i protagonisti del match furono i fratelli Insigne

Due mister con un passato in comune

Rino Gattuso e Pippo Inzaghi, avversari per novanta minuti, hanno vissuto insieme undici stagioni di Milan e innumerevoli convocazioni in Nazionale, vincendo tutto quello che un calciatore può ambire a conquistare nel proprio palmares. La particolarità che lega le carriere dei due amici/colleghi, tuttavia, è legata al loro percorso da allenatore: entrambi, infatti, dopo aver indossato la maglia rossonera da giocatore hanno guidato il Diavolo anche dalla panchina.
Percorsi, quelli di Ringhio e di SuperPippo, accomunati dunque dall’aver allenato il Milan, ma anche molto diversi quanto ai rispettivi andamenti. Per Inzaghi, infatti, quella con la squadra meneghina è stata la prima esperienza tra i professionisti, giunta dopo gli ottimi risultati ottenuti proprio con la primavera rossonera, mentre Gattuso tornò a Milanello dopo un lungo peregrinare tra Svizzera, Grecia e serie inferiori italiane (Palermo e Pisa). E se per il tecnico calabrese dopo l’esperienza milanista è arrivata subito un’altra grande opportunità con il Napoli, il piacentino è ripartito dalla gavetta in Serie C e B prima di mostrare tutto il suo valore in massima serie con le Streghe.

Fratelli a confronto

Il capitolo più suggestivo relativo al derby è, senza dubbio, quello legato alla sfida tra i fratelli Insigne, già protagonisti all’andata con un gol per parte. Lorenzo ha recentemente tagliato lo storico traguardo dei cento gol segnati con la maglia del Napoli, ed è ampiamente in corsa per scalare ancora la classifica dei marcatori partenopei all-time. Il ragazzo di Frattamaggiore è uno degli uomini chiave nello schieramento di Gattuso, e sarà fondamentale da parte sua mostrare da qui a fine stagione una definitiva maturazione anche dal punto di vista caratteriale per aiutare i suoi a raggiungere la qualificazione alla prossima Champions.
Roberto, dal canto proprio, è cresciuto nel settore giovanile azzurro, con cui ha anche esordito in prima squadra, cercando di ripercorrere le orme del fratello maggiore. Ed è con la maglia del Benevento che, dopo ottime stagioni in cadetteria, Insigne jr sta finalmente riuscendo ad affermarsi anche in Serie A, campionato in cui ha segnato il primo gol proprio contro gli azzurri.

Fattore M tra i pali

Se in attacco il confronto più atteso è quello che coinvolge la famiglia Insigne, intrigante risulta anche la sfida a distanza tra due giovani numeri uno che stanno testimoniando ancora una volta come la scuola italiana di portieri sia la migliore al mondo: Meret e Montipò.
Il friulano, che nell’ultimo anno si trova a dividere con Ospina la titolarità della porta azzurra, riesce a dimostrare in ogni caso ogni volta in cui è chiamato in causa tutto il suo valore e le sue grandi doti: Meret unisce infatti ad una prestanza fisica evidente anche un’agilità ed una reattività decisamente al di sopra della norma.
Quanto a Montipò, dopo aver contribuito in maniera importante alla promozione in Serie A dei giallorossi, il ragazzo di Novara sta confermando quanto di buono fatto vedere nelle scorse stagioni anche nel massimo campionato, grazie alla sua abilità tanto tra i pali quanto nelle uscite.

Precedenti a tinte azzurre

Al di là del 2 a 1 partenopeo del girone di andata, gli altri due precedenti nel massimo campionato tra le due compagini sono datati stagione 2017/18, e sono impietosi per i colori giallorossi: 6 a 0 per la banda Sarri al San Paolo, 2 a 0 nuovamente per il Napoli nel Sannio. Azzurri e Benevento si incrociarono anche in C nel 2004/05: in quell’occasione 2 a 0 napoletano sia all’andata che al ritorno.

pubblicato su Napoli n.34 del 25 febbraio 2021

Da Soccavo a Benevento per continuare il sogno

Da Soccavo a Benevento per continuare il sogno

L’ALTRA COPERTINA

Da Soccavo a Benevento per continuare il sogno

Dal capello bloccato alla barba della maturità. La breve storia di una ragazzo di nome Pasquale Foggia che voleva fare il calciatore

Intervista di Giovanni Gaudiano

Soccavo per chi non la conosce è difficile da comprendere. Nell’intervista ad un certo punto per indicarla geograficamente è stata usata l’espressione gergale “Soccavo ad est di Fuorigrotta”. Ai fini della chiacchierata serviva a dire che quel quartiere di Napoli è molto vicino allo stadio oggi intitolato a Diego Maradona.
Si diceva che è un quartiere difficile da capire, ma non per la gente che vi abita quanto per la ghettizzazione urbanistica che negli anni si è abbattuta su quella parte della città. È in questa sorta di compromesso all’aria aperta che negli anni d’oro del Napoli di Maradona si viveva di pane e pallone. Campetti improvvisati, spiazzi adibiti a terreni di gioco, viali e strade occupate da tanti ragazzini. Questo perché lo sciagurato piano regolatore non aveva previsto attrezzature sportive pur sapendo di dover ospitare le coppie che dal centro di Napoli, lasciando le case paterne, sarebbero confluite in questa zona e con le proprie famiglie ne avrebbero fatto alla fine un quartiere popoloso.
È in questa realtà che il sogno di un ragazzo come tanti ha preso corpo, grazie alla dedizione di una madre che ha voluto fortemente appoggiarlo, annullandosi, in un percorso difficile, in qualche momento strappalacrime, in una sfida con il tempo che quel ragazzo e quella madre hanno saputo vincere.
Nessuna retorica, nessuna apologia, solo quattro parole per parlare di uno di noi che come noi vive in una città bellissima, meravigliosa, caratterizzata però da evidenti alti e bassi che balzano agli occhi anche solo svoltando un angolo di strada, che alla fine ce l’ha fatta.
Stiamo parlando di Pasquale Foggia. È lui il ragazzo che ha realizzato il sogno. Ed è stato giusto che sia andata così, perché quando ha potuto il suo primo pensiero è stato proprio per quei ragazzini che come lui continuavano a giocare per strada. Si tratta di un’altra storia che poi racconteremo.

Sparo la prima domanda, poi torneremo indietro nel tempo. Dal capello leggermente lungo tenuto dal fermacapelli durante le partite ad una barba dottorale che mette soggezione. Cosa è cambiato in Pasquale Foggia?

«Sono diventato grande. Ho maturato tanta esperienza non solo nel campo da calcio ma anche nella vita di tutti i giorni. Ho messo su famiglia, ho moglie e due figli. È cambiato tutto in un percorso di crescita umana fatto di piccoli passi percorsi ogni giorno. E poi sono tornato, vivo a Napoli e penso che non potrebbe essere diversamente».

Soccavo a est di Fuorigrotta. Tanti bambini sempre a correre dietro ad un pallone. Eri uno di quelli, ne hai parlato in varie occasioni. Come ti vedevi in quel momento, cosa pensavi ti sarebbe accaduto?

«Ero un bambino pieno di sogni. Rispetto a quello che anima i ragazzi di oggi lo facevo, ma non solo io, con tutto me stesso. Era poi il periodo felice per noi napoletani perché avevamo Maradona ed il calcio per me rappresentava la mia vita».

Hai raccontato che tua madre per te è stata fondamentale. Un tuo pensiero su tutti per lei, oggi che quello che le avevi promesso quando avevi solo 7 anni l’hai raggiunto…

«Mia madre ha rappresentato, rappresenta e rappresenterà sempre la mia guida. Nonostante le tante difficoltà, dovute anche alla separazione con mio padre, ha sempre cercato di darmi tutto quello di cui avevo bisogno. Dall’educazione, all’istruzione, agli insegnamenti utili per la vita di tutti i giorni. Ha annullato la sua vita per me. E credo che farò fatica in tutta la mia vita a ripagare almeno la metà di quello che lei mi ha dato».

Come andò quando andasti al Padova, chi ti segnalò?

«In quegli anni si giocava il Torneo dei Quartieri ed il Torneo di Natale che era una vetrina per i ragazzi che volevano giocare al calcio. Venivano molti osservatori perché, come noto, la Campania ha sempre prodotto tanti talenti. Era insomma l’occasione per gli addetti ai lavori di scoprire qualche calciatore. In uno di questi tornei mi vide Loris Fincato, che era il responsabile del settore giovanile del Padova e mi portò a fare un provino in Veneto. Avevo dieci anni e da allora non sono più rientrato a Napoli».

Poi il Milan, avevi 16 anni. Pensasti che stavi facendo il grande salto anche se la lontananza da casa si sarebbe fatta sentire ancora di più?

«È stata la prima esperienza che mi ha fatto capire che forse potevo arrivare a toccare con mano il mio sogno. Il passaggio al Milan cambiò la mia vita, ebbi il primo stipendio che mi diede la possibilità di far lavorare un po’ meno mia madre. In sede al Milan ad attendere c’erano Galliani e l’allenatore Bertuzzo, poi passai con Ballardini».

In seguito tante squadre, tanti presidenti, tanti allenatori. Un po’ con tutti un rapporto concreto che andava oltre il campo da gioco…

«È vero. Sono stato allenato da Giampaolo, da Ammazzalorso, lo stesso Ballardini, Delio Rossi, Mazzarri. Ne ho avuti tanti, ma ho avuto la fortuna sempre di intrattenere buoni rapporti con tutti».

Mi ha colpito, non lo ricordavo, che a Reggio Calabria ti hanno concesso la cittadinanza onoraria per l’anno che arrivasti e la Reggina di Foti si salvò e tu andavi al cena dal presidente…

«Alla Reggina c’era l’abitudine di riunirsi il giovedì sera e stavamo assieme con il presidente e con lui ho intrattenuto un rapporto bellissimo. È una persona per la quale ho molta stima perché ha valori importanti. Quel periodo, anche se breve, ha lasciato in me al di là della cittadinanza onoraria che mi tengo stretta legami profondi».

Prima di arrivare al Benevento non possiamo non parlare della Lazio e di Lotito. Non ti faccio una domanda vera e propria, parliamone…

«Il mio rapporto con il presidente Lotito è sempre stato molto schietto, sincero e a volte anche duro. Ritengo di aver instaurato nel tempo una conoscenza che sia andata oltre il calcio che ancora oggi custodisco. Quando adesso lo incontro è l’occasione per farci un sacco di risate ed è per me soddisfacente che sia così».

Siamo arrivati al Benevento, ad un altro dei tuoi capolavori nei rapporti personali, quello con il presidente Vigorito. Dal settore giovanile alla prima squadra. Da talent scout a direttore sportivo. Cosa hai trovato a poco più di 70 chilometri dalla tua Napoli senza dover andare nel profondo nord?

«Ho trovato grande umanità, grande sensibilità. Il presidente Vigorito è una persona che ti porta al di là del rapporto esistente tra il massimo dirigente e il direttore sportivo. L’ho dichiarato in diverse occasioni che mi porto dentro tanti insegnamenti che lui mi ha dato anche relativamente alla mia vita privata. Ritengo che quest’aspetto sia la cosa più importante che mi sia capitata a Benevento. Ci tengo a ringraziarlo per l’opportunità che mi ha dato e ci tengo ancora di più a quello che mi dà giorno per giorno».

Il presidente di recente ha detto che grazie a te ha capito cosa fa un direttore sportivo. Dopo l’intervista alla tv, quando lo hai saputo cosa vi siete detti?

«L’ho saputo in diretta. Ero in campo per il riscaldamento e vedevo arrivare sul telefono tanti messaggi. Devo dire che un poco mi sono preoccupato, perché quando vinci arrivano tanti messaggi mentre quando perdi un po’ meno e se ti arrivano prima della partita ti chiedi se non sia accaduto qualcosa. Poi c’erano anche i video con le parole del presidente ed allora il tempo di andare in tribuna e senza neanche dirgli una parola di ringraziamento l’ho abbracciato forte».

Nel calcio i risultati sono importanti ma quello che avete costruito a Benevento dal mio punto di vista lo è di più. Mi riferisco ad un sogno fatto di equilibrio e razionalità, di stima e collaborazione. Penso che il Benevento con la salvezza e la permanenza in serie A possa nel futuro pensare ad obiettivi più ambiziosi. Cosa ne pensi?

«Credo che a Benevento sia nato un percorso basato sulla fiducia reciproca e sulla stima. È ovvio che poi tutto passa attraverso i risultati ma per costruire qualcosa d’importante alla base ci devono essere i due fattori che ho citato a prescindere dalla categoria e dagli obiettivi. In questi tre anni si è costruito tanto. Fondamentale è stata la scelta degli uomini che devono accompagnarti in questo impegno e non mi riferisco solo ai calciatori ma intendo dire tutto lo staff a partire dai magazzinieri. Sbaglia chi pensa che basta comprare giocatori bravi per fare risultato. Il concetto non può definirsi assoluto, perché se non costruisci un’anima quella non si compra al mercato e la puoi ottenere solo se la coltivi giorno dopo giorno».

Domani ci sarà il derby con il Napoli. Che sensazione proverà il ragazzo di Soccavo nel vedere lo stadio Maradona vuoto?

«Vedere in generale gli stadi vuoti non ti dà l’impressione di stare giocando a calcio. Vedere lo stadio dove sognavo di giocare da bambino, intitolato alla massima espressione di sempre nel mondo del calcio, vuoto sarà sicuramente triste. Perché Napoli, in questo caso i derby, sono abituati ad avere sugli spalti i tifosi, ad essere circondati da uno stadio caldo e questa cornice mancherà ancora di più proprio perché ci troveremo a giocare nello stadio intitolato a quello che per noi napoletani resterà per sempre il dio del calcio».

pubblicato su Napoli n.34 del 25 febbraio 2021

Napoli svegliati, è primavera!

Napoli svegliati, è primavera!

FRAMMENTI D’AZZURRO

Napoli svegliati, è primavera!

In questa stagione, complice anche la sfortuna che quando le cose vanno male non manca mai, i passi indietro sono stati tanti

di Giovanni Gaudiano

Quanti temi, quante pagine e soprattutto quanti personaggi in questo numero di Napoli. Dall’Europa, alla città, alle storie che ci piace raccontare e poi il derby campano di serie A.
E poi una speranza, quella che potrebbe trasformare l’azzurro opaco degli ultimi tempi in un sorriso per l’impresa portata a termine con il passaggio del turno in Europa League. Il Napoli sceso in campo una settimana fa a Granada è stato, diciamolo francamente, inguardabile. Non ci sono tante giustificazioni da avanzare, anche con le attuali assenze la squadra è superiore di una spanna rispetto a quella spagnola. Si continua a dire che al Napoli manca la determinazione, la combattività. E facendo questo si attribuisce la responsabilità soprattutto ai giocatori.
È una visione troppo parziale.
Gli errori individuali hanno il loro peso ma quello che si palesa puntualmente è la sensazione di una inadeguata preparazione alla partita. Il Napoli gioca come se l’avversario fosse sempre lo stesso.
L’allenatore in campo urla per cambiare quello che oramai non può più essere modificato, la prova di questo è riscontrabile nell’altalena di prestazioni che la squadra offre costantemente tra i due tempi.
Poi ci sono i pre e i dopo partita, dove tanti fanno sfoggio della loro preparazione in tema di sceneggiata, quella che una volta veniva attribuita ai soli napoletani ma che si vede ha fatto proseliti ovunque.

In questa stagione, complice anche la sfortuna che quando le cose vanno male non manca mai, i passi indietro sono stati tanti. Si pensava che la recente vittoria sulla Juventus potesse produrre una svolta. Ed invece era solo una rondine spelacchiata che non ha fatto primavera.
Ora il tempo e la possibilità di rimettere in piedi la situazione ci sarebbe, tutto dipende dalla gara di stasera prevista alle 18.55, un po’ tardi rispetto al classico orario tanto caro agli iberici per le loro corride.
Una volta tanto la corrida dovrà metterla in campo il Napoli. Niente sorrisi, nessun indugio e soprattutto nessun commento sul gioco. Serve vincere, facciamo per una volta nostro il motto bonipertiano: “Vincere non è importante ma è l’unica cosa che conta”
Ed allora alcuni suggerimenti.
Per Gattuso: non urlare a bordo campo, le fa male e poi non serve!
Per la squadra: date una legnata agli spagnoli che troppo spesso hanno eliminato il Napoli dopo la fase a gironi in Europa!
Per il presidente: si esponga prima della gara. Vada ai microfoni, faccia una dichiarazione di sostegno totale!
Si può ancora rimediare. È difficile ma si può fare.
Verrebbe da dire che si deve fare, senza se e senza ma. Il Napoli è superiore al Granada anche perché gli andalusi non sono né il Real Madrid, né l’Atletico Madrid e neanche il Barcellona.
Tutta la società abbandoni il letargo nel quale è piombata.
“È primavera, svegliatevi bambine”!

pubblicato su Napoli n. 34 del 25 febbraio 2021

Inter vs Benevento: il ritorno di Pippo

Inter vs Benevento: il ritorno di Pippo

IL BENEVENTO ALLA “SCALA”

Inter vs Benevento: il ritorno di Pippo

Stasera alle 20.45 al Meazza i sanniti alla ricerca di un risultato diverso rispetto alla sfida d’andata del Vigorito

di Marco Boscia

Fra salvezza e scudetto

Il 2021 ha portato per ora 4 punti in altrettante partite, frutto di una sola vittoria, due pesanti sconfitte e del pareggio per 2 a 2 contro il Torino della settimana scorsa. Nella ventesima giornata, la prima di ritorno, il Benevento torna ad affrontare l’Inter. Lo fa con maggiori consapevolezze. Con la voglia di continuare a stupire. Ma con l’obiettivo primario di raggiungere la salvezza nel più breve tempo possibile. Filippo Inzaghi dovrà essere bravo a trasmettere ai suoi la giusta carica per cercare un approccio alla gara diverso rispetto all’andata. Al Vigorito difatti i campani si ritrovarono sotto di tre reti dopo appena mezz’ora, doppietta di Lukaku e rete di Gagliardini, ma il Benevento accorciò le distanze con il gol di Caprari al 34’. Dopo il gol di Hakimi in chiusura di primo tempo, nella ripresa gli uomini di Conte gestirono il largo vantaggio trovando il quinto gol di Martinez prima della seconda marcatura di Caprari che fissò il punteggio sul definitivo 2-5. Anche stasera il tecnico nerazzurro sarà obbligato a vincere per conquistare 3 punti fondamentali nella corsa scudetto. Inzaghi proverà invece a continuare a far recitare al suo Benevento il ruolo di “rompiscatole” del campionato.

Nemici in campo amici fuori

L’Inter parte con il favore dei pronostici. Ma Inzaghi vuole cercare di invertire il ruolino di marcia della sua squadra contro le big del campionato che, nel girone d’andata, ha regalato soltanto due punti in classifica al tecnico piacentino, contro Juventus e Lazio. Proverà a cominciare dalla proibitiva sfida del Meazza, cercando di imbrigliare la squadra dell’amico Conte. I due tecnici, da calciatori, hanno condiviso importanti frammenti di carriera insieme. Costellati soprattutto di vittorie più che di sconfitte. Con la maglia azzurra della Nazionale. Ed anche con quella bianconera della Juventus. Quattro anni insieme a Torino, dal 1997 al 2001, quando il bomber partì poi per Milano, sponda rossonera.

L’assist di Pippo

Da annoverare, ai tempi della Juventus, l’assist che, nel tentativo di colpire al volo verso la porta, Inzaghi, allora rapace attaccante d’area di rigore, più abituato a segnare che a far segnare, al minuto 85 dei quarti di finale di Champions League contro l’Olympiacos, stagione 1998/1999, servì involontariamente proprio a Conte. Il centrocampista, liberatosi della marcatura avversaria, segnò permettendo ai bianconeri di andare a giocarsi la semifinale contro il Manchester United, poi vincitore del trofeo.

Le mosse dei due tecnici

I padroni di casa dovrebbero scendere in campo con il consueto e rodato 3-5-2 di Conte. Possibile che il tecnico pugliese conceda un turno di riposo ad un attaccante dopo le fatiche di Coppa Italia di mercoledì contro i cugini rossoneri. Nel suo sistema di gioco, a recitare un ruolo fondamentale dovrebbero essere i due laterali di centrocampo, a cui Conte chiede di percorrere l’intera fascia d’appartenenza e di proporsi in fase offensiva dando manforte al duo d’attacco. Hakimi e Young si candidano in questo senso ad una maglia da titolare ma, a prescindere dagli interpreti, il Benevento dovrà prestare massima attenzione alla superiorità numerica che i due esterni avversari potrebbero creare. Inzaghi dovrebbe optare quindi per un 4-3-2-1 con un’impostazione tattica difensiva per cercare di evitare di subire una goleada come all’andata. Possibile un trio di centrocampo con Ionita, Dabo ed Hetemaj a fare da filtro dinanzi alla difesa. La squadra sannita ha però già sin qui dimostrato di non disdegnare un gioco propositivo. Sarà importante per provare a fare il colpaccio il lavoro dei trequartisti, probabilmente capitan Viola e Caprari, che dovranno fungere da collante fra i reparti cercando di non far mancare il loro supporto all’attaccante centrale.

I precedenti

Soltanto due i precedenti al Meazza. Il primo risale al 24 febbraio 2018. Sulla panchina dei nerazzurri Luciano Spalletti, su quella dei giallorossi Roberto De Zerbi. Dopo un primo tempo senza tirare mai verso la porta avversaria, nella ripresa l’Inter chiuse la pratica nel giro di tre minuti con i gol da palla inattiva di Skriniar e Ranocchia. Sfortunata la squadra campana che non riuscì a raccogliere i frutti del gioco espresso in campo. Seconda sfida due anni fa, il 13 gennaio 2019. Il Benevento, che militava in B e con Christian Bucchi alla guida, lasciò San Siro con un sonoro 6 a 2 inferto dall’Inter nella gara valevole per gli ottavi di finale di Coppa Italia. Per i nerazzurri doppiette di Lautaro e Candreva oltre ai gol di Icardi e Dalbert. Di Insigne e Bandinelli le reti beneventane.

pubblicato su Napoli e Benevento n.32 del 30 gennaio 2021

Benevento-Bologna: Pippo contro Sinisa

Benevento-Bologna: Pippo contro Sinisa

ASSALTO AL BOLOGNA

Benevento-Bologna: Pippo contro Sinisa

Il lavoro di Vigorito e Saputo che con due tecnici bravi stanno costruendo squadre solide che sappiano divertire

di Marco Boscia

Terzo impegno ravvicinato per il Benevento. Dopo l’esaltante vittoria di Genova in rimonta contro la Samp e la sfida all’Inter in casa nel turno infrasettimanale, domani, ore 15.00 al Vigorito, i sanniti affronteranno il Bologna in una gara complicata con in palio 3 punti fondamentali. Gli uomini di Inzaghi cercheranno di vendere cara la pelle per provare a non perdere importanti punti salvezza prima della sosta delle nazionali visto che alla ripresa dovranno poi confrontarsi con la Roma all’Olimpico ed in casa con il Napoli. Non sarà semplice perché di fronte ci sarà un Bologna che, dopo aver perso contro il Milan all’esordio sotto i colpi inferti da Ibrahimovic ed aver affrontato nel derby emiliano il Parma, non ha nessuna intenzione di lasciare per strada punti preziosi. Mihajlovic vuole cercare difatti di raggiungere presto una salvezza tranquilla provando poi magari a spingere i suoi, trovando continuità di rendimento e risultati, a puntare anche ad un piazzamento più nobile del dodicesimo posto della scorsa stagione.

Il precedente

Seconda giornata di campionato. 26 agosto 2017. Prima storica partita in Serie A del Benevento dinanzi al proprio pubblico. I sanniti, allenati da Marco Baroni, furono battuti di misura dal Bologna di Roberto Donadoni. Primo tempo a tinte giallorosse: Benevento vicino al vantaggio in avvio con Ciciretti, poi con capitan Lucioni e nel finale con Ceravolo che si fece ipnotizzare da Mirante. Ma al decimo della ripresa furono gli ospiti a passare in vantaggio con Donsah, bravissimo a liberarsi dalla marcatura avversaria e ad involarsi verso la porta di Belec che sul diagonale del centrocampista non potette far altro che vedere rotolare la palla in rete alle sue spalle. Bologna vicino al raddoppio prima con Verdi e poi con Di Francesco ma fu il Benevento a trovare il pareggio nei minuti di recupero con un colpo di testa di Lucioni. L’urlo di gioia della tifoseria sannita si spense pochi istanti dopo quando, con l’ausilio del Var, il direttore di gara Calvarese annullò la rete.

La società emiliana

Joey Saputo, canadese di origini italiane, proprietario anche del Montreal Impact, figlio di Emanuele, fondatore della Saputo Incorporated, una delle maggiori industrie di latticini del nord America, ha fatto parte della cordata di imprenditori americani, guidata da Joe Tacopina, che il 14 ottobre 2014 ha rilevato la società calcistica Bologna. Dopo le dimissioni di quest’ultimo, Saputo, dal 20 settembre 2015, ne è restato l’unico proprietario.

Il trio di Saputo

Riccardo Bigon, Walter Sabatini e Marco Di Vaio. Rispettivamente direttore sportivo, coordinatore aree tecniche e capo-scouting dei rossoblù. Sono loro i tre dirigenti a cui Joey Saputo, pochi mesi fa, ha scelto di rinnovare la fiducia per gli anni a venire per perseguire l’obiettivo di costruire una squadra forte e con un progetto duraturo nel tempo. I tre, con entusiasmo, unione d’intenti, solidità e, assieme ad un uomo come Sinisa Mihajlovic in panchina, che nell’ultimo anno ha dimostrato un coraggio, una determinazione ed una forza di volontà fuori dal comune, sono riusciti a trovare una sintonia perfetta che il numero uno del Bologna si augura possa dare i suoi frutti a partire già da questa stagione.

La grinta dei due tecnici

Benevento contro Bologna è ovviamente Inzaghi contro Mihajlovic. Il tecnico sannita, due stagioni fa alla guida dei rossoblù, dopo 21 partite e due sole vittorie, venne sollevato dall’incarico dal presidente Saputo a seguito della pesante sconfitta interna per 0-4 contro il Frosinone e rimpiazzato da Mihajlovic. Nelle restanti 17 gare il serbo seppe risollevare il Bologna dal terzultimo posto lasciato in eredità da Inzaghi chiudendo la stagione in decima posizione. Ma a credere in Superpippo l’anno successivo fu Oreste Vigorito, presidente del Benevento, che scommise sull’ex attaccante del Milan e della nazionale che aveva invece fatto benissimo sulla panchina del Venezia prima dell’esperienza in Emilia. Inzaghi ha saputo ripagare la fiducia di Vigorito dominando il campionato di B dalla prima all’ultima giornata e guadagnandosi la riconferma sulla panchina campana. Domani quella fra i due tecnici sarà quindi una sfida nella sfida. Nessuno dei due ha intenzione di uscirne sconfitto.

Gli uomini chiave

Sia da una parte che dall’altra a fare la differenza potrebbero essere i reparti offensivi. Inzaghi potrebbe affidarsi ancora ad un sorta di tridente con Moncini punta centrale ed alle sue spalle Caprari affiancata da Sau o Insigne ma potrebbe anche optare in partenza per un attacco a due con la coppia tutta nuova formata da Caprari-La Padula. Mihajlovic invece dovrebbe affiancare all’esperienza dell’argentino Palacio la vivacità e la voglia di fare del gambiano Barrow. Attenzione però anche alle sorprese e agli uomini che potrebbero risultare decisivi fin dall’inizio o subentrando dalla panchina. Se da un lato la difesa rossoblù dovrà prestare grossa attenzione a Moncini, Sau ed Insigne, dall’altro il reparto arretrato del Benevento non dovrà sottovalutare i grattacapi che Soriano, Orsolini e Santander potrebbero essere in grado di creare a Glik e compagni.

pubblicato su Napoli n.31 del 03 ottobre 2020