Napoli-Juventus: la prova dei nove… punti

Napoli-Juventus: la prova dei nove… punti

LA SFIDA

Napoli-Juventus: la prova dei nove… punti

Il Napoli di Luciano Spalletti affronta al Maradona nella prima partita di cartello della stagione la Juventus di Massimiliano Allegri

di Bruno Marchionibus

Non una partita ma “La partita”

Napoli-Juventus vale tre punti come ogni match ma vale anche qualcosa, probabilmente molto, di più. Nel capoluogo campano, infatti, la Vecchia Signora è da sempre considerata la rivale per eccellenza, e di conseguenza l’incrocio con i bianconeri, per il pubblico partenopeo, non è una semplice partita ma la partita più attesa dell’anno, la prima data che i tifosi napoletani cerchiano in rosso al momento della compilazione dei calendari. D’altra parte, Napoli-Juve è anche la sfida che più di tutte rappresenta l’antitesi tra Sud e Nord: da un lato la città dei Savoia, dall’altro la vecchia capitale del regno delle Due Sicilie che da sempre caratterizza il nostro Paese molto più che altre nazioni. Gli ultimi anni, inoltre, hanno acuito l’antagonismo tra le due compagini, con due simboli della rinascita azzurra come Higuain e Sarri passati dall’altra parte della barricata (non con grandissime fortune), e soprattutto con uno Scudetto contestatissimo vinto al fotofinish dalla Juventus proprio sul Napoli del Sarrismo e del calcio spettacolo. Un titolo perso sul filo di lana poi soltanto in minima parte riscattato, per i partenopei, con la vittoria della Coppa Italia 2020 ai rigori proprio sulla Signora.

Primi match poco Allegri

Dopo l’anno con Sarri al timone, vincente ma non soddisfacente per l’ambiente juventino, e quello da dimenticare sotto la guida di Pirlo, la dirigenza bianconera in estate ha deciso di affidarsi al ritorno di Max Allegri, vincitore in Piemonte di cinque campionati e capace due volte di raggiungere la finale di Champions. Le prime due uscite stagionali, nonostante il palmares del tecnico livornese, hanno tuttavia mostrato una Juve fragile difensivamente, specialmente a causa di un centrocampo che offre poca copertura alla retroguardia, e affidata più che altro alle giocate individuali, Chiesa su tutti, in fase offensiva. Il pareggio per 2 a 2 a Udine e la clamorosa sconfitta interna per 1 a 0 con l’Empoli, insomma, hanno certamente lanciato dei segnali di allarme per la squadra bianconera che vanno al di là dei punti persi. Sarà compito di Allegri, dunque, riuscire a dare un equilibrio alla squadra e, in special modo, compattare il gruppo per sopperire alla partenza di Cristiano Ronaldo, che nei suoi tre anni a Torino ha vissuto di luci e ombre ma che in ogni caso rappresentava un fuoriclasse in grado di risolvere le partite da solo.

Luciano Spalletti: un passato da cancellare

Dal punto di vista del Napoli, ad ogni modo, la falsa partenza della Juve fornisce alla squadra azzurra la possibilità, vincendo il match del Maradona, di mettere tra sé e i bianconeri un gap potenziale di otto punti in classifica; distanza che ci sarebbe naturalmente tutto il tempo di colmare con un intero torneo da giocare, ma che rappresenterebbe un ottimo punto di partenza su cui costruire la stagione 2021/22. Per farlo, dovrà essere bravo Spalletti a invertire la rotta dei suoi precedenti tanto con l’allenatore juventino quanto, soprattutto, con i bianconeri. Per il mister di Certaldo, infatti, se il bilancio dei confronti con Allegri racconta di tre successi, tre pareggi e cinque sconfitte, è il dato degli incontri con la Juventus a risultare impietoso: appena due vittorie, cinque pareggi e ben venti gare perse. Tra queste, brucia ancora nella memoria dei supporters azzurri la sconfitta con la Juve per 3 a 2 dell’Inter di Spalletti nel maggio 2018, che costò al Napoli il terzo titolo della sua storia. Quel ricordo, però, ormai rappresenta il passato, e con la sfida alla Juve l’allenatore partenopeo ha l’opportunità di entrare fin da subito prepotentemente nel cuore dei suoi nuovi tifosi.

Partita a scacchi in mediana e su entrambe le corsie laterali

Per quanto riguarda l’aspetto tattico, è facile immaginare che Allegri, dopo le difficoltà palesate dalla sua squadra nelle prime due giornate, possa operare qualche cambio in mediana e nel reparto avanzato. Dovrà essere dunque brava la retroguardia napoletana a saper fronteggiare un attacco in grado di sfruttare tanto rapidità e fantasia (Chiesa, Dybala) quanto fisicità e fiuto del gol (Morata, Kean). Come spesso accade, poi, la zona del campo in cui si deciderà la gara potrebbe essere il centrocampo. L’inserimento del nuovo acquisto Locatelli potrebbe dare ai bianconeri più qualità, ma non risolvere del tutto i problemi in copertura; quanto al Napoli, poi, Lobotka è sembrato tutt’altro giocatore rispetto a quello visto nella passata stagione, e Fabian, pur parso in condizione non ottimale, potrebbe trarre dal gol con il Genoa la fiducia necessaria per tornare a rendere sui livelli del girone di ritorno del campionato scorso. Molto importante, per gli azzurri, sarà anche riuscire a contenere gli ospiti sulle corsie esterne, dove di fatto la Juve vinse la partita dello Stadium ad aprile; in quell’occasione i partenopei soffrirono molto sulla propria fascia sinistra di difesa, e chissà che Spalletti per arginare gli spunti in velocità degli avversari non possa decidere di puntare sin da inizio gara su Juan Jesus terzino bloccato.

Fiducia ad Elmas

Proprio per il poco filtro offerto dalla mediana juventina a Bonucci e compagni, un ruolo fondamentale potrebbe averlo chi, nel Napoli, sarà deputato a giocare tra le linee. Zielinski, non al meglio a seguito del problema accusato contro il Venezia, o Elmas avranno la possibilità di essere “l’uomo in più” della sfida; il macedone, in special modo, dopo essere stato il vero e proprio jolly della rosa nell’ultima stagione, pare aver trovato una collocazione più precisa in cui sta rendendo bene, e una prestazione importante con la Juve potrebbe davvero promuovere il giovane Eljif al rango di titolare aggiunto. Imprescindibile, naturalmente, sarà poi Lorenzo Insigne, decisivo con un calcio di rigore nella sfida dell’ultimo campionato e reduce da un Europeo vinto che sembra avergli dato ancora più fiducia nei propri mezzi; è al capitano che Spalletti chiederà le giocate decisive per battere i rivali bianconeri.

pubblicato su Napoli n.45 dell’11 settembre 2021

“Spalletti è un vincente, il pubblico stia tranquillo”

“Spalletti è un vincente, il pubblico stia tranquillo”

L’OPINIONE

“Spalletti è un vincente, il pubblico stia tranquillo”

Pietro Lo Monaco con la sua esperienza parla del prossimo tecnico ingaggiato da De Laurentiis per la panchina del Napoli

di Gianluca Gifuni

Pietro Lo Monaco è uno dei più brillanti e navigati manager del calcio italiano. Ha fatto il calciatore, poi l’allenatore e infine il dirigente, dunque conosce tutte le dimensioni di un mondo affascinante e difficile. Tra le sue tante conoscenze c’è anche quella di Luciano Spalletti, il nuovo allenatore del Napoli. Lo Monaco fu il primo a scoprire il talento del tecnico di Certaldo, il primo a capirne valore e qualità, il primo a volerlo portare nel calcio che conta.

Era il periodo dell’Udinese, Lo Monaco era direttore dell’area tecnica, protagonista di un percorso di successo intrapreso con i Pozzo.

«La mia Udinese era reduce dal brillante triennio di Zaccheroni che poi andò al Milan. Dovevamo cambiare e il primo allenatore che suggerii a Pozzo fu Luciano Spalletti, che all’epoca allenava l’Empoli. Era un mio pallino, lo seguivo con attenzione perché mi piaceva il modo in cui faceva giocare la squadra».

Era il 1998, Spalletti aveva 38 anni e già 5 anni di panchina ad Empoli tra giovanili e prima squadra.

«Ho fatto per anni l’allenatore, riesco a capire chi ha la stoffa. Per Spalletti avevo immaginato sin da subito un grande futuro».

Insomma, lei lo consigliò al patron Pozzo, poi che successe?

«Lo incontrammo. Luciano ci portò a cena in un ristorante, nei pressi di Empoli, dove mangiammo benissimo. Ero convinto che lui fosse l’allenatore giusto per la strategia dell’Udinese di allora. Lui si mostrò umile, quasi scettico sulle proprie possibilità. Aveva quel senso di fatalismo prossimo alla incredulità. Il club, alla fine, scelse Guidolin, e Luciano andò alla Sampdoria. Tuttavia Pozzo non dimenticò il mio suggerimento; quella cena evidentemente dovette convincerlo, visto che tre anni più tardi, quando io avevo già lasciato Udine, ingaggiò proprio Spalletti».

Teun Koopmeiners
Che significa Spalletti sulla panchina del Napoli?

«Esprime la voglia di continuare a stare in alto. Non è certo una scommessa, è un allenatore con mentalità vincente. Farà bene a Napoli».

Del resto lei è stato il primo a capire che aveva talento.

«Come calciatore Spalletti aveva più carattere che qualità, come allenatore è molto meglio. È uno moderno, che si evolve continuamente. Un precursore del 4-2-3-1 con il quale riesce a costruire squadre con una notevole espressione di gioco e una capacità di gestione della palla ottimale. Le sue sono sempre state squadre propositive».

A proposito del 4-2-3-1, da Gattuso a Spalletti, in fatto di modulo non cambia nulla?

«Invece sì, cambia tutto. Anche se i numeri dicono che i sistemi di gioco sono uguali, le sfaccettature, i dettagli, i particolari cambiano e rendono molto diverso un modulo da un altro. Spalletti difficilmente propone squadre che attendono l’avversario, vuole sempre imporre il gioco. Gattuso spesso aspetta e riparte».

Il suo entusiasmo nei confronti di Spalletti non è lo stesso dei napoletani. In città una parte dei tifosi è contenta, l’altra metà ha accolto con una certa diffidenza l’avvento del nuovo tecnico. Perché?

«Non saprei. Ho letto che il giudizio dei tifosi sarebbe condizionato dal carattere dell’allenatore, dalle cronache relative alla gestione dei casi Totti e Icardi. Luciano è uno che cerca di imporre le regole a tutto il gruppo, devono rispettarle tutti, senza distinzioni. Non ammette che qualcuno esca fuori dal coro. È chiaro dunque che ogni tanto si possa andare allo scontro con un calciatore di personalità e carattere. Può succedere».

Napoli è una città che dà emozioni e pressioni forti…

«Spalletti è uno che le pressioni le sente, le vive intensamente. In passato queste pressioni le subiva anche, oggi credo non le subisca più, dopo aver allenato in piazze esigenti come Roma e Milano. Supererà anche l’esame napoletano, statene certi».

Tra le varie manifestazioni di diffidenza di questi giorni c’è anche quella di chi dice che a Spalletti piaccia più parlare che stare in campo.

«Che cosa assurda. Il Napoli ha scelto uno dei migliori allenatori in circolazione, per lui parlano i risultati. Cosa vuole la gente? Mourinho è uno che parla molto e allena meno, Spalletti non è assolutamente così».

In che modo il tecnico costruirà il nuovo Napoli?

«Per me deve strutturare prima di tutto il centrocampo. Vedrete, l’attenzione di Luciano si concentrerà proprio sulla zona centrale. Il Napoli ha bisogno di due mediani, un equilibratore di gioco che abbia anche sostanza e poi un interdittore. Oggi in Europa Koopmeiners dell’Az Alkmaar è uno dei più validi. Acquistare l’olandese significa assicurarsi ordine mentale e tattico, quello che fino a ieri mancava al Napoli a metà campo. Caro Luciano, suggerisci a De Laurentiis di prendere l’olandese e non te ne pentirai».

A proposito di De Laurentiis, i rapporti tra il presidente e gli allenatori, dopo un po’ di tempo, sono sempre diventati burrascosi. È un altro esame da superare per Spalletti?

«De Laurentiis è una prima donna e bisogna avere la capacità di riservargli il ruolo di prima donna. Luciano è una persona intelligente, ogni tanto sbullona, ma ha la capacità di capire quando è il momento di lasciare spazio agli altri. De Laurentiis-Spalletti è un binomio che può avere successo».

Ma la gente di Napoli aspetta i successi della squadra…

«Le vittorie arriveranno se la società interverrà in modo serio sul mercato. Oltre ai centrocampisti, c’è bisogno assolutamente di un esterno sinistro basso di qualità. Se il mercato sarà proficuo, il Napoli si rimetterà in carreggiata per i primissimi posti della classifica. Spalletti, da questo punto di vista, è una garanzia, è un vincente, ha sempre vinto qualcosa».

pubblicato su Napoli n.41 del 26 giugno 2021

Napoli-Crotone: il derby della Magna Grecia

Napoli-Crotone: il derby della Magna Grecia

LA PARTITA DI OGGI

Napoli-Crotone: il derby della Magna Grecia

Dopo aver battuto Milan e Roma fuori casa il Napoli è chiamato a non fallire l’esame al Maradona contro il Crotone ultimo

di Marco Boscia

Gli azzurri

Recuperati i 12 nazionali che sono stati in giro per il mondo, il Napoli arriva al match di oggi con 5 risultati utili consecutivi e 13 punti conquistati su 15. E, soprattutto, dopo aver ottenuto il massimo dalle trasferte di Milano e Roma con cui si è rilanciato in classifica portandosi a meno due da quel quarto posto che gli garantirebbe la qualificazione alla prossima Champions. Per raggiungerlo bisogna che gli uomini di Gattuso anche oggi scendano in campo per conquistare i 3 punti preparandosi poi ad affrontare la Juventus fra quattro giorni a Torino nel match contro i bianconeri che, dopo diversi rinvii e le svariate polemiche che ha generato da ottobre in poi, sembra essere finalmente alle porte.

I rossoblù

Gli ospiti arrivano al match da ultimi della classe ma con un nuovo allenatore in panchina, arrivato in Calabria esattamente un mese fa. In quattro partite Serse Cosmi ha ottenuto soltanto 3 punti battendo il Torino. Dopo il 5 a 1 rimediato a Bergamo dall’Atalanta alla prima, l’allenatore sembra essere ugualmente riuscito, in poche settimane di lavoro, a dare ai suoi calciatori una mentalità diversa. La squadra calabrese è già apparsa più vogliosa e convinta dei propri mezzi e, anche nelle sconfitte contro Lazio e Bologna, è riuscita a mettere in difficoltà gli avversari fino al novantesimo. Il Crotone scenderà oggi in campo senza avere quindi nulla da perdere e per giocarsi le ultime residue possibilità di ottenere la permanenza in massima serie.

Grinta e passione

Da una parte Gattuso, dall’altra Cosmi. Due allenatori simili. Sanguigni, schietti, sinceri, che in carriera non le hanno mai mandate a dire. Non è la prima volta che si incrociano in panchina. È già successo ai tempi della B quando guidavano rispettivamente Pisa e Trapani. E poi lo scorso anno quando il Perugia, appena ingaggiato Cosmi, venne battuto 2 a 0 dal Napoli, con una doppietta di Insigne nell’ormai ex San Paolo, nella gara valevole per gli ottavi di finale di Coppa Italia. Ma stasera il Crotone di Cosmi, che stuzzicato ha accettato di provare a fare il miracolo, venderà cara la pelle. Come non ricordare il suo quadriennio alla guida del Perugia, agli inizi degli anni 2000, in cui lanciò alcuni giovani come Materazzi e Grosso, poi campioni del mondo nel 2006, e dove conquistò per tre volte la salvezza riuscendo anche a portare la società, dell’allora presidente Gaucci, con la vittoria dell’Intertoto, in Europa. Dopo aver sfiorato la salvezza con il Lecce nel 2012, Cosmi è poi nuovamente tornato alla ribalta in serie B. Prima con il Trapani, portato in finale playoff, persa contro il Pescara, e poi con l’Ascoli, squadra presa in corsa e portata ad una miracolosa salvezza nella stagione 2017/2018 con 32 punti in 25 partite.

Gli uomini chiave

In vista della sfida alla Juventus, Gattuso oggi non dovrebbe rischiare Lozano dal primo minuto. Il messicano è anche diffidato e, visto il periodo particolarmente roseo di Politano, è probabile che il tecnico si affidi ancora a lui sulla corsia offensiva di destra. In difesa assenti Koulibaly, squalificato, e Rrahmani, ancora infortunato. A centrocampo uno fra Demme e Ruiz, entrambi diffidati, potrebbe rifiatare in luogo di Bakayoko. Nelle file del Crotone non dovrebbero riuscire a recuperare dai rispettivi infortuni i tre ex “napoletani” Luperto, Cigarini ed Ounas. Cosmi dovrà rinunciare in mezzo al campo anche a Petriccione, squalificato, sostituendolo probabilmente con Molina ed avanzando Messias dietro le punte in un 3-4-1-2 offensivo. Il tecnico perugino confida nella verve sotto porta di Simy, cannoniere più prolifico della storia dei calabresi, già a quota 13 in classifica marcatori in questa stagione ed in gol sei volte nelle ultime quattro partite.

I precedenti

Quello di oggi sarà il decimo confronto fra Napoli e Crotone. Una storia recente, cominciata nel 2001, che vede i campani in netto vantaggio sui calabresi. 7 vittorie azzurre, 1 pareggio, nel campionato di Serie B stagione 2001/2002, ed 1 sola vittoria rossoblù, sempre in B nel 2007. L’ultima vittoria del Napoli in casa, nonché ultima panchina azzurra di Sarri, risale al 20/05/2018, quando gli azzurri si imposero per 2 a 1 condannando alla B i calabresi. Nella sfida d’andata quest’anno il Napoli si è imposto per 0 a 4 allo Scida di Crotone con i gol di Insigne, Lozano, Demme e Petagna.

pubblicato su Napoli n.36 del 03 aprile 2021

Ultime chiamate rossonere e azzurre

Ultime chiamate rossonere e azzurre

L’ANALISI

Ultime chiamate rossonerazzurre

Napoli e Milan dovranno giocare le partite che mancano con un solo imperativo: conquistare ogni domenica i tre punti

di Bruno Marchionibus

Napoli: mal di trasferta

Nell’epoca Covid, con gli stadi chiusi al pubblico, il fattore campo dovrebbe inevitabilmente contare meno del solito. Eppure, statistiche dell’ultimo periodo alla mano, il Napoli di Rino Gattuso da metà gennaio in poi ha sofferto particolarmente lontano dal Maradona. Se nell’ex San Paolo, infatti, Insigne e compagni hanno ritrovato una certa continuità di risultati, che era mancata invece nella prima fase del torneo, è in trasferta che la squadra azzurra ha collezionato un solo punto nelle ultime quattro uscite (il pareggio a Sassuolo giunto dopo le tre sconfitte con Verona, Genoa e Atalanta). Dato curioso, questo, considerando come, al contrario, fino alla sconfitta di dicembre con l’Inter i partenopei fuori casa avevano avuto un rendimento praticamente perfetto.
Ora, però, con le residue possibilità di rincorrere il treno per il quarto posto appese ad un filo, la squadra napoletana non può più permettersi un’alternanza di risultati così evidente. I ragazzi di Gattuso dovranno sì fare in modo che Fuorigrotta resti un fortino inespugnabile, ma anche tornare a fare punti lontano da casa come nei primi mesi di questa annata, a cominciare già dalla sfida delicatissima con il Milan, che inaugurerà il trittico terribile di gare contro rossoneri, Juve e Roma.

Milan: i cugini in fuga

Situazione particolare quella in casa Milan: dopo essere stati in testa alla classifica per più di un girone, di fatti, gli uomini di Pioli sono incappati in una serie negativa di risultati, tra cui la sconfitta per 3 a 0 nel derby, e si sono visti superare e distanziare proprio dai cugini interisti. La rimonta su Lukaku e soci, realisticamente, appare molto complessa, ma i tifosi del Diavolo non vogliono darsi ancora per vinti e vedono senza dubbio nella sfida al Napoli una delle ultime possibilità per rientrare nella lotta al vertice.
Anche qualora l’Inter non rallentasse il passo, ad ogni modo, la partita del Meazza contro gli azzurri assume un valore parimenti fondamentale; in una stagione come quella in corso, in cui la classifica è estremamente corta e le pretendenti ai primi quattro posti sono molteplici, passare dalla testa della graduatoria a posizioni fuori dalle primissime è tutt’altro che impossibile. Il Milan, dunque, ha necessità di guardare non solo avanti, ma anche alle proprie spalle, e mettere quanto prima un solco importante tra sé e le inseguitrici, garantendosi così quanto meno la qualificazione alla prossima Champions League.

LA PRESENTAZIONE

Gattuso sfida il suo passato

In una partita ricca di qualità saranno i particolari a fare la differenza e a far pendere la bilancia in favore di azzurri o rossoneri

Gattuso torna a casa

Sarà senza dubbio una partita speciale per Rino Gattuso, che affronterà col suo Napoli, per la prima volta a San Siro da tecnico avversario, i colori che hanno accompagnato prima la quasi totalità della sua carriera da calciatore e poi la sua prima esperienza sulla panchina di una big da allenatore. Il mister calabrese ha sempre ammesso di considerare il mondo Milan casa sua, e difficilmente potrebbe essere diversamente dopo tredici stagioni da calciatore in maglia rossonera, ed una qualificazione Champions sfiorata come guida tecnica della squadra. La situazione del Napoli attuale, però, non lascia spazio a nessun tipo di sentimentalismo; gli azzurri hanno un disperato bisogno di punti per dare un senso alla parte finale della stagione, e toccherà proprio a Gattuso provare a dare un dispiacere ai suoi ex tifosi, che mai lo hanno dimenticato.

Confronti a tutto campo

Dalla difesa fino all’attacco, Milan-Napoli vedrà tanti confronti interessanti catturare l’attenzione in mezzo al campo. Nelle rispettive retroguardie, Koulibaly e Romagnoli avranno senza dubbio voglia di essere protagonisti; Kalidou ha il compito di restituire con la sua presenza sicurezza e stabilità alla difesa partenopea, nonché di farsi perdonare l’ingenua espulsione subita col Benevento, mentre il capitano rossonero vorrà certamente mettere a zittire qualche critica di troppo subita nell’ultimo periodo, anche in vista degli Europei di cui punta ad essere partecipe.
In mezzo al campo, poi, gli uomini più in vista delle due squadre saranno Kessie da una parte, centrocampista goleador grazie ai tanti rigori realizzati, e Fabian dall’altra, rientrato molto bene dopo l’assenza dai campi dovuta al Covid. In attacco, infine, gli schieramenti di azzurri e rossoneri dipenderanno molto dalle condizioni di Osimhen e Ibrahimovic, entrambi protagonisti di stagioni sfortunate dal punto di vista fisico.

Donnarumma-Meret: viva l’Italia!

Ma il confronto più suggestivo legato a Milan-Napoli è sicuramente quello tra i due principali portieri dell’ultima generazione di estremi difensori della scuola italiana: Donnarumma e Meret. Se Gigio, a Milano, è ormai titolare fisso da quando aveva sedici anni ed è diventato titolarissimo della Nazionale ed uno dei principali numeri uno a livello europeo, Alex, a Napoli, negli ultimi dodici mesi non ha avuto modo di trovare continuità a causa dell’alternanza tra lui ed Ospina. Certamente sarebbe bello vedere i due portieroni l’uno di fronte all’altro sul prato di San Siro; ad ogni modo, qualunque siano le scelte finali di Gattuso, l’esperienza Donnarumma dovrebbe essere da monito per tutto il mondo del calcio. L’unico modo per veder sbocciare ed affermarsi un talento, per quanto sia puro, è quello di lasciarlo giocare, crescere, e quando capita anche sbagliare.

I precedenti a San Siro

Quanto ai precedenti più recenti, la vittoria azzurra nella Scala del calcio manca dalla stagione 2016/17, quando Insigne e Callejon regalarono al Napoli il successo per 2 a 1. Lo stesso Insigne, l’anno prima, era stato grande protagonista di una delle prime goleade della gestione Sarri: 4 a 0 in casa del Milan con doppietta del Magnifico. Dopo di allora, su tre incontri tra le due compagini nel capoluogo lombardo, una vittoria rossonera e due pareggi, tra i quali quello che più fa male ricordare ai supporters partenopei è senza dubbio lo 0 a 0 dell’aprile 2018, quando un miracolo di Donnarumma su Milik all’ultimo secondo tolse ai campani due punti che sarebbero risultati poi decisivi nella lotta Scudetto.

pubblicato su Napoli n.35 del 13 marzo 2021

È arrivata l’ora di “espugnare” il Vigorito!

È arrivata l’ora di “espugnare” il Vigorito!

L’ANALISI

È ora di “espugnare” il Vigorito!

Il Benevento vuole tornare a conquistare tre punti fondamentali contro la Fiorentina tra le mura del proprio stadio

di Marco Boscia

Cambio di passo

Bisogna invertire il ruolino di marcia del 2021. Una sola vittoria, a inizio anno, arrivata in Sardegna contro il Cagliari. Poi 5 sconfitte e 5 pareggi. Bottino misero per chi vuole provare a raggiungere la salvezza. È il momento di prendersi i 3 punti fra le mura amiche! Lì dove il Benevento ci è riuscito solo 2 volte in stagione, contro Bologna e Genoa. A maggior ragione dopo un girone d’andata più che dignitoso ed aver sorpreso come squadra rivelazione del campionato. In quello di ritorno il Benevento sta difatti riscontrando le classiche difficoltà della neopromossa. L’undicesimo posto conquistato dopo le prime 19 gare appare solo un ricordo. I punti di distacco dalla terzultima si sono sensibilmente ridotti. E le altre nel frattempo non sono rimaste ferme a guardare. Il Torino ed il Cagliari stanno traendo giovamento dalle rispettive cure Nicola e Semplici, il Genoa sembra rinato con il solito Ballardini in panchina, l’Udinese ed il Bologna si sono risollevate dalle sabbie mobili che le avevano viste fermarsi più del dovuto in zone pericolose, lo Spezia di Italiano sta dimostrando di poter mettere in difficoltà qualsiasi avversario e la Fiorentina di Prandelli, fra alti e bassi, sta faticosamente cercando di risollevarsi. Proprio i viola saranno ospiti oggi pomeriggio alle 18.00 al Vigorito per uno degli anticipi della ventisettesima giornata di Serie A in quella che si preannuncia una sfida avvincente e che avrebbe meritato una cornice di pubblico importante.

Nel nome di Astori

Destino beffardo. Precisamente tre anni dopo la Fiorentina torna ad affrontare il Benevento, seppur al Vigorito. Difatti l’11 marzo 2018 la squadra viola si trovò costretta a scendere in campo all’Artemio Franchi di Firenze per un match, proprio contro la squadra campana, che non avrebbe mai voluto disputare. Una settimana prima, a Udine, la tragica scomparsa del suo capitano. Una morte che colpì l’intero mondo pallonaro e non solo. Da quel momento una maglia viola di Davide Astori, o azzurra della nazionale italiana, una sua immagine dal campo o una sua fotografia sono apparsi in tutti i locali di Firenze. Ed ogni domenica quando la Fiorentina scende in campo lo fa anche per il suo numero 13, sempre vivo nel cuore di chi continua a lottare sul rettangolo verde.

LA PRESENTAZIONE

Sfida salvezza

All’andata la spuntarono i sanniti. Oggi pomeriggio il Benevento incrocia nuovamente la Fiorentina per dare una sterzata al campionato

Esordio amaro

Prandelli torna sulla panchina della Fiorentina dopo 10 anni. Lì dove aveva lasciato uno splendido ricordo nel suo quinquennio, fatto di successi e di qualificazioni in Europa. Lo fa per sostituire Iachini. A Firenze lo accolgono a braccia aperte, solo virtualmente visto il periodo storico. Il debutto non è però quello sognato. È il 22 novembre 2020 ed in un Artemio Franchi deserto il tecnico di Orzinuovi vide le “streghe”. Difatti un Benevento roccioso, arcigno, operaio e coraggioso riuscì a spuntarla vincendo di misura ed ottenendo tre punti preziosi. Gli uomini di Inzaghi seppero vincere e soffrire sbloccando la partita soltanto ad inizio ripresa e conservando il vantaggio fino al termine della gara. Non fu forse una squadra bella da vedere ma, se vincere è l’unica cosa che conta, specialmente per una neopromossa in lotta per la salvezza, allora i sanniti seppero interpretare in maniera perfetta la loro parte, anche a discapito dello spettacolo, rendendo amaro l’esordio bis di Prandelli sulla panchina della Fiorentina.

I padroni di casa

Dopo un intero girone la situazione sembra però mutata. Gli uomini di Inzaghi arrivano alla delicata sfida di oggi dopo aver rischiato di perdere sette giorni fa contro lo Spezia nonostante l’iniziale vantaggio. Il punto guadagnato è comunque servito a muovere la classifica ma a pesare sull’andamento della sfida in Liguria sono state anche le assenze di Schiattarella ed Insigne, multati dalla società e puniti da Inzaghi per una lite furibonda in allenamento. Il tecnico piacentino dovrebbe poter contare anche sul loro apporto oggi per mettere alle corde una Fiorentina che, parimenti, non può permettersi altri passi falsi. Se in difesa Inzaghi spera nel recupero sulla fascia destra di almeno uno fra Depaoli e Letizia, per evitare di dover nuovamente adattare Improta nel ruolo di terzino, in attacco, dopo il gol e la buona prova offerta, il tecnico sembra orientato a confermare il ventiduenne argentino Gaich che dovrà vincere il ballottaggio con Lapadula per una maglia da titolare.

Gli ospiti

Quella che oggi arriva al Vigorito è una Fiorentina che, ad inizio stagione, mai si sarebbe aspettata di lottare per la salvezza. D’altronde quella viola è la squadra con il settimo monte ingaggi della Serie A. Significa che qualcosa è andato storto. La squadra del presidente Commisso sembra difatti contare più sulle individualità che sul collettivo. Il presidente viola, una volta ottenuta l’eventuale permanenza in massima serie, più che sul nuovo stadio, farebbe bene a concentrarsi sulla programmazione futura per cercare di dare un’identità precisa ad una squadra e ad una piazza che meriterebbero ben altri risultati. C’è però prima, come detto, da raggiungere l’obiettivo primario della salvezza. Per farlo Prandelli vuole cercare di vincere già oggi mandando i suoi in campo con l’ormai consueto 3-5-2. Pesante l’assenza di Castrovilli, ancora infortunato, che sarà sostituito probabilmente da Valero con Amrabat e Pulgar ai lati. Se a sinistra appare praticamente certa la presenza di Biraghi, sulla fascia di destra solito ballottaggio tra Venuti, Caceres e Malcuit. Ma per vincere servono i gol che il tecnico spera possano arrivare grazie al contributo del suo duo d’attacco, formato quasi certamente da Vlahovic e Ribéry, che torna in campo dopo aver saltato la sfida con il Parma della scorsa settimana per squalifica.

2 a 1 per i viola nei precedenti

Sono soltanto tre i precedenti fra le due compagini nella loro storia. I primi due nella stagione 2017/2018 alla prima apparizione dei sanniti in Serie A. Il 23 ottobre 2017 la Fiorentina si impose per 3-0 al Vigorito con i gol di Benassi, Babacar e Thereau, su rigore, condannando i padroni di casa alla nona sconfitta consecutiva dall’inizio di quel campionato. Al ritorno, l’11 marzo 2018, in un Artemio Franchi stracolmo per commemorare Davide Astori, fu Victor Hugo a regalare i 3 punti ai viola. Quest’anno, come detto, il Benevento è invece riuscito ad imporsi per 1 a 0 a Firenze nella sfida d’andata grazie al primo gol in Serie A di Riccardo Improta.

pubblicato su Napoli n. 35 del 13 marzo 2021