Corsari partenopei conquistano Genova

Corsari partenopei conquistano Genova

L’EDITORIALE

Corsari partenopei conquistano Genova

Il Napoli di Gattuso batte la Samp del gran signore Ranieri accettando l’agonismo imposto dai blucerchiati

di Giovanni Gaudiano

La battaglia di Genova è finita. Sì, perché di una battaglia più che una partita di calcio si è trattato.
Il Napoli ha battuto la Samp e rivede la parte sinistra della classifica. Era stata chiesta una prova di maturità e di continuità e la squadra allestita da Gattuso, pur non facendo la sua migliore partita e mostrando di avere ancora dei problemi da risolvere, ha portato a casa un risultato importante.
Al Napoli in questo momento manca ancora una gestione ottimale della palla soprattutto in uscita dalla difesa e della partita in generale. Servirà lavorare alacremente in settimana anche se l’importante impegno di Coppa Italia, dopo la gara interna con il Lecce, e poi quello di Champions limiteranno il tempo a disposizione. Servirà, inoltre, recuperare tutta la rosa e fare le scelte giuste nell’allestire le varie formazioni per mandare in campo una squadra dove prevalga soprattutto l’equilibrio. Gli effetti di una panchina più lunga si sono comunque già visti ieri sera quando Gattuso alla rimonta della Samp ha potuto rispondere mandando in campo Demme, Martens e Politano per portare a casa una vittoria che sembrava compromessa.

Qualche riflessione va fatta anche sulla squadra avversaria. Sarebbe utile per la Samp giocare sempre così, con la decisione e la cattiveria agonistica messa in campo contro il Napoli. La squadra di Claudio Ranieri, un gran signore che ha voluto chiedere scusa alla città di Napoli per i soliti cori dei tifosi doriani, si tirerebbe fuori dalle sabbie mobili della retrocessione rapidamente. Stessa riflessione vale per Quagliarella, un giocatore imprevedibile nonostante la sua età, che a Napoli conserva una marea di estimatori, al quale si potrebbe chiedere di dare sempre il massimo, come ieri sera, magari evitando un’irruenza inutile e fallosa che in qualche momento avrebbe meritato un intervento più deciso da parte dell’arbitro.
La partita va dunque in archivio, il Napoli ha allungato decisamente sulla zona calda della classifica e cercherà di fare capolino nei piani alti se verrà recuperata finalmente l’intera rosa. L’obiettivo sarà perseguibile soprattutto se la squadra riuscirà ad allungare il più possibile le positive fasi iniziali delle ultime partite e se la difesa, aiutata da un centrocampo più tetragono, eviterà di commettere i soliti errori che puntualmente significano gol troppo facili per gli avversari.

pubblicato il 04 febbraio 2020

I giudizi (semiseri) su Sampdoria-Napoli

I giudizi (semiseri) su Sampdoria-Napoli

GIUDIZI SEMISERI

I giudizi (semiseri) su Sampdoria-Napoli

Sono il primo a credere che si debbano mantenere buoni rapporti con gli ex, ma farli segnare tutti mi sembra un attimino esagerato

di Bruno Marchionibus

Milik: È avvantaggiato dal fatto che ce l’ho contro al fantacalcio, quindi scende in campo con la consapevolezza che almeno un gol lo segnerà. E poi, data la sua somiglianza con Schumacher, al Ferrari(s) non può che essere decisivo. Mette subito la propria firma sulla partita svettando tra la nebbia di un fumogeno e mettendo in pratica il “per vincere queste partite bisogna usare la testa”. Tutto fumogeno ma pure arrosto.

Elmas: Già in partenza è da apprezzare la coerenza di un ragazzo che è della Macedonia e si è presentato a Napoli proprio nella stagione in cui per un paio di mesi siamo stati alla frutta. Scende in campo con un taglio di capelli contrario a qualsiasi principio etico e morale, ma è bravissimo a siglare il 2 a 0 dagli sviluppi di un calcio d’angolo, cogliendo di sorpresa la difesa della Samp grazie alla maglia camouflage che strategicamente mimetizza i nostri col terreno di gioco. Camaleonte.

Quagliarella: Quando vede Napoli, si gasa come quando un toro vede rosso, o come quando ADL vede una plusvalenza. Gli si vuole bene come un parente che avrebbe voluto rimanere a Napoli tutta la vita ma che è stato costretto dagli eventi della vita ad emigrare, e lo si applaude come si applaude chi usa gli scarpini da calcio per creare arte, come fossero la tavolozza di un grande pittore. Fuoriclasse.

Lobotka: All’esordio in maglia azzurra con la Lazio in Coppa Italia era stato costretto a uscire dopo soli 20 minuti, a riprova che quando si tratta di prime volte la durata non può che essere limitata. Si riscatta a Marassi mettendo in mostra tutte le sue doti, e d’altronde ha tutto per integrarsi perfettamente con l’ambiente di Napoli: stessa nazionalità di Marek Hamsik, stessa attaccatura di capelli di Gigi D’Alessio. Il neomelodico di Bratislava.

Demme: Demme solo un minuto, un soffio di fiato, un attimo ancora. E se io con 37, 5 di febbre vedo la mia vita passarmi avanti agli occhi e faccio testamento, Diego reduce da influenza non solo entra in campo a maniche corte come fosse una tiepida sera primaverile, non solo rincorre qualsiasi sampdoriano gli capiti a tiro dimostrando di avere tanta birra, anzi tanta ‘nduja, in corpo, ma segna anche il gol del definitivo sorpasso. D’altra parte non può essere un caso che, da quando se ne è andato lui, in Germania il Red Bull Lipsia ha perso le ali. La febbre del lunedì sera.

Gabbiadini: Ha sempre avuto numeri importanti. Solo che, facendo di mestiere il calciatore e non la rubrica telefonica, questo non gli è bastato per sfondare in un top club. La serata del Ferraris per lui è comunque positiva; prima dà l’avvio all’azione del 2 a 2 di Ramirez (poi annullato dal VAR) provando a replicare la “Mano(lo) de Dios”, poi regala un sorriso alla propria curva (ma non a se stesso) siglando il momentaneo pareggio (quello valido) dal dischetto. Talento inespresso (e inespressivo).

Mertens: Siamo al centodiciannovesimo Ciro, una roba che nemmeno nei Gran Premi della Formula 1. Dimostra di avere una capacità di regalare gioie appena compare che solamente Babbo Natale coi bambini la sera del 24 dicembre. E se il mese scorso Ciro l’Immortale è resuscitato nei cinema di tutta Italia, ieri sera è riapparso sul prato verde di Marassi. Vai Cirù, piensace tu.

pubblicato il 04 febbraio 2020

Azzurri a Marassi per tornare a vincere

Azzurri a Marassi per tornare a vincere

LA PRESENTAZIONE

Azzurri a Marassi per tornare a vincere

Il Napoli vuole tornare a battere la Sampdoria dell’ex rimpianto Quagliarella a Genova dopo il 3 a 0 subito lo scorso anno

di Marco Boscia

Una vittoria fondamentale

Vittoria indispensabile per la classifica di entrambe le squadre: la Samp per allontanarsi dalla zona calda, il Napoli per rilanciarsi e vendicare i 3 gol incassati lo scorso anno dai blucerchiati. Rispetto a quella gara, la sfida di oggi è completamente diversa: quella arrivava ad inizio campionato e ci sarebbe ancora stato tempo per rimediare, questa invece, valevole per la ventiduesima giornata di campionato, arriva in un momento della stagione in cui ogni sconfitta può essere fatale. Gennaro Gattuso, per tornare con i 3 punti da Marassi, si affiderà quasi certamente ancora una volta alla vena realizzativa di Arkadiusz Milik, uno dei pochi a salvarsi nella travagliata stagione del Napoli. Claudio Ranieri, invece, punterà probabilmente sul duo d’attacco formato da Manolo Gabbiadini e Fabio Quagliarella, entrambi con un passato nelle file del Napoli.

Napoli nel cuore

Natio di Castellammare di Stabia, una sola maglia sognata fin dall’infanzia e l’emozione di riuscire finalmente ad indossarla nell’estate del 2009. Fabio Quagliarella arrivò all’ombra del Vesuvio fra l’entusiasmo della gente di Napoli, con la possibilità di poter giocare nella squadra per cui faceva il tifo fin da piccolo. Un sogno durato però troppo poco. Una sola stagione, condita da 11 reti in 34 presenze, e l’attaccante fu ceduto alla Juventus, contro la sua volontà, ed accusato per questo di tradimento da chi lo aveva eletto, in così poco tempo, capopopolo. L’amara e triste verità fu resa di dominio pubblico soltanto molti anni più tardi, e fu lo stesso Quagliarella ad avere il coraggio di raccontarla nel 2017, quando spiegò le assurde ragioni che lo avevano costretto a lasciare la squadra e la città che amava più d’ogni altra cosa al mondo. Napoli gli è rimasta nel cuore e da quel giorno, se avesse potuto, non sarebbe mai più sceso in campo contro gli azzurri, né con la Juventus né poi col Torino e la Samp. Ma da grande professionista ha sempre onorato tutte le maglie indossate, e pur amando a dismisura Napoli ed i napoletani ha incrociato spesso gli azzurri, segnando anche gol di pregevole fattura, in ultimo quello della passata stagione di tacco, rete con cui al gran galà del calcio ha vinto il premio di “gol dell’anno”.

Un signore del calcio

Claudio Ranieri, ex calciatore, è poi diventato un allenatore di successo: messosi in mostra sulla panchina del Cagliari con una doppia promozione dalla C1 alla A alla fine degli anni ’80, ha allenato Napoli e Fiorentina prima di trasferirsi in Spagna per sedere sulle panchine di Valencia ed Atletico Madrid, e quindi in Inghilterra su quella del Chelsea. Ritornato in patria nel 2007 sulla panchina del Parma, ha poi allenato Juventus, Roma ed Inter. La conquista della Premier League con il Leicester nel 2016 ed il conseguente titolo FIFA di allenatore dell’anno, i punti più alti della sua carriera. Nantes, Fulham e Roma piccole parentesi prima della Sampdoria, sfida accettata con la solita caparbietà unita alla sua innata eleganza. È subentrato ad Eusebio Di Francesco, come accaduto lo scorso anno alla Roma, il 20 ottobre 2019, prendendo in mano una squadra che fino a quel momento aveva vinto una sola partita in sette giornate. Fra alti e bassi ha saputo sistemare la classifica dei blucerchiati che affrontano adesso il campionato risollevati ma con la consapevolezza di non essere ancora usciti dalle “sabbie mobili” della zona retrocessione.

pubblicato il 03 febbraio 2020

Quagliarella e la sua storia napoletana

Quagliarella e la sua storia napoletana

L’AVVERSARIO

Quagliarella e la sua storia napoletana

Auguri di buon compleanno all’attaccante campano, prossimo avversario del Napoli ma sempre innamorato della sua terra

di Lorenzo Gaudiano

«Fu bellissimo ed emozionante il mio primo ingresso al San Paolo. Guardavo la partita ma tutto il contesto mi affascinava: i tifosi, i colori, il prato e le maglie. Mi soffermavo con attenzione sui volti, sulle espressioni che la gente faceva ad ogni azione. Non posso dimenticarle. Tra l’altro ai miei tempi c’era soltanto “90° minuto” e bisognava aspettare le sei del pomeriggio per vedere i gol, una cosa inevitabilmente fredda. Quando si andava allo stadio invece, era tutto un susseguirsi di emozioni».
Dagli spalti al campo, da spettatore appassionato a protagonista sul terreno di gioco con la maglia azzurra, un sogno diventato realtà che non ha avuto però la durata che tutti si aspettavano, compreso lo stesso Fabio Quagliarella. Nel 2009 sia per il calciatore stabiese che per la tifoseria partenopea cominciò una favola, che si tramutò nel più brutto degli incubi al termine della stagione: il passaggio alla Juventus. Fu un addio inaspettato, silenzioso, privo di una spiegazione convincente che aiutasse a comprendere le ragioni del trasferimento alla squadra rivale e maggiormente invisa al popolo napoletano. A distanza di anni, dopo la sentenza di condanna a Raffaele Piccolo, ex ispettore informatico della Polizia Postale diventato stalker di Quagliarella e tante altre vittime, lo stabiese ha ritrovato la giusta serenità per continuare la sua carriera, che sta vivendo nonostante i 37 anni come una nuova giovinezza. Beniamino ora della tifoseria doriana con la maglia della Sampdoria nel cuore, oggi Fabio calcherà nuovamente da avversario il prato del San Paolo circondato comunque dalla passione e dal calore del pubblico partenopeo, solidale con lui una volta appresi i fatti ed al tempo stesso non più ferito da quello che si pensava fosse il peggiore dei tradimenti.

Lontano da casa

«A cinque anni il mio vicino di casa, che aveva una squadra di calcio, il giorno del mio compleanno disse a mia madre: “Lo porto un po’ al campo con me”. Da quel momento non ho più smesso, continuando a giocare nell’associazione parrocchiale Annunziatella».
La storia di Fabio comincia a Castellammare, una rotta marittima di prestigio insieme a tutte le città della costa partenopea, bagnate da un mare che sin dai secoli più lontani ha rappresentato un importante vettore commerciale e in epoca più recente ha favorito la diffusione dello sport più bello al mondo in Campania. Come i viaggiatori inglesi, che hanno esportato il calcio un po’ dovunque, Quagliarella ha ereditato questa curiosità verso il mondo esterno, un desiderio irrefrenabile di uscire dai propri confini per affacciarsi su un orizzonte nuovo senza alcuna paura e con la propria patria sempre nel cuore. A dieci anni le giovanili del Torino, lontano dalla propria casa e dai propri genitori Vittorio e Susanna. Il papà lo raggiungeva nei fine settimana per averlo vicino e sostenerlo nella sua formazione, la mamma lo chiamava più di una volta al giorno per essere sicura che tutto procedesse bene. Poi Firenze, Chieti, Ascoli, Genova e Udine, un bel giro insomma, prima di fare ritorno in patria, nella sua Napoli, sempre pronta a riabbracciare i suoi tanti figli in cerca di fortuna lontano ma con il desiderio mai sopito di ricongiungersi con la propria terra.

Audentes fortuna iuvat

«Oggi vedo poco istinto negli attaccanti. Io sono il tipo che, se deve fare una rovesciata o un tiro al volo, non ci pensa due volte. Se sbaglio, amen. Vedo tanti che invece sono sempre preoccupati da quello che possono dire gli altri».
Di gol straordinari Quagliarella ne ha messi a segno tanti, anche contro la squadra azzurra. La sforbiciata dal limite dell’area in Napoli-Udinese con la maglia bianconera, il tacco volante lo scorso anno in Samp-Napoli sono soltanto alcune delle sue prodezze, frutto di un estro che non si è lasciato mai limitare dai vincoli della tattica o dalla paura di incappare in un errore. Con la sua fantasia, la sua spregiudicatezza e la sua audacia avrebbe potuto lasciare un segno diverso a Napoli, essere un leader come i vari Cannavaro, Hamsik ed Insigne e il trascinatore di una piazza che dai calciatori campani esige molto ma al tempo stesso sa regalare tanto calore e tanto amore. Fabio e la sua Napoli si ricongiungeranno lunedì allo stadio Luigi Ferraris e su di lui ci sarà la maglia della Sampdoria. Per 90’ saranno avversari ma al fischio finale si riabbracceranno, come se non si fossero mai separati.

pubblicato su Napoli n.14 del 14 settembre 2019