NapoliCittàLibro comincia. Buon Salone a tutti!

NapoliCittàLibro comincia. Buon Salone a tutti!

SEGNALIBRO

NapoliCittàLibro comincia. Buon Salone a tutti!

Oggi nella splendida cornice di Palazzo Reale è una giornata di festa e lo sarà fino a domenica. Tutti i cittadini sono invitati

di Lorenzo Gaudiano

Oggi è una giornata di festa. Lo sarà fino a domenica. E tutti i cittadini napoletani, in una cornice che non poteva essere più storica, splendida ed affascinante di quella offerta da una sede come Palazzo Reale, sono invitati a festeggiare, esultare per l’inizio di una manifestazione culturale che arricchisce ulteriormente il prestigio del capoluogo partenopeo, condividere insieme a tutti gli editori del nostro territorio e provenienti da tutta Italia una gioia immensa, perché NapoliCittàLibro è ritornato a vedere la luce, lasciandosi alle spalle l’interruzione dello scorso anno, tutte le difficoltà organizzative attraversate in questi mesi in cui si è fatto veramente di tutto per mantenere in vita quest’iniziativa.
È grazie ai soci fondatori che questa festa può avere inizio. È merito loro se Napoli anche quest’anno potrà offrire un’occasione di confronto culturale ai lettori con tutti gli operatori del settore editoriale per arricchire il proprio bagaglio di conoscenze, esplorare aspetti legati al mondo del libro che non si possono apprendere semplicemente comprandoli dagli scaffali della libreria, comprendere sfumature delle pagine stesse ascoltando le parole dell’autore, dell’editore che ha consentito a quell’autore di vedere pubblicato il proprio testo. Ed è proprio agli organizzatori, Alessandro Polidoro, Diego Guida e Rosario Bianco a cui va aggiunto come socio fondatore il direttore del Centro Produzione della Rai Antonio Parlati, che deve essere rivolto un grazie sentito per aver contribuito alla diffusione dell’immagine più bella che la città possa offrire ai propri figli ed al resto della Penisola, aver permesso alla cultura l’opportunità di far valere la propria forza, trionfare ancora una volta.
Protagonista sarà appunto il libro. Diceva Sciascia che «il libro è una cosa: lo si può mettere su un tavolo e guardarlo soltanto, ma se lo apri e leggi diventa un mondo». Nei porticati di accesso al museo di Palazzo Reale e nel Cortile d’onore saranno più di 90 i mondi da esplorare con gli stand degli editori pronti a mettere in esposizione i propri libri. Una festa anche per loro, che finalmente stanno ritrovando le opportunità di incontro con il pubblico di lettori, dopo un anno e mezzo in cui il mondo editoriale si è ritrovato a dover affrontare una rapida trasformazione, adeguarsi al progresso dei tempi, alla nuova situazione che ha colpito l’intera popolazione, sfruttare tutti gli strumenti possibili per tirare avanti, sopravvivere, non mollare la presa. Fortunatamente il peggio sta passando per loro, come per tutti. E questo Salone è la prima occasione aperta al pubblico per poter condividere la soddisfazione, dare sfogo all’entusiasmo, diffondere un ulteriore messaggio di speranza e fiducia per il futuro.

Quindi bisogna festeggiare. E bisogna farlo anche per l’uomo presente sulla copertina di questo numero speciale dedicato al Salone del Libro partenopeo. Luis Sepùlveda con la sua produzione letteraria, giornalistica, le sue interviste, il suo impegno politico-sociale resterà per sempre impresso nei cuori di tutti. Sarebbe stato bello che, come previsto, ad aprire questa terza edizione fosse proprio lui, con il suo accento spagnolo, la sua abilità a proporre metafore pensate da un momento all’altro in grado di spiegare la realtà e trasmettere concetti talmente forti da rimanere impressi, il suo spirito a volte sarcastico e a tratti anche malinconico, che si può dire lo accomunasse a noi napoletani.
La commemorazione prevista all’inaugurazione era un atto più che dovuto che mira ad essere anche simbolico. Dopo tanto dolore, è arrivato il momento di ripartire dall’attimo in cui la vita di tutti si è interrotta. Sepùlveda non c’è più, molti altri sono venuti a mancare, ma l’esistenza deve andare avanti, perché c’è davvero tanto da fare.
L’autore cileno diceva di sognare «un futuro in pace, di amicizia, un futuro senza la minaccia costante di chi è il più forte. Forse è un futuro utopico ma io credo che questa utopia sia possibile». Ebbene sì, lo è. A condizione che la cultura venga valorizzata, primeggi a dispetto di altre cose considerate più importanti dalle istituzioni, rinforzi ancora di più le proprie radici aprendosi a tutti i ceti sociali, interessando un pubblico sempre maggiore, cancellando tutti i tipi di differenze, così da poterne uscire sempre più arricchiti e migliori di quello che si potrebbe già essere. Anche perché, come diceva Pier Paolo Pasolini, «puoi leggere, leggere, leggere, che è la cosa più bella che si possa fare in gioventù: e piano piano ti sentirai arricchire dentro, sentirai formarsi dentro di te quell’esperienza speciale che è la cultura».
Anche la nostra rivista ha sposato questa missione e sarà lì tra le vostre mani per festeggiare insieme a voi organizzatori, editori e lettori, esservi di compagnia tra i vari stand ed omaggiare con orgoglio e soddisfazione un altro grande successo della nostra città.
Quindi non ci resta che augurare un buon Salone a tutti!

pubblicato su Napoli n. 42 del 1 luglio 2021

Il Salone del libro partenopeo sta per cominciare

Il Salone del libro partenopeo sta per cominciare

Diego Guida

L’EDITORE

Il Salone del libro partenopeo sta per cominciare

Diego Guida racconta l’emozione, la soddisfazione, l’attesa per la fiera soprattutto quanto mancherà la presenza di Sepùlveda”

di Lorenzo Gaudiano

Pochi giorni al 1° luglio e l’attesa per la terza edizione di NapoliCittàLibro cresce sempre di più. Una data simbolica, che coincide con la possibilità decretata dal governo nazionale di riaprire al pubblico le fiere. Una location storica, prestigiosa e bellissima come Palazzo Reale dove gli ampi spazi aperti e le sale destinate agli eventi sono pronti ad acquistare una vitalità nuova, ad offrire sia agli espositori che agli utenti un assaggio di normalità perduta e prossima a padroneggiare nuovamente le vite di tutti, sempre con pazienza e naturalmente con grande cautela. E il libro, protagonista indiscusso del primo salone a riaprire in battenti in Italia, ultimo baluardo di una cultura destinata a sopravvivere per sempre ed edenico rifugio durante la reclusione forzata vissuta con la paura di un serpeggiante nemico invisibile pronto a colpire in qualunque momento.
La fiera costituirà un’occasione, oltre che di grande interesse dal punto di vista culturale, di festa ed immensa gioia, un primo passo verso la riconquista di quello che concerne la natura sociale di tutti gli esseri umani, uno spiraglio di luce che si spera nel più breve tempo possibile possa diventare un bagliore invasivo, accecante. E le parole appunto di uno dei soci fondatori, Diego Guida, trasmettono una grande emozione ed una smisurata soddisfazione per un evento che nobilita la nostra città a partire proprio dal campo dell’editoria.

A pochi giorni dalla fiera qual è l’emozione prevalente?

«Siamo davvero entusiasti. Il 1° luglio sarà anche una data simbolica, perché l’inaugurazione della fiera coinciderà con il primo giorno utile decretato dal Governo per la riapertura delle fiere al pubblico. Napoli sarà la prima città in Italia ad ospitare un evento simile legato al mondo del libro, confermando la sua posizione di prestigio tra i saloni più importanti sostenuti dalla rete internazionale ALDUS».

Ci sono stati momenti in cui è prevalsa la paura che ci sarebbe voluto più tempo per rivedere di nuovo il Salone in Campania?

«Purtroppo sì. Sicuramente avere più tempo a disposizione sarebbe stato l’ideale per organizzare ancora meglio questa fiera, ma è anche vero che questo periodo è il migliore possibile. Se avessimo pensato a rinviarla dopo l’estate, saremmo entrati in un vortice di altre manifestazioni culturali e promozionali del libro. Vogliamo che il nostro salone rappresenti un ritorno alla normalità, sperando si possa non dico cantare vittoria contro il virus ma almeno recuperare i propri spazi personali e sociali».

Dato il suo grande patrimonio artistico e culturale, quanto è importante per Napoli eccellere con una sua fiera anche nel campo dell’editoria?

«È fondamentale soprattutto per la rinascita della nostra stessa città dopo un periodo di grande crisi tra riduzioni di finanziamenti e pandemia, per far capire quanto sia importante la cultura per la crescita sociale del territorio».

Palazzo Reale è la location di questa edizione. Si può dire sia stata anche una scelta simbolica: il cuore del centro storico di Napoli che si offre ad una manifestazione che esalta la filiera del libro, la sua tradizione ma anche la sua apertura all’innovazione?

«Sicuramente. L’entusiasmo e la disponibilità del direttore Epifani ci dimostrano che le grandi realtà nel nostro territorio sono pronte non solo ad accoglierci ma anche a collaborare per offrire un’immagine diversa e di grande qualità della nostra città. Se aggiungiamo che una serie di persone che stiamo invitando hanno il piacere di tornare a Napoli e riscoprirla dopo anni di lontananza siamo davvero sulla buona strada. Inoltre abbiamo lanciato un bando per volontari pronti ad aiutarci nell’accoglienza e nella gestione dei vari eventi previsti, che avranno l’occasione di impegnarsi in attività che potrebbero diventare la loro professione un giorno».

Quanto mancherà Sepùlveda?

«Moltissimo. Ho previsto per la cerimonia di apertura che si terrà al Teatro di Corte alle ore 11 una piccola commemorazione a lui dedicata, di intesa con la casa editrice Guanda, proprietaria dei diritti di traduzione per l’Italia dei testi del poeta cileno. Sepùlveda aveva preparato una sorta di inno alla libreria, affinché continui a rappresentare una delle principali promotrici della crescita culturale dei vari Paesi. In questo caso il suo intervento da noi conservato contribuirà anche a dare il segnale che il significato culturale del libro, oltre a tramandare ai posteri determinati valori ed idee, ha la forza di superare anche la vita terrena».

Quindi che funzione può avere il libro in un mondo che con il progresso dell’umanità sviluppa strumenti diversi?

«Il libro resterà il vettore per la libera circolazione delle idee. Le innovazioni tecnologiche sono preziose, ma l’importante è che siano sempre al servizio della realizzazione del prodotto cartaceo».

Per chiudere, una riflessione sul tema di questa terza edizione che è “Passaggi”.

«Rispetto a quello che abbiamo pensato per l’anno scorso il tema sarà aggiornato sulla base di quanto ci è accaduto. Abbiamo voluto intestare le sale che ospiteranno gli eventi culturali alle isole Covid free del nostro golfo, perché non si intenda soltanto il passaggio della cultura che arriva tramite il mare e il mondo esterno in città e passa al resto dell’entroterra, ma anche il transito dalla reclusione forzata alla vita ordinaria».

pubblicato su Napoli n.41 del 26 giugno 2021

Rosario Bianco e Alessandro Polidoro parlano di NapoliCittàLibro

Rosario Bianco e Alessandro Polidoro parlano di NapoliCittàLibro

IL SALONE DEL LIBRO PARTENOPEO

Rosario Bianco e Alessandro Polidoro parlano di NapoliCittàLibro

Dal 1 al 4 luglio a Palazzo Reale si terrà la terza edizione della fiera del libro rinviata lo scorso anno a causa del Covid

di Lorenzo Gaudiano

Lo scorso anno a causa della diffusione del virus si arrivò alla decisione di rinviare la terza edizione di NapoliCittàLibro. Un brutto smacco da parte del sogghignante nemico invisibile ad un settore economico che, come tutti gli altri, ha pagato a caro prezzo l’assenza di un evento importante naturalmente non soltanto per la città di Napoli ma soprattutto per tutta la filiera produttiva del libro stesso in quanto patrimonio di valori e conoscenze da difendere da una parte, strumento di vita e anche di guadagno dall’altra.
Oggi pare che finalmente il peggio stia passando ed il settore dell’editoria, che in questo anno e mezzo ha saputo comunque andare avanti adattandosi alla situazione, può guardare non solo con speranza ma con grandissima fiducia ed attesa a questa terza edizione che si terrà a Palazzo Reale dal 1 al 4 luglio.
Chi meglio dei rappresentanti di due delle case editrici che hanno dato vita a questa fiera, Rosario Bianco per la Rogiosi Editore e Alessandro Polidoro per la Alessandro Polidoro Editore, poteva raccontarci del prossimo evento riguardante la città, delle emozioni suscitate dalla sua organizzazione e di una location scelta non solo per motivi di sicurezza ma anche per una chiara ragione simbolica.

Manca pochissimo a NapoliCittàLibro, a quanto pare il primo appuntamento in Italia dedicato all’editoria che riapre al pubblico. Qual è l’emozione prevalente visto che le vostre case editrici sono tra i soci fondatori?

Bianco: «Sicuramente a prevalere è l’emozione di rivivere la normalità del confronto con il lettore curioso e dell’interlocuzione con i tanti colleghi provenienti dal resto del Paese e coinvolti da un evento così importante».

Polidoro: «Senza dubbio l’attesa, che cresce a mano a mano che ci avviciniamo alla data di inizio della fiera. Stiamo lavorando tutti insieme molto alacremente, con la Regione Campania e Scabec oltre agli altri partner, per organizzare questa terza edizione del Salone del libro. Forte è l’emozione ma anche il senso di responsabilità verso il primo evento di questo genere in Italia all’aperto».

Quanto è stato difficile a causa della situazione che stiamo vivendo organizzare quest’evento? Ci sono stati momenti in cui è prevalsa la paura che ci sarebbe voluto più tempo per rivedere di nuovo il Salone in Campania?

Bianco: «Sì. Per questo abbiamo rinviato più volte la data. È stato faticoso ma alla fine l’abbiamo trovata, anche se non era per nulla facile organizzare un evento del genere dove gli espositori saranno un po’ meno di quelli che un’occasione simile avrebbe potuto configurare. Siamo arrivati comunque a 100 standisti e non possiamo lamentarci. Grazie a tutti i nostri eccezionali partner, alla nostra buona volontà e ad una collaborazione ormai collaudata, così come al Direttore di Palazzo Reale (Mario Epifani ndr), persona straordinaria e disponibile, tutto è stato superato in virtù del fatto che c’era tanta volontà di organizzare quest’edizione».

Polidoro: «La paura ci ha sempre accompagnato in questi mesi, anche se abbiamo comunque continuato a credere nell’organizzazione dell’evento e a lavorare sempre con grande speranza. Oggi i dati della pandemia sono più favorevoli, la campagna vaccinale continua con efficacia e sembra più vicina quella luce fuori dal tunnel che speriamo di vedere pienamente il 1 luglio».

Rosario Bianco
Palazzo Reale è la location scelta per questa edizione. Al di là dei motivi di sicurezza si può dire sia stata anche una scelta simbolica: il cuore del centro storico di Napoli che si offre ad una manifestazione che esalta il libro, la sua filiera, il suo valore culturale, la sua tradizione ma anche la sua apertura all’innovazione?

Bianco: «La location è stata scelta proprio per stare nel cuore pulsante di Napoli. La nostra intenzione è appunto quella di far vivere ai lettori, agli ospiti e ai colleghi del Nord la parte più bella della nostra città. Questo naturalmente comporta alcune difficoltà di carattere logistico e organizzativo, ma ci dà l’opportunità di garantire al centro di Napoli un evento affascinante e bello come quello del Salone del libro».

Polidoro: «Dal punto di vista simbolico è il cuore di Napoli che ritorna finalmente a battere dopo un anno e mezzo che la storia di certo non dimenticherà. È la riappropriazione da parte nostra della quotidianità perduta».

Protagonista quindi è il libro, ultimo baluardo di una cultura destinata comunque a sopravvivere per sempre. Che funzione può avere il libro in un mondo che con il progresso dell’umanità sviluppa strumenti ed interessi diversi?

Bianco: «Il libro è uno strumento di libertà, di evasione, di rilassamento, di aggiornamento culturale e per questo non sarà mai abbandonato. In un anno e mezzo è cresciuto il numero dei lettori in Italia. Sarà stata la costrizione in casa, ma si tratta sicuramente di un dato che conforta coloro che portano avanti un’attività come la nostra e organizzano un evento come il nostro».

Polidoro: «Abbiamo registrato in questi mesi una evidente controtendenza, ossia che il libro sta diventando sempre più parte della quotidianità delle famiglie. Le vendite sono in grande incremento, le case editrici sono sempre più organizzate e da oggi la cultura in generale ed il libro sono al centro del PNRR nazionale previsto dal Governo all’interno delle strategie di recupero e di valorizzazione di tutti i settori economici. La cultura quindi è al centro del motore anche economico della nazione, dell’Europa e di tutto il mondo».

Alessandro Polidoro

pubblicato su Napoli n.40 del 05 giugno 2021

Gli incontri notturni dei fantasmi del palazzo

Gli incontri notturni dei fantasmi del palazzo

STORIE E LEGGENDE

Gli incontri notturni dei fantasmi del palazzo

Re Ferdinando II di Napoli tentò di impedire il matrimonio di Carlo III con Penelope Smith

di Paola Parisi

Poteva mai esimersi Palazzo Reale dal possedere la sua leggenda e il suo fantasma? Ma anche no! Il protagonista assoluto della vicenda è Carlo III di Borbone, fratello di Re Ferdinando II di Napoli, il quale tentò invano di impedire il matrimonio di Carlo con Penelope Smith, una giovane turista irlandese trovatasi in vacanza in città. Le ragioni del cuore ebbero la meglio sulla ragion di stato e nonostante i divieti di re Ferdinando, molto ferrei al riguardo, egli sposò ugualmente la sua amata con una bella “fuitina” in piena regola che ahimè le costò molto cara ovvero la perdita di tutti i suoi averi e di tutti i suoi diritti nobiliari. Probabilmente all’epoca fu uno dei pochi principi a provare sulla propria pelle l’esperienza dei due cuori ed una capanna. Non vi sono episodi che riportano la qualità ed il tenore della loro vita quotidiana dal momento che la coppia era praticamente sul lastrico ma sappiamo però che il sacro fuoco della loro passione diede come frutto due figli i quali vissero anche loro senza privilegi.

Fin qui, beffardamente possiamo dedurre che i due piccioncini non se la passavano poi così male sotto un certo aspetto alla faccia del fratello! Il Principe, da allora, non mise più piede a palazzo (da vivo) ma si sbizzarrì buon ‘e meglio da morto vagando, di notte, tra le mura di esso urlando ed imprecando contro chi gli aveva tolto tutto… e non risulta difficile comprendere a chi erano rivolti gli epiteti e gli accidenti. A fare “compagnia” a Carlo III c’è la regina Maria Carolina di Borbone. Si dice che ella amava dare sontuose feste a cui partecipavano numerose teste coronate. Secondo voci di abitanti della zona, ancora oggi, passando di notte per le vie adiacenti al palazzo, si possono scorgere dalle finestre, le luci delle feste e le ombre degli ospiti danzanti. Or dunque, tra urla, balli canti epiteti e maledizioni chi avrà avuto la meglio? Si potrebbe, una di queste notti, chiedere alle otto statue dei Re che stanno piantonate là fuori. Visto ca stann senza fa’ nient, potrebbero quantomeno regolare il volume dello stereo di Maria Carolina e redarguire Carlo III ricordandogli: “Carlù… te piacev ‘a signurina eh”?

pubblicato su Napoli n.18 del 25 novembre 2019

Palazzo Reale e la Biblioteca Nazionale

Palazzo Reale e la Biblioteca Nazionale

STORIE E LEGGENDE

Palazzo Reale e la Biblioteca Nazionale

Progettato da Domenico Fontana, oggi è un grandioso monumento a disposizione dei napoletani

di Paola Parisi

La fondazione del Palazzo Reale di Napoli risale ai primi del ‘600 per volere del Viceré spagnolo Fernandez Ruiz de Castro con lo scopo di accogliere i sovrani in viaggio per l’Europa. Il progetto fu affidato all’architetto Domenico Fontana che si ispirò ai canoni tardo-rinascimentali. Sulla base di alcune colonne della facciata principale è incisa la sua firma. La facciata, in mattoni e piperno, si articola in tre ordini architettonici: tuscanico, ionico e poi corinzio nei piani superiori. La costruzione del Palazzo si protrasse per secoli e fu completata solo nel 1858 ad opera di Gaetano Genovese, ma il progetto è rimasto comunque fedele al disegno del Fontana. Esso si affaccia su Piazza del Plebiscito, uno dei simboli di Napoli. Dal 1919 l’Appartamento Reale al piano nobile è aperto al pubblico come “Appartamento Storico”. Dal 1923, inoltre, una parte del Palazzo ospita la prestigiosa Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III.

La fondazione della Biblioteca Nazionale di Napoli risale agli ultimi decenni del XVIII secolo, quando, in applicazione di un regio decreto, si cominciarono a collocare nel Palazzo degli Studi, oggi sede del Museo Archeologico, le raccolte librarie fino a quel momento conservate nella Reggia di Capodimonte. Tra queste la famosa libreria farnesiana che Carlo di Borbone, figlio ed erede di Elisabetta Farnese, aveva fatto trasportare nella nostra città nel 1734.
Dopo l’Unità d’Italia fu ulteriormente arricchita con dei manoscritti leopardiani di Antonio Ranieri e la biblioteca teatrale Lucchesi Palli. Nel 1910 fu annessa alla Biblioteca l’Officina dei Papiri Ercolanesi istituita da Carlo di Borbone al fine di custodire i papiri provenienti dagli scavi di Ercolano del 1752-1754. A cotanta ricchezza storico-culturale, si contrappone un profondo senso di tristezza in quanto a questo patrimonio letterario, non gli si dedica l’attenzione dovuta. I mezzi rapidi di divulgazione e di propaganda esistono ma con profondo rammarico si denota uno scarso interesse verso questi preziosi tesori cartacei che costituiscono la vera storia della nostra città. Alle nuove generazioni occorre urgentemente insegnare l’arte di annusare la carta stampata ed il rispetto per coloro che hanno dedicato la loro vita a mettere nero su bianco affinché Napoli sia portavoce di gloria e non di esempi negativi e vanagloriosi. Ergo, usiamo pure i social ma per fini nobili e facciamoci anche un selfie magari con un libro tra le mani e con una didascalia più consona, ovvero modificare il classico “semplicemente io” con un “semplicemente io… leggo” cosicché qualcuno potrà avere credito come influencer.

(Prima parte – continua)

pubblicato su Napoli n. 18 del 25 novembre 2019