Gli incontri notturni dei fantasmi del palazzo

Gli incontri notturni dei fantasmi del palazzo

STORIE E LEGGENDE

Gli incontri notturni dei fantasmi del palazzo

Re Ferdinando II di Napoli tentò di impedire il matrimonio di Carlo III con Penelope Smith

di Paola Parisi

Poteva mai esimersi Palazzo Reale dal possedere la sua leggenda e il suo fantasma? Ma anche no! Il protagonista assoluto della vicenda è Carlo III di Borbone, fratello di Re Ferdinando II di Napoli, il quale tentò invano di impedire il matrimonio di Carlo con Penelope Smith, una giovane turista irlandese trovatasi in vacanza in città. Le ragioni del cuore ebbero la meglio sulla ragion di stato e nonostante i divieti di re Ferdinando, molto ferrei al riguardo, egli sposò ugualmente la sua amata con una bella “fuitina” in piena regola che ahimè le costò molto cara ovvero la perdita di tutti i suoi averi e di tutti i suoi diritti nobiliari. Probabilmente all’epoca fu uno dei pochi principi a provare sulla propria pelle l’esperienza dei due cuori ed una capanna. Non vi sono episodi che riportano la qualità ed il tenore della loro vita quotidiana dal momento che la coppia era praticamente sul lastrico ma sappiamo però che il sacro fuoco della loro passione diede come frutto due figli i quali vissero anche loro senza privilegi.

Fin qui, beffardamente possiamo dedurre che i due piccioncini non se la passavano poi così male sotto un certo aspetto alla faccia del fratello! Il Principe, da allora, non mise più piede a palazzo (da vivo) ma si sbizzarrì buon ‘e meglio da morto vagando, di notte, tra le mura di esso urlando ed imprecando contro chi gli aveva tolto tutto… e non risulta difficile comprendere a chi erano rivolti gli epiteti e gli accidenti. A fare “compagnia” a Carlo III c’è la regina Maria Carolina di Borbone. Si dice che ella amava dare sontuose feste a cui partecipavano numerose teste coronate. Secondo voci di abitanti della zona, ancora oggi, passando di notte per le vie adiacenti al palazzo, si possono scorgere dalle finestre, le luci delle feste e le ombre degli ospiti danzanti. Or dunque, tra urla, balli canti epiteti e maledizioni chi avrà avuto la meglio? Si potrebbe, una di queste notti, chiedere alle otto statue dei Re che stanno piantonate là fuori. Visto ca stann senza fa’ nient, potrebbero quantomeno regolare il volume dello stereo di Maria Carolina e redarguire Carlo III ricordandogli: “Carlù… te piacev ‘a signurina eh”?

pubblicato su Napoli n.18 del 25 novembre 2019

Palazzo Reale e la Biblioteca Nazionale

Palazzo Reale e la Biblioteca Nazionale

STORIE E LEGGENDE

Palazzo Reale e la Biblioteca Nazionale

Progettato da Domenico Fontana, oggi è un grandioso monumento a disposizione dei napoletani

di Paola Parisi

La fondazione del Palazzo Reale di Napoli risale ai primi del ‘600 per volere del Viceré spagnolo Fernandez Ruiz de Castro con lo scopo di accogliere i sovrani in viaggio per l’Europa. Il progetto fu affidato all’architetto Domenico Fontana che si ispirò ai canoni tardo-rinascimentali. Sulla base di alcune colonne della facciata principale è incisa la sua firma. La facciata, in mattoni e piperno, si articola in tre ordini architettonici: tuscanico, ionico e poi corinzio nei piani superiori. La costruzione del Palazzo si protrasse per secoli e fu completata solo nel 1858 ad opera di Gaetano Genovese, ma il progetto è rimasto comunque fedele al disegno del Fontana. Esso si affaccia su Piazza del Plebiscito, uno dei simboli di Napoli. Dal 1919 l’Appartamento Reale al piano nobile è aperto al pubblico come “Appartamento Storico”. Dal 1923, inoltre, una parte del Palazzo ospita la prestigiosa Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III.

La fondazione della Biblioteca Nazionale di Napoli risale agli ultimi decenni del XVIII secolo, quando, in applicazione di un regio decreto, si cominciarono a collocare nel Palazzo degli Studi, oggi sede del Museo Archeologico, le raccolte librarie fino a quel momento conservate nella Reggia di Capodimonte. Tra queste la famosa libreria farnesiana che Carlo di Borbone, figlio ed erede di Elisabetta Farnese, aveva fatto trasportare nella nostra città nel 1734.
Dopo l’Unità d’Italia fu ulteriormente arricchita con dei manoscritti leopardiani di Antonio Ranieri e la biblioteca teatrale Lucchesi Palli. Nel 1910 fu annessa alla Biblioteca l’Officina dei Papiri Ercolanesi istituita da Carlo di Borbone al fine di custodire i papiri provenienti dagli scavi di Ercolano del 1752-1754. A cotanta ricchezza storico-culturale, si contrappone un profondo senso di tristezza in quanto a questo patrimonio letterario, non gli si dedica l’attenzione dovuta. I mezzi rapidi di divulgazione e di propaganda esistono ma con profondo rammarico si denota uno scarso interesse verso questi preziosi tesori cartacei che costituiscono la vera storia della nostra città. Alle nuove generazioni occorre urgentemente insegnare l’arte di annusare la carta stampata ed il rispetto per coloro che hanno dedicato la loro vita a mettere nero su bianco affinché Napoli sia portavoce di gloria e non di esempi negativi e vanagloriosi. Ergo, usiamo pure i social ma per fini nobili e facciamoci anche un selfie magari con un libro tra le mani e con una didascalia più consona, ovvero modificare il classico “semplicemente io” con un “semplicemente io… leggo” cosicché qualcuno potrà avere credito come influencer.

(Prima parte – continua)

pubblicato su Napoli n. 18 del 25 novembre 2019

I quattro “buontemponi” di Palazzo Reale

I quattro “buontemponi” di Palazzo Reale

/ TRADIZIONI E LEGGENDE

I quattro “buontemponi” di Palazzo Reale

La Regina Margherita, i poveri prigionieri bendati e le quattro statue dei re pronti a duellare … anche di notte

di Paola Parisi

Castigat ridendo mores.

La satira politica non è nata ieri né l’altro ieri ma nel popolo partenopeo è parte integrante del suo DNA sin dalla notte dei tempi. I carnefici diventano vittime di siparietti grotteschi, afflosciando tutta la loro ridondante autorità e autocelebrazione come abbiamo spesso e volentieri avuto modo di osservare passeggiando per Piazza del Plebiscito con le sue celeberrime statue degli otto sovrani che hanno scritto la storia di Napoli e non solo.

Di questi otto, solo quattro sono i protagonisti di una leggenda popolare che si tramanda di generazione in generazione. D’impatto si potrebbero paragonare a dei concorrenti di un reality show la cui conduttrice è la Regina Margherita di Savoia che, costipata di stomaco per aver mangiato un numero considerevole di pizze, si inventa il gioco del “non si passa”. Per avere l’immunità dalla nomination, ciascun concorrente deve percorrere bendato la piazza … ma purtroppo … prova non superata per cui i quattro nominati sono costretti al ludibrio quotidiano di un pubblico esigente il quale, per la dura legge del contrappasso, diventa sovrano con palese soddisfazione di vederli almeno per una volta, sudditi e succubi.

Ed è così che trascorrono la loro giornata … sempre in piedi ed immobili nelle loro nicchie e presi di mira da migliaia di turisti di ogni parte del mondo e martoriati dai gas di scarico delle auto e dei motorini. Sono pur sempre cavalli … cavalli motore ma sempre cavalli sono.

Cala la notte ed è giunto il meritato riposo dei condottieri che finalmente scendono dai loro abitacoli per sgranchirsi le ossa. Ecco che il pignolo Carlo V di Asburgo infastidito, punta il dito in corrispondenza di una pozza d’acqua ed esclama: “Chi ha pisciato ca’ n’terra?” Carlo III di Spagna di rimando: “Je nun saccio nient” … Gioacchino Murat, invece, tronfio e spavaldo: “So’ stat io…e allor?” E dulcis in fundo Vittorio Emanuele II illudendosi di porre fine alla discussione tuona perentorio: “Mo’ te lo taglio!”. I restanti quattro sovrani che fino ad allora stoici e fieri erano rimasti muti tutto il tempo sghignazzando lo sbeffeggiano: “Vitto’ ma che vuo’ taglia’… stai semp cu’ sta spada ‘mman … pensa che poi sarai costretto a tagliarlo ad un tuo lontano discendente al quale involontariamente gli stai spianando la strada per andare a ballare in TV” …

La storia che si ripete

La gogna della Regina Margherita è diventata un gioco per i turisti che visitano Napoli ed anche per gli stessi napoletani. In tanti provano ad attraversare bendati la piazza partendo dalla porta centrale di Palazzo Reale per passare tra le due statue equestri. Si tratta di tragitto lungo 170 metri ma la meraviglia all’arrivo di quelli che ci provano è quella di aver fallito completamente la prova. La difficoltà risiede nell’irregolarità e nella pendenza che caratterizza la piazza.

pubblicato su Napoli n.11 del 16 giugno 2019

Il Palazzo del Re – Da residenza a polo museale

Il Palazzo del Re – Da residenza a polo museale

Il Palazzo Reale di Napoli Ph. Claudio Morabito

/ LA CITTÀ

Il Palazzo del Re – Da residenza a polo museale

Affaccia su una delle più belle piazze d’Italia. Ha attraversato nella sua storia diverse ere con differenti dominazioni

di Domenico Sepe

Nel passeggiare nella zona della Galleria Umberto, proprio di fronte al bar Gambrinus, si può osservare il lato posteriore del Palazzo Reale di Napoli, la cui facciata principale s’affaccia su Piazza del Plebiscito. Questo edificio ha conosciuto vari rifacimenti sino a poco prima dell’Unità d’Italia ma esso è nato come residenza per le visite dei re spagnoli e dei viceré nel Cinquecento per poi essere riadattato come residenza ufficiale della capitale del Regno di Napoli. Ora esso è un polo museale molto importante, è sede della biblioteca nazionale che raccoglie un milione e mezzo di volumi ed è sede di manifestazioni culturali, tra cui, la 12° edizione del Napoli Teatro Festival di quest’anno per cui vale la pena raccontarne la storia.

Dal Palazzo Vicereale ad un Palazzo Reale

La storia di questo complesso inizia dopo la conquista spagnola del Regno di Napoli, con i primi lavori nel 1543 per il Palazzo Vicereale ma, nel 1600, il viceré Ruiz de Castro decise di costruire un nuovo palazzo in onore del re Filippo III d’Asburgo accanto al Palazzo Vicereale il cui progetto fu affidato a Domenico Fontana. Nel 1734 Napoli fu conquistata da Carlo di Borbone e divenne capitale di un regno autonomo, il nuovo re decise di ampliare il complesso e di restaurarlo, furono anche edificati due cortili interni, sistemati i giardini pensili e completata la facciata su via Acton. Nel 1837, a seguito di un incendio, si rese necessario un nuovo restauro dell’intero complesso da parte di Ferdinando II, in chiave neoclassica. Venne abbattuto il palazzo Vicereale e venne creato il corpo di fabbrica che, oggi, ospita la biblioteca nazionale e questi lavori si conclusero nel 1858. Nel 1919 i Savoia lo cedettero al Demanio ed in questo periodo fu spostata la biblioteca mentre gli appartamenti furono conservati a scopo museale ed aperti al pubblico. Subì gravi danni durante la Seconda Guerra Mondiale, con una bomba che colpì il teatrino di corte e l’utilizzo da parte dei soldati angloamericani come luogo di ritrovo. Venne quindi restaurato negli anni Cinquanta e poi, di nuovo, negli anni 2010 recuperando ciò che era prima dei danni subiti.

I cortili e i giardini

Il Palazzo Reale sarà la cornice del Napoli Teatro Festival di quest’anno con l’utilizzo di alcuni dei suoi cortili su cui vale la pena soffermarsi, andranno in scena opere delle Sezioni Italiana ed Internazionale con artisti sia del territorio che esteri, il tutto valorizzando questo splendido complesso che si trova al centro di Napoli come luogo di cultura. Il Cortile d’Onore fa parte del progetto originario del Fontana che prevedeva tre cortili in corrispondenza dei tre ingressi. Si presenta a forma quadrata, con cinque arcate su ogni lato, intorno, al primo piano, una loggia. In una nicchia nella parte orientale del cortile era posta originariamente una vasca, ma in seguito fu sostituita da una fontana, ornata con una statua della Fortuna. Il Cortile delle Carrozze, così chiamato per la vicinanza ad una rimessa di carrozze, si avvicina architettonicamente allo stile dato al palazzo da Domenico Fontana, ha una forma rettangolare, con al centro una vasca di forma ellittica in marmo, ed è unito al cortile d’onore e alla spianata dei bastioni da due corridoi di servizio. La rimessa delle carrozze è un ambiente voltato con spina centrale che verte su nove colonne in ordine dorico. Il giardino del Palazzo Reale è ciò che rimane degli antichi giardini del palazzo Vicereale: questo giardino di passeggio venne realizzato nel 1842 e si trova protetto da un’ala nuova del palazzo, chiamata della Porcellana. Tutto il giardino è cinto da una cancellata con lance dalle punte dorate; presso il cancello d’ingresso, ai lati è decorato da due Palafrenieri in bronzo, copia di quelli realizzati a San Pietroburgo. Da qui è possibile avere una visuale del Maschio Angioino ed è qui che si terrà il Dopofestival del Napoli Teatro Festival.

pubblicato su Napoli n.11 del 16 giugno 2019