I giudizi (semiseri) su Napoli-Inter

I giudizi (semiseri) su Napoli-Inter

GIUDIZI SEMISERI

I giudizi (semiseri) su Napoli-Inter

Ospina versione Superman, Maksimovic il Gladiatore, Callejon uguale a Zorro e Mertens affetto stabile per tutta Napoli

di Bruno Marchionibus

Ospina: Il match del colombiano non inizia nel migliore dei modi, col nostro portiere che, insieme a tutta la difesa, in occasione del gol dell’Inter pare più in difficoltà di Gallera alle prese con i calcoli sull’indice di contagiosità. Ma David, a sorpresa, si riprende alla grande, e alla fine si conteranno quasi più miracoli nella sua partita, uno su Eriksen in particolare, che in un capitolo del Vangelo. Il lancio improvviso che dà il via all’azione del gol, poi, anche considerandone l’efficacia può essere catalogato come vera e propria opera d’arte, e meriterebbe un premio apposito. David di Donatello.

Mertens: Scrivi Dries e leggi “leggenda”. Con la rete di stasera i gol di Ciro superano per numero perfino i “cinguettii” di Burioni su Twitter. A quota 122 realizzazioni, il “Mertens non farà più di 8 partite da titolare col Napoli” di Eziolino Capuano, nella classifica delle profezie fallite, si colloca dietro solamente al “Il 2020 sarà un grandissimo anno” di Paolo Fox. Il belga riprende esattamente come aveva finito, segnando, come se il tempo non fosse passato, come quell’amore di gioventù che re-incontri dopo anni e ti rendi conto che è bello/a esattamente come se non l’avessi mai perduto/a di vista. Il rinnovo pare ormai cosa fatta; il contratto di Ciro durerà altri tre anni, la sua storia d’amore con Napoli per tutta la vita. Piezzo ‘e core.

Candreva/Young: Antonio nel primo tempo, quando parte, riesce a dare sempre qualche metro a Hysaj, proponendosi come ottimo testimonial per uno spot sul distanziamento sociale. Quanto ad Ashley, dal suo arrivo all’Inter Conte si affida a lui quasi sempre, trasportando dalla musica al campo il celebre “Forever Young”, ma stasera l’inglese non fa la differenza ed anzi rischia il doppio giallo, dimostrando che gli anni passano per tutti, anche per chi di nome fa “Giovane”. Ali spezzate.

Maksimovic: “Sono Maksimovic Decimo Meridio”. La partita di Nikola ricorda, per carisma, l’interpretazione di Russell Crowe nei panni de Il Gladiatore. Domina di testa su qualsiasi cross avversario come fosse Gulliver in mezzo ai Lillipuziani, ed esce vincitore dal confronto con Lukaku, che proprio Lillipuziano non è, come De Luca da quello con i laureandi intenzionati a festeggiare il proprio risultato accademico a marzo scorso. Sontuoso.

Lautaro: Distratto dalle voci sul Barcellona come uno studente universitario del primo anno in procinto di partire per l’Erasmus in Spagna. Nonostante cominci voglioso di bissare quanto di buono fatto al San Paolo in campionato, così, finisce per sparire dal campo come i dadi di lievito dagli scaffali dei supermercati durante il lockdown. A tratti ha la faccia più spaesata di Salvini quando ha scoperto che no, non si può togliere la mascherina neanche per scattare una foto. Road to Barca.

Insigne: Fin qui, con i suoi tre gol nella competizione, era stato il re di Coppe. Stasera, invece, nell’azione della rete azzurra pesca un sette di denari e lo porge a Mertens che mette la scopa decisiva. Sull’assist di Ospina scatta come il bolide appena ricevuto in regalo e tiene botta fisicamente in mezzo ai giganti della difesa nerazzurra, dimostrando che sì, a livello di fisico e altezza davvero a contare non sono i centimetri ma come li sai usare. Lamborghinsigne.

pubblicato il 14 giugno 2020

Napoli – Inter: il momento della verità

Napoli – Inter: il momento della verità

PALLA AL CENTRO

Napoli – Inter: il momento della verità

A quattro mesi dalla vittoria di San Siro il Napoli si gioca l’accesso alla finale in un San Paolo a porte chiuse

di Marco Boscia

Dopo lo stop causato dal coronavirus si riparte dalla Coppa Italia. Era il 12 febbraio quando il Napoli si aggiudicò i primi 90 minuti della semifinale contro l’Inter vincendo a San Siro per 1 a 0 con una perla di Fabian Ruiz. A Conte, per acciuffare il pareggio, non bastò nemmeno l’assalto finale con in campo contemporaneamente Eriksen, Sanchez, Lautaro e Lukaku. La sfida di ritorno, prevista inizialmente per il 5 marzo, si gioca stasera al San Paolo in un’atmosfera surreale. Si disputerà difatti a porte chiuse ed a beneficiarne potrebbe essere l’Inter che, grazie all’assenza del pubblico, avrà maggiori possibilità per tentare di ribaltare il risultato. Gli azzurri quest’anno risultano però ancora imbattuti in casa nelle Coppe e cercheranno di ripetere l’ottima prestazione dell’andata per guadagnare la finale.

Come arriva il Napoli

Il Napoli potrà contare sull’importante recupero di Koulibaly, assente a San Siro. Fuori stavolta però, per infortunio, il suo compagno di reparto Manolas. Gattuso dovrebbe quindi affidarsi a Maksimovic per sostituirlo. In porta il solito ballottaggio fra Ospina e Meret, con il colombiano leggermente favorito. A centrocampo probabile impiego di Ruiz e Zielinski ai lati di Demme ed in attacco quasi certi del posto Callejon, Mertens ed Insigne, nessuno dei quali ha mai segnato ai nerazzurri in questa competizione.

Come arriva l’Inter

In seguito alle polemiche legate alla ripresa del campionato, nelle scorse settimane l’Inter ha minacciato, in maniera provocatoria, di scendere in campo con la primavera. Difficile sia così. Più probabile che Conte si affidi ai suoi uomini migliori per cercare di ribaltare il risultato dell’andata. A difendere i pali dei nerazzurri dovrebbe esserci Handanovic, che ha pienamente recuperato dall’infortunio che lo aveva costretto a restare fuori nella sfida del Meazza. A centrocampo possibile chance per Eriksen ed in attacco il tandem Lukaku-Lautaro sembra essere il più accreditato a scendere in campo.

I precedenti

Dodici i confronti in Coppa Italia fra Napoli ed Inter finora: 6 vittorie nerazzurre, 2 pareggi e 4 successi partenopei. La prima sfida risale al 6 gennaio 1938 quando l’allora Ambrosiana-Inter vinse per 2 reti a 0 a Napoli passando in vantaggio all’11’ con un gol del grande Peppino Meazza. L’unica finale fra le due compagini risale all’8 giugno 1978 quando l’Inter si impose in serata a Roma per 2 a 1 ribaltando il vantaggio azzurro di Restelli con le reti di Altobelli e di Bini con la collaborazione del povero Mattolini che sul pareggio era in ritardo sull’uscita. Storico il doppio confronto in semifinale del 1997: sia a Milano che in casa il Napoli riuscì a pareggiare l’iniziale svantaggio. Ai calci di rigore furono gli azzurri a spuntarla guadagnando la finale, poi persa contro il Vicenza. Ultimi quattro confronti tra le due squadre, prima della semifinale d’andata di quest’anno, sempre ai quarti e sempre al San Paolo: due successi nerazzurri, nel 2011 (4-5 ai calci di rigore) e nel 2016 (0-2 con le reti di Jovetic e Ljajic), e due vittorie partenopee, nel 2012 (2-0 con doppietta di Cavani) e nel 2015 (1-0 con gol di Higuain al ’93).

pubblicato su Napoli n.25 del 13 giugno 2020

Nella calza del San Paolo il “carbone” per l’Inter?

Nella calza del San Paolo il “carbone” per l’Inter?

LA SFIDA

Nella calza del San Paolo il “carbone” per l’Inter?

Il posticipo serale contro i nerazzurri apre il 2020 del Napoli ed è l’occasione ideale per scacciare la crisi

di Bruno Marchionibus

Due leader in campo come in panchina

A poco meno di un mese dal suo insediamento sulla panchina azzurra, Rino Gattuso si troverà, in occasione della ripresa del campionato, ad affrontare una sfida che per lui, legato a doppio filo ai colori rossoneri, non può che avere un sapore particolare: il match del San Paolo contro l’Inter. Sulla panchina dei nerazzurri, a guidare Lukaku e compagni nella trasferta di Fuorigrotta, il mister partenopeo incrocerà Antonio Conte, che in pochi mesi è riuscito a dare ai meneghini un’identità ed una convinzione nei propri mezzi che all’ombra della Madoninna non si vedevano dai tempi di Mourinho e del Triplete. Due allenatori, Gattuso e Conte, certamente ad oggi diversi per palmarés ma anche piuttosto simili per alcune caratteristiche caratteriali e di approccio. La differenza tra i due è data dal fatto che l’ex bianconero può già vantare più di dieci anni di carriera in panchina nel corso dei quali ha potuto allenare top club e campioni. Entrambi figli del Sud, l’uno nativo della punta e l’altro del tacco della nostra penisola, sia il calabrese che il salentino hanno un glorioso passato da numeri 8 nei centrocampi rispettivamente di Milan e Juve, nonché della Nazionale, e sin dagli esordi hanno avuto nella leadership e nello spirito indomito caratteristiche fondamentali, poi trasportate anche nella carriera da allenatori. E se il tecnico interista ha già avuto modo di trasferire ai suoi ragazzi il suo animo combattente in questi primi mesi alla Pinetina, la speranza per il popolo napoletano è che Gattuso possa fare lo stesso con gli azzurri, e in questo senso un risultato positivo ottenuto in un big match di tale portata rappresenterebbe senza dubbio un buon viatico.

Napoli arbitro di gennaio

Ma guai a pensare che un condottiero come Antonio Conte sia solo grinta. I risultati immediati raggiunti dal mister leccese in un ambiente in cui fino al termine della scorsa stagione la serenità pareva per alcuni versi irrecuperabile, infatti, testimoniano come l’ex c.t. della Nazionale sia uno di quegli allenatori in grado di incidere in un gruppo da subito e sotto tutti i punti di vista, ed il primo posto in coabitazione con i bianconeri, certamente inaspettato, con cui i nerazzurri hanno brindato al Natale è la prova evidente di ciò.
L’Inter di Conte ha guadagnato a suon di vittorie il titolo di anti-Juve per questa stagione, strappandolo allo stesso Napoli, che pur lo aveva onorato nelle ultime annate battagliando più di una volta a viso aperto contro lo strapotere della Signora. E proprio i partenopei, che nel giro di venti giorni affronteranno entrambe le big del torneo tra le mura amiche del San Paolo (la Juventus è attesa il 26 gennaio), potrebbero diventare arbitri del futuro immediato della Serie A. Certo, per i ragazzi di Gattuso il primo mese dell’anno si preannuncia più che complicato, con incroci anche con Lazio e Fiorentina, ma trovare dei risultati positivi in partite di cartello e sempre particolarmente attese dai supporters azzurri come quelle in programma nelle prossime giornate potrebbe riportare in tutto l’ambiente l’entusiasmo fondamentale per tirarsi definitivamente fuori dal periodo di crisi.

4-3-3 vs 3-5-2

Quella tra Conte e Gattuso, ad ogni modo, è anche la sfida tra due sistemi di gioco decisamente diversi tra loro. Il Campione del Mondo, appena arrivato all’ombra del Vesuvio, ha immediatamente sposato il ritorno al 4-3-3, modulo che già aveva adottato ai tempi del Milan. Fondamentale, nello scacchiere del mister di Schiavonea, il lavoro degli esterni ed il ruolo dei centrocampisti, chiamati a dare alla squadra quell’equilibrio che spesso è mancato in questa prima parte di stagione.
Il 3-5-2, invece, è ormai da quasi un decennio il marchio di fabbrica del tecnico pugliese, ed ebbe la sua genesi proprio in una notte del San Paolo del novembre 2011, quando Napoli e Juve pareggiarono per 3 a 3. Lo schema adottato da Conte, tuttavia, è basato su molto di più rispetto al semplicistico “difesa e contropiede” del calcio all’italiana. Certo l’organizzazione difensiva ha un ruolo fondamentale nei successi attuali dell’Inter, ma i fattori tattici che l’allenatore nerazzurro ha saputo fornire ai suoi sono molteplici: dal contributo decisivo degli esterni, su tutti un rinato Candreva, agli inserimenti dei centrocampisti (grandi colpi di mercato quelli di Sensi e Barella) fino all’intesa perfetta della coppia d’attacco Lukaku-Lautaro la mano di Conte sembra vedersi nella squadra interista ogni settimana in maniera sempre più netta.

pubblicato su Napoli n.21 del 5 gennaio 2020

Allan vs Sensi: duello a centrocampo

Allan vs Sensi: duello a centrocampo

IL CONFRONTO

Allan vs Sensi: duello a centrocampo

Il percorso ed il ruolo di due calciatori importanti per le rispettive squadre che si affronteranno oggi

di Marco Boscia

Nella serata della befana il Napoli ospita un Inter che, a differenza di quello degli azzurri, sta disputando un ottimo campionato. Per trovare continuità di risultati, Gattuso sta cercando di recuperare prima di tutto il miglior Allan. Il brasiliano domani sera dovrà probabilmente vedersela con Sensi, il calciatore ex Sassuolo che piaceva alla società partenopea e che ha sfiorato la maglia azzurra. I due sono entrambi dotati di un rapido cambio di passo ma, pur occupando la stessa fetta di campo, sono in realtà molto diversi.

Allan: mediano o mezzala?

Allan ha iniziato da mediano puro e già ai tempi del Vasco da Gama svolgeva in maniera importante il ruolo di “mastino” in grado di recuperare decine di palloni durante una partita. La consacrazione è poi avvenuta al suo arrivo in Italia: ad Udine, nel primo anno sotto la gestione di Guidolin, assieme a Badu formava un muro di centrocampo imperforabile. Fu successivamente Stramaccioni ad intravedere anche qualità importanti nel calciatore nella gestione della palla decidendo di spostarlo nel ruolo di mezzala. La rivoluzione si è poi completata con Sarri al Napoli: il tecnico toscano ne ha sfruttato a pieno le caratteristiche di calciatore in grado di fare entrambe le fasi, difensiva ed offensiva. Con Ancelotti, il brasiliano è ritornato al passato nel ruolo che ha sempre preferito. Con il centrocampo a due il tecnico emiliano lo ha difatti ricollocato nuovamente in mediana. Le diverse voci di mercato nel mezzo della scorsa stagione, che lo volevano al Psg, hanno però destabilizzato il brasiliano, che già nella seconda parte dello scorso campionato, pur restando imprescindibile per le dinamiche di gioco del Napoli, non ha più garantito quella continuità di gioco e ancora quest’anno non è riuscito a tornare sui propri livelli se non occasionalmente.

L’evoluzione di Sensi

Che Stefano Sensi non fosse un calciatore qualunque lo si era capito già lo scorso anno, quando Roberto De Zerbi al Sassuolo lo ha utilizzato nel ruolo di mezzala. Il marchigiano impiegato da regista ha convinto anche Roberto Mancini a chiamarlo in nazionale per avere una valida e giovane alternativa a Jorginho. Con i neroverdi oltre ad avere espresso il suo miglior rendimento e anche andato in rete, anche se solo due volte, facendo intravedere una possibile evoluzione di questo fondamentale soprattutto per le sue qualità tecniche. È arrivato quindi all’Inter che ha scommesso ed investito su di lui guadagnandosi sin da subito la fiducia di Antonio Conte che da sempre predilige quei calciatori dotati di un’intelligenza tattica superiore accoppiata anche alle qualità balistiche. È diventato presto fondamentale per il gioco dei nerazzurri, non ha risentito dell’emozione del debutto a San Siro, andando subito in gol alla prima gara di campionato contro il Lecce, ed ha iniziato, giornata dopo giornata, a dare quella qualità in campo che all’Inter mancava da anni. Un infortunio muscolare lo ha poi allontanato dal terreno di gioco frenandone il percorso di crescita, che di sicuro, per un predestinato come lui, saprà pronto rapidamente a riprendere.

pubblicato su Napoli n.21 del 5 gennaio 2020

Romelu Lukaku – L’Italia nel… nome

Romelu Lukaku – L’Italia nel… nome

L’AVVERSARIO

Romelu Lukaku – L’Italia nel… nome

Da una situazione familiare disagiata il gigante di Anversa non ha mai perso la speranza centrando sempre i propri obiettivi

di Lorenzo Gaudiano

Si tende di solito a pensare al calcio come se fosse soltanto uno sport, una mera occasione di intrattenimento per staccare un po’ la spina dalla vita reale, in campo oppure sugli spalti di uno stadio e sulla poltrona della propria casa insieme a familiari e amici. In realtà è molto di più.
Si passa tanto tempo a guardare i giocatori che inseguono un pallone, ascoltano le indicazioni degli allenatori, esultano per un gol, polemizzano con gli arbitri per una decisione non condivisa e soprattutto ricevono stipendi milionari. Un privilegio immenso, una grande fortuna, forse anche una triste esagerazione. Non per tutti però, perché c’è chi ha vissuto in condizioni familiari disagiate, ha combattuto con tutte le proprie forze e si è sacrificato duramente per arrivare ad alti livelli, cogliendo attraverso questo sport la grande opportunità di donare a se stesso e alla propria famiglia condizioni di vita migliori.
Uno di questi è Romelu Lukaku, un centravanti completo e raro, un uomo cresciuto nelle difficoltà che ha saputo realizzare con grande determinazione i propri obiettivi. Meriterebbe soltanto applausi, invece per qualche gol sbagliato o per la sua stazza riceve ogni tanto qualche critica fuori posto. Basterebbe conoscere la sua storia, davvero commovente, per ricredersi e guardare all’attaccante belga con occhi diversi.

Uomo già a sei anni

Lukaku nasce ad Anversa, la famiglia è di origine congolese. Il calcio è la passione e l’attrazione principale. Papà Roger è un calciatore professionista, mamma Adolphine invece fa le pulizie in un bar e i fratelli Romelu e Jordan giocano sempre insieme con l’aspirazione un giorno di ripercorrere le orme paterne. Quando nel 1999 il padre appende le scarpette al chiodo, la situazione economica della famiglia comincia a farsi difficile. A casa si mangia per lo più pane e si beve tanto latte.
Un giorno Romelu, al rientro da scuola, sorprende la madre ad allungare le bottiglie di latte con l’acqua, i soldi per il pane scarseggiano, ogni due/tre settimane la corrente elettrica viene staccata, non c’è nemmeno l’acqua calda per lavarsi a meno che non se ne riscaldi un po’ con il bollitore per usarla sotto la doccia con una tazza. Lukaku ha soltanto sei anni ma già si rende conto della drammaticità della situazione, delle enormi difficoltà e della assoluta necessità di fissare degli obiettivi per dare una mano e contribuire un giorno al benessere della propria famiglia. Senza televisione non si possono più guardare le partite, ma a Romelu ciò non importa. Vuole fare il calciatore, vuole essere attaccante come il suo papà e una sera, mentre la mamma gli rimbocca le coperte a letto, le sussurra nell’orecchio che a sedici anni riuscirà ad indossare la maglia dell’Anderlecht e che la loro condizione migliorerà.

Tanti gol e… pancakes

Si comincia al Lierse. Ad undici anni Romelu in campo è il più robusto di tutti e questo ai genitori degli altri ragazzi non piace. Tutti chiedono la sua esclusione senza pietà e senza un briciolo di buon senso. Lukaku non ha solo stazza, ma anche cervello. Mostra loro la carta d’identità, acquistando ulteriore carica. Ha fame, ha intenzione di disintegrarli tutti in campo. Non può smettere di segnare, il desiderio del gol è inappagabile, le scarpette bucate del padre gli portano fortuna. Il suo sostenitore più accanito è il nonno materno, che non si perde una partita e si emoziona ogni volta che il suo aitante nipotino segna una rete. Una sera il nonno gli telefona, gli chiede di prendersi cura della mamma senza dargli alcuna spiegazione. Cinque giorni dopo viene a mancare, Romelu è distrutto.
Poi arrivano i sedici anni e l’Anderlecht mette gli occhi su di lui. Pur avendo tre anni in meno, l’Under 19 lo tiene già in considerazione ma senza il posto fisso in squadra è davvero difficile avere un contratto. Lukaku ha ben chiaro l’obiettivo, è determinato e con grande convinzione si presenta dall’allenatore proponendogli una scommessa: se lo farà giocare, entro dicembre (era maggio in quel momento) segnerà 25 gol e al tecnico inoltre toccherà preparargli i pancakes tutti i giorni; in caso contrario, rimarrà in panchina senza discutere. Facile intuire come siano andate le cose.

Ci vorrebbero più Lukaku

Missione compiuta. Arriva il primo contratto e anche l’esordio in prima squadra in occasione dello spareggio scudetto tra Anderlecht e Standard Liegi, purtroppo perso dalla sua squadra. Due anni dopo passa al Chelsea, ci sono tantissimi campioni in squadra e Mourinho non lo ritiene pronto per simili palcoscenici. Prima il prestito al West Bromwich, poi all’Everton che lo riscatta e gli offre grande notorietà. Quando approda al Manchester United, si imbatte ancora una volta nello Special One. Lukaku ha mantenuto grande stima nei suoi confronti, il tecnico portoghese spiega le motivazioni delle sue scelte in passato e mette questa volta il centravanti belga al centro del suo attacco.
Dopo tanti anni di Premier però Romelu sente il bisogno di cambiare aria. Arriva una chiamata da Milano. Alle porte c’è l’Inter di Conte, la grande occasione di guidare i nerazzurri ai vertici del calcio italiano e soprattutto la possibilità di confrontarsi con un campionato diverso per continuare a migliorarsi. Lukaku difficilmente nella sua carriera, ma anche nella sua vita, sarà soddisfatto di quanto ottenuto. Ogni pallone calciato è un ricordo della sua condizione di partenza, uno status che avrebbe limitato chiunque. Ma lui no, ha troppa personalità per lasciarsi abbattere dalle sventure della vita, che vengono travolte dalla sua positività come gli avversari in campo vengono sconfitti dal suo fisico.
Il calcio dovrebbe essere maggiormente popolato da personaggi simili, da uomini che lottano su ogni pallone con tutta la loro forza e che difficilmente si lasciano andare a sceneggiate stucchevoli, da giocatori con una storia bella da raccontare che dimostri il loro valore umano, affinché questo sport mantenga la sua vena romantica e non si lasci soverchiare dal potere corruttivo del denaro.

I racconti di Romelu

“Per essere considerato uno dei migliori al mondo devi credere nelle tue abilità e devi vincere. Il calcio non è uno sport individuale ma collettivo, la cosa migliore è fare sempre la differenza per la propria squadra”

“Mi sto divertendo in Italia. La gente per strada è molto gentile con me e piace anche alla mia famiglia”

“Mi ricordo il giorno in cui ho realizzato che eravamo in seria difficoltà economica, non avevamo i soldi nemmeno per il pane. Quando andavo con mia madre e Jordan al mercato di Bruxelles, ad Anderlecht, dove si compravano verdure e carne, mi sono accorto di quanto stesse accadendo. Le verdure che cadevano a terra, o la carne che veniva data via, erano tutte cose che mia madre raccoglieva e riponeva nella borsa che io e mio fratello portavamo a turno in treno al ritorno a casa”

“Bisogna essere positivi nella vita, se non hai mentalità positiva come fai a raggiungere il successo o gli obiettivi che ti poni? Se io entrassi nello spogliatoio con un atteggiamento negativo, ripetendo che le cose non vanno bene, contagerei tutti i compagni e non faremmo una buona prestazione. Ma se sono competitivo e sorrido ogni giorno, i compagni mi seguiranno e proveranno ad essere come me. Non sono il ragazzo che parla di più a tavola, ma parlo prima di ogni partita cercando di trasferire energia positiva. Se vuoi vincere devi avere una mentalità positiva. Inoltre, con la mia esperienza di vita, come posso non essere felice dopo tutto quello che ho passato?”

Dicono di lui:

“Romelu non l’ho mai allenato, ma l’ho conosciuto bene. La prima cosa che mi ha colpito di lui era la sua compostezza. Salutava tutti quando arrivava al campo, anche chi non conosceva. Abbassava leggermente la testa e ti stringeva la mano. Era composto, puntuale, educato. Mai fuori posto, mai una voce alzata”

Massimo Sarcì, Direttore tecnico presso Progetto giovani Rsc Anderlecht

“Romelu ha grande personalità ed è un grande giocatore. È normale che voglia sviluppare sempre di più la sua carriera, ha sempre segnato in ogni squadra. Penso che il suo passaggio all’Inter sia frutto della sua ambizione”

José Mourinho

“Lukaku è entrato nel mondo Inter nel migliore dei modi, con grande umiltà. È un gigante buono, un gigante col sorriso. È pronto a lavorare per la squadra”

Antonio Conte

“È un numero 9 unico, forte fisicamente. È importante per ogni squadra avere un centravanti che raccolga tutte le sue qualità. Romelu dribbla, porta palla e soprattutto segna. Ci sono centravanti che sanno fare una cosa sola per cui nessuno gli chiede di fare altro, la forza di Romelu invece è che può sempre far qualcosa di diverso. È un cannoniere camaleontico, ha sempre segnato in tutte le squadre e ora è pronto a vincere un titolo all’estero. Quando si mette una cosa in testa la ottiene”

Roberto Martinez, ct del Belgio

Il servizio sarà pubblicato domani sul numero 21 di “Napoli”