Ultime chiamate rossonere e azzurre

Ultime chiamate rossonere e azzurre

L’ANALISI

Ultime chiamate rossonerazzurre

Napoli e Milan dovranno giocare le partite che mancano con un solo imperativo: conquistare ogni domenica i tre punti

di Bruno Marchionibus

Napoli: mal di trasferta

Nell’epoca Covid, con gli stadi chiusi al pubblico, il fattore campo dovrebbe inevitabilmente contare meno del solito. Eppure, statistiche dell’ultimo periodo alla mano, il Napoli di Rino Gattuso da metà gennaio in poi ha sofferto particolarmente lontano dal Maradona. Se nell’ex San Paolo, infatti, Insigne e compagni hanno ritrovato una certa continuità di risultati, che era mancata invece nella prima fase del torneo, è in trasferta che la squadra azzurra ha collezionato un solo punto nelle ultime quattro uscite (il pareggio a Sassuolo giunto dopo le tre sconfitte con Verona, Genoa e Atalanta). Dato curioso, questo, considerando come, al contrario, fino alla sconfitta di dicembre con l’Inter i partenopei fuori casa avevano avuto un rendimento praticamente perfetto.
Ora, però, con le residue possibilità di rincorrere il treno per il quarto posto appese ad un filo, la squadra napoletana non può più permettersi un’alternanza di risultati così evidente. I ragazzi di Gattuso dovranno sì fare in modo che Fuorigrotta resti un fortino inespugnabile, ma anche tornare a fare punti lontano da casa come nei primi mesi di questa annata, a cominciare già dalla sfida delicatissima con il Milan, che inaugurerà il trittico terribile di gare contro rossoneri, Juve e Roma.

Milan: i cugini in fuga

Situazione particolare quella in casa Milan: dopo essere stati in testa alla classifica per più di un girone, di fatti, gli uomini di Pioli sono incappati in una serie negativa di risultati, tra cui la sconfitta per 3 a 0 nel derby, e si sono visti superare e distanziare proprio dai cugini interisti. La rimonta su Lukaku e soci, realisticamente, appare molto complessa, ma i tifosi del Diavolo non vogliono darsi ancora per vinti e vedono senza dubbio nella sfida al Napoli una delle ultime possibilità per rientrare nella lotta al vertice.
Anche qualora l’Inter non rallentasse il passo, ad ogni modo, la partita del Meazza contro gli azzurri assume un valore parimenti fondamentale; in una stagione come quella in corso, in cui la classifica è estremamente corta e le pretendenti ai primi quattro posti sono molteplici, passare dalla testa della graduatoria a posizioni fuori dalle primissime è tutt’altro che impossibile. Il Milan, dunque, ha necessità di guardare non solo avanti, ma anche alle proprie spalle, e mettere quanto prima un solco importante tra sé e le inseguitrici, garantendosi così quanto meno la qualificazione alla prossima Champions League.

LA PRESENTAZIONE

Gattuso sfida il suo passato

In una partita ricca di qualità saranno i particolari a fare la differenza e a far pendere la bilancia in favore di azzurri o rossoneri

Gattuso torna a casa

Sarà senza dubbio una partita speciale per Rino Gattuso, che affronterà col suo Napoli, per la prima volta a San Siro da tecnico avversario, i colori che hanno accompagnato prima la quasi totalità della sua carriera da calciatore e poi la sua prima esperienza sulla panchina di una big da allenatore. Il mister calabrese ha sempre ammesso di considerare il mondo Milan casa sua, e difficilmente potrebbe essere diversamente dopo tredici stagioni da calciatore in maglia rossonera, ed una qualificazione Champions sfiorata come guida tecnica della squadra. La situazione del Napoli attuale, però, non lascia spazio a nessun tipo di sentimentalismo; gli azzurri hanno un disperato bisogno di punti per dare un senso alla parte finale della stagione, e toccherà proprio a Gattuso provare a dare un dispiacere ai suoi ex tifosi, che mai lo hanno dimenticato.

Confronti a tutto campo

Dalla difesa fino all’attacco, Milan-Napoli vedrà tanti confronti interessanti catturare l’attenzione in mezzo al campo. Nelle rispettive retroguardie, Koulibaly e Romagnoli avranno senza dubbio voglia di essere protagonisti; Kalidou ha il compito di restituire con la sua presenza sicurezza e stabilità alla difesa partenopea, nonché di farsi perdonare l’ingenua espulsione subita col Benevento, mentre il capitano rossonero vorrà certamente mettere a zittire qualche critica di troppo subita nell’ultimo periodo, anche in vista degli Europei di cui punta ad essere partecipe.
In mezzo al campo, poi, gli uomini più in vista delle due squadre saranno Kessie da una parte, centrocampista goleador grazie ai tanti rigori realizzati, e Fabian dall’altra, rientrato molto bene dopo l’assenza dai campi dovuta al Covid. In attacco, infine, gli schieramenti di azzurri e rossoneri dipenderanno molto dalle condizioni di Osimhen e Ibrahimovic, entrambi protagonisti di stagioni sfortunate dal punto di vista fisico.

Donnarumma-Meret: viva l’Italia!

Ma il confronto più suggestivo legato a Milan-Napoli è sicuramente quello tra i due principali portieri dell’ultima generazione di estremi difensori della scuola italiana: Donnarumma e Meret. Se Gigio, a Milano, è ormai titolare fisso da quando aveva sedici anni ed è diventato titolarissimo della Nazionale ed uno dei principali numeri uno a livello europeo, Alex, a Napoli, negli ultimi dodici mesi non ha avuto modo di trovare continuità a causa dell’alternanza tra lui ed Ospina. Certamente sarebbe bello vedere i due portieroni l’uno di fronte all’altro sul prato di San Siro; ad ogni modo, qualunque siano le scelte finali di Gattuso, l’esperienza Donnarumma dovrebbe essere da monito per tutto il mondo del calcio. L’unico modo per veder sbocciare ed affermarsi un talento, per quanto sia puro, è quello di lasciarlo giocare, crescere, e quando capita anche sbagliare.

I precedenti a San Siro

Quanto ai precedenti più recenti, la vittoria azzurra nella Scala del calcio manca dalla stagione 2016/17, quando Insigne e Callejon regalarono al Napoli il successo per 2 a 1. Lo stesso Insigne, l’anno prima, era stato grande protagonista di una delle prime goleade della gestione Sarri: 4 a 0 in casa del Milan con doppietta del Magnifico. Dopo di allora, su tre incontri tra le due compagini nel capoluogo lombardo, una vittoria rossonera e due pareggi, tra i quali quello che più fa male ricordare ai supporters partenopei è senza dubbio lo 0 a 0 dell’aprile 2018, quando un miracolo di Donnarumma su Milik all’ultimo secondo tolse ai campani due punti che sarebbero risultati poi decisivi nella lotta Scudetto.

pubblicato su Napoli n.35 del 13 marzo 2021

Quell’incredibile 5-3 degli anni Cinquanta

Quell’incredibile 5-3 degli anni Cinquanta

TESTIMONE DEL TEMPO

Quell’incredibile 5-3 degli anni Cinquanta

Imprese e sorprese del Napoli sul campo del Milan, dove negli ultimi otto anni gli azzurri hanno rimediato soltanto una sconfitta

di Mimmo Carratelli

Da due anni, non si segna un gol tra Milan e Napoli a San Siro.

Sotto l’impero di Aurelio De Laurentiis, il presidente hollywoodiano che ci sorprende sempre, il Napoli ha fatto tre bei colpi sul campo rossonero. Ma è stata tutta una stagione di decadenza milanista, dal 2007 in poi, in cui il Milan dallo scudetto del 2011 è caduto man mano giù in classifica. Negli ultimi dodici anni, il Napoli ha totalizzato 843 punti in classifica, il Milan 803. Negli ultimi otto anni, il Napoli ha portato via dal campo milanista tre vittorie e quattro pareggi, una sola volta battuto (campionato 2014-15). In totale, il Napoli a Milano ha vinto 15 partite (una per decisione del giudice sportivo 2-0 nel campionato 1933-34), ne ha pareggiate 25, ne ha perse 32. La partita leggendaria resta quella del 7 ottobre 1956. Era il Napoli allenato da Amadeo Amadei che schierò a San Siro questa formazione: Bugatti; Greco, Comaschi, Morin, Franchini, Posio, Vitali, Beltrandi, Vinicio, Ciccarelli, Pesaola. Il risultato fu clamoroso: 5-3 per il Napoli. Si era alla quarta giornata del campionato che il Milan di Buffon, Carletto Galli testina d’oro, Bredesen e l’immenso Schiaffino, allenatore Gipo Viani, avrebbe vinto con sei punti di vantaggio sulla Fiorentina di Julinho. Contro il Napoli non giocò Liedholm, infortunato. All’ala sinistra giocò Osvaldo Bagnoli.

Il Milan fu sorprendentemente schiantato da un Napoli ardimentoso in un autentico pomeriggio di gloria. La squadra rossonera aveva iniziato il campionato con tre vittorie: 2-1 sulla Triestina, 2-1 a Bologna, 1-0 sul Palermo. Anche il Napoli ebbe un buon avvio: 2-0 all’Atalanta, 2-1 sul campo della Triestina, 1-1 con l’Inter al Vomero. Due squadre lanciatissime. Dopo 9’ azzurri in vantaggio. Morin batté una punizione, Buffon respinse oltre l’area di rigore, Posio rubò il pallone a un incerto Bredesen e fece uno a zero. Galvanizzato, il Napoli si scatenò contro un Milan sorpreso. Al 18’ per un fallo del rude Zannier su Vinicio, Pesaola raddoppiò sulla punizione calciata da venti metri. Entrò in scena Vinicio. Duello aereo con Zannier, Vinicio finì a terra col mediano rossonero e, da terra, Luis infilò la porta di Buffon (26’).

San Siro ammutolito. I tifosi milanisti non credevano ai loro occhi. Vinicio siglò presto la sua doppietta. Ancora un duello aereo con Zannier che, nel contrasto, perse il controllo del pallone che finito sull’erba fu calciato da Vinicio in gol (34’). Pazzesco. Ma non era ancora finito il primo tempo. Al 42’ anche Pesaola mise a segno il suo secondo gol su passaggio di Vinicio. Cinque a zero. Quando la radio comunicò il risultato del primo tempo, a Napoli i tifosi credettero a un errore. Cinque a zero magari a favore del Milan. Invece era il Napoli che stava conducendo una strepitosa partita. Nel secondo tempo, il Milan segnò due volte con Schiaffino (61’ rigore e 86’) e con Galli (89’). Fu la partita in cui al mediano Beltrandi riuscì un tunnel ai danni di Schiaffino e Pesaola corse verso il compagno di squadra redarguendolo: “Non si fa un tunnel a Schiaffino. Lui è il calcio”.

Era un calcio sentimentale.

Nei sette anni di Maradona, la trasferta milanese fruttò una sola vittoria, il 2-1 firmato da Giordano e da Diego nel campionato 1985-86. Per il resto, due pareggi e quattro sconfitte. Nell’anno in cui il Milan soffiò lo scudetto al Napoli (1987-88), i rossoneri stravinsero sul loro campo (4-1) con i gol di Colombo, Virdis, Gullit e Donadoni dopo il vantaggio azzurro di Careca. Era il 3 gennaio, il Napoli appesantito dalle feste. Tre successi azzurri consecutivi alla fine degli anni Settanta. L’1-0 su rigore di Savoldi (1977-78, allenatore Di Marzio). L’1-0 del Napoli di Vinicio con il gol di Majo nella stagione 1978-79 e il 2-1 firmato da Filippi e Raimondo Marino nel campionato 1979-80 in cui il Milan e la Lazio furono declassati all’ultimo posto retrocedendo in serie B.

Il Napoli di Sarri ha strapazzato due volte il Milan a San Siro. Nel campionato 2015-16 fu un clamoroso 4-0, un gol di Allan, doppietta di Insigne e un autogol. L’anno dopo 2-1, a segno immediatamente Insigne (6’) e Callejon (9’). Anche il Napoli di Benitez ha vinto a Milano, campionato 2013-14. Gli azzurri non battevano la squadra rossonera sul suo campo da 27 anni. Segnò di testa Britos (6’) e raddoppiò Higuain (54’). Fu la partita in cui Balotelli, dopo 13 rigori di fila messi a segno, per la prima volta fallì dal dischetto (aveva subito fallo da Albiol): Reina con la mano destra gli deviò il rigore (60’). Poi Balo segnò nel finale (91’). Ecco, in pillole, imprese e sorprese del Napoli contro il Milan a San Siro che non sembra più un campo tabù.

pubblicato su Napoli n.18 del 23 novembre 2019

Damiani: “Non chiedetemi per chi tiferò”

Damiani: “Non chiedetemi per chi tiferò”

Oscar Damiani con Rino Marchesi

L’INTERVENTO

Damiani: “Non chiedetemi per chi tiferò”

Il manager parla della delusione delle due squadre e dice che dopo solo 12 gare è troppo presto per mollare

di Salvatore Caiazza

Dal ’79 all’82 al Napoli, dall’82 all’84 al Milan. Oscar Damiani, oggi grande manager di calciatori, ha vissuto gli anni migliori tra il Golfo e la Madunnina. Cresciuto nell’Inter, ebbe anche dei trascorsi alla Juventus. Poi chiuse la carriera alla Lazio con 19 presenze. Oggi Damiani vede il calcio in maniera diversa ma non ha mai dimenticato le squadre dove ha giocato. Ai colori azzurri è rimasto molto legato e commenta spesso nelle radio e tv locali le vicissitudini del team di Ancelotti. Naturalmente per la sfida tra Milan e Napoli avrà il cuore diviso a metà. È anche un po’ triste sportivamente parlando, visto e considerato che entrambe le formazioni non stanno attraversando un buon momento. I partenopei sono in piena crisi esistenziale e di risultati. Il Diavolo, invece, pur cambiando la guida tecnica non riesce ad avere continuità. E la classifica piange. Il Napoli è settimo, il Milan addirittura quattordicesimo.

Ma cosa è successo a queste due squadre?

«Sono situazioni diverse. Il Napoli partiva con i favori del pronostico rispetto al Milan, visto e considerato che erano stati confermati tutti i big e c’era stato un mercato importante. Inserendoci pure la permanenza di Ancelotti. Il club rossonero, invece, aveva scelto Giampaolo per dare un gioco ma poi è stato costretto ad affidarsi a Pioli. Che sembrava aver cambiato qualcosa ma poi si è ritrovato senza punti».

Lei conosce molto bene Ancelotti, cosa è successo al Napoli che l’anno scorso arrivò secondo?

«Carlo ce l’ha messa tutta ma non ha avuto al momento risposte importanti dai suoi calciatori. Ha scelto un modulo che funziona, solo che poi si alternano grandi partite a gare mediocri. Basti pensare che in Champions si va bene e in campionato si va ad andamento a fasi alterne. Nella testa dei calciatori c’è qualche stop che non li fa andare avanti».

Poi ci si è messo anche l’ammutinamento…

«Beh non conosco la situazione bene. Ho letto e sentito tante cose ma la verità la conoscono solo loro».

Quindi che partita si aspetta al Meazza?

«Sono due squadre che hanno bisogno di rialzarsi. E quindi proveranno prima a non prenderle. Poi naturalmente ognuna sfrutterà le proprie potenzialità. Certo, il Milan giocando in casa potrebbe sfruttare il fattore campo. Da capire anche se il Napoli recupererà gli uomini migliori come Allan e Manolas».

Ma il Napoli può recuperare la stagione?

«Lo scudetto è bello che andato. La Juve non perde colpi e l’Inter è subito dietro. Ma in questo momento conta soprattutto arrivare almeno quarti. E il tempo per recuperare c’è tutto. Il quarto posto è a cinque punti dove ci sono Lazio e Cagliari. Non so se queste due formazioni riusciranno a mantenere il ritmo delle ultime partite. Ma di certo non si può abdicare dopo 12 giornate di campionato. Bisogna indovinare un ciclo di successi e cambia la storia».

Ma l’ambiente Napoli che lei conosce bene è molto depresso…

«I tifosi azzurri vivono per la loro squadra e quindi vanno capiti. Si sentono traditi ma vi assicuro che ai primi successi cambierà l’umore. È naturale che dopo il pari con il Genoa siano arrivati i fischi. Si sono sentiti traditi dopo una settimana di polemiche».

Ma era giusto andare in ritiro?

«Ripeto, non conosco i fatti».

Allora non resta altro che assistere a questa sfida del Meazza tra due deluse del campionato…

«Certo. E non ditemi per chi tifo. Amo le squadre dove ho giocato e le porterò sempre nel mio cuore».

pubblicato su Napoli n.18 del 23 novembre 2019

Hernandez: il “diavoletto” rossonero

Hernandez: il “diavoletto” rossonero

L’AVVERSARIO

Hernandez: il “diavoletto” rossonero

Il promettente esterno sinistro bocciato dal Real e voluto da Maldini a Milano ma che poteva vestire la maglia azzurra

di Lorenzo Gaudiano

Il pallone in casa rotola di continuo. Le urla della madre risuonano all’interno delle mura ma i piccoli Lucas e Theo Hernandez non ci fanno caso. Ci sarebbe il cortile per giocare a calcio, per evitare soprattutto di rompere qualche gingillo sparso qua e là sui mobili del salotto. La tv è accesa, papà Jean a breve scende in campo con il suo Rayo Vallecano e i due fratellini non possono, e non vogliono, perderselo. Fino a quando avevano rispettivamente 7 e 5 anni quest’immagine si ripeteva praticamente ogni domenica. Un giorno però Jean-Francois Hernandez a casa non è più tornato, sparendo all’improvviso e lasciando in lacrime i due bambini che attendevano il suo ritorno per palleggiare un po’ con lui e divertirsi tutti quanti insieme. La mamma spaesata non sa più cosa fare, sa che da ora in poi ci sarà soltanto lei per i suoi figli. Li abbraccia, fa un sospiro profondo e concede ai suoi bambini, per una volta tanto senza urla, di giocare con il pallone in casa.

I brividi al Bernabeu

A Madrid le strade dei due fratelli già si dividono: Lucas va all’Atletico; Theo va al Rayo Majadahonda. Terzini sinistri entrambi, come il papà, eppure i due Hernandez non riescono ad essere in vera competizione. Fuori dalle rispettive squadre giovanili continuano a palleggiare insieme, ad allenarsi con determinazione per diventare grandi e forse anche per cancellare il ricordo del papà che li ha abbandonati. Theo nel frattempo passa anche lui all’Atletico mentre il fratello esordisce e si afferma prima nella seconda squadra dei Colchoneros, poi nella prima. Un prestito all’Alaves e all’improvviso l’interesse del Real Madrid. È l’occasione della vita, la mamma salta dalla gioia, anche se per una volta i due fratelli in campo saranno rivali. L’ingresso al Bernabeu nel 2017 è da brividi, uno stadio pieno accoglie il nuovo terzino che prova come da rito nelle presentazioni a palleggiare dinanzi ai nuovi tifosi. Il piede trema per l’emozione, gli applausi comunque non mancano come del resto la sua qualità.

Qualche stupidaggine di troppo

Sembra una favola, ma mai sottovalutare l’assenza della figura paterna nella vita di un ragazzo. Arriva la convocazione di Sylvain Ripoll per la Francia Under 21 ma Theo non si presenta, interrompendo il suo percorso di crescita con le varie categorie giovanili della nazionale francese. Un ventesimo compleanno che si preannuncia abbastanza infelice, festeggiato però come si deve con una grande festa per dimenticare la delusione. Qualche giorno dopo circola una foto del terzino con due nani in tenuta blancos che gli puntano una pistola alla testa. La dirigenza del Real Madrid è delusa, perché da quelle parti tali atteggiamenti non sono ben accetti. La denuncia di una starlette russa, che lo accusa di violenze, complica ancora di più le cose, incrinando il rapporto con i piani alti della società. A fine stagione il passaggio alla Real Sociedad, una nuova opportunità per lasciarsi alle spalle un anno abbastanza movimentato.

Sulle orme di Maldini

Per Theo è arrivato il momento di cambiare aria, di misurarsi con un nuovo campionato ed una nuova realtà calcistica. Il Milan ha bisogno di un terzino e il francese non esita ad accettare. Si riduce persino l’ingaggio per indossare la maglia di una delle squadre più titolate in Champions e giocare nel ruolo dove Paolo Maldini ha lasciato un segno indelebile. Al primo gol in rossonero nella sfida contro il Genoa negli spogliatoi squilla il cellulare. È il fratello Lucas, ora al Bayern Monaco, che naturalmente gli fa i complimenti. I due si chiamano praticamente sempre, non possono fare a meno l’uno dell’altro, soprattutto ora che sono grandi e che hanno vissuto dall’infanzia con un grande vuoto, impossibile da colmare, che li ha uniti ancora di più e li ha guidati in un cammino finora pieno di soddisfazioni.

Theo parla di se stesso

“Ho fatto qualche stupidaggine ma sono maturato tanto come persona e ora mi considero un tipo scherzoso, ma tranquillo, che passa tanto tempo a casa con i suoi cani o a vedere tennis in tv

“È un onore essere stato scelto da Paolo Maldini. Ha fatto la storia del calcio, non soltanto del Milan, e con me è stato molto convincente. Non ci ho messo molto a decidere di accettare l’offerta. È un mito, inarrivabile. Paolo è un difensore che ha fatto la storia del calcio, credo sia un modello per tutti

“Le parole di Maldini mi hanno caricato. Quando uno come Maldini dice che posso diventare tra i migliori terzini al mondo mi sono emozionato. È importante ora lavorare e cercare di migliorare sempre. Sono qui anche per imparare a difendere meglio. Sono giovane e ho tanto tempo per crescere

pubblicato su Napoli n.18 del 23 novembre 2019

Suso vs Callejon: fantasia spagnola

Suso vs Callejon: fantasia spagnola

RIVALITÀ

Suso vs Callejon: fantasia spagnola

Tecnica, qualità e sacrificio al servizio della squadra. Due spagnoli in difficoltà ma imprescindibili per Napoli e Milan

di Marco Boscia

La gara di San Siro fra Milan e Napoli delle 18.00 metterà di fronte due esterni destri spagnoli, Suso e Callejon. Simili fra loro per posizione in campo e modo di giocare, lo scorso anno sono stati al centro di trattative di mercato, poi non concretizzatesi, che potevano portarli anche a scambiarsi maglia. Più tecnico ed individualista il primo, che ha compiuto 26 anni pochi giorni fa, più votato al sacrificio ed al gioco con i propri compagni di squadra il secondo, che spegnerà 33 candeline il prossimo febbraio e che, dopo aver fatto le fortune degli azzurri per sei lunghe stagioni, è ancora in attesa di capire cosa gli riserva il futuro. Callejon ha anche recentemente espresso il desiderio di voler continuare a vestire la maglia azzurra ma i recenti episodi successivi alla serata di Champions sembrano spingere il calciatore a scegliere la Cina dove Marek Hamsik e Rafa Benitez, allenatore che lo volle fortemente in azzurro, sarebbero felici di riabbracciarlo al Dalian.

“L’individualista” più tecnico dei rossoneri

Sinistro naturale che predilige giocare a destra per poter partire largo, accentrarsi e provare il tiro dalla lunga distanza. Jesus Suso è quel giocatore a cui nessun allenatore passato per Milano, sponda rossonera ovviamente, è riuscito a rinunciare. Il suo ruolo preferito è da esterno alto d’attacco in un 4-3-3 dove il neotecnico Stefano Pioli lo ha riposizionato, dopo essere stato impiegato in passato anche in un 4-4-2 a centrocampo o da trequartista e mezzala. Ha una discreta velocità ed una buona visione di gioco, risultando spesso decisivo nei passaggi finali per i propri compagni di squadra. Il suo principale divertimento è però quello di saltare l’uomo, cosa che gli riesce facilmente grazie all’ottima tecnica individuale di cui è dotato e che gli permette spesso e volentieri di creare superiorità numerica.

“L’equilibratore” degli azzurri

“Callejon? Può fare dai 15 ai 20 gol in stagione”. Queste le parole di Rafa Benitez all’arrivo al Napoli dello spagnolo nel 2013 che, all’epoca, fu definito come uno “scarto del Real Madrid”. L’ex allenatore azzurro ebbe ragione ed al termine della sua prima stagione, José Maria Callejon mise a segno 20 reti, di cui 15 in campionato. Dopo aver fatto le fortune sia di Benitez che di Sarri, con tempi di inserimento fuori dal comune e con quel suo taglio sulla consueta parabola di Insigne che ha fatto parlare del cosiddetto “gol alla Callejon”, inizialmente appariva difficile trovare una collocazione tattica per lo spagnolo nel 4-4-2 di Ancelotti. Dato difatti fra i possibili partenti all’arrivo del nuovo tecnico, dopo averlo visto all’opera, Ancelotti ne ha preteso la riconferma, provandolo in più ruoli, finanche terzino e centrocampista centrale. Nell’ultimo anno e mezzo il rapporto col gol si è un po’ incrinato: schierato difatti 20 metri più dietro da Ancelotti rispetto ai suoi predecessori, Callejon è risultato un “equilibratore” fondamentale per unire centrocampo ed attacco. La qualità dell’inserimento ha quindi ceduto il passo alla capacità di rendersi ancora più utile, grazie alla sua velocità in campo aperto, ai propri compagni di squadra, ai quali riesce spesso a fornire pregevoli assist.

Callejon parla delle sue scelte:

Sulla sua permanenza a Napoli

“La mia famiglia è contenta. Le mie bimbe sono nate a Napoli e la più grande parla anche napoletano. Vorremmo restare. Devo parlare con il presidente e capire quale sarà il futuro”

Su Ancelotti

“Di Ancelotti mi piace tutto. Mi piace il suo modo di allenare, di gestire il gruppo. La prima cosa che mi ha colpito è che ha chiesto a noi consigli: dove vogliamo giocare, in quale ruolo. Questo mi ha fatto pensare che prima di essere un grande allenatore è una grandissima persona”

pubblicato su Napoli n.18 del 23 novembre 2019