Dries Mertens e le sue notti di Champions

Dries Mertens e le sue notti di Champions

FRAMMENTI

Dries Mertens e le sue notti di Champions

A maggio compirà 33 anni e ha ancora il piede caldo, chi meglio di lui quindi potrebbe portare il vessillo azzurro?

di Giovanni Gaudiano

Stasera per il Napoli riprende la Champions League. Siamo agli ottavi, come a dire che la formazione azzurra comunque vada sarà arrivata tra le prime 16 squadre d’Europa. C’è molto di Napoli – Barcellona in questo numero e c’è molta attesa per il risultato e per comprendere fino in fondo cosa possa essere accaduto a questa squadra a partire proprio dal ritorno con il Salisburgo al San Paolo. Forse a stagione finita gli avvenimenti saranno più chiari. La partita con il Barcellona presenta un suo fascino e gli spalti dello stadio San Paolo saranno gremiti da chi spera di assistere ad una ricordevole prestazione del Napoli e nel contempo di poter ammirare, si spera, le sole movenze della prima volta del grande campione che si chiama Messi a Fuorigrotta.
Allegate a queste note vi sono due fotografie di Dries Mertens, un giocatore che ha dato tanto al Napoli e continua a farlo anche se il suo futuro appare ancora incerto. Nel dopo Cagliari – Napoli, l’attuale tecnico del Napoli Gattuso ha lasciato intendere come si sia espresso favorevolmente per la sua permanenza in azzurro. Senza stare a ripetere cosa si dovrebbe fare, ci sembra giusto rispolverare modificandola una vecchia espressione utilizzata dall’avvocato Agnelli indirizzata a Boniek. Ha raccontato l’attuale presidente della federcalcio polacca che la Juventus fosse in visita a New York per un evento e nel corso della cena di gala proprio Gianni Agnelli presentasse al suo amico Kissinger i due suoi gioielli di quel tempo: Platini e Boniek. Alla presentazione del francese Agnelli disse: “Questo è quello bello di giorno”; mentre per Boniek usò quella che poi diventò un piccolo cliché che ha accompagnato il polacco per tutta la sua carriera: “Questo invece è quello bello di notte”.

La mancanza di quelle espressioni, degli interventi dell’avvocato si sentono praticamente tutte le domeniche visto che, quando era presente allo stadio e andava via nell’intervallo, dispensava quasi sempre qualche battuta da ricordare. Mertens potrebbe essere per il Napoli di Champions di questa stagione il nostro “bello di notte”. L’espressione in questo caso è da intendersi non limitativa, come nel caso di Boniek, ma semmai esplicativa di cosa è stato capace di fare il piccolo belga sino a questo punto.
Nelle sei partite del girone ha messo a segno 5 reti giocando solo due gare interamente, mentre nello 0 a 0 di Genk è entrato per l’ultima mezz’ora e a Salisburgo, a Liverpool ed in casa con gli austriaci è stato sostituito nelle fasi finali di quelle gare, dove aveva messo a segno due reti in Austria ed una fondamentale ad Anfield Road nella tana dei Campioni d’Europa in carica. Il piccolo grande belga che a maggio compirà 33 anni, c’è chi ha speso una fortuna per prendere gente vicina ai quarant’anni, ha il piede caldo e l’assoluta convinzione nei suoi mezzi. Poi i napoletani lo chiamano “Ciro”, chi meglio di lui quindi potrebbe portare il vessillo azzurro?

pubblicato su Napoli n.24 del 25 febbraio 2020

Dries Mertens: riconfermarlo o salutarlo?

Dries Mertens: riconfermarlo o salutarlo?

PROFILI

Dries Mertens: riconfermarlo o salutarlo?

Il belga ha dato tanto al Napoli. Mancano pochi mesi alla scadenza del contratto ma la domanda supera l’offerta

di Lorenzo Gaudiano

Il pallone rimbalza veloce sul prato di Anfield, Mertens lo rincorre e dopo uno sguardo rapido ad Alisson calcia. Il portiere del Liverpool può soltanto stare a guardare, quel tiro è troppo forte e preciso, persino inaspettato per la posizione defilata da cui è partito. È il gol del vantaggio del Napoli, un’autentica magia, destinata a rimanere nella memoria dei tifosi.
Il “folletto belga” colpisce ancora, da anni la piazza partenopea è abituata a questi colpi. Come tutti i folletti della tradizione popolare, che hanno il dono di rendersi invisibili e predire il futuro, Dries ha poteri magici. Sa sfuggire ai difensori avversari, intuisce il momento giusto per servire un compagno grazie alla sua visione di gioco e si fa trovare sempre nella posizione più opportuna quando tocca a lui ricevere il pallone e andare in gol. Da anni è il simbolo di un ciclo che ha portato a Napoli una Coppa Italia ed una Supercoppa, di un calcio spettacolo che ha incantato l’Europa intera e di una nazionale che non riesce a fare a meno di lui nonostante la grandissima abbondanza di talenti proprio in attacco.

L’altezza non è tutto

È nella città belga di Lovanio, sede storica della famosa Stella Artois e battezzata in seguito come capitale della birra, che ha inizio la storia di Mertens. Il padre Herman è uno sportivo con la passione per la ginnastica a corpo libero, dove per cinque volte diventa campione nazionale; la madre invece è docente universitaria di pedagogia. A differenza dei due fratelli, Dries ama giocare a calcio e dimostra subito a tutti di possedere un grande talento, anche se madre natura purtroppo non gli ha donato il più robusto dei fisici. Il ragazzo però è caparbio e riesce a catturare nel 1998 l’attenzione degli osservatori dell’Anderlecht. Passano gli anni ma Mertens non cresce fisicamente e la squadra della capitale lo lascia andare. Il Gent gli dà una possibilità mandandolo in prestito all’Eendracht Alst ma alla fine il belga viene nuovamente scartato, nonostante sia stato nominato miglior talento della terza divisione. Queste prime delusioni comunque non lo abbattono, Dries continua ad avere speranza. Sa che per ritagliarsi il suo posto nel mondo del calcio dovrà farsi largo con qualche spintone in più e maggiore cattiveria agonistica.

Più di un “nano da giardino”

Mertens lascia il Belgio per trasferirsi in Olanda. L’ottimo campionato in seconda divisione con l’AGOOV di Apeldoorn, che oggi non esiste più, comincia ad attirare su di lui le attenzioni non sempre lusinghiere di numerosi osservatori. Tra questi quella di Henk Grim del Nec Nijmegen che lo boccia definendolo “nano da giardino”. Ad un simile giudizio tutti si sarebbero scoraggiati, Dries no. Come sempre, comincia a ridere e ritorna ad allenarsi con lo stesso spirito e la stessa determinazione. Arrivano poi l’Utrecht e il Psv Eindhoven, con cui si affaccia sui palcoscenici europei. Mertens sta arrivando, il calcio che conta sta cominciando finalmente ad accorgersene.

Una storia senza lieto fine

Nel 2013 Dries arriva a Napoli. Ancora oggi non si è capito se sia stato l’allora ds Riccardo Bigon o il tecnico Rafa Benitez a suggerirne l’acquisto alla società partenopea. Mertens è un esterno offensivo di sinistra, in quel ruolo c’è già Insigne e il belga inizialmente fa fatica prima di adattarsi ai ritmi e ai tatticismi del calcio italiano. Con Maurizio Sarri in panchina nel 2016, a causa dell’infortunio di Milik appena acquistato per sostituire Higuain, Dries viene schierato come centravanti e la sua carriera intraprende un nuovo percorso. Diventa un bomber di razza, un goleador implacabile, un punto di riferimento di quel Napoli che sarà per sempre ricordato nella storia del calcio pur non avendo conquistato alcun trofeo. Anno dopo anno, rete dopo rete Mertens risale la classifica dei marcatori più prolifici in maglia azzurra. La vetta è veramente ad un passo, Dries sta per diventare un pezzo importantissimo della storia del Napoli, eppure al momento tutto questo sta passando in secondo piano. Questa storia d’amore a fine stagione potrebbe raggiungere la più brutta delle conclusioni. Riconoscenza e buonsenso anche in questo caso stanno mancando e a soffrirne sarà sempre la tifoseria, destinata a perdere l’ennesimo beniamino. Sono le bandiere a non esistere più, oppure è il calcio moderno che per provvedere ai bilanci e ai profitti economici ne ha contribuito all’estinzione?

“Ciro” si racconta

“Non dimentico come sono stato accolto, quando ero un signor nessuno e tutti si facevano in quattro per farmi sentire a casa mia. Conosco ogni angolo di Napoli, anche le zone dove mi sconsigliano di andare. Qualche mio collega ha rifiutato il club azzurro? Peggio per lui non saprà mai tutto quello che s’è perso”

“Non vedevo le partite in televisione. Avevo due pali e una traversa montati in giardino, il passatempo delle mie giornate. In Belgio piove spesso, ma nei miei ricordi di bambino ci sono soltanto delle partite interminabili, come se splendesse sempre il sole. Ho studiato per far contenta pure mia mamma: però l’allegria era quel pallone da spedire nella porta”

“All’inizio per i tifosi ero diventato Ciro Martinez: il nome che il gestore del bowling scriveva sul display per i punteggi, nel tentativo di non farmi riconoscere. Poi ovviamente mi hanno scoperto lo stesso. E ora sono Ciro Mertens”

Parlando di Mertens

“Mertens può essere ancora decisivo, per lui i 32 anni non sono un problema. Dries è un giocatore sensazionale ed è nel momento di massima maturità. Non è solo un goleador: sa aprire ed attaccare gli spazi, costruire il gioco con gli altri compagni. È estremamente intelligente e ogni allenatore è felice di lavorare con uno come lui. È riuscito facilmente a passare da Sarri ad Ancelotti, è un calciatore chiave nel Napoli e in nazionale”

Roberto Martìnez, ct del Belgio

 

“Se devo scegliere un giocatore da portare nel Napoli dei miei tempi, io punterei tutto su Mertens e lo porterei sempre con me. Ha tutto ciò che occorre, il dribbling, il tiro da lontano e la capacità di fare squadra”

Diego Armando Maradona

 

pubblicato su Napoli n.19 del 10 dicembre 2019

Lobotka forse, Mertens da confermare

Lobotka forse, Mertens da confermare

IL CALCIOMERCATO ALLE PORTE

Lobotka forse, Mertens da confermare

Lo slovacco richiesto da Gattuso per il centrocampo, il belga da tenere per tentare la scalata al quarto posto

di Giovanni Gaudiano

Ieri il Napoli ha ripreso gli allenamenti con un giorno di ritardo rispetto all’Inter di Antonio Conte, che sarà al San Paolo lunedì sera.
L’obiettivo della gara della Befana dovrebbe essere quello di rendere difficile la vita alla lanciatissima Inter che tra l’altro, pare, potrà contare sulla rosa al completo con il recupero di alcuni infortunati, a partire da Sanchez.
Non si sa ancora, invece, se Koulibaly, la cui importanza per la difesa non è in discussione, recupererà.
In questo momento la sfida di lunedì sera ha solo il sapore del grande confronto, con il Napoli chiamato a tentare di recuperare una posizione in classifica migliore dell’attuale, in attesa più avanti di valutare possibili recuperi per la zona Champions ad oggi davvero lontana.
Nel frattempo ci sono notizie, al momento non confermate, che riguardano eventuali operazioni di mercato.
Pare sia in fase di chiusura la trattativa per Lobotka, lo slovacco che qualcuno dice sarebbe stato consigliato a suo tempo da Hamsik. Secondo alcuni sarebbe la scelta giusta per sistemare il centrocampo del Napoli, la zona di campo che più di tutte la squadra ha denotato problemi.
Le caratteristiche del giocatore a ben guardare potrebbero, però, non essere quelle necessarie a Gattuso per modificare il gioco del Napoli. Poi ci sarebbe da capire chi sarà scelto per giocargli di fianco.

Si sente anche parlare di una cessione di Mertens, addirittura alla Roma, che teoricamente sarebbe la squadra sulla quale Gattuso e compagni dovrebbero tentare la corsa per il sorpasso.
Il belga è uno dei giocatori che meglio si è comportato in questi anni al Napoli. Anche nella vicenda del dopo Salisburgo è stato forse l’unico, in quell’inopportuno allenamento a porte aperte, a chiedere scusa al pubblico.
Il presidente ne conosce il valore, la serietà e soprattutto la capacità di andare in gol, di servire assist e di giocare laddove richiesto, al contrario di altri che hanno sempre mal sopportato la necessità di mettersi a disposizione della squadra anche in un ruolo non proprio gradito.
Sarebbe un errore cedere Mertens, come d’altra parte non trovare un accordo per prolungare la sua permanenza al Napoli. Si tratta di un giocatore integro, con voglia di fare, che in questi anni si è sempre ben comportato, accettando anche la panchina senza creare problemi.
Cosa ricaverebbe oggi il Napoli dalla sua cessione? Quanto costerebbe sostituirlo? E soprattutto con chi? Per uscire al più presto da una situazione non preventivata, per affrontare prima la Coppa Italia e poi la difficile sfida con il Barcellona al meglio servono idee chiare e scelte precise e coraggiose. Arriveranno?
Se lo augura tutta la città con il pubblico del San Paolo che alla ripresa dovrebbe affollare lo stadio come nei migliori momenti.

pubblicato il 31 dicembre 2019

Quando a Roma andavamo in quarantamila

Quando a Roma andavamo in quarantamila

Braca, Miceli ed Altafini

/ TESTIMONE DEL TEMPO

Quando a Roma andavamo in quarantamila

La vittoria con Braca e Sivori e il Napoli dei centomila cuori. La riscossa all’Olimpico negli ultimi due anni

di Mimmo Carratelli

Ai tempi belli ‘e ‘na vota, s’andava a Roma in quarantamila. Il tifo azzurro era passione, tutta passione. Stride il confronto con i giorni d’oggi. Tifo selezionato, competente, esigente e il San Paolo con ampi spazi vuoti. Trasferte per pochi sostenitori. Una volta, le maglie azzurre erano un sogno. Nella buona e nella cattiva sorte. Prima ancora di Maradona. Il Vomero strapieno e turbolento. Il San Paolo sino a 90mila spettatori. Il ciuccio, bardato d’azzurro, faceva il giro della pista. Gloria e baldoria. Sogni e delusioni.
Arrivò Roberto Fiore, tifo e fantasia, Altafini e Sivori a Napoli, i centomila cuori, l’indimenticabile Petisso. I magnifici anni Sessanta. Due retrocessioni e uno storico secondo posto.

2 ottobre 1966, Roma-Napoli, eravamo in quarantamila all’Olimpico. Il Napoli (2-0) avrebbe potuto vincere di goleada. Sivori colpì due traverse. Quattro almeno le altre occasioni per fare centro. Fu il pomeriggio di gloria di Paolino Braca, 22 anni, abruzzese di Giulianova, che giocava all’ala sinistra. Portò in vantaggio il Napoli col suo primo e unico gol in serie A, una rete spettacolare dopo appena cinque minuti di gioco. Sul cross di Totonno Juliano, stoppò di sinistro e scaraventò il pallone, al volo di destro, nella porta di Pizzaballa. Il raddoppio lo segnò Sivori con un diabolico pallonetto all’incrocio dei pali dopo un’ubriacante azione Juliano-Sivori-Orlando. Omar sul punto di cadere in area scodellò quasi da terra la sua magia tra due difensori.

Le partite con la Roma hanno avuto sempre un sapore particolare. Michele Mottola, grande giornalista napoletano che fu per quarant’anni redattore capo al “Corriere della sera”, quand’era ancora al “Mezzogiorno sportivo”, settimanale illustrato che a Napoli si stampava dal 1923 e aveva i balconi della redazione che affacciavano su Piazza Trieste e Trento, inventò un titolo rimasto famoso: “Una vittoria che vale un campionato” riferendosi proprio a un successo sulla Roma.

Maradona con Bianchi

Ventimila all’Olimpico col Napoli di Maradona. Memorabile l’1-0 di Diego nell’anno del primo scudetto. Era il 26 ottobre 1986: Maradona in dubbio fino all’ultimo per problemi muscolari, poi gioca, quasi da fermo, ma dispensa colpi geniali. Di fronte la Roma di Eriksson. La partita segnò il debutto di Francesco Romano, napoletano di Saviano, “Tota” come lo chiamò il pibe perché, riccioli neri e faccia da bravo ragazzo, somigliava a un giocatore argentino con quel nome. Fu la trovata di Ottavio Bianchi che escluse Carnevale. Il Napoli di Diego aveva finalmente quel regista di centrocampo che gli mancava, scovato da Pierpaolo Marino che lo prese dalla Triestina per due miliardi. Fu un assist geniale di Giordano a mandare in gol Maradona che realizzò con due tocchi magistrali davanti a Tancredi. Era la “magica Roma” che giocava per lo scudetto, ma finì a metà classifica.

Gli anni Settanta sono stati i più propizi agli azzurri sul campo della Roma (due vittorie e sette pareggi dal 1973 al 1982). Una buona serie anche all’inizio degli anni Novanta: sei anni di imbattibilità (una vittoria e cinque pareggi dal 1989 al 1995).
Con De Laurentiis, due vittorie, tre pareggi, sei sconfitte. Il pirotecnico 4-4 del 2007, appena tornati in serie A. In gol Lavezzi, Hamsik, Gargano, Zalayeta. Negli ultimi due anni, le vittorie con Sarri, 2-1 con doppietta di Mertens; 1-0 col gol di Insigne, dopo una serie di cinque sconfitte e tre pareggi intervallati dall’unica vittoria con la doppietta di Cavani.

Fiore e Pesaola

Fuori Di Francesco, ritroveremo Claudio Ranieri dal bel profilo di Giulio Cesare, romano del Testaccio, che con la Roma sfiorò lo scudetto nel 2009-10 perdendolo per due punti contro l’Inter di Mourinho. Fatale fu la sconfitta interna dei giallorossi contro la Sampdoria. Per due campionati, Ranieri ha allenato il Napoli (1991-92 e 1992-93) prendendo la squadra del dopo-Maradona. C’erano Careca, Zola, De Napoli, Ciro Ferrara, Francini. Allenava i giocatori in una “gabbia” di 35 metri per 20 per esaltarne la reattività e il gioco negli spazi stretti. Conquistò subito il quarto posto e la partecipazione alla Coppa Uefa. Nella seconda stagione, ebbe Fonseca e Thern. I tifosi si aspettavano una stagione da scudetto, ma l’inizio del secondo Napoli di Ranieri fu disastroso. La batosta al San Paolo rimediata contro il Milan di Capello (1-5), che avrebbe vinto il campionato, ne segnò la fine dell’esperienza napoletana. Eravamo alla nona giornata. Ferlaino lo esonerò e richiamò Bianchi.

pubblicato su Napoli n.8 del 31 marzo 2019

Mertens – Immobile: due Ciro a confronto

Mertens – Immobile: due Ciro a confronto

/ IL CONFRONTO

Mertens – Immobile: due Ciro a confronto

A Napoli un Ciro venuto dal Belgio, a Roma invece il Ciro da Torre Annunziata. Due bomber di razza con il fiuto per il goal

di Marco Boscia

MERTENS:
Il folletto belga diventato napoletano

 

Cresce in diverse squadre belghe, tra cui l’Anderlecht ed il Gent, prima di affermarsi nei Paesi Bassi. Si mette in luce con la maglia dell’AGOVV nel triennio 2006-2009 e passa quindi all’Utrecht, dove milita due anni e poi per altri due al PSV prima di approdare nel 2013 al Napoli. Comincia da esterno d’attacco, faticando a partire titolare chiuso dalla competizione con Insigne ma risultando spesso decisivo da subentrante. Per l’infortunio di Milik Sarri lo trasforma in un implacabile bomber d’area di rigore. Con gli azzurri ha già vinto una Coppa Italia ed una Supercoppa Italiana. Grazie alla sua statura risulta essere un giocatore che fa della corsa e della tecnica le sue migliori qualità. Dotato di un dribbling devastante, è in grado di rubare l’occhio per i numeri palla al piede di cui è capace. Con il pubblico partenopeo ha instaurato un legame speciale tanto da essersi completamente “napoletanizzato”. I tifosi lo hanno difatti soprannominato “Ciro”, nome tra i più diffusi a Napoli.

IMMOBILE:
Il bomber di razza di cui Roma aveva bisogno

 

Si forma nelle giovanili del Sorrento. È Ciro Ferrara a notarlo e a portarlo nel 2007 alla Juventus, con la quale vince da protagonista due Tornei di Viareggio ed esordisce in massima serie ed in Champions League. Dopo i prestiti al Siena e al Grosseto, è nella stagione 2011-2012 a Pescara con Zeman in serie B che si afferma definitivamente, segnando 28 gol. Nelle quattro stagioni successive milita con Genoa, Torino, Borussia Dortmund e Siviglia. Fa poi ritorno per 6 mesi a Torino, sponda granata, prima di essere acquistato dalla Lazio nell’estate del 2016. Immobile è un centravanti capace di spaziare su tutto il fronte offensivo. Dotato di un ottimo dribbling nello stretto, di un fisico possente e di un micidiale tiro di prima intenzione, da ogni posizione sia di destro che di sinistro. Vero e proprio bomber di razza che ha segnato un’infinità di gol e che a Roma in biancoceleste è diventato idolo dei tifosi. Prossimo step: trovare la stessa continuità di rendimento con la Nazionale italiana.

pubblicato su Napoli n.5 del 20 gennaio 2019