Meret ed Audero numeri uno contro

Meret ed Audero numeri uno contro

RIVALITÀ

Meret ed Audero numeri uno contro

Dopo essersi contesi la maglia dell’U21, i due portieri si ritrovano di fronte nell’esordio stagionale del Napoli al San Paolo

di Marco Boscia

Giovani ma già affidabili

Alex Meret, friulano come i suoi illustri predecessori Lorenzo Buffon, Dino Zoff e Simone Scuffet, nasce ad Udine nel 1997. Gigante di 1,90 cm, nel giro di una sola stagione ha fatto breccia nel cuore dei napoletani, tanto da prendere parte il 3 luglio, assieme ad Insigne, alla cerimonia d’apertura delle Universiadi. Con gli azzurri ha accumulato quell’esperienza internazionale che gli è valsa la titolarità agli Europei U21, scavalcando nelle gerarchie di Di Biagio proprio Emil Audero, altro gigante di 1,92 cm. Coetaneo di Meret, Audero nasce a Mataram da padre indonesiano e madre italiana e dopo un solo anno di vita si trasferisce con la famiglia a Cumiana, comune metropolitano di Torino. La scorsa stagione è passato dalla Juventus alla Sampdoria in prestito con opzione e diritto di contro-riscatto. In blucerchiato si è subito imposto ed a gennaio i due club, generando non poche polemiche, hanno riformulato l’accordo in un obbligo di riscatto a favore dei liguri, formalizzatosi per 20 milioni di euro.

Gli inizi

Cresciuti con il mito di Gianluigi Buffon, idolo di intere generazioni, Meret ed Audero fin da piccoli impressionano per la capacità di interpretare il ruolo ed oggi sono considerati due tra i giovani più interessanti del panorama calcistico italiano.

Meret, dopo due stagioni nelle file dell’As Rivolto ed una nell’ASD Donatello, entra a far parte del vivaio dell’Udinese. Esordisce in prima squadra a soli 18 anni in Tim Cup e nel 2016 va in prestito alla SPAL. In B accumula 30 presenze e conquista la promozione in A che mancava alla squadra estense da 49 anni. L’anno successivo gioca in massima serie e viene acquistato l’estate scorsa dal Napoli per 25 milioni di euro. Abile e reattivo nonostante la sua imponente fisicità, possiede tempismo nelle uscite ed ama il gioco con i piedi.

Audero si mette in mostra da bambino nell’accademia calcistica dell’ex portiere Roccati. All’età di 11 anni viene notato da Rampulla, all’epoca preparatore della Juventus. Percorre la trafila delle giovanili in bianconero e per due anni è titolare della primavera guidata da Fabio Grosso. Nella stagione 2016-2017 diventa il terzo portiere della prima squadra alle spalle di Buffon e Neto, esordendo in A l’ultima di campionato. In prestito al Venezia in B, la sua porta resta inviolata per ben 13 incontri. Passa quindi alla Sampdoria ed alla prima stagione da titolare in A impressiona per la sua grande reattività fra i pali.

Obiettivi futuri

Meret cerca la definitiva consacrazione al Napoli e, dopo la prima buona stagione disputata, vuole diventare titolare inamovibile tentando così di conquistare anche l’azzurro della nazionale maggiore. Audero spera di ripetere quanto di buono fatto ancora nella Samp, con l’obiettivo di attirare su di sé le attenzioni delle grandi del campionato.

Ciò che è certo è che entrambi con impegno, lavoro e dedizione, hanno un futuro roseo dinanzi.

L’età gioca a loro favore.

I pensieri di Meret

«Cerco di scendere in campo con grande convinzione, so bene di avere qualità importanti. Cerco di essere il più tranquillo possibile per mettere in campo le mie doti. In cosa devo migliorare? In tutto. Mi sento un predestinato? Certe voci fanno piacere, ti dicono che stai lavorando bene. So di poter arrivare alla nazionale, ma devo lavorare tanto, con impegno e massima dedizione. Il soprannome “Albatros”? È venuto fuori da poco, i preparatori dicono che con le mie braccia riesco a coprire tutta l’ampiezza della porta. L’albatros è l’uccello con l’apertura alare più ampia»

Federico Pastorello parla del suo assistito

«Meret impressiona tutti da tempo. Handanovic mi segnalò la sua forza quando aveva 14 anni e si allenava con la prima squadra. Mi diceva sempre: “Guarda, il fenomeno vero è uno solo. E si chiama Alex Meret”. Secondo me Alex è spettacolare, farà la storia del calcio italiano. Poi è un ragazzo perbene, cresciuto in una famiglia molto unita. Non si emoziona davanti alle responsabilità, sa gestire la pressione, è molto freddo e maturo»

Audero parla di sé e del ruolo di portiere

«Ci tengo a chiarire bene questo punto. È giusto sognare, credere di poter tornare alla Juve, ma il futuro si costruisce col presente. Io sono cresciuto lì, però sapevo che prima o poi il cordone sarebbe stato tagliato. Non dimentico il percorso nel settore giovanile, l’appoggio dei miei genitori che non mi hanno mai messo pressione, la crescita costante. Il corridoio di Vinovo, in cui sono appese le maglie dei ragazzi arrivati in prima squadra, è molto bello: ti fa riflettere e desiderare di fare lo stesso. Se respiri quell’aria nel modo giusto, cresci bene. E adesso lì c’è anche la mia maglia»

«Aver avuto la fortuna di vedere da vicino Gianluigi Buffon mi ha aiutato tanto; ho colto tante cose che altrimenti non avrei potuto imparare se non nella quotidianità. Questione di approccio: da questo vedi i campioni. Ora sono alla Sampdoria, che è un’ottima società dove c’è tutto per fare bene»

pubblicato su Napoli n.14 del 14 settembre 2019

Meret, Ronaldo e poi gli arbitri

Meret, Ronaldo e poi gli arbitri

Rocchi mostra il cartellino rosso a Meret

/ L’EDITORIALE

Meret, Ronaldo e poi gli arbitri

Esiste un regolamento chiaro, è stato introdotto il Var, perché non rispettarli?

di Giovanni Gaudiano

La discussione che si è aperta dopo la partita di domenica sera durerà forse ancora qualche giorno e poi andrà in archivio.

Nel frattempo, al di là del risultato che resterà quello maturato sul campo, come è giusto che sia, le fazioni alimentate dalle opinioni avranno il sopravvento sulla possibilità di chi ha proposto un’analisi serena, basata sul regolamento e verificabile attraverso le immagini televisive che sono a disposizione del Var. In quest’ottica dire chi ha ragione e chi ha torto potrebbe sembrare difficile, forse presuntuoso e forse anche prevenuto.

In realtà ci sono alcuni fatti sui quali credo si possa convenire, senza urtare alcuna suscettibilità: il gioco del calcio ha le sue caratteristiche ma nel tempo con le modifiche adottate il regolamento ha cercato, anche con l’ausilio della casistica, di delimitarne quanto più possibile la discrezionalità; l’adozione della tecnologia Var dovrebbe servire a limitare gli errori, le presunzioni, le opinioni che l’arbitro, essere umano come tutti noi, in certi casi fa prevalere sul regolamento stesso; esiste una regola non scritta in nessun regolamento ma che andrebbe applicata in ogni attività umana: il buonsenso; sarebbe il caso che il mondo del calcio comprendesse come quello che avviene nel rettangolo di gioco, nello spogliatoio, fuori dal campo etc., non può e non deve prescindere dalle norme sancite dal vivere civile.

In conclusione se è vero che nell’episodio che potrebbe aver indirizzato la gara tra Napoli e Juventus una o più d’una di queste linee guida è stata non considerata volutamente, si configura una forte superficialità da parte di tutti, a partire dal direttore di gara e dall’arbitro addetto e quindi responsabile della giusta applicazione del Var, nella gestione della gara, del post gara e di quanto ne è poi scaturito. Si sente dire, soprattutto in televisione, da parte di chi ha frequentato il mondo del calcio da 40/50 anni che il regolamento è interpretabile e che solo chi ha lavorato in questo ambiente ha la capacità di parlare di tali argomenti. Questa non è un’opinione. Questa è una presunzione, questo è un atteggiamento corporativistico dal quale non si riesce ad affrancare la maggior parte degli addetti ai lavori.

Massimiliano Irrati designato al Var per Napoli-Juventus

Meret fa di professione il portiere, il portiere ha il dovere di difendere la sua porta, come se fosse la sua cosa più preziosa (come ha abilmente descritto Brera tanti anni fa). È evidente che la sua uscita su Ronaldo debba essere considerata fallosa. Ma dalle immagini appare anche evidente come il giovane portiere tenda ad evitare, una volta mancata la palla, il contatto con l’avversario piegando le gambe e proteggendosi per evitare lo scontro.

Tale evidenza che la visione del Var avrebbe chiarito è stata ignorata dal sig. Irrati, che qualcuno ha definito il miglior Var assistant al mondiale e quindi solo per questo fuori da qualunque possibile critica. Rocchi ha mostrato nell’episodio una decisione che in altri frangenti della partita non si è vista, ad esempio come quando avrebbe dovuto ammonire per la seconda volta Koulibaly e mandarlo fuori (anche se la prima ammonizione di fatto non c’era).

Per quanto riguarda Ronaldo, è poco importante che si stabilisca se ha simulato o meno anche perché l’arbitro ed il Var hanno del tutto ignorato questa eventuale circostanza. Nel caso del portoghese va detto ad abundantiam che è un grande giocatore ma con tutti i difetti di un anonimo calciatore di qualunque serie, di qualunque federazione mondiale.

pubblicato il 06 marzo 2019