Il Napoli e la strategia dei portieri

Il Napoli e la strategia dei portieri

L’APPROFONDIMENTO

Il Napoli e la strategia dei portieri

Due primi portieri per Gattuso che stenta a dare fiducia al giovane friulano talentuoso Meret scegliendo il colombiano Ospina

di Francesco Marchionibus

Anche in questa stagione, come nelle due precedenti, sembra proprio che il Napoli vedrà alternarsi tra i pali il “predestinato” Meret e l’esperto Ospina.
Abilità nel gioco con i piedi, personalità e capacità di guidare la difesa sono le doti che l’allenatore riconosce al portiere colombiano in contrapposizione al diffuso riconoscimento di una classe innata, di una cura dei fondamentali, di una grande freddezza e di un’esplosività che il giovane friulano può contrapporre nel duello per il posto da titolare.
Si tratta di due portieri di grande valore, che formano una tra le migliori coppie della Serie A, tanto che la società azzurra per assicurarsene le prestazioni ha effettuato due anni fa un investimento importante, prelevando Meret dall’Udinese per 26 milioni in un’operazione complessiva con l’ingaggio anche del greco Karnezis e Ospina dall’Arsenal per 3,5 milioni.
Con Alex (che ha 23 anni) il Napoli ha fatto un acquisto valido per il presente ma anche e soprattutto per il futuro, assicurandosi uno dei portieri in prospettiva più forti d’Italia e non solo, che grazie alle sue qualità vedrà crescere ulteriormente anche il proprio valore di mercato: un ottimo investimento quindi dal punto di vista tecnico ma anche, come spesso accade per la società azzurra, da quello economico.
Ospina è invece considerato il classico “usato sicuro”, un giocatore di esperienza (32 anni) destinato nei piani della società a fare da “chioccia” al collega più giovane nonostante non abbia nei fondamentali del ruolo il suo punto forte. Per il valore dei giocatori, e considerando le cifre in circolazione, anche gli ingaggi corrisposti ai due estremi difensori (1,8 mln a Meret e 2,5 mln a Ospina) contribuiscono a rendere il loro acquisto un buon affare.
Alle spalle dei due titolari, che peraltro sono molto amici e vivono con grande sportività il loro dualismo, quest’anno il giovane Contini ha sostituito come terzo portiere il greco Karnezis, ceduto al Lille nell’ambito dell’affare Osimhen.
La partenza dell’ex Udinese è stata una operazione dettata da esigenze di bilancio più che tecniche, visto che oltre a ridurre lievemente il monte ingaggi (stipendio di 0,8 mln per Karnezis e 0,5 mln per Contini) ha assicurato al Napoli una discreta plusvalenza (cessione per 5 milioni, nonostante il greco non abbia praticamente mai giocato, a fronte di un valore residuo a bilancio di circa 0,5 mln).
L’avvicendamento nel ruolo di terzo portiere del Napoli porta con sé anche un altro dato positivo: con Nikita Contini (24 anni) ci si affida a un giovane estremo difensore proveniente dal vivaio azzurro, che si è già messo in buona luce nelle serie inferiori (quasi 120 partite tra B e C) e che con l’ingresso nella rosa di prima squadra potrà soltanto accrescere la propria cifra tecnica e il proprio valore di mercato.

Si tratta di un aspetto importante, soprattutto se si considera che negli ultimi anni le squadre italiane si sono rivolte sempre più a giocatori stranieri anche per ricoprire il delicatissimo ruolo del portiere, con la conseguenza che, soprattutto a certi livelli, per i giovani estremi difensori di scuola italiana si sono sempre più ridotte le opportunità di mettersi in mostra. E questo nonostante per storia e tradizione la nostra “scuola” dei portieri sia probabilmente la migliore al mondo.
Se inizialmente sono state soprattutto le grandi del nostro campionato a fare ricorso ai portieri stranieri, quasi sempre di alto livello, oramai quasi tutte le squadre schierano, come titolari o come riserve, numeri uno provenienti da oltreconfine.
Nello scorso campionato tra le prime sette classificate solo Atalanta e Milan hanno avuto tra i pali un titolare italiano, il Napoli come sappiamo ha alternato Meret ed Ospina, mentre la Juventus, l’Inter e le romane si sono affidate a portieri stranieri.
Attualmente sui sessanta portieri delle venti compagini di serie A ben 24 sono stranieri, e solo in cinque squadre tutti e tre gli estremi difensori in rosa sono italiani.
Tra i portieri acquistati all’estero ci sono grandi campioni e ottimi giocatori che possono innalzare il livello qualitativo delle loro squadre. Spesso però arrivano nel nostro campionato giocatori “normali”, ai quali di certo molti giovani portieri provenienti dai settori giovanili delle nostre società hanno poco da invidiare.
Estremi difensori come Gollini, Cragno, Montipò, Audero e i più esperti Sepe, Silvestri e Cordaz sono l’esempio lampante di come la scuola italiana possa ancora produrre ottimi portieri se ai giovani vengono date fiducia e la possibilità di giocare e fare esperienza.
E la scelta della società azzurra di puntare su Meret (anche se per ora in alternanza con l’esperto “El patron” Ospina) va considerata proprio in questa ottica.
Una scelta onerosa, se si pensa che il giovane friulano del Napoli è il portiere di Serie A che è costato di più, e che testimonia come la società azzurra creda ciecamente nelle sue potenzialità. Ma anche una scelta oculata, visto che recentemente l’osservatorio calcistico del CIES ha inserito Meret al decimo posto, primo tra gli italiani, nella classifica mondiale dei portieri con il valore di mercato più alto.
Il futuro insomma inevitabilmente è di Alex e speriamo che lo viva il più a lungo possibile nella nostra squadra per riprendere la tradizione dei grandissimi portieri italiani che hanno vestito la maglia del Napoli e della nazionale, come il campione del mondo Giuseppe Cavanna, Ottavio Bugatti, il “Giaguaro” Castellini e soprattutto l’immenso Dino Zoff.

pubblicato su Napoli nr. 31 del 03 ottobre 2020

Meret – Ospina: un’alternativa che non esiste

Meret – Ospina: un’alternativa che non esiste

IL MOMENTO DELLE SCELTE

Meret – Ospina: un’alternativa che non esiste

La stagione piena di Gattuso parte da questa scelta da non sbagliare solo per privilegiare gli echi provenienti dallo spogliatoio

di Giovanni Gaudiano

La prossima settimana per il Napoli sarà già ritiro precampionato. L’ampia valle di Castel di Sangro accoglierà la squadra o meglio la rosa in quel momento nella disponibilità dell’allenatore.
Il rinnovo o il prolungamento del contratto esistente per Rino Gattuso pare sia stato rinviato per sua volontà o per scelta della società, non è dato sapere. Dall’Abruzzo scatterà comunque per il tecnico di Corigliano il momento della verità.
Le mosse di mercato concluse e quelle che potrebbero andare in porto sembrano portare ad un significativo rinnovamento con possibile ringiovanimento della rosa.
Questa tendenza è condivisibile soprattutto se la società pensa di avviare un nuovo ciclo con l’ex campione del mondo in panchina.
Non sarebbe condivisibile se le notizie che trapelano sono vere, l’incertezza o la scelta che il tecnico avrebbe fatto o starebbe facendo in merito al portiere.
Il ruolo merita attenzione ed esperienza ma soprattutto qualità e stabilità.
La gestione di Gattuso, nella stagione da poco conclusa, non è andata in questa direzione.

La scelta fatta in troppe occasioni di affidare la porta al colombiano Ospina non appare come quella più giusta.
Il nazionale sudamericano è un discreto portiere, nulla di eccezionale neanche nel gioco con i piedi, che il tecnico in più di un’occasione ha utilizzato come motivazione della sua scelta. Manca di importanti fondamentali come ad esempio la presa e appare fortemente carente nelle uscite.
Al contrario il friulano ventitreenne Alex Meret è un giovane portiere che già da oggi garantisce un rendimento di alto livello con la prerogativa di poterlo fare per un periodo lungo migliorando ancora.
Piuttosto che stare ad evidenziare qualche errore, che è inevitabile per un portiere di calcio, visto che anche il grande Zoff ne commetteva, sarebbe il caso che si valorizzassero le qualità di questo ragazzo che a ben guardare, parole proprio di uno come il grande Dino Zoff, appare superiore anche al Donnarumma di Castellammare che oggi sembra inamovibile numero uno della nazionale italiana di Roberto Mancini.
Se a queste considerazioni si aggiungono quelle sul ringiovanimento, sul nuovo ciclo da avviare è del tutto incomprensibile che possa esistere un dubbio su quale tra i due portieri dovrà fare affidamento il Napoli per le prossime stagioni.
L’eventuale scelta di Ospina con la contestuale rinunzia a Meret potrebbe voler dire che i malintesi nello spogliatoio continuano e che Gattuso in questi mesi non è riuscito a sradicare inammissibili fronde.
Il tecnico è chiamato a esplicitare le sue scelte con coraggio senza tentennamenti: Meret, a giusta ragione, ci pare debba essere il titolare ed Ospina potrà essere l’alternativa da poter utilizzare in Coppa Italia o in Uefa all’occorrenza.
Se non fosse così ci si augura che la società intervenga a salvaguardia di un importante patrimonio evitando una cessione, sia pur in prestito, di Meret che ha tutte le qualità per essere il numero uno del Napoli.

pubblicato il 18 agosto 2020

Il giovane Meret vs l’esperto Szczesny

Il giovane Meret vs l’esperto Szczesny

IL CONFRONTO

Il giovane Meret vs l’esperto Szczesny

La rivincita del portiere azzurro contro la Juventus che in porta si affida al gigante polacco, erede di Buffon

di Marco Boscia

Stasera alle 20.45, allo Stadio San Paolo, il Napoli ospita la Juventus dell’ex Maurizio Sarri. Nonostante l’attuale andamento degli azzurri in campionato, a Napoli quella con la Juventus è da sempre la partita più sentita della stagione e chi di sicuro vorrà provare a riscattarsi è il portiere partenopeo Alex Meret, espulso lo scorso anno al San Paolo. Di fronte a lui, dal lato opposto, saranno i guantoni del più esperto Wojciech Szczesny a difendere la porta dei bianconeri dagli attacchi del connazionale Arkadiusz Milik e dei suoi compagni.

Meret: la rivincita del friulano

Un’infanzia passata a rincorrere un sogno: riuscire a diventare uno dei portieri più forti d’Italia e del mondo. Alex Meret non ha mai pensato ad altro, ha lavorato, sudato e si è impegnato per riuscirci. Il percorso non è stato privo di difficoltà ma già ai tempi di Udine, a soli 16 anni, veniva considerato, da tutti gli addetti ai lavori, un predestinato dal futuro roseo. Da lì in poi è stato un crescendo: prima il debutto in Coppa Italia, poi il passaggio alla Spal, con cui si è guadagnato la Serie A e la titolarità nella stessa e, dopo alti e bassi dovuti ad un grave infortunio che ne ha rallentato la crescita, la chiamata del Napoli. Con Ancelotti in panchina ha esordito anche in Europa ma si è alternato spesso con Ospina, mentre Gattuso gli ha dato fiducia dal primo giorno scegliendolo come titolare. La voglia di scendere in campo domani è tanta, quella di riscattarsi anche: il portiere friulano venne difatti espulso l’anno scorso, generando non poche polemiche, nel tentativo di fermare Cristiano Ronaldo su un retropassaggio maldestro di Malcuit. Meret, anche in seguito alla recente papera contro l’Inter, adesso vuole ricominciare a sorridere, ed una vittoria domani, contro chi domina il campionato italiano da quasi un decennio, potrebbe ridare nuova linfa al Napoli e permettere al portiere partenopeo di rilanciarsi.

Szczesny: un’eredità importante

Primi passi mossi da giovanissimo in casa con il Legia Varsavia. Quindi il debutto in Premier League con la maglia dell’Arsenal. Nelle sue cinque stagioni a Londra, il gigante polacco si guadagna la convocazione in nazionale e si afferma come uno dei portieri più interessanti del panorama europeo. Arriva in Italia con la formula del prestito nel 2015 alla Roma: la prima stagione in giallorosso è altalenante mentre, nella seconda, la sua porta resta inviolata in ben 14 occasioni, record stagionale. Lo acquista quindi la Juventus a titolo definitivo per 12 milioni. A Torino fa da vice allo storico numero 1, ma esordisce sia in campionato che in Champions, riuscendo ad essere confermato per raccogliere la pesante eredità di Gigi Buffon, che lascia i bianconeri per accasarsi al Paris Saint-Germain. Nella scorsa stagione si afferma come uno dei portieri più continui, con un rendimento costante ed elevato che gli permette, anche con il ritorno di Buffon, di restare il titolare e di consacrarsi come uno dei migliori al mondo.

Alex si racconta

“Fin da piccolo ho sempre voluto fare il calciatore, non ho mai pensato a qualcos’altro. Fortunatamente non c’è mai stato un momento in cui ho pensato di non riuscire a farcela: è stato tutto un crescendo in modo graduale”

“Ho sempre fatto il portiere, non ho mai provato nessun altro ruolo. Mi piace perché è quasi uno sport diverso: sei da solo, devi comandare tutti i tuoi compagni, hai molte responsabilità e ti mette al centro dell’attenzione, ti spinge a dare sempre il massimo perché sai che sei l’ultimo uomo, quello decisivo”

Szczesny scherza e rivela il suo segreto

“Quando ero alla Roma il mio secondo era Alisson, che oggi viene considerato il miglior portiere al mondo. Ora sono alla Juventus e Buffon, sicuramente il migliore della storia, è il mio sostituto. Questo vuol dire che sono il miglior portiere del mondo e della storia del calcio?”

“Faccio meditazione da tre/quattro anni, da quando ero a Roma. Mi aiuta a migliorare mentalmente e poi mi alleno sempre come se stessi giocando i 90’. Il giorno dopo, poi, riguardo ogni mio contatto con il pallone, che sia con i piedi o con le mani. Solo in questo modo posso migliorare”

pubblicato su Napoli n.22 del 26 gennaio 2020

Il Napoli di Gattuso alla prova in Coppa Italia

Il Napoli di Gattuso alla prova in Coppa Italia

NAPOLI-PERUGIA

Il Napoli di Gattuso alla prova in Coppa Italia

È proprio vero che la coppa nazionale sia diventata l’obiettivo stagionale della squadra azzurra? Meret non si tocca!

di Giovanni Gaudiano

La Coppa Italia del Napoli inizia oggi. Al San Paolo appena dopo pranzo gli azzurri, per conquistare il quarto di finale, dovranno superare il Perugia che come la squadra partenopea ha effettuato da poco il cambio della guida tecnica, con Cosmi che ha rilevato Oddo.
Si parla molto di questa partita, che ha acquisito molta importanza perché in molti ritengono che la competizione potrebbe essere realisticamente l’univo obiettivo perseguibile in questa stagione difficile sin qui da definire.
La differenza tecnica ed i valori delle due rose farebbero pendere la bilancia del pronostico verso gli azzurri ma quello a cui si sta assistendo da alcuni mesi, per l’esattezza dal post Napoli-Salisburgo del 5 novembre, non può non essere considerato.
Gli errori di questo inizio anno, si parla delle due sole partite del 2020, dimostrano che la squadra è condizionata, che manca la giusta serenità, che probabilmente qualcosa non funziona nello spogliatoio e che le ruggini accumulate dopo il cosiddetto “ammutinamento” continuano a produrre effetti negativi.

Più volte ci si è augurato che la società intervenisse per riequilibrare la situazione, più volte si è detto che non sarebbe stato il cambio in panchina il toccasana, oggi sarebbe importante se prima della gara arrivasse qualche segnale importante. Potrebbe bastare anche la presenza del presidente al pranzo pre-partita con la squadra, potrebbe essere utile chiarire con i giocatori che è davvero delittuoso vederli giocare il secondo tempo dell’Olimpico e trovarsi nella situazione di classifica attuale.
Dal suo canto Gattuso ha sin qui dimostrato di capirci poco. Il tentativo del tecnico di proteggere la squadra, di assolverla in qualunque caso, vedasi la dichiarazione su Ospina, non è del tutto coerente con le frecciatine che l’allenatore maliziosamente invia alla precedente gestione.
Che in campo ci vadano i giocatori è risaputo, ma questa condizione vale per Gattuso come valeva per Ancelotti. Piuttosto sarebbe allarmante se i discorsi sulle giocate del portiere e sulla preferenza a cui ha fatto cenno il tecnico si risolvessero in un accantonamento di Meret che, qualcuno ha fatto in fretta a dimenticare, ha commesso un errore ma resta uno dei migliori giovani portieri del calcio europeo.
Assalto al Perugia quindi ma con idee chiare, se ci sono, evitando di aumentare i problemi e andarli a cercare laddove non ci sono mai stati.

pubblicato il 14 gennaio 2020

Meret ed Audero numeri uno contro

Meret ed Audero numeri uno contro

RIVALITÀ

Meret ed Audero numeri uno contro

Dopo essersi contesi la maglia dell’U21, i due portieri si ritrovano di fronte nell’esordio stagionale del Napoli al San Paolo

di Marco Boscia

Giovani ma già affidabili

Alex Meret, friulano come i suoi illustri predecessori Lorenzo Buffon, Dino Zoff e Simone Scuffet, nasce ad Udine nel 1997. Gigante di 1,90 cm, nel giro di una sola stagione ha fatto breccia nel cuore dei napoletani, tanto da prendere parte il 3 luglio, assieme ad Insigne, alla cerimonia d’apertura delle Universiadi. Con gli azzurri ha accumulato quell’esperienza internazionale che gli è valsa la titolarità agli Europei U21, scavalcando nelle gerarchie di Di Biagio proprio Emil Audero, altro gigante di 1,92 cm. Coetaneo di Meret, Audero nasce a Mataram da padre indonesiano e madre italiana e dopo un solo anno di vita si trasferisce con la famiglia a Cumiana, comune metropolitano di Torino. La scorsa stagione è passato dalla Juventus alla Sampdoria in prestito con opzione e diritto di contro-riscatto. In blucerchiato si è subito imposto ed a gennaio i due club, generando non poche polemiche, hanno riformulato l’accordo in un obbligo di riscatto a favore dei liguri, formalizzatosi per 20 milioni di euro.

Gli inizi

Cresciuti con il mito di Gianluigi Buffon, idolo di intere generazioni, Meret ed Audero fin da piccoli impressionano per la capacità di interpretare il ruolo ed oggi sono considerati due tra i giovani più interessanti del panorama calcistico italiano.

Meret, dopo due stagioni nelle file dell’As Rivolto ed una nell’ASD Donatello, entra a far parte del vivaio dell’Udinese. Esordisce in prima squadra a soli 18 anni in Tim Cup e nel 2016 va in prestito alla SPAL. In B accumula 30 presenze e conquista la promozione in A che mancava alla squadra estense da 49 anni. L’anno successivo gioca in massima serie e viene acquistato l’estate scorsa dal Napoli per 25 milioni di euro. Abile e reattivo nonostante la sua imponente fisicità, possiede tempismo nelle uscite ed ama il gioco con i piedi.

Audero si mette in mostra da bambino nell’accademia calcistica dell’ex portiere Roccati. All’età di 11 anni viene notato da Rampulla, all’epoca preparatore della Juventus. Percorre la trafila delle giovanili in bianconero e per due anni è titolare della primavera guidata da Fabio Grosso. Nella stagione 2016-2017 diventa il terzo portiere della prima squadra alle spalle di Buffon e Neto, esordendo in A l’ultima di campionato. In prestito al Venezia in B, la sua porta resta inviolata per ben 13 incontri. Passa quindi alla Sampdoria ed alla prima stagione da titolare in A impressiona per la sua grande reattività fra i pali.

Obiettivi futuri

Meret cerca la definitiva consacrazione al Napoli e, dopo la prima buona stagione disputata, vuole diventare titolare inamovibile tentando così di conquistare anche l’azzurro della nazionale maggiore. Audero spera di ripetere quanto di buono fatto ancora nella Samp, con l’obiettivo di attirare su di sé le attenzioni delle grandi del campionato.

Ciò che è certo è che entrambi con impegno, lavoro e dedizione, hanno un futuro roseo dinanzi.

L’età gioca a loro favore.

I pensieri di Meret

«Cerco di scendere in campo con grande convinzione, so bene di avere qualità importanti. Cerco di essere il più tranquillo possibile per mettere in campo le mie doti. In cosa devo migliorare? In tutto. Mi sento un predestinato? Certe voci fanno piacere, ti dicono che stai lavorando bene. So di poter arrivare alla nazionale, ma devo lavorare tanto, con impegno e massima dedizione. Il soprannome “Albatros”? È venuto fuori da poco, i preparatori dicono che con le mie braccia riesco a coprire tutta l’ampiezza della porta. L’albatros è l’uccello con l’apertura alare più ampia»

Federico Pastorello parla del suo assistito

«Meret impressiona tutti da tempo. Handanovic mi segnalò la sua forza quando aveva 14 anni e si allenava con la prima squadra. Mi diceva sempre: “Guarda, il fenomeno vero è uno solo. E si chiama Alex Meret”. Secondo me Alex è spettacolare, farà la storia del calcio italiano. Poi è un ragazzo perbene, cresciuto in una famiglia molto unita. Non si emoziona davanti alle responsabilità, sa gestire la pressione, è molto freddo e maturo»

Audero parla di sé e del ruolo di portiere

«Ci tengo a chiarire bene questo punto. È giusto sognare, credere di poter tornare alla Juve, ma il futuro si costruisce col presente. Io sono cresciuto lì, però sapevo che prima o poi il cordone sarebbe stato tagliato. Non dimentico il percorso nel settore giovanile, l’appoggio dei miei genitori che non mi hanno mai messo pressione, la crescita costante. Il corridoio di Vinovo, in cui sono appese le maglie dei ragazzi arrivati in prima squadra, è molto bello: ti fa riflettere e desiderare di fare lo stesso. Se respiri quell’aria nel modo giusto, cresci bene. E adesso lì c’è anche la mia maglia»

«Aver avuto la fortuna di vedere da vicino Gianluigi Buffon mi ha aiutato tanto; ho colto tante cose che altrimenti non avrei potuto imparare se non nella quotidianità. Questione di approccio: da questo vedi i campioni. Ora sono alla Sampdoria, che è un’ottima società dove c’è tutto per fare bene»

pubblicato su Napoli n.14 del 14 settembre 2019