Prova d’orchestra prima del grande evento

Prova d’orchestra prima del grande evento

FRAMMENTI D’AZZURRO

Prova d’orchestra prima del grande evento

Ancora la Lazio al San Paolo per preparare la trasferta Champions col Barcellona. Insigne se ci sei batti un colpo!

di Giovanni Gaudiano

Stasera va in archivio la stagione più tormentata del calcio italiano. Per il Napoli di Gattuso sarà ancora una volta sfida alla Lazio di Simone Inzaghi al San Paolo. La partita non servirà a nessuna delle due squadre per centrare un obiettivo dopo che la Lazio, complice una panchina non all’altezza, si è afflosciata alla ripresa al cospetto di una Juventus che si cuce l’ennesimo scudetto sul petto in assenza di veri antagonisti. Il Napoli però sarà inevitabile che giochi con il pensiero rivolto alla Champions, alla sfida che può regalare un’emozione, un risultato inaspettato, un’imprevedibile possibilità per una stagione tormentata in campo, nello spogliatoio e fuori.
Sarà la partita una prova generale? Oppure Gattuso penserà di risparmiare qualche uomo per la sfida al Barcellona?

Le decisioni spettano al tecnico, che a questo punto conosce bene i suoi uomini ed avrà in mente da tempo le scelte che intende fare.
Tornando alla sfida con la Lazio, ci piace ricordare quella vinta nei quarti di finale della Coppa Italia a gennaio. Un vantaggio immediato e bellissimo con la travolgente azione di Insigne, il rigore sbagliato grossolanamente da Immobile, la doppia espulsione di Hysaj e Leiva. Pali, traverse, gol annullati, proteste e poi il Napoli in semifinale. Fu una partita emozionante ma gli azzurri quella sera rischiarono moltissimo, troppo. Era la Lazio nel suo momento migliore ed il Napoli era ancora alla ricerca di una precisa identità. Sono passati mesi, sembrano anni da quella sera e questa stagione, segnata da un nemico invisibile ma pericoloso di cui ancora oggi tutta l’umanità stenta a liberarsi, sta per chiudersi.
Che valore dare alla gara? Vincerla per il morale, snobbarla per conservare le forze o cercare di battere la squadra laziale per riaffermare che la stagione poteva andare diversamente? Non ci sono ricette né certezze in questi casi. Non ci sono calcoli più o meno riusciti. Bisogna andare in campo e pensare alla prestazione. Bisogna fare la partita per lanciare un messaggio che raggiunga i catalani: il Napoli vuole giocarsi tutte le sue possibilità.
Ed allora si fa appello al capitano. Un leader mai definitivamente conclamato in campo ma forse troppo influente nello spogliatoio. Non è più un giovane da scoprire Insigne con i suoi 29 anni ma potrebbe in questo scorcio finale di stagione legare il suo nome indissolubilmente alla storia della squadra che fu del grande Diego. Il pubblico da casa lo attende, non potrà seguirlo ma dovunque il Napoli giochi non sarà mai solo. E lui lo sa!

pubblicato su Napoli n.27 del 01 agosto 2020

Il fenomeno biancoceleste in campo e fuori

Il fenomeno biancoceleste in campo e fuori

L’APPROFONDIMENTO

Il fenomeno biancoceleste in campo e fuori

La Lazio grazie all’oculata gestione di Lotito e all’abilità di Tare è ritornata al vertice della serie A e forse senza il virus…

di Francesco Marchionibus

Napoli in campo contro la Lazio di Claudio Lotito, uno dei personaggi più discussi e controversi del nostro calcio.
Poco amato dai suoi tifosi, spesso protagonista in Lega di litigi e polemiche, più volte oggetto delle attenzioni della giustizia sportiva e ordinaria e tra i bersagli preferiti di comici ed imitatori, il patron biancazzurro è però riuscito prima a salvare la Lazio dalla bancarotta e poi a riportarla ai vertici del calcio italiano.
Lotito, imprenditore nei settori delle pulizie, del catering e della vigilanza privata, è diventato presidente della Lazio, società quotata in borsa, nel luglio 2004, quando per 18,3 milioni di euro ha acquisito circa il 30% delle azioni del club capitolino.
La situazione finanziaria della Lazio era disperata, con debiti a bilancio per oltre 550 milioni derivanti dalla scellerata, anche se vincente, gestione di Sergio Cragnotti e con la prospettiva concreta di dover portare i libri in tribunale.
Lotito per evitare il fallimento fece subito ricorso al cosiddetto “Decreto salva calcio” varato dal governo Berlusconi, e riuscì ad ottenere una maxi rateizzazione del debito fiscale (oltre 140 milioni) fino al 2028 dando in garanzia il centro sportivo di Formello e i futuri ricavi delle campagne abbonamenti.
Scongiurato il fallimento, l’imprenditore romano ha poi intrapreso un lungo percorso di risanamento dei debiti pregressi che negli anni, grazie anche ad una politica di gestione molto parsimoniosa, ha riportato la società biancoceleste in equilibrio economico-finanziario: l’ultimo bilancio espone “solo” 126,7 mln di debiti, compresa la parte residua della transazione fiscale, e presenta un buon indice di solvibilità (che indica la capacità del club di pagare i propri debiti).

D’altra parte dei quattordici bilanci della gestione Lotito (a partire da quello 2005/2006) solo quattro si sono chiusi in perdita, quelli relativi al 2009/10 (-1,7 mln), al 2012/13 (-5,9 mln) al 2015/16 (-12,6 mln) e al 2018/2019 (-13,2 mln); per il resto solo utili, con il miglior risultato raggiunto nel bilancio 2017/2018 con + 36,2 mln.
Lotito presidente-manager, insomma, piuttosto che presidente-mecenate, proprio come richiesto dal calcio dei nostri tempi.
Ma l’abilità nella gestione economico finanziaria non è sufficiente a raggiungere risultati sportivi di livello se non è accompagnata dalla competenza calcistica, e in questo senso nella Lazio è stato ed è fondamentale il ruolo svolto da Igli Tare.
L’ex centravanti albanese, conclusa proprio alla Lazio la carriera di calciatore, nel 2008 è diventato coordinatore dell’area tecnica del club e l’anno successivo, superato brillantemente il corso di Coverciano, ha assunto la carica di direttore sportivo.
Dal 2009 ad oggi Tare, che parla sei lingue e si è dimostrato un grande conoscitore del calcio internazionale, è stato in grado di costruire (seppur con le risorse limitate che gli ha messo a disposizione Lotito) formazioni sempre competitive e la Lazio, che è una delle poche squadre ad aver contrastato l’assoluta egemonia Juventina degli ultimi anni, è riuscita a conquistare tre Coppe Italia e tre Supercoppe Italiane, risultando il club più vincente dopo i cannibali bianconeri.
Il DS albanese mise a segno il primo colpo con l’ingaggio del suo vecchio amico del Kaiserslautern Miro Klose, che è entrato nella storia del club biancoceleste, e poi negli anni successivi è andato a “pescare” numerosissimi calciatori, spesso poco conosciuti, che si sono rivelati per la Lazio ottimi acquisti da un punto di vista tecnico e ottimi investimenti in ottica plusvalenze: basti pensare tra i tanti a Correa, Luis Alberto, Milinkovic-Savic, de Vrij, Felipe Anderson, Keita, Zarate e lo stesso Immobile, acquistato nel 2016 a 9,5 mln e valutato oggi oltre 40 mln.
Nessun acquisto costosissimo (i giocatori più cari sono stati Zarate, 20 mln, e Milinkovic-Savic, 18 mln, e la campagna acquisti più costosa quella della scorsa stagione, con 47,23 milioni spesi complessivamente), ma tutti calciatori validissimi e funzionali al progetto tecnico.
E a proposito di progetto tecnico, grandi meriti vanno per i risultati degli ultimi anni al tecnico Simone Inzaghi. Ma qui Lotito e Tare hanno avuto anche un pizzico di fortuna: nel 2016 la Lazio aveva scelto come allenatore il “loco” Bielsa e Inzaghi era destinato in B alla Salernitana, altra squadra di proprietà di Lotito. Dopo il rifiuto di Bielsa, però, il tecnico di Piacenza venne confermato sulla panchina dei biancocelesti, dei quali si è rivelato anno dopo anno validissima guida tecnica, con la conquista di due coppe e la qualificazione Champions di quest’anno.
Proprio la Champions rappresenta ora per la Lazio l’occasione per un ulteriore salto di qualità: i maggiori introiti assicurati dalla partecipazione alla massima competizione europea potrebbero consentire a Tare di operare sul prossimo mercato con maggiori margini di spesa e potenziare la rosa in maniera significativa. Sempre che, però, il presidente Lotito accetti di gestire il club in maniera un po’ meno “parsimoniosa”.

pubblicato su Napoli n. 27 del 01 agosto 2020

“Il Napoli di Gattuso sarà protagonista”

“Il Napoli di Gattuso sarà protagonista”

L’INTERVISTA

“Il Napoli di Gattuso sarà protagonista”

Nando Orsi, ex portiere biancoceleste, crede che gli azzurri non partano battuti nella sfida col Barcellona e punta forte su Meret

di Bruno Marchionibus

Vent’anni tra i pali, principalmente con i colori biancocelesti addosso, poi una carriera da allenatore ed infine l’esperienza come commentatore in tv. Nando Orsi è un uomo di calcio a tutto tondo e in occasione della sfida tra Napoli e Lazio ci ha regalato una piacevole chiacchierata su diversi temi, dalla stagione delle due squadre fino a un giudizio su Meret, Ospina e … Donnarumma.

Come giudica la stagione delle due squadre stasera in campo al San Paolo?

«I campionati di Lazio e Napoli, per certi versi, hanno seguito un iter opposto. I biancocelesti sono stati protagonisti di una grande prima parte di stagione, ma poi alla ripresa hanno avuto un netto calo; il Napoli è andato male nel pre-Covid ma si è ripreso alla grande. È ovvio che la squadra di Inzaghi era forse andata oltre i propri limiti fino a febbraio, ma nessuno poteva aspettarsi di trovare, dopo la sosta forzata, una compagine così dimessa; aver sfiorato il sogno Scudetto, tuttavia, non deve far dimenticare che l’obiettivo di partenza era il quarto posto. Gli azzurri, dal canto loro, hanno affrontato nel corso dell’annata molte vicissitudini, dall’ammutinamento fino al cambio di allenatore, ma alla fine sono riusciti a rimettersi in sesto e adesso c’è da giocare un ottavo di finale di Champions che non è perso in partenza».

Per lei, dunque, il Napoli ha chances di firmare l’impresa con il Barca?

Sì, tenendo però ben presente che ci si troverà al cospetto di una squadra fortissima. Il Napoli dovrà fare una partita molto accorta, in cui riuscire anche a segnare almeno un gol. Affrontare il Barcellona è sempre molto difficile, ma sfide di questo tipo regalano ai giocatori grandissime motivazioni. Alcuni fattori potenzialmente favorevoli agli azzurri ci sono, dall’assenza di pubblico fino alla condizione non ottimale dei catalani, ma non bisogna sottovalutare il fatto che compagini come il Barca ed in particolare giocatori come Messi in una vetrina come la Champions tendono sempre ad esaltarsi e a rendere al meglio».

Il fatto di aver disputato l’ultimo mese di campionato senza grossi stimoli rischia di far arrivare i partenopei alla grande sfida senza la giusta tensione?

«Non credo. Io penso che i partenopei si stiano preparando alla gara con i blaugrana in maniera ottimale, poi quando si giocano match di tale importanza gli stimoli vengono da soli; l’importante, però, è che l’emozione non superi un certo limite, oltre il quale il rischio è di entrare in campo scarichi. Sono convinto che Gattuso saprà dare alla squadra le motivazioni giuste per arrivare alla sfida con Messi nel modo migliore. D’altra parte il Napoli ha un vantaggio psicologico: qualora vincesse farebbe un’impresa storica, mentre se perdesse difficilmente qualcuno potrebbe imputargli qualcosa».

Capitolo portieri: cosa pensa dell’alternanza tra Ospina e Meret?

«Sicuramente rispetto a una volta il calcio è cambiato, ci sono più partite e c’è più possibilità di giocare per tutti, però io sotto questo aspetto sono vecchio stampo e credo che il ruolo di portiere richieda ancora una gerarchia ben definita».

Per la prossima stagione, quindi, punterebbe su Meret stabilmente titolare ed Ospina dodicesimo?

«A me Meret come qualità tecniche ed impostazione di portiere piace tantissimo. Teniamo presente, ad ogni modo, che parliamo di due portieri di grandissima qualità, in quanto anche Ospina è un ottimo estremo difensore. Personalmente, se devo esprimere una preferenza, lo faccio in favore dell’italiano, anche perché è un patrimonio della società sul quale è stato fatto un investimento importante. Penso, tuttavia, che al momento Gattuso veda ancora Ospina un passo avanti, anche per il discorso relativo al gioco coi piedi».

Gioco coi piedi su cui Meret può crescere…

«Certo. Fermo restando che in allenamento è sempre importante lavorare su tutti gli aspetti fondamentali del ruolo, dalla copertura della porta alla tecnica con le mani fino alla personalità nel comandare la difesa. Ripeto, in ogni caso, che stiamo parlando di un dualismo tra portieri entrambi di gran valore».

A proposito di grandi interpreti del ruolo, Donnarumma ha già superato le 200 presenze con il Milan. Quanto è importante avere il coraggio di puntare sui giovani?

«Lanciare i giovani è giusto, a patto che si tratti di ragazzi di talento nei quali l’allenatore veda doti importanti in prospettiva futura. Donnarumma ha delle grandissime qualità, con 200 presenze all’attivo a soli 21 anni può considerarsi un “giovane vecchio” e io penso che la porta della Nazionale sarà in buone mani per tanti anni. In generale, tra l’altro, Mancini si sta affidando a tanti giovani che non hanno grande esperienza ma dotati di molta qualità».

Parlando di Nazionale, crede che Meret abbia possibilità di scalzare lo stabiese dal ruolo di portiere titolare dell’Italia?

«Penso che Donnarumma sarà il numero uno della Nazionale per molto tempo, anche se Meret farà qualche presenza. Da qui ai prossimi anni credo che la situazione sarà similare a quella che esisteva tra Zoff e Bordon/Castellini, dove il titolare era ben definito e agli altri restava la possibilità di qualche apparizione».

In conclusione, pensa che il Napoli nella prossima stagione potrà tornare a competere per i primi posti della Serie A?

«Sicuramente. Con la conferma di Gattuso e magari un buon mercato, avviato già con gli acquisti dello scorso gennaio, sono sicuro che questa squadra potrà ambire ai primi quattro posti della graduatoria».

pubblicato su Napoli n.27 del 01 agosto 2020

Napoli vs Lazio pensando al Camp Nou

Napoli vs Lazio pensando al Camp Nou

PALLA AL CENTRO

Napoli vs Lazio pensando al Camp Nou

Ultima di campionato con il Napoli lontano dalla vetta ma che può ancora con una strambata superare la “Barca” catalana

di Marco Boscia

Campionato da dimenticare

Il secondo anno consecutivo di Ancelotti in panchina e l’acquisto più oneroso della storia, con il messicano Lozano arrivato alle pendici del Vesuvio per 42 milioni di euro, erano solo alcune delle premesse che ad inizio anno lasciavano presagire un campionato esaltante per il Napoli. Ed invece la partita di stasera fra gli azzurri e la Lazio racconterà qualcosa di ben diverso. Troppi i problemi riscontrati in casa Napoli in stagione: dalle difficoltà evidenziatesi nel vincere partite contro avversari sulla carta inferiori alla spinosa questione dei rinnovi di alcuni senatori come Callejon e Mertens. Ed ancora, dai malumori di capitan Insigne fino al noto ammutinamento della squadra dopo la partita di Champions contro il Salisburgo che portò, poche settimane più tardi, all’esonero di Ancelotti. Ci si è messa poi anche la pandemia a rallentare l’entusiasmo che gli azzurri stavano ritrovando in campionato con l’approdo in panchina di Gattuso. Il tecnico calabrese ha saputo comunque risollevare le sorti di un’annata che sembrava oramai maledetta con la conquista della Coppa Italia, ai calci di rigore in finale contro la Juventus, lo scorso 17 giugno. Trofeo che permetterà al Napoli di partecipare alla prossima Europa League e che consentirà agli azzurri di giocarsi la Supercoppa Italiana, sempre contro la Juventus.

Scudetto solo sfiorato

A tratti invece esaltante la stagione della Lazio di Inzaghi che, sovvertendo i pronostici, è riuscita a contendere lo scudetto alla Juventus fino a poche settimane fa quando è poi crollata a Torino sotto i colpi inferti da Cristiano Ronaldo. La striscia positiva più lunga della storia, con 20 risultati utili consecutivi e la vittoria all’Olimpico per 3 a 1 proprio contro i bianconeri, stava facendo sognare l’intero ambiente biancoceleste. Poi, un improvviso crollo alla ripresa del campionato dopo la pausa per l’emergenza Coronavirus ha fatto scivolare la Lazio in un baratro dal quale non è più riuscita a rialzarsi. Giocando ogni tre giorni si sono resi evidenti tutti i limiti di una rosa con la coperta ancora troppo corta per poter competere a certi livelli e, nonostante la presenza di un bomber da più di 30 gol in stagione come Immobile, la Lazio ha mollato sul più bello quando le gambe non hanno più retto. Con le bollenti temperature estive i biancocelesti non sono più riusciti a tenere il passo della Juventus, perdendo punti fondamentali contro troppe squadre di seconda fascia. Ad ogni modo, l’ottima prima parte di stagione permetterà alla Lazio di tornare a disputare una fase a gironi di Champions League dopo ben 12 anni.

Testa al Barcellona

Tifosi di casa che ancora una volta saranno assenti sugli spalti del San Paolo stasera ma che sono già mentalmente proiettati, come probabilmente la squadra stessa, ad una sola partita. Fra sei giorni il Napoli affronterà difatti il Barcellona per il match di ritorno degli ottavi di finale di Champions. Gli azzurri per qualificarsi dovranno necessariamente ritrovare quelle motivazioni sopite in questo finale di stagione. Questo se da un lato potrebbe spingere Gattuso a non optare per il miglior undici a sua disposizione questa sera contro la Lazio, applicando un ampio turnover e preservando i suoi uomini più talentuosi in vista della sfida alla corazzata blaugrana, dall’altro potrebbe dargli l’occasione di provare diverse soluzioni per capire chi potrebbe poi essere in grado di cambiare volto ad una sfida che, sulla carta, appare proibitiva.

Dal Matador a Lorenzo

Mai banale la sfida fra Napoli e Lazio, sempre ricca di emozioni e gol. Nell’era De Laurentiis al San Paolo le due compagini si sono incontrate 16 volte con 8 vittorie azzurre, 5 pareggi e 3 successi biancocelesti. Memorabili sia il 4-3 delle 12.30 del 3/04/2011 quando un gol di Cavani al minuto 88, con il quale l’uruguaiano siglò la sua personale tripletta, pose fine ad un batti e ribatti esaltante, che il 2-4 del 31/05/2015, ultima vittoria della Lazio al San Paolo, con cui il Napoli perse la qualificazione alla Champions League dopo che Higuain, autore di una doppietta, sul risultato di 2 a 2 si divorò il possibile vantaggio dagli 11 metri. Successo più largo il 5 a 0 del Napoli del 20/09/2015 mentre l’ultimo pareggio, per 1 a 1, risale al 5/11/2016 quando al vantaggio di Hamsik rispose Keita Baldé. Ultima vittoria del Napoli il 21 gennaio scorso con una perla di Insigne che ha aperto agli azzurri la strada verso la vittoria della Coppa Italia.

pubblicato su Napoli n.27 del 01 agosto 2020

Napoli-Lazio tra picche, ripicche, scudetti e petardi

Napoli-Lazio tra picche, ripicche, scudetti e petardi

La beffa del buco nella rete del 1962

/ TESTIMONE DEL TEMPO

Napoli-Lazio tra picche, ripicche, scudetti e petardi

Dalla beffa alle aquile nel ’73 al gol scudetto di Baroni nel ’90. Tanti i ricordi di una sfida mai banale

di Mimmo Carratelli

Vanno bene i conti del Napoli con la Lazio: 47 vittorie, 41 pareggi, 36 sconfitte in 124 partite in serie A. Saldo casalingo ugualmente attivo (30 vittorie azzurre, 22 pareggi, 10 sconfitte). La Lazio è una delle tredici squadre contro le quali il Napoli può contare più vittorie che sconfitte. Atalanta, Bologna, Cagliari, Chievo, Empoli, Genoa, Parma, Sampdoria, Sassuolo, Spal, Torino, Udinese sono le altre formazioni. Incroci di scudetti, picche, ripicche e petardi sono disseminati lungo la storia dei confronti fra Napoli e Lazio, raramente un match tranquillo.

Oscar Damiani
La beffa partenopea del 1973

Nel campionato 1972-73, la prima sfida-scudetto fu una guerra di nervi, provocazioni, risse e vendette. La Lazio ci rimise il titolo all’ultima giornata perdendo a Napoli. Vigilia tesissima di quella partita. All’andata, la squadra di Maestrelli e Chinaglia stravinse a Roma (3-0 con gol di Manservisi, Nanni e Chinaglia nella porta di Carmignani) e in campo ne successero di tutti i colori. Vavassori e Chinaglia non si risparmiarono alcun tipo di botte. I laziali, una banda di straordinarie lenze e virtuosisti della palla, presero a deridere gli azzurri (Juliano, Carmignani, Zurlini, Vavassori, Improta, Damiani) che se la segnarono al dito per il “ritorno”. La partita al San Paolo del 20 maggio 1973 fu un inferno come gli azzurri avevano promesso ai laziali all’andata. In vetta, lotta serrata per lo scudetto: Milan 44 punti, Juventus e Lazio 43. In quell’ultima giornata, il Milan si tolse clamorosamente di mezzo, naufragando a Verona (3-5). Lo scudetto fu una sfida agli ultimissimi minuti tra la Juve di Vycpalek con Zoff, Furino, Causio, Anastasi, Haller, Altafini, Capello, Bettega e la Lazio di Maestrelli. Mentre la squadra biancoceleste resisteva a Napoli sullo 0-0, la Juve andava sull’1-1 a Roma contro i giallorossi (pari di Altafini). A questo punto sarebbe stato necessario lo spareggio-scudetto. La condanna venne nel finale delle due gare. La Juve passò 2-1 sulla Roma con un gol di Cuccureddu (87’), due minuti prima che il Napoli, col “sangue agli occhi” per la partita dell’andata, giocando alla morte, battesse la Lazio 1-0 con un gol di Damiani. Mancava un minuto alla fine. Lo “sfregio” segnò per sempre i rapporti fra Napoli e Lazio. La Juve volò a 45 punti campione d’Italia, la Lazio rimase inchiodata a 43 dietro al Milan (44). Il Napoli di Chiappella giocò con Carmignani; Bruscolotti, Pogliana; Zurlini, Vavassori, Rimbano; Damiani, Juliano, Canè, Esposito (77’ Umile), Ferradini. La Lazio con Pulici; Polentes, Martini; Wilson, Oddi, Nanni (70’ La Rosa); Garlaschelli, Re Cecconi, Chinaglia, Frustalupi, Manservisi.

La testata di Baroni del 1990

Il Napoli, invece, non mancò lo scudetto nella seconda sfida con la Lazio in cui fu in gioco il tricolore. Campionato 1989-90. Bigon sulla panchina azzurra. Prima dell’ultima giornata, il Napoli a 49 punti e il Milan di Sacchi a 47. La Lazio a metà classifica. Alla penultima giornata, il Napoli era dilagato a Bologna (4-2), inneggiato dai tifosi bolognesi “campioni, campioni”, il Milan naufragò per la seconda volta a Verona (1-2). Napoli-Lazio si giocò al San Paolo il 29 aprile 1990. All’andata era finita ancora male per gli azzurri, un altro 0-3. Il San Paolo fu addobbato a festa. In tribuna c’era Carlos Bilardo che stava preparando la nazionale argentina per il Mondiale di giugno-luglio in Italia. Marisa Laurito fece il giro del campo con la maglia azzurra e il numero 2 sulla schiena che preludeva al secondo scudetto della squadra di Maradona. Furono in sessantamila nel San Paolo sconvolto dai lavori per Italia 90.

Il colpo di testa vincente di Marco Baroni nel 1990

Immensi fili di carta verdi, bianchi, rossi si riversarono dagli spalti sulla pista insieme a cascate di azzurro. Quando le squadre entrarono in campo, Maradona apparve con Claudia, Dalmita che aveva tre anni e Gianinna un anno. Alemao portò in braccio la sua bambina, Corradini il suo figlioletto. Crippa e Francini andarono verso i “distinti” a raccogliere un lancio di fiori. Diego andò verso la tribuna d’onore e lanciò un mazzetto di garofani all’indirizzo di Lady Ferlaino, Patrizia Boldoni. Tutto questo prima che si decidesse lo scudetto. Ma c’era la sensazione della vittoria perché il Napoli s’era messo due punti avanti al Milan. Traguardo in pugno e l’ansia di non lasciarselo scappare con la Lazio pronta a dare battaglia, memore dello “scherzo” di diciassette anni prima. Ma, stavolta, il Napoli non aspettò gli ultimi minuti per vincere. Andò subito a segno Marco Baroni, lo spilungone fiorentino che giocò con un paio di slip rossi portafortuna. La Lazio non rimontò il fulmineo 1-0 azzurro. Il Milan vinse inutilmente l’ultima partita (4-0 al Bari). Bigon schierò: Giuliani; Ferrara, Francini; Crippa, Alemao, Baroni (66’ Fusi); Corradini, De Napoli (85’ Mauro), Careca, Maradona, Carnevale.

Giorgio Chinaglia, autore di una tripletta nella sfida del 1974
La tripletta di Chinaglia del 1974

Memorabile tra Napoli e Lazio il 3-3 del 1974 al San Paolo, l’anno dopo lo “sfregio” del gol di Damiani che aveva tolto lo scudetto ai laziali. Si giocò a metà del girone di ritorno, la Lazio di Maestrelli lanciata verso la conquista del campionato. Botta e risposta di gol. Vantaggio azzurro con Clerici, pari di Chinaglia, a segno Juliano, di nuovo Chinaglia, terzo vantaggio del Napoli con Clerici e rigore finale di Chinaglia che aveva siglato anche l’1-0 dell’andata a Roma. La Lazio vinse lo scudetto a 43 punti, due avanti alla Juve (41). Il Napoli di Vinicio, il primo Napoli furente del “leone”, si classificò terzo (36). Le formazioni dei sei gol al San Paolo. Napoli con Carmignani; Bruscolotti (50’ Montefusco), Pogliana; Landini, Ripari, Orlandini; Canè, Juliano, Clerici, Esposito, Braglia. Lazio con Pulici; Petrelli, Martini; Wilson, Oddi, Nanni (77’ Inselvini); Garlaschelli, Re Cecconi, Chinaglia, Frustalupi, D’Amico.

Higuain dopo il rigore fallito nel 2015
Un confronto mai banale

Napoli-Lazio non solo scudetti e vendette, ma anche gol-fantasma e i golazi di Maradona da centrocampo e dal corner al portiere Orsi nel febbraio 1985. Freme ancora De Laurentiis per i milioni della Champions (quaranta?) sfumati a fine maggio 2015 nella folle sfida di Higuain ai laziali. Doppietta da matador e poi il rigore calciato alle stelle che spianò il successo alla squadra di Pioli e le assegnò il preliminare europeo. Gonzalo sbagliò la palla del tre a due che avrebbe potuto segnare il destino diverso del match, conclusosi 2-4. Mai una partita tranquilla con la Lazio, compresi i petardi del San Paolo su Pighin e Manfredonia nel match che il Napoli pareggiò 1-1 ai tempi di Savoldi (gennaio 1979) e perse “a tavolino” dal giudice sportivo. Una storia di risse e rivincite furenti che ebbe inizio nel pazzo mese di marzo del 1962 al Flaminio. Sullo 0-0, calcio di punizione di Seghedoni per la Lazio. La palla entrò nella porta di Pontel, ma uscì da un buco della rete. Dolo Mistone ricorse a tutta la cazzimma napoletana con l’arbitro Rigato, che respinse le proteste dei laziali e disse che la palla era filata via a lato. Conclusione: quell’anno il Napoli fu promosso in serie A, la Lazio rimase in B.

pubblicato su Napoli n.5 del 20 gennaio 2019