I giudizi (semiseri) su Brescia-Napoli

I giudizi (semiseri) su Brescia-Napoli

GIUDIZI SEMISERI

I giudizi (semiseri) su Brescia-Napoli

Come recita il celebre detto “Hai voglia a mettere rum, se nasci tifoso razzista del Brescia non puoi diventare babà”

di Bruno Marchionibus

Fabian Ruiz: L’insediamento di Gattuso sulla panchina partenopea ha avuto lo stesso effetto del bacio del Principe Azzurro alla bella addormentata per questo ragazzo, che bello non so se lo sia, ma di sicuro s’era addormuto. E’ tornato a dare del tu al pallone dopo un periodo in cui non riusciva più a dargli nemmeno del voi. Nella ripresa celebra nel migliore dei modi il Carnevale vestendo i panni del Supereroe e disegnando nel cielo di Brescia una parabola che riempie di gioia i nostri cuori come le lasagne di martedì grasso riempiranno i nostri stomaci. SupeRuiz.

Bjarnason: Quando uno ai tempi dell’Aston Villa per soprannome aveva “Thor” e adesso gioca insieme al suo Martella, viene da chiedersi se la partita sia in diretta dal Rigamonti di Brescia o da Asgard. E’ chiaro che nella vita essere biondo ed avere gli occhi chiari è una marcia in più, ma se non ti chiami Brad di nome e Pitt di cognome poi serve anche altro, e lui stasera non riesce a metterlo in mostra. Avenger.

Caressa: Scatenato. Combina a suo piacimento i dati anagrafici dei giocatori uscendosene con “palla a Mario Ruiz”. Si lancia in fantasiose e precoci diagnosi su un presunto infortunio muscolare di Maksimovic. Chiama rimesse laterali col pallone finito palesemente in calcio d’angolo. Pontifica “Mario Rui è uno che gioca partite serie”, portando tutti a chiedersi chi è invece che scende in campo col naso rosso da clown a raccontare barzellette. E’ lo studente che quando non conosce la lezione non fa scena muta ma si affida all’improvvisazione, col professor Bergomi che deve costantemente riportarlo sui binari giusti. “Mah…non lo so Fabio”.

Chancellor: Il Moscardelli dell’America Latina si trova a dover comandare i suoi compagni di reparto in una partita in cui il baricentro del Brescia si attesta di fatto, sin dall’inizio, sulla linea di porta di Joronen. Irrompe nell’area azzurra come fosse, per la differenza di stazza, Shaquille O’Neall nel villaggio dei Puffi e sigla il momentaneo vantaggio dei suoi sfruttando la prima ed unica Chance(llor) a favore dei lombardi. Armadio a quattro ante.

Insigne: Si presenta sul dischetto con una freddezza come se, più che in Campania, fosse nato nel Circolo Polare Artico. Regala una gioia ai tifosi del Napoli e due gioie a me, che torno a fare un +3 a fantacalcio dopo due mesi e mezzo, segnando un rigore perfetto dove manda il pallone esattamente dal lato opposto di Joronen, un po’ come il buonsenso si trova sempre esattamente all’opposto dei tweet di Feltri. L’ or(enzo) di Napoli.

Orsato: Per lui quella di Mateju, a velocità normale, non era mano. D’altra parte è lo stesso per cui il tentato omicidio di Pjanic di due anni fa non era ammonizione. Il VAR prima gli regala un ripasso di anatomia ricordandogli che sì, la parte del corpo umano che collega la spalla alla mano è proprio il braccio; in seguito gli dà ripetizioni anche sul regolamento ricordandogli che sì, se la palla viene colpita volontariamente col braccio in area in quanto arbitro deve proprio fischiare rigore. Si allontana dal monitor con la faccia disperata di chi, non sapendo più cosa inventarsi per non concedere penalty, per un attimo pensa di fingere uno svenimento. “Daniele non aver paura di fischiare un calcio di rigore, uno Scudetto già ce l’hai tolto, tre punti ce li puoi pure far avere”. Più che occhio pigro, occhio in letargo.

Gattuso: Saremo anche muro e muro cu ‘o spitale, ma la cura Gattuso pian piano si sta rivelando la terapia giusta per questa squadra, che fatta eccezione per la partita col Lecce nell’ultimo mese ha vinto, e con merito, tutti i match disputati. Una rondine non farà primavera, ma una vittoria in rimonta sul campo delle Rondinelle di sicuro fa quantomeno finire l’inverno azzurro. E adesso testa, cuore e gambe al Barcellona per capire davvero a questo punto come stiamo Messi. Do you Ringhio?

pubblicato il 22 febbraio 2020

I giudizi (semiseri) su Napoli-Juventus

I giudizi (semiseri) su Napoli-Juventus

GIUDIZI SEMISERI

I giudizi (semiseri) su Napoli-Juventus

Ma è lecita questa cosa che la Juve è iscritta contemporaneamente sia al campionato di calcio che a quello di pallamano?

di Bruno Marchionibus

Insigne: Se Hamsik negli anni è riuscito nel miracolo di cancellare l’avversione del popolo napoletano per il numero 17, Insigne in una sola serata riesce in quello di trasportare la notte di San Lorenzo da agosto a gennaio. Trascina compagni e pubblico come fosse Leonida alle Termopili e dimentica la sua storica love story con “’O tiro aggiro” per fare sempre la giocata giusta al momento giusto. Dà il là al gol di Zielinski come l’avviso “Donne…” dà il là all’arrivo dell’arrotino, e sigla il 2 a 0 con una rete che, per tornare a San Lorenzo, ha lo stesso meraviglioso effetto di una stella cadente che attraversa il cielo. Santo subito.

Manolas: Se l’esercito greco avesse avuto a disposizione un Manolas così, la guerra di Troia sarebbe stata vinta in 10 giorni invece che in 10 anni. Come cantava Rino Gaetano, “a Mano(las) a Mano(las)” prende in mano la difesa azzurra, tanto da far pensare a Ronaldo che, quando si trova Kostas davanti, la sigla “MSC” sulla maglia del napoletano stia per “Mo so ca…voli”. Achille senza tallone.

Cristiano Ronaldo: Con questa acconciatura stile sacchetto dell’umido fa pensare che, la prossima estate, più che in Asia la tournée della Juve si terrà all’ASĺA. Chiamandosi Cristiano, trova giustamente il gol (con un bel guizzo) sulla cosiddetta giocata dell’Ave Maria, ma per il resto viene contrastato perfettamente dalla retroguardia azzurra. Perché se uno scoglio non potrà arginare il mare, Hysaj, Manolas, Di Lorenzo e Mario Rui possono anche arginare CR7. Messo in scacco.

Higuain: A Napoli, nell’anno dei 36 gol, era tirato fisicamente, aveva tutti i capelli in testa e portava il “9” dei grandi centravanti sulla schiena. Adesso, alla Juventus, ha la pancetta, è stempiato ed indossa un anonimo “21”. Legittimo sorge il dubbio: è l’aria di Napoli a fare bene o quella di Torino a fare male? Higuachi?

Demme: Se io fossi stato calabrese e fossi stato chiamato ieri alle urne, mi sarei presentato in cabina elettorale forte dello slogan “Né Lega né 5 stelle, ma solamente Diego Demme”. Sembra l’uomo giusto al momento giusto; dà i tempi al centrocampo come un coreografo ai suoi ballerini ed in fase di non possesso, più che marcarli, gli avversari li stalkerizza, seguendoli fin dentro lo spogliatoio. È praticamente in ogni zona del campo, e in tutti modi, in tutti i luoghi e in tutti i laghi. Uomo ovunque.

Zielinski: Dal Vangelo secondo Ringhio: “Tu sei Piotr, e su questo Piotr fonderò il mio centrocampo”. Tornato nell’ultimo mese nella sua posizione di mezzala si riprende tutto quello che è suo, e anche di più. Incide la “Z” di Zielinski tra le maglie della difesa bianconera come fosse Zorro col Sergente Garcia, e regala al popolo partenopeo un urlo di gioia che mancava da tanto, troppo tempo. NaPolacco.

Dybala: Presentarsi al San Paolo da argentino, mancino, col numero 10 sulla schiena e la maglia della Juve è più inopportuno che entrare nel giardino di casa di Valentino Rossi impennando su un cinquantino. Il “Picciriddu”, così lo chiamavano a Palermo, stasera diventa piccolo non solo di nome, ma anche di fatto, al cospetto di una sontuosa difesa azzurra. Se c’eri non ti ho visto.

Hysaj: Dimenticato da Ancelotti come quel parente di cui nessuno ricorda l’esistenza e che ricompare solo nelle feste comandate, nelle gerarchie di Gattuso si ripropone, in senso più che positivo, come la peperonata dopo un paio d’ore che l’hai mangiata. Nella sua zona di competenza anticipa in più occasioni qualsiasi juventino provi a impensierirlo, prevedendone le mosse come si prevede il finale delle barzellette più scontate alla terza parola. Hysaj l’Ultima?

pubblicato il 27 gennaio 2020

Assalto alla Juventus per raddrizzare la stagione

Assalto alla Juventus per raddrizzare la stagione

FRAMMENTI

Assalto alla Juventus per raddrizzare la stagione

Una partita dinanzi al proprio pubblico sempre molto sentita per cambiare l’inerzia di una stagione impensabile

di Giovanni Gaudiano

Stasera per il Napoli sarà la prova del nove.
I campioni d’Italia in carica della Juve, che arriveranno al San Paolo con la forza di un vantaggio di quattro punti sull’Inter e con un Ronaldo in grande vena realizzativa, ci diranno se la serata di Coppa Italia di martedì sarà stata l’inizio di una ripresa o un lampo di luce in una stagione che vede gli azzurri in campionato soffrire l’impensabile.
Il Napoli ha raggiunto la semifinale della coppa nazionale ed ora attenderà la vincente di Inter – Fiorentina di mercoledì prossimo per sapere con chi si giocherà l’accesso alla finalissima.
Si insinua forte, a questo punto, la tentazione di pensare che la squadra azzurra possa avere la propensione alla partita secca, alla serata di coppa, ovvero che sia una formazione incapace di gestire una stagione intera ma che in una competizione limitata negli impegni e dilatata nel tempo possa dire la sua.
Fosse così, il resto della stagione in campionato sarebbe una sorta di prolungata tensione fatta di momenti difficili ma è lecito sperare di vedere aumentare le giornate di campionato simili alla serata di Coppa. L’augurio è che il Napoli esca dalla situazione attuale e risalga in classifica, recuperando una posizione più consona al suo reale valore.
Dopo la prestazione incolore con la Fiorentina le probabilità di vedere in campo una squadra diversa erano davvero poche ed invece gli azzurri nella serata contro la Lazio ci hanno messo finalmente l’anima. Si sono visti i due nuovi arrivati insieme e stavano ben funzionando in un centrocampo che non sembrava soffrire la forza dell’attuale Lazio. Tutto questo sino a quando Gattuso ha dovuto, per l’espulsione di Hysaj, sostituire Lobotka. Si è vista una tribuna dove sedevano indisponibili Koulibaly, Mertens e Allan e veniva da pensare come questi uomini fossero stati determinanti nella stagione dei 91 punti.

Si è risentita finalmente la spinta del San Paolo e si è vista l’intera formazione in campo dare il massimo per rispondere al tifo che è tornato a risuonare nello stadio.
Si è visto Meret in panchina e ci si augura che il tecnico lo impieghi contro la Juve per concedergli la rivincita rispetto allo scorso anno, anche perché Ospina è un buon portiere ma non pare sia così bravo nelle giocate con i piedi, visti i tanti rilanci sbagliati nella serata di martedì.
Quella contro la Juve a questo punto potrebbe davvero essere “una partita che vale un campionato”, frase coniata nei tempi che furono dal collega Michele Mottola per indicare la sfida che vedeva il “ciuccio” azzurro tentare di azzannare la “lupa” capitolina nel derby del sole.
Sarà necessario giocare con feroce determinazione. La difesa e il centrocampo dovranno sacrificarsi per contenere l’indubbia forza della squadra bianconera per poi consentire in contropiede agli avanti azzurri di pungere nelle maglie di una difesa che di recente non è apparsa ermetica come in passato (vedi per esempio la partita con il Parma).
La serata di Coppa Italia potrebbe quindi aver restituito il Napoli al campionato ed al calcio italiano e potrebbe consentire di pensare ad una ripartenza da protagonisti sino alla fine della stagione per poi avere il tempo di valutare come impostare la squadra del domani.
La conclusione di queste brevi riflessioni è dedicata a Lorenzo Insigne.
Gli è stata dedicata la copertina perché con le sue tre reti, due su rigore al Perugia, ha consentito al Napoli di tenere accesa la fiammella di giocarsi ancora qualcosa.
Il ragazzo di Frattamaggiore è stato in diverse occasioni oggetto di molteplici critiche ma ora che sembra stia coagulando attorno a sé la squadra va sostenuto a pieno regime.
Ci si augura che non si sia trattato solo di un momento ma che la svolta abbia preso il sopravvento in una stagione che il Napoli deve raddrizzare.

pubblicato su Napoli n.22 del 26 gennaio 2020

Da Roma arriva il campanello d’allarme

Da Roma arriva il campanello d’allarme

BRUTTA CHIUSURA DEL GIRONE D’ANDATA

Da Roma arriva il campanello d’allarme

Il Napoli non segna e quindi non vince ma continua a commettere errori come se fosse una provinciale che cerca di giocare e poi perde

di Giovanni Gaudiano

La tentazione è quella di pensare che il Napoli contro la Lazio abbia giocato una buona gara.
L’andamento della partita, soprattutto nel secondo tempo, potrebbe anche confermare questa sensazione.
L’analisi fredda, forse impietosa ma doverosamente razionale di quanto è accaduto fa propendere per pensieri completamente diversi.

1) Il Napoli perde ancora per un suo clamoroso errore.

2) La squadra nel primo tempo è stata in balia dell’avversaria senza riuscire a portare neanche un abbozzo di insidia verso la porta laziale e non era una scelta tattica del tecnico, che da bordo campo chiedeva alla squadra di alzare il proprio baricentro.

3) Ancora una volta il Napoli non ha giocato in 11: vedasi la prestazione di Callejon, colpevolmente tenuto in campo quasi per l’intera partita, e l’assenza dal campo nel primo tempo di Insigne, che ha poi disputato un buon secondo tempo.

La Lazio sicuramente è una squadra in forma ed in fiducia mentre al contrario il Napoli, pur cercando di giocare, continua a non raccogliere nulla.
È una sconfitta pericolosa perché qualcuno potrebbe pensare che non sia meritata, che sia l’ennesimo episodio di una stagione sfortunata e quindi illudersi che i problemi siano alle spalle.
Il palleggio invocato dal tecnico, che forse quando ne ha parlato si riferiva al fraseggio, si è visto ma è stucchevole, lento, prevedibile, inutile, deleterio e non porta da nessuna parte.
L’anno scorso ed all’inizio di quest’anno si era vista una squadra alla ricerca di un gioco più verticale, più veloce, che potesse creare gli spazi giusti per le caratteristiche degli attaccanti del Napoli.
Ora nel primo tempo di ieri il fraseggio della squadra è servito alla Lazio per sistemarsi, chiudere gli spazi, impedire anche un tiro dalla lunga distanza. Solo nel secondo tempo, quando il Napoli ha provato in alcuni frangenti a verticalizzare, è stato davvero pericoloso meritando un vantaggio che però non si è concretizzato.
Chiuso qui il girone d’andata ora la società, il tecnico, la squadra e lo staff al completo dovranno pensare davvero a resettare quanto accaduto in questa metà della stagione. Si dovrebbe puntare alla Coppa Italia e ripartire sin da sabato prossimo contro la Fiorentina, come se il campionato iniziasse in quel momento.
Sarà capace Gattuso di gestire questa situazione?
Se lo augurano tutti gli appassionati che in questo momento soffrono per un andamento non previsto ed in fondo non meritato.
Bisogna però guardare in faccia alla realtà, vestirsi di umiltà, vincere qualche partita sporca, come sta facendo la Lazio, e rialzare la testa per evitare di finire in un vortice ancora più negativo.

pubblicato il 12 gennaio 2020