I giudizi (semiseri) su Verona-Napoli

I giudizi (semiseri) su Verona-Napoli

GIUDIZI SEMISERI

I giudizi (semiseri) su Verona-Napoli

Mi sembra giusto sottolineare che il pubblico di Verona non si è reso protagonista di cori offensivi verso i napoletani

di Bruno Marchionibus

Milik: La sensazione che dà nella prima mezz’ora è di essere più inoffensivo di un astemio all’Oktoberfest. Colpisce, invece, quando meno te l’aspetti, come i teenager nerd delle commedie americane che paiono non avere speranze, ma poi conquistano la regina delle cheerleader. Il rinnovo pare essere questione più complicata di una relazione di coppia durante Temptation Island, ma intanto, dopo il rigore decisivo alla Juve, regala ai tifosi partenopei anche la vittoria in un Bentegodi vuoto quasi come durante una normale partita del Chievo pre-Covid. Toccata e fuga.

Verre: Trovarsi un pallone da dover solo mettere dentro a due metri dalla porta vuota e sbagliare è difficile come, stando a quanto si narra, avere un appuntamento con Giulietta e non concludere nulla, eppure l’ex Roma riesce nell’impresa. Tra le linee prova a liberarsi dal controllo della retroguardia azzurra come Emilio Fede dagli arresti domiciliari, ma i risultati non sono soddisfacenti. Respinto.

Lozano: Entra e immediatamente trova il gol, a dimostrazione che chi diceva che dopo questa pandemia il mondo non sarebbe stato più lo stesso forse non aveva poi tutti i torti. Meno spaesato del solito, non ha ancora l’agilità del suo connazionale Zorro ma nemmeno più quella del Sergente Garcia, ed è già un primo passo. Fa in tempo, divorandosi un gol con la stessa voracità con cui io ho mangiato la prima pizza post-lockdown, a far sorgere il dubbio che la rete sia stata solo un caso. A dirlo, ovviamente, sarà il tempo, e d’altra parte se Roma non fu fatta in un giorno la resurrezione completa di Hirving non può essere compiuta solo in dieci minuti. Stay hungry, ma nun te magnà ‘e gol.

Ospina/Silvestri: Ospina, dopo il gol subito pronti via dall’Inter, ha reinterpretato a modo suo il concetto di “porte chiuse”, abbassando la saracinesca e piazzando, di fatto, un cartello con su scritto “Divieto d’accesso” avanti alla porta napoletana. Silvestri, dal canto suo, mostra un agilità da Gatto, tanto che verrebbe da chiedergli che fine ha fatto il canarino Titti; tuttavia, dal momento che San Silvestri viene solo il 31 dicembre, miracoli non ne può fare, e nulla può su Milik prima e Lozano poi. Felini.

Zielinski/Insigne: Accomunati dall’essere gli azzurri più talentuosi, se il polacco ha piedi che più che essere semplicemente educati hanno studiato proprio il Galateo, Lorenzo al pallone più che dargli del tu lo chiama direttamente “Frat ‘a me”. Quando Silvestri li vede prepararsi al tiro si preoccupa giustamente più di un ipocondriaco durante una puntata di Medicina 33, ed entrambi regalano giocate che, se solo ci fosse il pubblico, varrebbero da sole il prezzo del biglietto. Qualità.

Amrabat: Probabilmente traumatizzato dal fatto di portare il nome di una famosa conta in cui la figlia di un luminare della medicina si accoppia indiscriminatamente con tre civette, non gioca una delle sue migliori partite. Insieme a Veloso prova a prendere in mano il centrocampo dell’Hellas e, nella città dell’Arena, ad essere lui il gladiatore del centrocampo gialloblù, ma alla fine deve alzare bandiera bianca e arrendersi al fatto che al Bentegodi, oggi, a godere è solo il Napoli. Spento.

Ghoulam: Considerati i quasi nove mesi lontani dai campi, si può dire a tutti gli effetti che l’ennesimo recupero di Faouzi sia stato un parto. La cicogna, però, stavolta in dote non porta un bimbo, ma un pallone perfetto che El Chucky Lozano deve solamente depositare in rete. Se l’algerino ha effettivamente concluso tutte le stazioni dell’interminabile Via Crucis che, suo malgrado, si è trovato a percorrere negli ultimi due anni e mezzo e tornerà ad essere il giocatore visto nel 2017, allora la corsia sinistra azzurra potrà essere considerata come sua proprietà privata ex art.832 del Codice Civile. Bentornato.

pubblicato il 24 giugno 2020

I giudizi (semiseri) su Napoli-Inter

I giudizi (semiseri) su Napoli-Inter

GIUDIZI SEMISERI

I giudizi (semiseri) su Napoli-Inter

Ospina versione Superman, Maksimovic il Gladiatore, Callejon uguale a Zorro e Mertens affetto stabile per tutta Napoli

di Bruno Marchionibus

Ospina: Il match del colombiano non inizia nel migliore dei modi, col nostro portiere che, insieme a tutta la difesa, in occasione del gol dell’Inter pare più in difficoltà di Gallera alle prese con i calcoli sull’indice di contagiosità. Ma David, a sorpresa, si riprende alla grande, e alla fine si conteranno quasi più miracoli nella sua partita, uno su Eriksen in particolare, che in un capitolo del Vangelo. Il lancio improvviso che dà il via all’azione del gol, poi, anche considerandone l’efficacia può essere catalogato come vera e propria opera d’arte, e meriterebbe un premio apposito. David di Donatello.

Mertens: Scrivi Dries e leggi “leggenda”. Con la rete di stasera i gol di Ciro superano per numero perfino i “cinguettii” di Burioni su Twitter. A quota 122 realizzazioni, il “Mertens non farà più di 8 partite da titolare col Napoli” di Eziolino Capuano, nella classifica delle profezie fallite, si colloca dietro solamente al “Il 2020 sarà un grandissimo anno” di Paolo Fox. Il belga riprende esattamente come aveva finito, segnando, come se il tempo non fosse passato, come quell’amore di gioventù che re-incontri dopo anni e ti rendi conto che è bello/a esattamente come se non l’avessi mai perduto/a di vista. Il rinnovo pare ormai cosa fatta; il contratto di Ciro durerà altri tre anni, la sua storia d’amore con Napoli per tutta la vita. Piezzo ‘e core.

Candreva/Young: Antonio nel primo tempo, quando parte, riesce a dare sempre qualche metro a Hysaj, proponendosi come ottimo testimonial per uno spot sul distanziamento sociale. Quanto ad Ashley, dal suo arrivo all’Inter Conte si affida a lui quasi sempre, trasportando dalla musica al campo il celebre “Forever Young”, ma stasera l’inglese non fa la differenza ed anzi rischia il doppio giallo, dimostrando che gli anni passano per tutti, anche per chi di nome fa “Giovane”. Ali spezzate.

Maksimovic: “Sono Maksimovic Decimo Meridio”. La partita di Nikola ricorda, per carisma, l’interpretazione di Russell Crowe nei panni de Il Gladiatore. Domina di testa su qualsiasi cross avversario come fosse Gulliver in mezzo ai Lillipuziani, ed esce vincitore dal confronto con Lukaku, che proprio Lillipuziano non è, come De Luca da quello con i laureandi intenzionati a festeggiare il proprio risultato accademico a marzo scorso. Sontuoso.

Lautaro: Distratto dalle voci sul Barcellona come uno studente universitario del primo anno in procinto di partire per l’Erasmus in Spagna. Nonostante cominci voglioso di bissare quanto di buono fatto al San Paolo in campionato, così, finisce per sparire dal campo come i dadi di lievito dagli scaffali dei supermercati durante il lockdown. A tratti ha la faccia più spaesata di Salvini quando ha scoperto che no, non si può togliere la mascherina neanche per scattare una foto. Road to Barca.

Insigne: Fin qui, con i suoi tre gol nella competizione, era stato il re di Coppe. Stasera, invece, nell’azione della rete azzurra pesca un sette di denari e lo porge a Mertens che mette la scopa decisiva. Sull’assist di Ospina scatta come il bolide appena ricevuto in regalo e tiene botta fisicamente in mezzo ai giganti della difesa nerazzurra, dimostrando che sì, a livello di fisico e altezza davvero a contare non sono i centimetri ma come li sai usare. Lamborghinsigne.

pubblicato il 14 giugno 2020

I giudizi (semiseri) su Napoli-Torino

I giudizi (semiseri) su Napoli-Torino

GIUDIZI SEMISERI

I giudizi (semiseri) su Napoli-Torino

A otto giorni dai cori beceri di Brescia, Napoli risponde a modo suo. A dimostrazione che stupidi si nasce, ma signori anche

di Bruno Marchionibus

Manolas/Di Lorenzo: Se per Zeman la miglior difesa era l’attacco, per il Napoli di Gattuso, questa sera, il miglior attacco è la difesa. Kostas dimostra che avrà anche lasciato Roma, ma non ha perso la “Capoccia” con cui regala il vantaggio agli azzurri. Giovanni sfrutta il coniglio che Mertens estrae dal cilindro e fa vedere che sarà anche un terzino, ma il suo sesto senso è senza dubbio quello del gol. Men of the match.

Insigne: Quando invece che sul tiraggiro che mira all’incrocio si concentra sul crossaggiro che mira alla testa di Manolas mette in mostra tutta la delicatezza del suo piede. Spreca un’occasione a tu per tu con Sirigu per tentare un colpo in punta di forchetta quando sarebbe più opportuno lanciarsi sul buffet della porta granata senza badare al Galateo, ma sfiora anche un gol fenomenale con una voleè degna del miglior John McEnroe. Altro esame di maturità superato. Loreinsigne.

Zaza: Il fatto di essere il sosia ufficiale di Imothep, la mummia del celebre film cult, non gli basta per incutere timore alla retroguardia partenopea. E’ un attaccante con piedi da mediano e con una propensione a commettere falli da stopper consumato. Prova un’acrobazia spettacolare ma sbaglia ad indirizzare il pallone; un po’ come scrivere un bellissimo messaggio romantico per la ragazza di cui sei innamorato ma poi sbagliare destinatario. Addo’ sta Zaza.

Lobotka: Il neomelodico di Bratislava scende in campo con la determinazione e l’attitudine di chi sa che TeleVolla trasmetterà tutti i suoi videoclip. Se ognuno ha i suoi tempi, lo slovacco stasera nei suoi piedi ha i tempi suoi e di tutto il centrocampo azzurro. Regala emozioni quando si incunea nell’area granata con uno slalom speciale che dalle parti di Torino non vedevano dai tempi delle Olimpiadi Invernali 2006. CantaNapoli (e la Slovacchia).

Edera: Da buon rampicante, si eleva e va a colpire di testa per la rete del definitivo 1 a 2. Avere neanche dieci minuti a disposizione per ribaltare una partita è come avere solo trenta secondi per conquistare la tua potenziale anima gemella; lui non ci riesce a pieno, ma lascia un segno che, magari, gli permetterà di avere altre chance in futuro. Speed date.

Maksimovic: Un’altra delle sorprese che Gattuso aveva in Serbo. Trattato troppo spesso come fosse il nuovo Britos, sta disputando le ultime partite come fosse invece il vecchio Koulibaly. Si abbina bene con Manolas come la birra fredda si abbina bene ai taralli ‘nzogna e pepe, e di fronte a lui il Gallo non canta e non sveglia i suoi. La Muraglia Balcanica.

Sirigu: Essere portiere del Torino in questa stagione vuol dire essere assediato come il Generale Custer a Little Big Horn. Incolpevole sui due gol napoletani, in almeno un paio di occasioni dimostra tutto il suo valore e il fatto che è solo grazie a lui che il Toro non si trova ancora in zona retrocessione in classifica e nell’Oroscopo di Paolo Fox. Salvate il soldato Sirigu.

pubblicato il 01 marzo 2020

I giudizi (semiseri) su Napoli-Barcellona

I giudizi (semiseri) su Napoli-Barcellona

GIUDIZI SEMISERI

I giudizi (semiseri) su Napoli-Barcellona

Per essere ammonito, Busquets ha dovuto violare tutte le norme del codice penale, mezzo codice civile e dieci articoli del codice della strada

di Bruno Marchionibus

Mertens: Nella serata in cui il Napoli di Gattuso si preoccupa di non far fare il Messi a Messi, il Barca non fa altrettanto per impedire a Dries di fare il Maradona. Il folletto belga diventa così più che altro un elfo di Babbo Natale, che porta al pubblico partenopeo un dono tutto da scartare: una rete che suona la carica dei 121 grazie ad una traiettoria che è un arcobaleno di 7 colori e 7000 emozioni. L’esultanza, poi, è tratta evidentemente dalle pagine introduttive del Galateo di Monsignor Della Casa. Impensabile non rinnovare a uno che se si candidasse alle Comunali dell’anno prossimo sarebbe eletto Sindaco con almeno l’80% dei voti. Contratto a vita.

Griezmann: Grande festa alla corte di…Spagna quando l’uomo con lo stesso parrucchiere di Lady Oscar punisce il Napoli in occasione dell’unico tiro in porta dei blaugrana. Giocare nella patria del Tiki Taka dopo anni di Cholismo implica un cambio di filosofia come diventare testimonial di Burger King dopo anni di veganesimo, ma Antoine dimostra che il lupo può cambiare pelo, ma non perdere il vizio del gol. Cinismo.

Messi: La poesia della Pulce al San Paolo è composta di un solo verso, la giocata con cui al 57esimo Leo si “illumina d’immenso” e manda i suoi in gol. Per il resto del match, però, la gabbia preparata su di lui da Gattuso diventa una cella di sicurezza di Alcatraz dalla quale è impossibile evadere, con Demme e compagni che, più che marcare, stalkerizzano il talento argentino contenendone talento e fantasia. Ermetico.

Mario Rui: Va faccia a faccia con Vidal con lo stesso cuore impavido di un chihuahua che attacca un doberman, e con l’astuzia del pescatore che attira il pesce al suo amo. Non sa cos’è la paura, e questo in alcuni rischi che prende non per forza è un bene, ma di sicuro sa cosa sia la cazzimma, intesa in questo senso come cattiveria agonistica. El Grinta.

Zielinski: Dal punto di vista della mimica è un po’ come gli attori di soap opera; che le cose vadano clamorosamente bene o clamorosamente male ha una sola espressione facciale. Il talento, però, di certo non gli manca, e in occasione del gol ma non solo illumina le azioni offensive azzurre come le luci di Natale illuminano le strade a dicembre. In un calcio che predilige sempre più la fisicità alla tecnica, è una perla rara come un musicista di conservatorio in un mondo di trapper. Compositore.

Vidal: Prova a dare al Barcellona la sua garra, ma alla fine più che altro sgarra e riceve un cartellino rosso. Immagino che tanto nervosismo gli derivi dalla notizia dell’arresto del suo barbiere, con l’accusa sia di avergli fatto un taglio messo fuori legge dal Consiglio delle Nazioni Unite, sia di non avergli tagliato una barba dentro cui è stato avvistato perfino un nido di uccellini. Si porta dietro quella innata simpatia e sportività di chi ha vestito convintamente la maglia bianconera, come una macchia sulla fedina penale da cui è impossibile riabilitarsi. Pregiudicato.

pubblicato il 27 febbraio 2020

I giudizi (semiseri) su Cagliari-Napoli

I giudizi (semiseri) su Cagliari-Napoli

GIUDIZI SEMISERI

I giudizi (semiseri) su Cagliari-Napoli

Noi alla musica abbiamo dato Pino Daniele e Bennato, loro Carta e Scanu. Moralmente meritavamo di vincerla

di Bruno Marchionibus

Mertens: Bisogna assolutamente trovare un punto di cont(r)atto tra calciatore e società. Risolve la partita con un tiro a giro, anzi, alla Ciro. Da napoletano vero, e quindi uomo d’amore, a due giorni da San Valentino fa baciare pallone e palo interno, siglando il gol decisivo. Cupido.

Klavan: Comanda la difesa cagliaritana nel primo tempo, poi nella ripresa si fa “cucinare” ben bene da Mertens in occasione del gol, come fosse uno dei Quattro Sardi in Padella Findus. Prova nel finale a sorprendere Ospina con un tiro da talmente lontano che il pallone percorre la stessa distanza della tratta coperta dai traghetti Civitavecchia-Olbia. Wilma dammi la Klavan.

Elmas: Se il suo connazionale Alessandro Magno, coi suoi eserciti, conquistò il mondo, lui con la sua maglietta militare prova a conquistare Cagliari. Schierato nel tridente offensivo dà equilibrio alla squadra. E’ un po’ come la maglia della salute; quando vuoi stare più coperto la tiri fuori dal cassetto e la metti. Crescita continua.

Manolas/Maksimovic: La coppia della doppia “M” mantiene ancora una volta la porta del Napoli imbattuta. Nikola, in alcune occasioni, abbocca alle finte degli avversari con la stessa facilità con cui i bimbi abboccano al classico “ti ho rubato il naso”, ma al momento questo è il Maksimovic che passa il convento e va bene così. Kostas domina nell’area azzurra come Zeus dominava sull’Olimpo, tanto che fosse nato nello stesso posto ma migliaia di anni prima, avrebbe senza dubbio potuto far parte dei 300 di Leonida. M & M’s.

Pellegrini: Smentisce categoricamente la massima da social “ma che ne sanno i 2000?”, dimostrando che lui, su quella fascia sinistra, ne sa e come. In un calcio come quello moderno in cui quando giocano contro gli azzurri e i rossoblù in campo non ci sono né gli azzurri né i rossoblù, sono i giovani di belle speranze come lui l’unica bella speranza che abbiamo. Promessa da mantenere.

Fabian Ruiz: Sta recuperando sicurezza con la stessa rapidità con cui il PD ha recuperato consensi dopo la fuoriuscita di Renzi. Non è ancora il meraviglioso centrocampista ammirato nella scorsa stagione, ma non è neanche più la copia sbiadita di Mirko Valdifiori vista nei primi mesi di questa stagione. Di nuovo tra noi.

Cragno: Hanno ucciso l’uomo Cragno, chi sia stato non si sia. Stavolta, invece, il killer ha un nome, un cognome e un soprannome: Dries “Ciro” Mertens. Al di là del gol, è chiamato in causa da Elmas nella prima frazione e da Zielinski nella seconda, e risponde con la stessa prontezza con cui Tar e Consiglio di Stato stanno rispondendo a ricorsi e controricorsi relativi al maxi-concorso della Regione Campania. Incolpevole.

pubblicato il 17 febbraio 2020