Il primo momento della verità per il Napoli di Ancelotti

Il primo momento della verità per il Napoli di Ancelotti

/L’EDITORIALE

Il primo momento della verità per il Napoli di Carlo Ancelotti

La sfida con l’Arsenal sarà un crocevia importante per la stagione dei partenopei

di Giovanni Gaudiano

18 giorni, 6 partite: il secondo posto da consolidare partendo da Roma, poi ad Empoli, al San Paolo con il Genoa ed infine a Verona con il Chievo ed in mezzo il doppio confronto dei quarti di finale con i gunners di Unai Emery, il tecnico che sembrò vicino alla panchina del Napoli quando Benitez lasciò gli azzurri per le merengues di Madrid.

Sarà un inizio di primavera impegnativo ed affascinante al tempo stesso. Si potrebbero accampare scuse e dire che il Napoli di Ancelotti non ci arriverà benissimo. Infermeria piena, la sosta per le nazionali che tende a spezzare il ritmo e poi le squalifiche che di fatto dettano la formazione in alcune zone nevralgiche del campo.

In questo numero di “Napoli” il maestro Carratelli ci spinge ad una riflessione che ritengo importante. Nel suo servizio intitolato “Quando a Roma andavano in quarantamila” non c’è solo una carrellata di ricordi ed emozioni condita dall’abituale capacità narrativa ma un messaggio che non può essere ricacciato nell’angolino. Erano anni nei quali, come riportato, il grande giornalista napoletano Michele Mottola lanciò lo slogan: “Una vittoria che vale un campionato”.

Oggi, anzi meglio da qualche anno, il Napoli veleggia nelle parti alte della classifica stabilmente, gioca in Champions confrontandosi con i grandi club europei e spesso li batte, possiede una rosa ricca di giocatori che, volendo, potrebbero essere ceduti in un attimo. Eppure lo stadio malinconicamente presenta dei vuoti e solo raramente fa registrare il tutto esaurito.

Cosa è successo?

Se c’è una responsabilità, dove andarla a ricercare? Nell’offerta delle pay tv, nel costo dei biglietti, nell’inadeguatezza della struttura o nella demotivazione creata da un’antagonista che gioca al rialzo tutti gli anni, mettendo in campo tutta la forza che possiede, anche quella non prettamente agonistica che, sola, ci si aspetterebbe?

Forse la risposta ad un sondaggio potrebbe essere un combinato di tutto questo ma c’è un’altra possibilità che va considerata, rappresentata dalla voglia di sentirsi affrancati proprio dalla slogan di Mottola: non basta più una partita che vale un campionato. È lecito, è umano, per certi versi è doveroso puntare al bersaglio grosso prima in campionato e poi in Europa o viceversa perché l’obiettivo è cambiato e con esso anche la corsa al botteghino, le ora di fila per entrare, l’attesa sugli spalti.

Il numero di questo mese di Napoli racchiude un lavoro intenso volto a presentare gli impegni della squadra e poi lo spazio dedicato alla città, agli eventi è arricchito da una serie di servizi che ritengo possano essere di grande interesse. L’intervista congiunta a Isa Danieli ed Enrico Ianniello prossimi di scena al Sannazzaro, la serie di servizi dedicati al Castel dell’Ovo e una prima presentazione di Vitigno Italia, una manifestazione che cresce anno dopo anno, le parole di Carlo Postiglione che con il suo Premio Megaris si avvicina al trentennale e l’approfondimento su chi fa della pizza il simbolo della nostra terra con Salvatore Lioniello e tanto altro ancora sono la testimonianza di una terra viva, di una città dai tanti spunti, dalle tante bellezze che non intende addormentarsi.

Dallo stadio al litorale, da Posillipo al Vesuvio sino alla vicina Caserta: a questo punto ci si aspetta che con Carlo Ancelotti il Napoli faccia l’ultimo sforzo, colmi l’ultimo gap, entrando sempre di più tra i primi club europei. Nel ranking la società è molto vicina al decimo posto, insomma è arrivato il momento di arricchire la bacheca per poter dire: “È una stagione da ricordare”.

pubblicato su Napoli n.8 del 31 marzo 2019

Si va all’Emirates

Si va all’Emirates

/ L’EDITORIALE

Si va all’Emirates

Le ragioni di una sfida difficile, ma non impossibile, in ogni caso affascinante

di Giovanni Gaudiano

Avere gli uomini contati in una fase cruciale della stagione internazionale e non lamentarsi. Guardare alla sfida dei quarti con l’Arsenal con fiducia e con voglia di cimentarvisi, senza considerare l’urna malevola. Parlare del calcio con serenità, con pacatezza anche quando si sono subite, solo pochi minuti prima, evidenti ingiustizie e disparità di trattamento. E poi essere in sintonia con i programmi della società, parlare della prossima stagione come un’occasione di crescita senza nascondere che qualcosa, forse più di qualcosa, cambierà.

Sono piccole riflessioni per una personalità del calcio che da qualche mese occupa la panchina del Napoli: Carlo Ancelotti.
Non si tratta di riconoscergli la professionalità, il curriculum vitae, la funzione di vero fuoriclasse del Napoli: sono tutte evidenze circostanziate. Semmai Ancelotti sta al Napoli come Emery, altro tecnico che si dice sia stato in passato cercato da De Laurentiis, sta all’Arsenal con la differenza che il Napoli ha un fuoriclasse in panchina e lo spagnolo ne ha diversi in campo.

Qualche anno fa, pochi anni fa, questa sfida sarebbe apparsa sin dai numeri della rosa impossibile, anche se l’unico precedente al San Paolo racconta di una vittoria degli azzurri per 2 a 0 (analogo risultato all’andata con vittoria dei Gunners) nell’era Benitez che non evitò l’uscita al girone del Napoli per differenza reti nonostante la conquista di ben 12 punti.

Oggi i siti specializzati in statistiche e analisi delle rose evidenziano ancora una differenza a favore degli inglesi che si è ridotta a meno di 100 milioni (valore della rosa dell’Arsenal 625 mln contro 560 mln del Napoli). Distanza nel ranking tra le due società ridotta se si considera che l’Arsenal è stabile al decimo posto ed il Napoli quattordicesimo è in salita e se dovesse andare avanti nella competizione potrebbe puntare già superando i quarti alla dodicesima piazza.

Questi dati hanno un loro significato ma è evidente come il campo ci dirà la vera differenza, se c’è, che ancora esiste tra una società come quella inglese, che ha superato ampiamente nelle due ultime stagioni i 400 milioni di sterline di ricavi (470 milioni in euro), ed il Napoli che nella migliore delle ipotesi potrebbe approdare quest’anno attorno ai 250 milioni di euro se raggiungesse la finale di Baku. Sembra una battaglia persa in partenza: una rosa striminzita, con qualche buco e qualche infortunio di troppo contro una squadra in salute, ricca di ricambi, rinvigorita dalla cura Emery; una società che nella migliore delle ipotesi potrà chiudere il suo bilancio con la metà del fatturato dell’avversaria; una forza d’urto di un attacco, quello inglese, capace di mettere segno in premier 63 reti in 30 partite contro i 48 del Napoli in 27 gare che può vantare dalla sua una migliore difesa con 21 reti al passivo contro le 39 subite dalla retroguardia dei cannonieri.

Un Arsenal apparso fragile in trasferta sia nei sedicesimi che negli ottavi, dopo aver concluso il girone imbattuto con solo due reti subite in sei gare.

Questo è un primo possibile resoconto il giorno dopo il sorteggio di Nyon. La prima sarà all’Emirates Stadium di Londra l’11 aprile, poi al San Paolo il 18 ci sarà il ritorno. Sarebbe bello che il Napoli sfondasse finalmente il muro di una vittoria su un campo prestigioso, come quello londinese, ma di certo anche un pareggio con reti potrebbe andar bene.

Ancelotti sa che la trasferta di Salisburgo non ha rappresentato un momento tra i più esaltanti in Europa della sua squadra. Certo bastava segnare una rete per mettere in cassaforte il superamento del turno ed il Napoli lo ha fatto subito, però va detto che gli azzurri sarebbero potuti tornare con un risultato ampiamente positivo dall’Austria con un pizzico di maggiore determinazione.
Sarà l’Emirates l’inizio di una cavalcata che potrebbe portare il Napoli a dover sfidare in finale il suo recente passato, rappresentato da Sarri e dal suo Chelsea al quale l’urna pare aver riservato una strada in discesa verso la finale?

Lo sapremo presto, nel frattempo gustiamoci il particolare, che tanto particolare non è, di essere con la Juventus l’unica squadra italiana ancora presente in campo europeo.

pubblicato il 16 marzo 2019

Napoli ai quarti di EL

Napoli ai quarti di EL

/ L’EDITORIALE

Napoli ai quarti di EL

Gli azzurri di Ancelotti eliminano un Salisburgo coriaceo e in gran forma

di Giovanni Gaudiano

Si va ai quarti di finale di Europa League senza proclami né squilli di tromba. Il Salisburgo nella sua Red Bull Arena allunga la striscia della sua imbattibilità ma resta a casa, senza ripetere la scorsa stagione quando giunse in semifinale dopo aver eliminato sulla sua strada la Lazio di Immobile.

Già, il Ciro di Torre Annunziata. La gara austriaca ha dimostrato ancora una volta come l’attacco del Napoli raccolga meno di quello che semina. Alla fine del primo tempo l’undici mandato in campo da Ancelotti, questa volta inedito per necessità, sarebbe dovuto andare al riposo con un doppio vantaggio senza consentire alla squadra di casa di nutrire sino ad un certo punto della ripresa sia pur labili speranze di rimonta.

Di sicuro il Napoli ha cercato di controllare alla meglio, diciamo di gestire, il vantaggio e poi lo svantaggio che non faceva male. La squadra non sa farlo al meglio, anzi diciamola tutta non può schierare in campo quegli uomini capaci di congelare la partita, mandare fuori giri l’avversaria, insomma di mostrare quel carattere e quella personalità propria delle squadre che mirano diritte a certi obiettivi. Ancelotti dovrà lavorare molto su questo punto in questo finale di stagione, poi le novità, le partenze ci diranno se il Napoli nella prossima stagione potrà compiere un ulteriore salto di qualità per inserirsi definitivamente nell’Olimpo del calcio europeo.

Le prestazioni da elogiare sono sicuramente quelle di Chiriches e Luperto in difesa per l’applicazione e la precisione vista nel primo tempo. In attacco quella di Mertens finché è stato in campo, quella di Fabian Ruiz e quella di Zielinski a centrocampo.

Una nota particolare per il portiere Meret che nonostante la giovane età e la poca esperienza è sembrato sicuro, freddo, preciso, battuto solo da errori dei suoi compagni e da qualche invenzione degli avversari.

Un discorso a parte merita Milik, che con la zampata del suo gol ha messo in discesa la partita. Il polacco resta un valido punto di riferimento in attacco anche se sbaglia parecchio, è evidente come gli si debba affiancare una punta di ruolo.

Lo farà De Laurentiis? Tutti se lo augurano, a partire da Carlo Ancelotti.

pubblicato il 15 marzo 2019

Una qualificazione vicina ma ancora da conquistare

Una qualificazione vicina ma ancora da conquistare

/ LA PRESENTAZIONE

Una qualificazione vicina ma ancora da conquistare

Il 3 a 0 dell’andata conquistato dalla squadra di Ancelotti costituisce una buona ipoteca da gestire con concentrazione e grande astuzia

di Lorenzo Gaudiano

Tutti a Salisburgo.

Con millecinquecento tifosi circa al seguito il Napoli è pronto per la sfida alla RedBull Arena per accedere ai quarti di finale di Europa League. La gara del San Paolo, conclusasi 3 a 0, rappresenta sicuramente un’ipoteca importante ma non decisiva, proprio perché ci sono altri 90’ da disputare.

In Austria per dimenticare la gara del Mapei

Gli ultimi venti minuti della gara al San Paolo hanno sicuramente destato qualche preoccupazione in Carlo Ancelotti, soddisfatto sicuramente del risultato finale ma non del modo in cui il suo Napoli ha gestito il triplo vantaggio. I numerosi cambiamenti proposti nella sfida di campionato contro il Sassuolo hanno sollevato una raffica di polemiche, frutto di un’analisi superficiale. È vero che gli azzurri sono ormai lontani dalla Juventus e che c’è ancora un buon margine sul terzo posto ma l’intento del tecnico emiliano non era quello di far semplicemente rifiatare alcuni elementi dell’undici titolare. Andando avanti nella competizione europea, il Napoli non potrà fare soltanto affidamento sulla formazione di base, che oggi è chiaramente più semplice da indovinare, ma avrà bisogno anche di giocatori in panchina pronti a subentrare e a dare il loro contributo. Ad inizio stagione, nonostante le sostituzioni, le vittorie sono comunque arrivate. Adesso il discorso è cambiato a causa di qualche infortunio e di una maggiore attenzione riversata sull’unico obiettivo rimasto per questa stagione.

Una gara insidiosa con una coppia di centrali difensivi inedita

Contro il Salisburgo la squadra azzurra schiererà a causa delle squalifiche di Maksimovic e Koulibaly una coppia di centrali difensivi innovativa. Su Chiriches e Luperto potrebbero esserci grandi pressioni questa sera ed è per questo che la squadra dovrà fare quadrato come in altre occasioni e rendere ai due compagni il lavoro più semplice. Gli austriaci non esiteranno a fare la partita della vita. Dovrà essere il Napoli a giocare con concentrazione ed astuzia. Basterà andare in gol per spegnere eventuali entusiasmi ed evitare che la partita con qualche episodio possa prendere una brutta piega. A dirigere la gara sarà lo spagnolo Carlos del Cerro Grande, che come tutti i fischietti iberici tende spesso a “lasciar correre”. Dal punto di vista atletico sarà una partita molto calda, a tratti difficile, dove il Napoli dovrà cercare di sfruttare ogni episodio o situazione favorevole.

La formazione del Napoli 1966/1967
Dalla Mitropa Cup alla Coppa delle Fiere

Un precedente in terra austriaca per gli azzurri risale a 53 anni fa. Era la Coppa delle Fiere 1966/1967 e il Napoli di Pesaola contro il Wiener Sport Club di Vienna passò i trentaduesimi di finale. 2 a 1 in Austria con reti di Cané e Orlando, 3 a 1 a Napoli con reti di Cané, Sivori e Bianchi. Andando ancora più indietro nel tempo, bisogna arrivare alla Mitropa Cup del 1934. Il Napoli sfidò l’Admira Vienna, che in rosa vantava alcune stelle del famoso Wunderteam guidato da Hugo Meisl: il portiere Platzer; il mediano Urbanek e la mezzala Schall. In Austria finì 0 a 0, al San Paolo 2 a 2 con reti di Sallustro e Vojak. Non era stata ancora introdotta la regola dei gol in trasferta, per cui si giocò lo spareggio in campo neutro, guarda caso a Zurigo, dove gli austriaci si imposero con un roboante 5 a 0.

pubblicato il 14 marzo 2019

Tutti pronti per la trasferta di Salisburgo

Tutti pronti per la trasferta di Salisburgo

/ LA STRADA PER BAKU

Tutti pronti per la trasferta di Salisburgo

Patria di Mozart, la “Roma delle Alpi” con la sua squadra divide il Napoli dai quarti di finale di Europa League

di Lorenzo Gaudiano

La passeggiata a Zurigo si è rivelata particolarmente piacevole. Dalla città elvetica, percorrendo 450 km ad est, ci si trova in Austria, al confine con la Germania. Salisburgo è pronta ad accogliere il Napoli, alla sua seconda tappa in questo affascinante e tortuoso viaggio europeo. Il percorso della squadra di Ancelotti in Europa League è partito nel migliore dei modi con due discrete prestazioni contro una squadra comunque inferiore sulla carta. Il capolinea Baku però è ancora lontano. Per raggiungerlo, le partite da disputare saranno tante, soprattutto contro avversari a mano a mano sempre più forti.

I giardini del Castello di Mirabell
Salisburgo e il soprannome “Roma delle Alpi”

Dietro al soprannome “Roma delle Alpi” si cela la storia di una città che oggi conta circa 152 mila abitanti. In un primo momento insediamento di tribù celtiche ed illiriche, nel I d.C. Salisburgo, conosciuta allora come Juvavum, da semplice oppidum romano fu elevata a municipio per volere dell’imperatore Claudio. Successivamente le devastazioni barbariche, poi una nuova fondazione nel 696 con protagonista il vescovo di Worms Rupert von Salzburg, che diede alla nuova città proprio il nome Salzburg, ossia città del sale. Principato a partire dal XIII secolo, Salisburgo ha visto nei secoli successivi crescere il suo prestigio grazie ad arcivescovi che, impressionati dallo sfarzo della Roma pontificia dell’epoca, convocarono alla loro corte architetti ed artisti italiani per riprodurre lo splendore della sede della cristianità. Così edifici, chiese e giardini furono realizzati in stile Barocco, che ancora oggi caratterizza in maniera unica questa città. Infine, l’annessione all’Austria nel 1816 e la Seconda Guerra Mondiale, con l’ingresso delle truppe tedesche determinate a dettare legge, l’arresto dei cittadini ebrei e degli oppositori politici e i 15 bombardamenti di aerei americani. Si tratta, quindi, di una storia caratterizzata da momenti non solo bui ma anche illustri, ambientati nella suggestiva cornice delle Alpi e del fiume Salzach, che costituiscono un panorama meraviglioso, immune allo scorrere del tempo e sempre affascinante da ammirare.

Il Mozarteum
Il Barocco italiano, Mozart e la ricca cultura

Meta d’interesse per una visita, Salisburgo si presta per una trasferta non solo sportiva. Il centro storico, ad esempio, nel 1997 è stato dichiarato dall’UNESCO patrimonio universale della cultura per i suoi numerosi luoghi di interesse. Il castello di Mirabell, fatto costruire dal vescovo Wolf Dietrich von Raitenau per la sua concubina Salomé von Alt, splendido per i suoi scenografici giardini all’italiana ornati con statue che rappresentano eroi dell’antichità; il Duomo, risalente all’VIII secolo e riedificato nel 1600 da Santino Solari su ordine del principe-vescovo Markus Sittikus, che favorì così nella città austriaca la penetrazione del barocco italiano; il Castello di Hellbrunn, residenza estiva voluta sempre dal principe-vescovo, costituiscono soltanto una parte del ricco patrimonio culturale che ha da offrire Salisburgo, nota soprattutto in quanto patria del più grande genio della musica classica di tutti i tempi: Mozart, che dà il nome tra l’altro ad una delle più importanti accademie europee di musica, a caffè, ristoranti e alle squisite sfere di cioccolato farcite di marzapane. Questa località affascinante, seducente e, soprattutto, magica può rappresentare per il tifoso-turista una splendida meta.

Una veduta del Castello di Hellbrunn
Una gara da non sottovalutare

Rispetto ai sedicesimi, il Napoli in questi ottavi di finale di Europa League affronterà il Salisburgo prima al San Paolo, poi alla Red Bull Arena. La gita in terra austriaca necessiterà di un buon risultato nella gara d’andata per essere vissuta senza particolari patemi. L’avversario non andrà assolutamente sottovalutato, considerando che nella passata stagione la Lazio fu eliminata dalla competizione proprio dagli austriaci. La superiorità del Napoli è evidente, ma l’importante sarà affrontare la sfida con personalità e determinazione per andare avanti nella competizione, incrementare i proventi societari e, soprattutto, continuare ad accumulare punti utili al ranking europeo.

pubblicato su Napoli n.7 del 03 marzo 2019