Giancarlo Corradini: “Vincere per i tifosi”

Giancarlo Corradini: “Vincere per i tifosi”

TRACCE D’AZZURRO

Giancarlo Corradini: “Vincere per i tifosi”

L’ex difensore azzurro vede una qualificazione ancora possibile nonostante il 2 a 0 rimediato in Andalusia

di Marco Boscia

Sono trascorsi “soltanto” 32 anni. Era un altro calcio. Un altro Napoli. Che poteva contare sulla presenza in campo di Diego Armando Maradona, il calciatore più forte di tutti i tempi in grado di trasformare cose impossibili, per gli altri, in cose di normale amministrazione. Ma in quella squadra, che la notte del 17 maggio 1989 alzò al cielo di Stoccarda la Coppa Uefa, militavano altri calciatori che, insieme a Diego, furono in grado di trascinare gli azzurri verso le vette più alte, sia in Italia che in Europa, mai raggiunte nella propria storia. Chi approdò all’ombra del Vesuvio all’inizio di quell’annata trionfante fu Giancarlo Corradini, difensore centrale e, all’occorrenza, anche terzino. Dopo sei stagioni al Torino, Corradini divenne subito uno dei protagonisti principali di quella squadra e di quella cavalcata europea con 12 presenze, da titolare, in altrettante partite. Nessuno meglio di lui può quindi spiegarci quali furono e possono essere di nuovo i segreti per un Napoli vincente.

Partiamo dal passato. Che gruppo era quello al di là di Maradona?

«Era un Napoli nuovo. Ricostruito. L’anno precedente aveva perso lo scudetto per un soffio. Io ebbi la fortuna di partecipare a questo nuovo progetto. Arrivai assieme ad Alemao, Fusi, Crippa a dare un nuovo volto ad una squadra che era comunque già fra le più forti d’Italia».

Ci fu un momento preciso nel quale capiste di poter vincere la Coppa Uefa?

«La partita della svolta fu quella di ritorno al San Paolo contro la Juventus nei quarti di finale. Il 2 a 0 subito a Torino all’andata rischiava di eliminarci dalla competizione. Abbiamo avuto il merito, e un po’ di fortuna, di giocare una partita di ritorno formidabile. Segnammo ad un minuto dalla fine dei tempi supplementari il gol che ribaltò le gerarchie. Fu un segno del destino».

C’è un episodio particolare, un aneddoto, che le va di raccontare?

«Il lunedì della settimana di quella partita nacque il mio primo figlio. Bianchi mi permise di stare vicino a mia moglie. Due giorni dopo battemmo la Juventus con quell’impresa al San Paolo. Fu una delle più belle settimane della mia vita sia dal punto di vista professionale che dal punto di vista familiare».

Com’era il suo rapporto con Ottavio Bianchi?

«Non avvertii la presunta tensione che c’era stata la stagione precedente legata anche al fatto di aver perso lo scudetto. Mi aiutò molto ad ambientarmi perché nel passaggio da una squadra come il Torino ad una come il Napoli cambiarono tante cose. Significava arrivare in una società che era stata capace di allestire una squadra di vertice che lottava ogni anno per tutti i trofei in palio. Vissi quella stagione con Bianchi in maniera positiva. Poi l’ho riavuto anche quattro anni dopo quando subentrò a Ranieri. Posso affermare con certezza che è una persona equilibrata e di un’enorme competenza».

Che sensazione provò in finale nella partita di ritorno a Stoccarda nel vedere uno stadio per più di metà colorato d’azzurro?

«Una volta la competizione era molto più complicata perché partecipavano le seconde, le terze e le quarte classificate dei campionati mentre adesso queste squadre fanno la Champions League. C’è un po’ di rammarico perché sicuramente il Napoli in passato con un giocatore come Diego anche in Europa avrebbe potuto competere ogni anno per la vittoria finale. Ad ogni modo, dal prossimo anno ci sarà anche la Uefa Conference League. Non mi entusiasma. Forse sarebbe preferibile continuare con un unico torneo oltre la Champions ma con meno squadre, meno incontri, e di conseguenza con partite di livello più alto. Difatti la stessa Europa League oggi si fa interessante dai quarti di finale in poi, quando in gioco restano solo le squadre di vertice che rendono il torneo più avvincente».

Riguardo alla sfida di stasera, quante possibilità ha il Napoli di qualificarsi alla luce del risultato d’andata?

«Credo che le possibilità di ribaltarla ci siano. Il problema principale del Napoli in questa stagione è stata l’alternanza di risultati. Certamente all’andata hanno inciso le assenze. Gli infortuni stanno creando grandi difficoltà a Gattuso ma io penso positivo e credo che il Napoli possa passare il turno».

Con un eventuale passaggio crede che gli azzurri potrebbero anche puntare alla vittoria finale?

«Se sei in corsa devi giocartela. È una questione di mentalità. Se il Napoli va agli ottavi deve provarci. Non si può fare una scelta. Anche in campionato credo possa ancora succedere di tutto in un’annata così particolare. Spero che nonostante le difficoltà ci siano la voglia e la determinazione di lottare fino alla fine perché i tifosi napoletani meritano che ci sia il giusto impegno in tutte le gare ed in tutte le competizioni da parte di chi indossa una maglia dal passato importante e che va sempre onorata».

Crede che le voci sull’allenatore delle scorse settimane abbiano potuto incidere sugli ultimi risultati?

«Questo non lo so. Non sono un dirigente. Posso solo dire che in grandi squadre come il Napoli, se iniziano ad esserci difficoltà e non arrivano i risultati, è normale che l’allenatore sia sotto esame».

Da ex difensore centrale, come giudica la retroguardia partenopea?

«Il Napoli ha dei difensori di livello internazionale, ma il calcio è cambiato tanto. Mentre noi giocavamo a uomo, oggi si gioca a zona. È molto più complicato. C’è una necessità maggiore di una collaborazione di tutta la squadra per effettuare una buona fase difensiva e, negli ultimi anni, forse questo è stato il punto debole del Napoli. Koulibaly, Manolas, Rrahmani e Maksimovic sono ottimi difensori ma per funzionare è importante che ci sia unità d’intenti da parte di tutti i giocatori».

Un parere su Osimhen, l’acquisto più caro della storia del Napoli…

«Quando arrivi in una squadra importante e per certe cifre è ovvio che le aspettative siano tante. Molti giocatori al primo anno incontrano delle difficoltà. È successo anche a Lozano ed oggi ammiriamo un calciatore completamente diverso da quello dello scorso campionato. Credo che il valore di Osimhen non si discuta e sono sicuro che si rivelerà un ottimo acquisto».

Curiosità finale. Appese le scarpette al chiodo, ha intrapreso la carriera d’allenatore. Oggi Corradini è in attesa di una chiamata importante?

«So che il mondo del calcio è pieno di allenatori di ottimo livello che in questo momento non allenano. Io ho avuto un periodo positivo dove ho lavorato con grandi club come Juventus e Watford. Adesso aspetto una chiamata che mi possa permettere di riprendere a fare quello che mi è sempre piaciuto. Stare nel calcio».

Si conclude questa piacevole chiacchierata con uno degli eroi del Napoli del passato. Uno di quelli che ha scelto di lavorare sodo a fari spenti, lasciando accesa la luce dei riflettori su altri campioni dell’epoca ma il cui contributo in quegli anni di successi è stato parimenti determinante. Non possiamo che augurargli di rivederlo presto protagonista in panchina.

pubblicato su Napoli n. 34 del 25 febbraio 2021

Napoli-Granada: prova senza appello

Napoli-Granada: prova senza appello

LA STRADA PER DANZICA

Napoli-Granada: prova senza appello

Il compito della squadra è quello di cancellare la brutta prestazione offerta allo stadio Los Cármenes di Granada

di Bruno Marchionibus

Una gara da preparare bene

Non è un momento semplice quello che sta vivendo il Napoli di Gattuso, il cui cammino da dicembre in poi è stato caratterizzato da un’incostanza di risultati a cui pare non si riesca a trovare rimedio.
Certo, i partenopei hanno a giustificazione almeno parziale del periodo no che stanno vivendo dei fattori che non possono essere trascurati nella valutazione complessiva della stagione. Giocare ogni tre giorni, in un’annata cominciata con una preparazione estiva ridotta, non è semplice e non permette di allenarsi a dovere in vista dei singoli match, e una serie di infortuni e di assenze dovute al Covid come quelli che stanno falcidiando l’organico napoletano avrebbero condizionato il cammino di qualsiasi compagine.
È pur vero, però, che a far storcere il naso a buona parte della tifoseria non sono stati solo i risultati negativi, ma anche il modo in cui alcuni di questi sono giunti, con la squadra che ha mostrato scarsa concretezza e capacità di proporre soluzioni alternative e, in alcuni elementi, una preoccupante difficoltà nel reagire a momenti avversi ed episodi sfortunati all’interno dei novanta minuti.
Il ritorno con gli spagnoli, dunque, diventa un’occasione importante per gli azzurri per compattarsi, offrire una prestazione di carattere come quella vista contro la Juve e provare a ribaltare la sconfitta per 2 a 0 dell’andata, scacciando via almeno in parte critiche e negatività.

Un trofeo da non snobbare

Rimontare gli spagnoli ed andare avanti in Europa, ad ogni modo, non servirebbe solo a dare una scossa “emotiva” al gruppo, ma sarebbe un traguardo importante anche per la società.
Per quanto si debba ammettere che, alla luce delle molteplici assenze nell’organico azzurro, sia difficile immaginare un Napoli in lotta su due fronti fino al termine della stagione, è importante tener presente che anche la vittoria dell’Europa League, così come il quarto posto in campionato, qualifica direttamente alla prossima Champions, obiettivo fondamentale per i partenopei sia dal punto di vista sportivo che da quello economico.
L’EL, inoltre, è un trofeo a volte snobbato dai più nelle sue fasi iniziali, ma che andando avanti nei turni ad eliminazione diretta recupera inevitabilmente il fascino dato dall’essere la discendente della nobile Coppa Uefa, ed un torneo di questo valore merita senza dubbio di essere onorato fino alla fine. C’è da considerare, infine, che ad ogni turno superato la società riceve un bonus economico aggiuntivo, e soprattutto in una fase come quella attuale in cui il Covid ha messo a dura prova il calcio dal punto di vista finanziario anche questo è un aspetto da non trascurare.

La partita

Una rimonta possibile

Due reti da recuperare e la necessità di non subire gol, per non rendere ancora più complicata la rimonta. Questo l’obiettivo per Insigne e compagni in vista del match del Maradona contro il Granada, quando, per riuscire ad approdare agli ottavi di EL, il Napoli dovrà scendere in campo con un approccio e un’attenzione del tutto diversi da quelli visti giovedì scorso in terra spagnola.
Il 2 a 0 del Nuevo Los Cármenes, di fatti, è un risultato che regala ai biancorossi un vantaggio considerevole, ma che non gli garantisce del tutto di avere la meglio nei centottanta minuti. Il Napoli, sulla carta, ha tutte le possibilità di trovare in casa una vittoria larga, ed anzi raggiungere il passaggio del turno partendo da una situazione di svantaggio potrebbe rappresentare una bella iniezione di fiducia per una squadra apparsa non sempre centrata proprio dal punto di vista mentale. I ragazzi di Gattuso, in ogni caso, dovranno avere piena consapevolezza del fatto che non servirà solamente partire forte dal punto di vista offensivo, ma anche tenere alta la concentrazione in fase difensiva, dato che un gol degli iberici richiederebbe al Napoli di segnare almeno quattro reti.

A Granada due minuti di follia

Non è stato certamente un bel Napoli quello visto in Spagna sette giorni fa. Al di là del risultato, che ha premiato i biancorossi, è stata la prestazione in generale della squadra a lasciare l’amaro in bocca ai tifosi campani. Il Napoli, come purtroppo più volte è avvenuto nel corso della stagione, ha di fatto regalato la prima frazione agli avversari, con un approccio poco cattivo ed alcuni blackout difensivi che sono costati ai partenopei le reti di Yangel Herrera e di Kenedy. Nella ripresa gli azzurri hanno provato a fare qualcosa in più costruendo anche qualche occasione, la più favorevole quella capitata sulla testa di Rrahmani, ma non sono mai riusciti a preoccupare davvero gli avversari, pur apparsi non certo irresistibili.
Ancora ben lontano dalla condizione migliore è apparso Osimhen, in difficoltà in diverse situazioni anche dal punto di vista tecnico, così come tutt’altro che positiva è stata la prestazione offerta da Lobotka, sempre più oggetto misterioso. Nota positiva i novanta minuti di Fabian Ruiz, forse il migliore in campo considerando anche che si trattava della prima da titolare dopo essersi negativizzato dal Covid.

Attenzione difensiva e fiducia all’attacco

Proprio guardando alla partita di andata, il Napoli dovrà tener ben presente che a Fuorigrotta servirà una partita di grande attenzione difensiva, dato che subire un gol potrebbe essere mortifero per gli azzurri. A tal proposito fondamentale appare il rientro di Koulibaly, che dopo essere guarito dal Coronavirus avrà senza dubbio voglia di rendersi protagonista di una prestazione di alto livello. Importante sarà anche l’apporto di Fabian, come detto tra i meno negativi a Granada, in un centrocampo che con la lentezza della propria manovra ha rappresentato uno dei problemi emersi in Andalusia. Anche Lorenzo Insigne, con Lozano out e Politano non al meglio, dovrà mettere in campo tutta la sua fantasia per provare a trascinare i suoi agli ottavi.
Per quanto riguarda gli spagnoli, gli uomini da tenere d’occhio sono sicuramente i due esterni alti, Machis e Kenedy, quest’ultimo autore della rete del 2 a 0 in casa. Anche la squadra di Diego Martínez, ad ogni modo, ha dimostrato di avere una difesa tutt’altro che impenetrabile; sarà compito di Osimhen e degli altri uomini d’attacco azzurri riuscire a scardinarla.

pubblicato su Napoli n.34 del 25 febbraio 2021

Europa League: un torneo in forte crescita

Europa League: un torneo in forte crescita

L’APPROFONDIMENTO

Europa League: un torneo in forte crescita

Stasera si disputerà l’andata degli ottavi di finale, mentre Roma e Inter non scenderanno in campo

di Francesco Marchionibus

Si giocano oggi le partite di andata degli ottavi di finale della Europa League, anche se Roma e Inter impegnate nella sfida incrociata italo-iberica con Siviglia e Getafe non scenderanno in campo a causa della diffusione sempre maggiore del Covid-19.
Vincere l’Europa League non è più solo un traguardo internazionale di prestigio, anche se di secondo piano rispetto alla Champions: vista la crescita che il torneo ha avuto negli ultimi anni, arrivare in fondo significa ora anche ottenere discreti guadagni.
Nelle ultime cinque edizioni l’ammontare dei ricavi distribuiti dalla UEFA alle società partecipanti all’Europa League è passato dai circa 400 milioni della stagione 2015-2016 ai 560 di quella 2018-2019 (confermati per l’edizione in corso), con un incremento di circa il 40%. Ma secondo quali criteri viene distribuito questo ricco montepremi?
Il 25% (140 milioni) viene ripartito in parti uguali tra tutti i 48 club qualificati alla fase a gironi, che dunque ricevono 2,92 mln ciascuno.
Il 30% (circa 168 mln) viene attribuito in base ai risultati, con 570 mila euro per ogni vittoria e 190 mila euro per ogni pareggio nel girone di qualificazione, un bonus di 1 milione per il vincitore del girone, 500 mila euro per la qualificazione ai sedicesimi, 1,1 mln per quella agli ottavi, 1,5 per i quarti, 2,4 per il raggiungimento delle semifinali, 4,5 mln per chi arriva in finale e ulteriori 4 mln per la vittoria del trofeo.
Un ulteriore 15% del montepremi (84 mln) viene suddiviso facendo riferimento al ranking decennale, e cioè alla classifica stilata sulla base dei risultati ottenuti in Europa negli ultimi dieci anni (attualmente Inter e Roma sono rispettivamente al 28° e 29° posto).

Infine, il restante 30% (altri 168 mln) viene assegnato sulla base del cosiddetto “market pool”, e cioè dei diritti televisivi, tenendo conto del valore proporzionale dei mercati televisivi nazionali dei club partecipanti alla Europa League e dei risultati ottenuti da ogni squadra nelle competizioni nazionali della stagione precedente.
Al montepremi UEFA si dovranno poi sommare gli incassi al botteghino delle sette partite disputate in casa nel corso del torneo dalle due squadre che riusciranno a raggiungere la finale di Danzica del prossimo 27 maggio.
Dunque la squadra che si aggiudicherà l’edizione 2019/2020 dell’Europa League succedendo al Chelsea campione in carica, potrà incassare un importo complessivo di 20/25 milioni, oltre alla quota derivante dal market pool televisivo e agli incassi al botteghino.
La soddisfazione per la vittoria nel secondo torneo europeo, o anche solo per la partecipazione ad una finale comunque prestigiosa, potrà quindi essere accompagnata da un incasso totale di oltre 35/40 milioni (nella scorsa edizione il Chelsea ha portato a casa 46,3 mln e l’Arsenal finalista 38,9, anche se c’è da dire che le squadre inglesi incassano molto di più delle altre dal market pool).
E questo senza contare la ricaduta positiva in termini di ranking, fondamentale per la disputa delle competizioni europee della prossima stagione.

pubblicato il 12 marzo 2020

A Londra un ennesimo “raffreddore” primaverile?

A Londra un ennesimo “raffreddore” primaverile?

/ L’EDITORIALE

A Londra un ennesimo “raffreddore” primaverile?

Il Napoli è apparso in confusione e poco determinato. Troppi i giocatori insufficienti al cospetto di un Arsenal non trascendentale

di Giovanni Gaudiano

La parola fine non è stata ancora scritta ed il sogno di andare avanti in Europa League può ancora essere realizzato.

È diventato tutto terribilmente difficile perché si tratterà di segnare almeno due reti per andare ai supplementari e soprattutto di evitare che i velocisti della squadra inglese creino problemi ad una difesa, sempre più orfana di Raul Albiol, e sicuramente perforabile sugli esterni dove le prestazioni sia di Mario Rui quanto di Hysaj sono apparse sotto lo standard come da un po’ di tempo a questa parte.
Ecco parliamo di prestazione.

Quella del Napoli di ieri sera è per molti versi sconcertante anche se in linea con quanto visto negli ultimi tempi.
La squadra appare slegata, sfilacciata. A centrocampo il Napoli sembra avere una frattura e neanche qualche ripiegamento delle punte serve a migliorare la situazione.

La sensazione è quella di vedere quattro giocatori, Callejon – Allan – Ruiz – Zielinski, che non riescono a proporsi come primo argine agli attacchi avversari e che neanche in costruzione mostrano più la lucidità dei tempi migliori.

La squadra è quindi complessivamente in difficoltà, il tecnico appare sempre più imbarazzato ai microfoni del dopo partita. Ancelotti si aspettava altro da un gruppo di giocatori sui quali ha profuso da inizio stagione tante energie per cercare di revisionare un gioco stucchevole, stancante, per nulla vincente ma soprattutto poco verticale. Un gioco che se manca di velocità nel giro palla diventa prevedibile, lezioso e di facile lettura per la squadra avversaria, che chiude gli spazi impedendo anche ai quei due o tre tiratori da lontano a disposizione del Napoli di tentare la conclusione dalla distanza.

Il panorama, l’aspettativa, la possibilità di proseguire l’avventura in Europa appaiono a questo punto ridotte ma quello che conta adesso è la convinzione che la squadra vorrà mettere nel tentativo di ribaltare la situazione.

Ancelotti starà già lavorando in tal senso ma la conditio sine qua non per superare l’ostacolo prevede che siano i giocatori ad interiorizzare la convinzione, la determinazione di potercela fare per metterla in campo dal primo all’ultimo minuto, confidando nell’aiuto del pubblico che di sicuro non mancherà.

Insomma, bisogna crederci per dare un senso ad una stagione che altrimenti oltre ad essere di transizione potrebbe apparire a questo punto negativa.

pubblicato il 12 aprile 2019

Arsenal – Napoli: a Londra senza paura

Arsenal – Napoli: a Londra senza paura

Il tecnico dell’Arsenal Unai Emery

/IL NAPOLI IN EUROPA

Arsenal – Napoli: a Londra senza paura

Per gli azzurri un doppio confronto difficile ma affascinante ed una piccola vendetta da inseguire. Si parte dall’Emirates Stadium oggi

di Marco Boscia

Un confronto che vale una stagione

Arsenal e Napoli di nuovo di fronte dopo la sfida Champions del 2013. Fra i tifosi partenopei è ancora viva la delusione per l’epilogo di quel girone, che vide il Napoli abbandonare la competizione a pari punti proprio con l’Arsenal e con il Borussia Dortmund. Gli azzurri hanno ora l’opportunità di vendicarsi in quella che sembra essere una finale anticipata. Incontrare una squadra come quella biancorossa già ai quarti può però essere un bene: passare il turno è complicato, ma riuscirci significherebbe acquisire forza psicologica e consapevolezza nei propri mezzi. Per farlo il Napoli si affida ad un uomo d’esperienza internazionale come Ancelotti. Gli azzurri hanno inoltre il vantaggio di potersi giocare la qualificazione in casa al ritorno, ma sarebbe importante uscire indenni dall’Emirates Stadium, affrontando la gara con sfrontatezza e senza temere gli avversari.

Pierre-Emerick Aubameyang
L’Arsenal oggi

Dopo aver perso la finale di Coppa Uefa nel 2000 contro il Galatasaray, oggi l’Arsenal sembra una squadra meno energica e spumeggiante rispetto al passato ma ancora con enormi valori. Ha salutato la scorsa estate, dopo ben 22 stagioni, lo storico allenatore Arsene Wenger, ma ha continuato il suo percorso di crescita con il nuovo tecnico Unai Emery, specialista dell’Europa League (ne ha vinte 3 consecutive con il Siviglia tra il 2014 ed il 2016). In lotta per un piazzamento fra le prime quattro in campionato, i “gunners” sono soliti schierarsi con un 4-2-3-1 aggressivo con interpreti variabili in base alle caratteristiche necessarie. Il punto di forza è il duo d’attacco formato da Lacazette ed Aubameyang, che fa assomigliare il modulo più ad un 4-4-2. In porta Emery si affida in Europa al veterano Čech, mentre in Premier il titolare è Leno. In mezzo al campo Torreira e Xhaka garantiscono affidabilità e sulla trequarti si alternano giocatori del calibro di Ozil, Mkhitaryan e Ramsey. Il punto debole sembra essere invece la difesa: negli ultimi anni Koscielny è stato limitato dagli infortuni ed il sicuro assente, dopo la rottura del legamento crociato, sarà il terzino Béllerin.

I cannonieri ed una tifosa speciale

L’Arsenal è uno dei 17 club di Londra e gioca le partite interne all’Emirates Stadium dal 2006. Lo stemma del club è stato modificato varie volte nel corso degli anni ma è sempre stato presente almeno un cannone, motivo per il quale i calciatori ed i tifosi vengono riconosciuti come “gunners” (in italiano cannonieri). Il club vanta una tifoseria molto nutrita tra cui la stessa regina d’Inghilterra Elisabetta II, che in un ricevimento con la squadra tenutosi qualche anno fa a Buckingham Palace, ha dichiarato la sua fede calcistica per l’Arsenal.

pubblicato su Napoli n.8 del 31 marzo 2019