Nove finali azzurre da Pesaola a Benitez

Nove finali azzurre da Pesaola a Benitez

L’ULTIMA PARTITA

Nove finali azzurre da Pesaola a Benitez

Più successi che sconfitte nella storia del Napoli in Coppa Italia. Peccato per le finali perse con Di Marzio e Montefusco

di Bruno Marchionibus

AI NOSTRI LETTORI

Nel numero del 13 giugno abbiamo dedicato un servizio alle finali ed agli allenatori del Napoli che le hanno giocate. Doveva essere un modo di augurare alla squadra azzurra un buon viatico verso la gara contro la Juventus.
È andata bene. È arrivato il successo e con esso la sesta Coppa Italia da mettere in bell’evidenza in bacheca.
Riproponiamo il servizio, che il lettore può anche trovare nella versione cartacea caricata sul sito, e vi anticipiamo la copertina del nuovo numero che sarà in edicola con il Roma di martedì 23 per presentare il ritorno del Napoli in campionato in quel di Verona.
Buona lettura.

Anni ‘60-’70: dal Petisso a Beppe-Gol

È nel 1962 che, alla sua prima finale, il Napoli si aggiudica la prima Coppa Italia della sua storia, e lo fa rendendosi protagonista di un’impresa che ancora oggi nessuna squadra è riuscita a ripetere: vincere il trofeo militando in Serie B. Gli azzurri di mister Pesaola, da poco passato dal campo alla panchina, infatti, in quella stagione non solo ottengono la promozione dalla cadetteria al massimo campionato, ma compiono anche un’incredibile cavalcata in Coppa fino all’ultimo atto dell’Olimpico superando compagini del calibro di Torino e Roma. A decidere la finale in gara unica contro la S.P.A.L., il 21 giugno, sono Corelli e Ronzon, che rendono vano il gol del ferrarese Micheli; i ragazzi del Petisso, così, entrano di diritto nella storia del Napoli e del calcio italiano.
Bisognerà aspettare dieci anni per ritrovare i partenopei protagonisti della Coppa nazionale, col Napoli che tra il ‘72 ed il ‘78 disputerà ben tre finali. Nel 1972 è il Milan di Rocco che, imponendosi sugli azzurri di Chiappella per 2 a 0, impedisce a Dino Zoff di chiudere nel migliore dei modi la sua esperienza napoletana, mentre nel ‘76 i campani dominano la finalissima con il Verona vincendo per 4 a 0 con una doppietta del bomber Savoldi. Sconfitta, infine, nel 1978 per i partenopei di Di Marzio, superati 2 a 1 in rimonta dall’Inter con gol decisivo di Bini a pochi minuti dal termine, in un’edizione il cui capocannoniere fu lo stesso Beppe-gol.

Anni ’80: una cavalcata Ma-Gi-Ca

Il 1987 è l’anno di grazia per i colori azzurri; il 10 maggio arriva il primo storico Tricolore, il 7 giugno la terza coccarda. Il percorso del Napoli di Maradona in Coppa è semplicemente impressionante, con 13 vittorie su 13 partite giocate a certificare un record rimasto imbattuto dopo oltre trent’anni. La finale con l’Atalanta, disputata in questo caso sui 180 minuti, per gli uomini di Bianchi è una pura formalità: al San Paolo i partenopei dilagano per 3 a 0 grazie a Renica, Muro e Bagni, al ritorno anche Bergamo viene espugnata col gol partita di Giordano a cinque minuti dalla fine. A ulteriore riprova del dominio napoletano di quell’annata, basti pensare che i primi tre posti della classifica marcatori vengono occupati proprio dai tre componenti di quella che, in attesa di Careca, è una prova generale della Ma-Gi-Ca: Giordano (10 reti), Maradona (7) e Carnevale (5).
Due anni dopo il Napoli arriva ancora una volta fino in fondo al tabellone, trovandosi al cospetto della Samp di Vialli e Mancini. A Fuorigrotta gli azzurri si impongono per 1 a 0, ma a Genova vengono demoliti per quattro reti a zero; si conclude così per Maradona e compagni un’annata che era stata comunque ricca di soddisfazioni grazie alla vittoria della Coppa Uefa a Stoccarda. 

Anni ‘90 e 2000: discesa agli Inferi e ritorno in Paradiso

La finale del 1997 contro il Vicenza è l’ultimo sussulto di un Napoli già inesorabilmente avviato verso il declino, che culminerà nel 2004 con il fallimento della società. I partenopei si presentano al cospetto dei veneti forti di un’epica semifinale vinta ai rigori contro l’Inter, ma dopo l’1 a 0 del San Paolo firmato Pecchia, al Menti, col numero 10 Beto in panchina, i campani vengono raggiunti nel primo tempo e poi battuti ai supplementari. In panchina siede Montefusco che ha sostituito Simoni, scomparso recentemente.
Passano quindici anni e un nuovo Napoli, risorto dalle ceneri e targato De Laurentiis, affronta in gara unica per la finalissima di Coppa Italia la Juve di Conte, che si è aggiudicata il campionato con zero sconfitte al passivo. I ragazzi di Mazzarri si rendono protagonisti di una partita perfetta, e nella ripresa sono due pezzi della storia azzurra recente a regalare il trionfo ai tifosi partenopei: prima Cavani la sblocca dagli undici metri, poi Hamsik la chiude in contropiede.
Ultimo successo napoletano, infine, è quello ottenuto da Benitez nel 2014 contro la Fiorentina. Quella sera all’Olimpico, tuttavia, né la doppietta di Insigne né il gol partita di Mertens possono cancellare la tragicità di ciò che nel pomeriggio è avvenuto a pochi metri dallo stadio, col ferimento di Ciro Esposito che, purtroppo, un mese più tardi passerà a seguire la sua squadra del cuore dalla tribuna del Paradiso.

pubblicato su Napoli n.25 del 13 giugno 2020

I giudizi (semiseri) su Napoli-Juventus

I giudizi (semiseri) su Napoli-Juventus

GIUDIZI SEMISERI

I giudizi (semiseri) su Napoli-Juventus

Mi sa che l’unico modo per vedere che faccia farebbe Ronaldo se vincesse una finale con la Juve è creare un filtro apposito su FaceApp

di Bruno Marchionibus

Meret: Come milioni di ragazzi italiani in questi giorni, Alex è chiamato ad un importante esame di maturità, dove la commissione però non è formata da membri interni ma da Cristiano Ronaldo, Dybala e Douglas Costa. Pronti via e il portierone azzurro già si supera su CR7, facendo intuire agli juventini che per forzare la sua saracinesca più che schemi d’attacco ci vorrebbe solamente un piede di porco. Sempre sul pezzo ad ogni tentativo juventino come programmi e giornali di cronaca rosa ad ogni rottura tra Stefano De Martino e Belen, il suo capolavoro è il rigore parato a Dybala, col quale dimostra che per il futuro a livello di portiere il Napoli, per citare Totò ne “La banda degli onesti”, ha già una portineria ben avviata. Divieto d’accesso.

Telecronaca RAI/Inno d’Italia: Passa qualche minuto e già la domanda della serata è “In telecronaca c’è Rimedio, ma c’è un rimedio per questa telecronaca?”. Quanto all’inno, sta facendo il giro del web la “gaffe” di Sergio Sylvestre che ne dimentica e quindi ne salta una strofa. Onestamente, però, non c’è tanto da prendersela col giovane artista, dato che l’emozione è umana, quanto con chi, pur essendoci tanti gobbi presenti allo stadio, non ha pensato di mettergliene uno avanti con il testo scritto. Bene ma non benissimo.

Maksimovic: La sorpresa più bella che la gestione Gattuso ha avuto in Serbo per noi. E mentre su Retequattro andava in onda “Pensavo fosse amore invece era un calesse”, su RaiUno tutti noi abbiamo potuto ammirare “Pensavo fosse Cannavaro invece era Nikola”. Il numero 19 avanti all’area azzurra si rivela un posto di blocco che non lascia passare nessuno, e non c’è autocertificazione che tenga. Segna anche dagli undici metri, ed è in uno stato di forma così dominante che non è Maksimovic ad indossare la mascherina per paura del CoronaVirus, ma il CoronaVirus ad indossare la mascherina per paura di Maksimovic. Leader Makismo(vic).

Cristiano Ronaldo: All’Olimpico ci sono due portoghesi. Uno è scattante, carismatico, gioca con astuzia e supera ampiamente la sufficienza in pagella; l’altro è Cristiano Ronaldo. Il secondo rappresentante del Portogallo in campo dopo Mario Rui si fa vivo solamente dopo pochi minuti con un tiro respinto da Meret, poi gioca una partita più anonima di una chiamata col “#31#”. Nota a margine: l’acconciatura di CR7 ricorda qualcosa…ecco, diciamo che col suo look Cristiano ha dimostrato che se come dice il suo portiere c’è chi ha un bidone dell’immondizia al posto del cuore, c’è anche chi ha un sacchetto della spazzatura al posto dei capelli. Non pervenuto.

Insigne: Il più vivace dei tre lì davanti, da quando si è ricongiunto mentalmente con Napoli e col Napoli, come direbbe Pino, è tutta n’ata storia. Prima prova ad illuminare la serata dell’Olimpico su calcio di punizione come, nell’intervallo, i riflettori in studio illuminano il volto di Paola Ferrari, poi si rende nuovamente pericoloso chiamando Buffon agli straordinari. Batte un rigore che è la trasposizione fedele dal vocabolario al campo da gioco del termine “perfezione”. Quando alza la Coppa poi, la gioia è così grande che da oggi non saranno i tifosi del Napoli a dire “godo come un riccio”, ma i ricci a dire “godo come un tifoso del Napoli”. L’or(enzo) di Napoli.

Buffon: Ha talmente tanti anni di carriera sulle spalle che si può dire che quando iniziò a giocare a Roma le competizioni “sportive” non si tenevano all’Olimpico ma ancora al Colosseo. Dimostra di essere ancora un grande portiere quando, salvando su Maksimovic e poi su Elmas nel finale, rischia la scomunica per aver causato nei milioni di tifosi napoletani la più grande jastemma collettiva della storia dell’umanità. Per fortuna del Napoli, però, prima dei rigori nessuno lo avvisa del fatto che si trattava sì di una finale, ma non di Champions, e quindi avrebbe anche potuto provare a parare qualche penalty e a vincerla. Spiazzato.

pubblicato il 18 giugno 2020

I giudizi (semiseri) su Napoli-Inter

I giudizi (semiseri) su Napoli-Inter

GIUDIZI SEMISERI

I giudizi (semiseri) su Napoli-Inter

Ospina versione Superman, Maksimovic il Gladiatore, Callejon uguale a Zorro e Mertens affetto stabile per tutta Napoli

di Bruno Marchionibus

Ospina: Il match del colombiano non inizia nel migliore dei modi, col nostro portiere che, insieme a tutta la difesa, in occasione del gol dell’Inter pare più in difficoltà di Gallera alle prese con i calcoli sull’indice di contagiosità. Ma David, a sorpresa, si riprende alla grande, e alla fine si conteranno quasi più miracoli nella sua partita, uno su Eriksen in particolare, che in un capitolo del Vangelo. Il lancio improvviso che dà il via all’azione del gol, poi, anche considerandone l’efficacia può essere catalogato come vera e propria opera d’arte, e meriterebbe un premio apposito. David di Donatello.

Mertens: Scrivi Dries e leggi “leggenda”. Con la rete di stasera i gol di Ciro superano per numero perfino i “cinguettii” di Burioni su Twitter. A quota 122 realizzazioni, il “Mertens non farà più di 8 partite da titolare col Napoli” di Eziolino Capuano, nella classifica delle profezie fallite, si colloca dietro solamente al “Il 2020 sarà un grandissimo anno” di Paolo Fox. Il belga riprende esattamente come aveva finito, segnando, come se il tempo non fosse passato, come quell’amore di gioventù che re-incontri dopo anni e ti rendi conto che è bello/a esattamente come se non l’avessi mai perduto/a di vista. Il rinnovo pare ormai cosa fatta; il contratto di Ciro durerà altri tre anni, la sua storia d’amore con Napoli per tutta la vita. Piezzo ‘e core.

Candreva/Young: Antonio nel primo tempo, quando parte, riesce a dare sempre qualche metro a Hysaj, proponendosi come ottimo testimonial per uno spot sul distanziamento sociale. Quanto ad Ashley, dal suo arrivo all’Inter Conte si affida a lui quasi sempre, trasportando dalla musica al campo il celebre “Forever Young”, ma stasera l’inglese non fa la differenza ed anzi rischia il doppio giallo, dimostrando che gli anni passano per tutti, anche per chi di nome fa “Giovane”. Ali spezzate.

Maksimovic: “Sono Maksimovic Decimo Meridio”. La partita di Nikola ricorda, per carisma, l’interpretazione di Russell Crowe nei panni de Il Gladiatore. Domina di testa su qualsiasi cross avversario come fosse Gulliver in mezzo ai Lillipuziani, ed esce vincitore dal confronto con Lukaku, che proprio Lillipuziano non è, come De Luca da quello con i laureandi intenzionati a festeggiare il proprio risultato accademico a marzo scorso. Sontuoso.

Lautaro: Distratto dalle voci sul Barcellona come uno studente universitario del primo anno in procinto di partire per l’Erasmus in Spagna. Nonostante cominci voglioso di bissare quanto di buono fatto al San Paolo in campionato, così, finisce per sparire dal campo come i dadi di lievito dagli scaffali dei supermercati durante il lockdown. A tratti ha la faccia più spaesata di Salvini quando ha scoperto che no, non si può togliere la mascherina neanche per scattare una foto. Road to Barca.

Insigne: Fin qui, con i suoi tre gol nella competizione, era stato il re di Coppe. Stasera, invece, nell’azione della rete azzurra pesca un sette di denari e lo porge a Mertens che mette la scopa decisiva. Sull’assist di Ospina scatta come il bolide appena ricevuto in regalo e tiene botta fisicamente in mezzo ai giganti della difesa nerazzurra, dimostrando che sì, a livello di fisico e altezza davvero a contare non sono i centimetri ma come li sai usare. Lamborghinsigne.

pubblicato il 14 giugno 2020

Dalla decima finale la sesta Coppa Italia?

Dalla decima finale la sesta Coppa Italia?

L’EDITORIALE

Dalla decima finale la sesta Coppa Italia?

Una gara coraggiosa con un primo tempo a favore dei nerazzurri, poi Mertens firma il record e manda Conte e i suoi a casa

di Giovanni Gaudiano

Il Napoli acciuffa la finale di Coppa Italia in questa stagione tormentata in campo e fuori. Se la giocherà mercoledì sera a Roma contro l’avversaria di sempre. Al San Paolo rispetto allo Stadium si è segnato, si è tirato in porta, si è molto combattuto e alla fine il Napoli ha prevalso sull’Inter di Conte, un bravissimo tecnico che continua a comportarsi in panchina come fosse un dilettante alle prime armi e che non accetta critiche nel dopo partita.
Le due avversarie del San Paolo hanno dato vita ad una partita vera, combattuta sino alla fine ma a freddo la sensazione che viene fuori dopo aver visto le due semifinali di ritorno è che la Juventus possa essere un pochino più avanti.
Gattuso e la sua squadra a Roma dovranno mettercela tutta, sperando che cresca il rendimento dei due esterni di difesa apparsi soprattutto nel primo tempo in balia degli eventi.
Bene la coppia centrale e bene a sprazzi il centrocampo con Fabian Ruiz utilizzato precauzionalmente solo nel finale.
La nota positiva in assoluto arriva da Insigne e Mertens mentre Politano non ha convinto, nonostante la volontà messa in campo.
Da ieri la storia del Napoli ha il nuovo recordman di segnature. L’avevamo annunciato sulla copertina della nostra edizione cartacea, il belga aveva nel mirino il record e lo ha puntualmente centrato.
Ora sono 122 le reti messe a segno da un professionista serio che ha mostrato, e continua a farlo, un attaccamento alla città che lo considera oramai alla stregua di un suo figlio adottivo.

Pare sia finalmente in arrivo il rinnovo contrattuale che Dries merita non tanto per il record raggiunto ma per come ha saputo in questi anni adattarsi a quanto i vari allenatori gli abbiano chiesto.
È bello vederlo dopo una realizzazione e forse l’unico rammarico viene dal fatto che il risultato di ieri non ha potuto avere il risalto che il pubblico sugli spalti gli avrebbe conferito. Vorrà dire che quando i tifosi torneranno si troverà il sistema per esaltare un record fatto di continuità, di professionalità, di rinnovata freschezza e di tanta umiltà.
Ora il Napoli riposerà, cercherà di recuperare le maggiori forze possibili per pareggiare il gap di aver un giorno in meno di riposo. A Roma ritornerà in porta Meret per la squalifica che Ospina rimedierà per l’ammonizione comminatagli dal solerte Rocchi.
A proposito il fischietto toscano ha sbagliato a fidarsi del Var in occasione del fallo di mano di De Vrij, il pallone ha battuto sul braccio prima del ginocchio. Con quello non concesso a Milano da Calvarese sempre per fallo di mano dell’olandese fanno due e se consideriamo come la difesa e un po’ Ospina abbiano regalato il vantaggio ai nerazzurri in avvio di gara ci si domanda se Antonio Conte le due partite le abbia viste davvero.

pubblicato il 14 giugno 2020

Napoli – Inter: il momento della verità

Napoli – Inter: il momento della verità

PALLA AL CENTRO

Napoli – Inter: il momento della verità

A quattro mesi dalla vittoria di San Siro il Napoli si gioca l’accesso alla finale in un San Paolo a porte chiuse

di Marco Boscia

Dopo lo stop causato dal coronavirus si riparte dalla Coppa Italia. Era il 12 febbraio quando il Napoli si aggiudicò i primi 90 minuti della semifinale contro l’Inter vincendo a San Siro per 1 a 0 con una perla di Fabian Ruiz. A Conte, per acciuffare il pareggio, non bastò nemmeno l’assalto finale con in campo contemporaneamente Eriksen, Sanchez, Lautaro e Lukaku. La sfida di ritorno, prevista inizialmente per il 5 marzo, si gioca stasera al San Paolo in un’atmosfera surreale. Si disputerà difatti a porte chiuse ed a beneficiarne potrebbe essere l’Inter che, grazie all’assenza del pubblico, avrà maggiori possibilità per tentare di ribaltare il risultato. Gli azzurri quest’anno risultano però ancora imbattuti in casa nelle Coppe e cercheranno di ripetere l’ottima prestazione dell’andata per guadagnare la finale.

Come arriva il Napoli

Il Napoli potrà contare sull’importante recupero di Koulibaly, assente a San Siro. Fuori stavolta però, per infortunio, il suo compagno di reparto Manolas. Gattuso dovrebbe quindi affidarsi a Maksimovic per sostituirlo. In porta il solito ballottaggio fra Ospina e Meret, con il colombiano leggermente favorito. A centrocampo probabile impiego di Ruiz e Zielinski ai lati di Demme ed in attacco quasi certi del posto Callejon, Mertens ed Insigne, nessuno dei quali ha mai segnato ai nerazzurri in questa competizione.

Come arriva l’Inter

In seguito alle polemiche legate alla ripresa del campionato, nelle scorse settimane l’Inter ha minacciato, in maniera provocatoria, di scendere in campo con la primavera. Difficile sia così. Più probabile che Conte si affidi ai suoi uomini migliori per cercare di ribaltare il risultato dell’andata. A difendere i pali dei nerazzurri dovrebbe esserci Handanovic, che ha pienamente recuperato dall’infortunio che lo aveva costretto a restare fuori nella sfida del Meazza. A centrocampo possibile chance per Eriksen ed in attacco il tandem Lukaku-Lautaro sembra essere il più accreditato a scendere in campo.

I precedenti

Dodici i confronti in Coppa Italia fra Napoli ed Inter finora: 6 vittorie nerazzurre, 2 pareggi e 4 successi partenopei. La prima sfida risale al 6 gennaio 1938 quando l’allora Ambrosiana-Inter vinse per 2 reti a 0 a Napoli passando in vantaggio all’11’ con un gol del grande Peppino Meazza. L’unica finale fra le due compagini risale all’8 giugno 1978 quando l’Inter si impose in serata a Roma per 2 a 1 ribaltando il vantaggio azzurro di Restelli con le reti di Altobelli e di Bini con la collaborazione del povero Mattolini che sul pareggio era in ritardo sull’uscita. Storico il doppio confronto in semifinale del 1997: sia a Milano che in casa il Napoli riuscì a pareggiare l’iniziale svantaggio. Ai calci di rigore furono gli azzurri a spuntarla guadagnando la finale, poi persa contro il Vicenza. Ultimi quattro confronti tra le due squadre, prima della semifinale d’andata di quest’anno, sempre ai quarti e sempre al San Paolo: due successi nerazzurri, nel 2011 (4-5 ai calci di rigore) e nel 2016 (0-2 con le reti di Jovetic e Ljajic), e due vittorie partenopee, nel 2012 (2-0 con doppietta di Cavani) e nel 2015 (1-0 con gol di Higuain al ’93).

pubblicato su Napoli n.25 del 13 giugno 2020