Lavoro e strategia per un nuovo Napoli

Lavoro e strategia per un nuovo Napoli

FRAMMENTI D’AZZURRO

Lavoro e strategia per un nuovo Napoli

I prossimi giorni prima dell’inizio del campionato saranno fondamentali per il suo necessario completamento

di Giovanni Gaudiano

Forza Luciano.
Senza esagerare si può dire che la partenza sia stata buona. Intenso il lavoro sul campo e ottima la strategia negli spogliatoi ed ai microfoni.
La copertina ed alcuni servizi di questo numero sono dedicati proprio al nuovo tecnico del Napoli che, va detto adesso, va appoggiato senza indugio alcuno.
In Abruzzo la squadra ha ritrovato in questi giorni la sua rosa al completo. I prossimi giorni prima dell’inizio del campionato saranno fondamentali per il suo necessario completamento.
Il lavoro svolto sia in Trentino che in Abruzzo, intervallato dalle amichevoli e dalla sedute di Castel Volturno, ha mostrato che le idee sono chiare. L’attenzione al reparto arretrato e agli uomini più bisognosi di specifiche cure ne sono una prova. In allenamento Osimhen ha seguito il tecnico con assiduità. Il nigeriano sa bene che la prossima stagione sarà per lui e per la squadra molto importante. Si attendono conferme e giocate spettacolari per partire a spron battuto.
Si accennava alla strategia che il toscano ha messo in atto anche nelle sue dichiarazioni che sono sembrate chiare sin dal primo giorno. Spalletti ha lanciato senza polemica i giusti messaggi alla società, ha cercato sin da subito di ricostruire un giusto ambiente nello spogliatoio ed ha fatto capire che per lui la rosa è forte ma va soprattutto integrata, a maggior ragione se dovesse partire qualche uomo di valore.
L’allenatore del Napoli deve a questo punto lavorare per raggiungere un risultato personale e per la squadra, ossia quello di limitare le sconfitte. Andando a guardare il curriculum di Spalletti, si può scoprire come i migliori rendimenti le sue squadre in tal senso li abbiano raggiunti nella stagione 2007-08 con la Roma sconfitta 4 volte su 38 partite, fu infatti secondo posto; e nel periodo gennaio-maggio 2016 quando da subentrato portò sempre i giallorossi al terzo posto con una sola sconfitta in 19 partite. Nelle due ultime stagioni il Napoli è stato sconfitto in campionato ben 17 volte, 9 volte lo scorso anno ed 8 in precedenza. Troppe. Se il tecnico arrivato da Certaldo saprà abbattere con l’aiuto dei suoi uomini questo dato negativo, gli orizzonti azzurri saranno sereni, si potrà respirare aria di alta montagna, si potranno rivedere in corso d’opera i programmi e si potrà puntare ad aprire davvero un nuovo ciclo.

pubblicato su Napoli n. 44 del 14 agosto 2021

Con la S.P.A.L. nuova prova del nove

Con la S.P.A.L. nuova prova del nove

IL CAMPIONATO

Con la S.P.A.L. nuova prova del nove

A Fuorigrotta contro i biancazzurri di Di Biagio per dimostrare di aver imparato come fare a superare le “piccole”

di Bruno Marchionibus

I tre punti obiettivo comune

Due squadre, per motivi diversi, obbligate a vincere. Il Napoli, dopo la terribile conclusione del 2019 e l’avvio in salita del 2020, da fine gennaio in poi pare aver finalmente invertito la rotta, ma per confermare i progressi messi in mostra nell’ultimo periodo ha l’obbligo di dare continuità ai propri risultati ottenendo vittorie convincenti anche contro le “piccole”. La S.P.A.L., protagonista fin qui di una stagione deludente che ha visto i biancazzurri stabilmente in fondo alla classifica, non può più accettare compromessi, e per coltivare il sogno salvezza dovrà affrontare ogni incontro da qui alla fine della stagione puntando a conquistare i tre punti.
Il match del San Paolo, in programma il 22 marzo ma che è stato posticipato, dunque si preannuncia aperto e tutto da giocare, come sempre capita quando il pareggio non serve a nessuno. I partenopei sono i favoriti d’obbligo, ma anche alla luce del passo falso casalingo in cui sono inciampati contro il Lecce, Insigne e compagni dovranno fare attenzione a non sottovalutare i ferraresi, capaci, poco più di un mese or sono, di mettere in difficoltà la Juventus tra le mura amiche del Mazza.

Quante novità un girone dopo

Proprio all’andata, d’altronde, la S.P.A.L. avanti al pubblico amico dimostrò di essere squadra da dover prendere con le pinze. Il 27 ottobre scorso, di fatti, il Napoli di Ancelotti fu fermato nel capoluogo emiliano dal gol di Kurtic, bravo a pareggiare il vantaggio azzurro di Milik in un match segnato anche da un presunto rigore a favore dei campani per un mani in area di rigore, prima concesso e poi cancellato al VAR dal signor La Penna. Da quella domenica di autunno molto è cambiato per entrambe le squadre, a cominciare dagli avvicendamenti avvenuti sulle rispettive panchine. I partenopei, infatti, proprio a Ferrara inaugurarono un intero bimestre senza vittorie che, anche e soprattutto a causa delle tante problematiche esterne al terreno di gioco che hanno segnato l’annata napoletana, ha portato ad inizio dicembre all’esonero di Carlo Ancelotti, sostituito da Gattuso. Stessa sorte, anche se differita nel tempo, per mister Semplici, l’eroe del doppio salto dalla C alla A e delle due salvezze consecutive ottenute negli ultimi due anni, che la società spallina ha deciso malvolentieri di sollevare dall’incarico ad inizio febbraio, sostituendolo con l’ex c.t. dell’Under 21 Gigi Di Biagio.

Petagna osservato speciale

Dal punto di vista tattico, l’allenatore romano ha sin da subito messo in soffitta il 3-5-2 di Semplici, decisamente meno incisivo quest’anno dopo l’addio dell’esterno Lazzari, optando per un 4-3-1-2 meno conservativo. Molta attenzione dovrà dunque riservare il Napoli all’uomo degli emiliani che giocherà tra le linee, probabilmente uno tra Castro e Valoti, nonché al centravanti spallino, già acquistato da De Laurentiis in vista della prossima stagione, Andrea Petagna. L’ex atalantino, classica punta in grado di lavorare per la squadra in cui sono riposte le principali speranze dei tifosi estensi per raggiungere un’insperata salvezza, nella sfida di Fuorigrotta avrà senza dubbio uno stimolo in più per far bene, quello di mettersi in mostra innanzi ai suoi futuri compagni e tifosi.
Per quanto riguarda il Napoli, l’arma in più degli azzurri potrà essere senza dubbio la rapidità e l’imprevedibilità dei suoi uomini di fantasia, in possesso delle armi giuste per mettere in difficoltà la difesa spallina. Una vittoria, per i partenopei, costituirebbe un altro piccolo tassello in quella rincorsa verso l’Europa che fino a qualche tempo fa sembrava un’utopia e adesso, invece, settimana dopo settimana pare prendere sempre più forma concreta.

pubblicato il 28 giugno 2020

Ora De Laurentiis non può più nascondersi

Ora De Laurentiis non può più nascondersi

IL GIORNO DOPO NAPOLI-INTER

Ora De Laurentiis non può più nascondersi

L’esonero di Ancelotti, la cui vicenda è tutta da scoprire, le scelte non fatte in estate, il ritiro, le multe e tanti evitabili giudizi vadano in archivio

di Giovanni Gaudiano

Tre evidenti errori, tre gol di una Inter pragmatica come il suo allenatore. Sprazzi di buona volontà in casa azzurra, qualche positivo lampo personale ed il ritorno ad un vecchio modulo che il Napoli con la rosa attuale pare non possa più interpretare.
Nel dopo partita inizia la resa dei conti, avviata da opinionisti, media, tifosi che erano pronti a lanciarla dopo la tregua natalizia.
“È un disastro” per alcuni; “l’impresa è troppo ardua per il tecnico calabrese” per altri; “è tutta colpa di Ancelotti” per altri ancora e poi c’è chi punta decisamente il dito accusatore nei confronti del presidente, reo di aver sottovalutato sin qui la situazione.
D’altronde è di pochi giorni fa la sua dichiarazione: “Il peggio è passato”.
È un labirinto nel quale è difficile muoversi e da cui è ancora più difficile uscire.

Il Napoli visto contro l’Inter è la versione della squadra venuta fuori a fine settembre con l’inopinata sconfitta in casa con il Cagliari. Non era un incidente di percorso, al contrario era un campanello d’allarme che qualcosa si stava inceppando.
Da quel momento in poi ogni questione è diventata un problema, la squadra ha tenuto almeno sino alla gara interna con l’Atalanta, al termine della quale l’intervento pubblico del presidente contro il “palazzo” ha creato ulteriore scompiglio.
Poi l’immeritata sconfitta all’Olimpico ed il pareggio interno con il Salisburgo sono diventate, insieme al ritiro ordinato dalla società, le micce che hanno provocato la deflagrazione.
Un’intricata storia di cose dette e non fatte, di decisioni non prese, di uscite da parte del presidente che non ha lesinato espressioni poco piacevoli a carico di alcuni suoi giocatori.
Nel frattempo un’ulteriore mossa nella sostanza oramai inutile e fuori luogo: la società dichiara che la responsabilità di ordinare ritiri è di esclusiva competenza del tecnico.
Doveva essere così già in precedenza. Il presidente è vero che ha libertà di azione ma non può esautorare de facto il suo allenatore senza neanche avvertirlo delle sue intenzioni.
È questo il vero punto della situazione, anche se in molti fanno finta di non capirlo.

Gli accordi tra De Laurentiis e Ancelotti pare prevedessero con specifiche clausole che al tecnico da gennaio 2020 venisse aumentato notevolmente l’ingaggio ed a molti è sfuggita la facilità con la quale l’allenatore emiliano si sia liberato.
Infatti il mancato rispetto di tale accordo avrebbe liberato Ancelotti sin da subito, cosa che è sotto gli occhi di tutti.
Ora potrebbe apparire più chiaro, se le cose fossero andate così come alcuni spifferi fanno sapere, che per trovare il più responsabile di una tale preoccupante situazione non bisogna guardare troppo in là.
Potrebbero quindi partire quelle critiche più volte sopite per la presenza di una gestione sportiva e soprattutto finanziaria di rispetto ma ci pare di poter affermare che il momento non sia quello giusto.
Il Napoli, l’ambiente, il tecnico, già da molti qualificato come inadatto pensando ai risultati e non alle sue reali capacità sulle quali era lecito dubitare sin da subito, la squadra hanno bisogno di ritrovare la fiducia per ritrovare compattezza e risultati che restano alla portata degli azzurri come dimostrato proprio dalla gara contro l’Inter.
La corrente è forte ma si può risalire, sin dove è difficile dirlo, ma guai a pensare di galleggiare. Il Napoli non è stato costruito per questo, non lo saprebbe fare e potrebbe affondare.
Il presidente si muova, faccia per una volta anche la sua parte sportiva, ci metta un po’ di cuore, se ne ha, per riportare prima il sereno e poi pensare subito dopo ad una convincente e realizzabile ricostruzione.

pubblicato il 07 gennaio 2020

Ancelotti e l’obiettivo possibile

Ancelotti e l’obiettivo possibile

/ L’EDITORIALE

Ancelotti e l’obiettivo possibile

Un campionato senza colori, una Champions

affascinante con il Napoli protagonista 

di Giovanni Gaudiano

La Napoli di Giuseppe Marotta

“Un suono di campane andava e veniva; una leggera brezza scendeva, facendo riverenze, da Port’Alba; l’ombra dei tram che ripartivano per Secondigliano o per Marianella girava sulla piazza ritraendosi e allungandosi come una cappa di torero; i tralci di limoni intorno al banco dell’acquaiolo erano di un ronzante, sciamante giallo di vespa”

(da Gli Alunni del Sole di Giuseppe Marotta) 

“È un campionato triste quello italiano”. L’espressione è di Maurizio De Giovanni, lo scrittore-tifoso che non perde occasione per evidenziare le pecche di uno sport che dovrebbe essere di tutti gli italiani ma che viene puntualmente utilizzato per creare divisioni, fazioni e senso di superiorità. È un peccato che il gioco più bello del mondo debba in Italia, un paese noto per la sua creatività, sottostare da qualche anno ad una dittatura insopportabile, spocchiosa, “assai antipatica” per dirla alla maniera napoletana. La situazione sembra difficilmente sovvertibile almeno nel breve periodo, ma tutte le cose che hanno un inizio hanno anche una fine ed allora un po’ dappertutto si aspetta che quel momento arrivi.

Lo scrittore-tifoso Maurizio De Giovanni

Nel frattempo le milanesi cercano di rialzare la testa, la Roma si rinnova, la Lazio di Lotito tiene botta ed il Napoli cerca di conquistare una posizione di vertice stabile anche in Europa. Stasera Ancelotti al San Paolo contro la Stella Rossa di Belgrado potrebbe traguardare il primo obiettivo della sua avventura partenopea ma in realtà sarebbe il secondo. La pacatezza, l’ironia, la lucidità, la concretezza e la competenza del tecnico emiliano hanno già permesso alla squadra azzurra di ben figurare in Champions e questa cosa pare non sia gradita ovunque. Se le squadre italiane nella settimana di coppe vanno bene se ne parla tanto, se vanno male per alcune ci sono ampie giustificazioni e arzigogolate argomentazioni mentre qualcuno trova il modo di contestare e tacciare di provincialismo chi, a giusta ragione, rivendica di essere l’unica squadra italiana imbattuta in Europa. Due pesi, due misure, due di tutto ma a Napoli a nessuno importa davvero cosa ne pensano nel resto del paese.

Dalle nostre parti abbiamo la capacità di rinnovarci nella tradizione, come dimostra il servizio riservato in questo numero alla pizza e ad uno dei suoi maggiori interpreti: Antonio Sorbillo; siamo anche capaci di andare a raccontare la storia di chi la Champions l’ha vinta da giocatore con la maglia rossonera, ecco allora l’intervista a Nevio Scala, che parla anche del suo amico “Carletto” e di come oggi si stia divertendo a fare quello che forse desiderava fare da sempre: il produttore di vino. Nel nostro lavoro trova posto anche uno spicchio di globalizzazione, entro lo spazio di un servizio, come appare nelle pagine dedicate a Raul Albiol; e mentre non ci dimentichiamo dei figli della grande cultura partenopea con un viaggio sulla scrivania di Lorenzo Marone, uno scrittore giovane ma già da tenere in libreria, troviamo tempo e dedichiamo spazio all’importante rassegna riservata dal Pan a quel “geniaccio” di Escher, che non a caso amava Napoli, la Costiera e le nostre bellezze naturali e storiche.

La formazione del Napoli a Belgrado

In questo panorama un posto d’onore lo merita Marek Hamsik, bandiera azzurra venuta dalla Slovacchia, che ha traguardato tutti i record possibili con la maglia del Napoli, al quale riserviamo uno spazio per le sue gesta in azzurro. Insomma che c’importa della tristezza e di chi la impone? Noi abbiamo di più e non dobbiamo brigare, armeggiare, corrompere, imbrogliare le carte per averlo. È un pregio, è un limite o forse è un difetto? Niente di tutto ciò. È la caratteristica tipica ed insita nel modo di essere napoletani, un regalo che ci è stato fatto per permetterci di sopportare tutto quello che ci viene negato. È una sorta di compensazione che non ha nulla a che vedere con quella che i nostri arbitri gestiscono
per sbagliare due volte, è di fatto soprattutto un premio per quello che diamo ogni giorno all’umanità. Napoli è straordinaria, unica, avvolta dall’intelligenza ed attaccata alle sue tradizioni e non conosce la tristezza di chi non si diverte più anche se vince sempre.

Hamsik in lotta con Neymar

pubblicato su Napoli n.3 dell’ 08 dicembre 2018