Il calciomercato finalmente sta finendo

Il calciomercato finalmente sta finendo

/ L’OPINIONE

Il calciomercato finalmente sta finendo

Al termine della sosta per le Nazionali si potrà già avere un’idea più attendibile del nuovo Napoli di Ancelotti

di Giovanni Gaudiano

I Righeira cantavano la fine dell’estate, qui invece si canticchia la fine del calciomercato. Un vero e proprio martirio. Una sequenza di notizie di cui parte si sono rivelate vere, altre no.

A parte qualche altra cessione in corso in queste ultime ore, salvo colpi di scena inaspettati il Napoli dovrebbe aver concluso la sua sessione estiva. Tante partenze, nuovi arrivi e rinforzi importanti per il primo vero Napoli di Ancelotti, chiamato come ha dichiarato l’allenatore stesso a ben figurare in tutte le competizioni e magari anche a lottare per lo Scudetto.

Non è utopia. Gli azzurri in queste prime due giornate hanno dimostrato di avere uno scacchiere ricco di pedine dal valore qualitativo importante. Eppure i punti conquistati sono stati soltanto tre per un autogol del giocatore più forte in rosa, colui che spesso in passato ha tirato i partenopei fuori dai guai con colossali prestazioni difensive.

Qualcosa però ancora manca: innanzitutto la forma di diversi giocatori chiave, gli ultimi rientrati dalle Nazionali, che chiaramente non sono ancora in condizione ottimale; poi l’equilibrio a centrocampo, in questo momento assente per un assetto tattico nuovo e un po’ spregiudicato che andava provato in partite vere e non soltanto in amichevoli, come Ancelotti sapientemente ha avuto il coraggio di fare. Una volta risolte queste problematiche, ci sarà sicuramente da divertirsi!

I nuovi acquisti hanno già dato dimostrazione del proprio valore, è bastata infatti una partita per capire che in determinati ruoli il Napoli finalmente può vantare doppie soluzioni per il grande numero di partite da disputare. Al termine della sosta ci sarà un mese denso di impegni dove la squadra di Ancelotti tra campionato e Champions sarà soggetta a continue rotazioni ed avrà la possibilità di esprimersi in tutte le sue sfaccettature.

Da quel momento sarà lecito lasciarsi andare a considerazioni sull’operato della società e dell’allenatore, che sicuramente hanno le idee chiare sul futuro del Napoli.

Mancherà sempre qualcosa, ci sarà sempre qualcosa che si può fare per migliorare una rosa. Non esistono le squadre perfette, non sono mai esistite e non esisteranno mai!

Se ci saranno problemi, si troverà una soluzione. Se non ci saranno, sarà come tutti gli altri anni, dove i pronostici alla fine sono stati sempre ribaltati.

Roseo o grigio sarà il futuro? Sicuramente azzurro! Buon campionato e buona Champions.

pubblicato su Napoli il 02 settembre 2019

Le plusvalenze: apparenza e realtà

Le plusvalenze: apparenza e realtà

Jorginho con la maglia del Chelsea

/ L’APPROFONDIMENTO

Le plusvalenze: apparenza e realtà

Il Napoli dell’era De Laurentiis è una delle società che meglio ha saputo gestire questa determinante posta di bilancio

di Francesco Marchionibus

Come ogni anno, alla conclusione del campionato l’attenzione generale viene catturata dai temi del calciomercato, e tra i tifosi oltre che di voci, ipotesi, sogni e speranze, da qualche tempo si discute sempre più di contratti, bilanci e plusvalenze. E in effetti nel calcio di oggi, che è (o dovrebbe essere) caratterizzato dal Fair Play finanziario e dunque da ben precisi equilibri di bilancio, per le società il mercato rappresenta l’occasione, oltre che per migliorare le proprie squadre, anche per ottenere ricavi attraverso le “plusvalenze” generate dalla vendita dei giocatori.

Ma cerchiamo di approfondire un po’ cosa sono e come maturano le plusvalenze di bilancio in una società di calcio.
Tecnicamente la “plusvalenza” sulla cessione di un calciatore è il ricavo che deriva dalla differenza fra il valore di vendita e il valore che è registrato in quel momento nel bilancio della società dopo aver sottratto gli ammortamenti del periodo in cui è stato di sua proprietà.

Acquistando un calciatore, la società acquisisce il diritto a godere delle sue prestazioni sportive per la durata del contratto sottoscritto: questo vuol dire che il costo di acquisto, per essere correlato correttamente all’utilità che ne deriva per la società, dovrà essere imputato a bilancio suddividendolo negli anni di durata del contratto del calciatore.

Se ad esempio la società acquista un calciatore pagandolo 10 milioni con un contratto di cinque anni, il costo del calciatore andrà “ammortizzato” in cinque anni, imputando a bilancio per ogni anno un costo di 2 milioni.

Gonzalo Higuain e la plusvalenza di 86.300.000 milioni di euro

Parallelamente, nel bilancio della società il valore del calciatore diminuirà di un quinto al termine di ogni stagione, perché la sua utilità si ridurrà progressivamente all’avvicinarsi della scadenza del contratto.

Questo vuol dire che se la società cederà il calciatore dopo tre anni di contratto sui cinque previsti, in quel momento il valore di bilancio sarà di 4 milioni: se la cessione avverrà ad un “prezzo” superiore, la società otterrà una plusvalenza, e dunque un ricavo da imputare a bilancio, altrimenti dovrà sopportare una minusvalenza e cioè un costo che andrà a gravare sul bilancio.
In altri termini, se la società dopo tre anni di contratto decide di vendere per 7 milioni il giocatore acquistato a 10, anche se apparentemente “ci perde” tre milioni in realtà ottiene una plusvalenza, e dunque un ricavo, di 3 milioni rispetto al valore residuo del calciatore.

Per alcune società i ricavi da plusvalenza in realtà sono complementari se non secondari rispetto a quelli ottenuti da biglietti e abbonamenti, diritti TV, sponsorizzazioni, sfruttamento dei marchi, vendita di gadgets, magliette, ect; per altre invece le plusvalenze da cessioni diventano una voce fondamentale per mantenere i bilanci in equilibrio.

Il Napoli, che rientra tendenzialmente in questa seconda categoria di società, ha realizzato negli ultimi dieci anni plusvalenze complessive per oltre 250 milioni (al netto delle minusvalenze), supportando così in maniera significativa i risultati di bilancio, ma è riuscito sempre a conciliare l’esigenza di ottenere plusvalenze con quella di mantenere la squadra competitiva.

Nell’ultimo decennio infatti se da un lato le cessioni eccellenti sono state solo cinque (Lavezzi, Cavani, Higuain, Jorginho e Hamsik), tanto che il Napoli statisticamente è la prima squadra in Italia e la nona in Europa per stabilità dell’organico (come certificato da un recente studio del CIES Football Observatory), dall’altro il valore complessivo della rosa è costantemente aumentato e la squadra si è oramai stabilizzata ai vertici del calcio italiano.

pubblicato su Napoli n.11 del 16 giugno 2019

Ci manca il campionato e il calciomercato non basta

Ci manca il campionato e il calciomercato non basta

/ L’EDITORIALE

Ci manca il campionato e il calciomercato non basta

Neanche le partite delle Nazionali di calcio impegnate in tante competizioni sono sufficienti per colmare questo vuoto

di Giovanni Gaudiano

Il campionato è finito da neanche un mese e già ci manca da morire. Una volta si diceva che la domenica senza calcio non era domenica, oggi il concetto si può tranquillamente trasferire ad almeno tutto il fine settimana. Il calcio spezzatino con partite dal venerdì al lunedì a cui siamo sottoposti per nove mesi provoca di conseguenza una forte crisi quando la routine si interrompe e di certo gli impegni delle nazionali o gli altri sport di stagione non riescono a riempire il vuoto provocato dall’assenza del campionato, che per tutti noi continua ad essere il più bello del mondo.

Certo da qualche giorno in Brasile è iniziata la Copa América, domenica al nord d’Italia è iniziato l’Europeo Under 21, da una settimana si gioca in Francia il mondiale di calcio femminile con la nazionale azzurra di Milena Bertolini in bella evidenza. A fine settimana inizierà anche la Coppa d’Africa, con il nostro Koulibaly tra le stelle del torneo, che quest’anno si giocherà nella terra dei faraoni. Volendo, quindi ci sarebbe da vedere e da seguire in televisione ma gli occhi e le orecchie dei calciofili saranno tutte tese a raccogliere le notizie, o si dovrebbe dire le fantanotizie, provenienti dal calciomercato.

Il Napoli è atteso da quelli che dovrebbero essere investimenti mirati e importanti. Si sa che Ancelotti ha formulato richieste precise, di sicuro non impossibili da esaudire anche perché il tecnico emiliano ha due grandi qualità tra le tante: la chiarezza nell’espressione e l’equilibrio.
Il presidente Aurelio De Laurentiis è impegnato comunque a migliorare la squadra in senso qualitativo. Si parla di cedere prima per poi rinforzare la rosa ed è un sistema corretto ed impeccabile finanziariamente ma non calcisticamente parlando.

Il Napoli di Ancelotti già partirà per Dimaro con l’handicap di alcuni giocatori che arriveranno più tardi per gli impegni delle proprie nazionali e pensare di essere ancora in Trentino con giocatori che andranno via ed altri che ancora non sono arrivati ritengo sia un azzardo se alla prossima stagione si è deciso di affidare obiettivi importanti.

A proposito di Dimaro adesso anche il sindaco Andrea Lazzaroni, contagiato, si mette a parlare di un mister X che dovrebbe comparire sui manifesti che tappezzeranno la ridente cittadina alpina.

In realtà chi conosce un po’ la situazione sa bene che il Napoli difficilmente ingaggerà un nome altisonante, ammesso che ce ne sia bisogno se dovesse essere confermata integralmente la rosa attuale, mentre la politica sposata pienamente dal tecnico è quella di trovare tanti nuovi Fabian Ruiz da portare in maglia azzurra.

Di Lorenzo prelevato dall’Empoli è un prototipo degli investimenti che il Napoli si appresta a fare: prezzo accessibile, ingaggio ragionevole ed età da Napoli.

In conclusione, da quello che accadrà da domani al 6 luglio, data nella quale la squadra si ritroverà a disposizione del tecnico in ritiro sulle Alpi, si potrà iniziare ad ipotizzare cosa ci dovremmo aspettare dal primo Napoli targato Ancelotti.
Giuntoli sta lavorando tanto. I nomi sulla sua agenda sono tanti, ci si augura tutti di vedere da subito coperti i ruoli oramai individuati tra i punti deboli della rosa per poter partire dalla prima di campionato prevista per il 24 agosto con la giusta marcia.

pubblicato su Napoli n.11 del 16 giugno 2019

Il Napoli al tempo del calciomercato

Il Napoli al tempo del calciomercato

/ TESTIMONE DEL TEMPO

Il Napoli al tempo del calciomercato

La società azzurra protagonista al ballo dei milioni dell’estate. Rico Colombari il primo colpo. Jeppson mister 105 e tanti altri

di Mimmo Carratelli

Colpi di mercato, da Colombari a Higuain, inseguendo oggi James Rodriguez, il pischello colombiano del Bayern, che non ha certo la maestà del pibe e di Krol, il Napoli è stato sempre in prima linea al ballo milionario del calciomercato, persino negli anni bui di Corbelli quando prese Edmundo in prestito dal Vasco da Gama.

Le prime “follie”: da Colombari a Sivori

Erano una bella cifra, nel 1930, le 250mila lire pagate al Torino per l’acquisto di Rico Colombari, un mediano di lotta e di governo, soprannominato, prima di Jeppson, “o Banco ‘e Napule” per l’alto costo. Inevitabile che i tifosi dell’Ascarelli gridassero è caduto “o Banco ‘e Napule” quando Rico ruzzolò per terra dopo l’intervento falloso di un avversario. Fecero epoca, nel 1952, i 105 milioni sborsati per avere Jeppson. Lauro portò di persona il contante al presidente dell’Atalanta Daniele Turani, commerciante bergamasco di pelli, in seguito senatore della Dc. Si incontrarono all’Hotel Excelsior di via Veneto a Roma e il Comandante gli mostrò la valigia contenente 10.500 banconote da diecimila lire: 75 milioni per il trasferimento del giocatore e trenta di ingaggio al centravanti svedese. Vinicio costò la metà del centravanti svedese (50 milioni al Botafogo nel 1955), ma rese il triplo e si legò a Napoli, da giocatore e da allenatore, oggi felice inquilino con donna Flora, la leonessa di casa, di un appartamento panoramico di via Manzoni con vista sullo stadio San Paolo. Nel 1965, Roberto Fiore prese Altafini dal Milan per 280 milioni con l’impegno, sottoscritto sul contratto del trasferimento, che il Napoli non avrebbe mai ceduto Josè all’Inter. Per avere Sivori, Lauro contattò direttamente Gianni Agnelli, pagandolo 70 milioni più l’acquisto dalla Fiat di due motori marini. Fece cronaca e scandalo l’ingaggio di Savoldi, nel 1975, pagato al Bologna 1.400 milioni più la cessione di Clerici e di metà del cartellino di Rampanti. Dopo l’accordo tra Ferlaino e il presidente del Bologna Luciano Conti, quest’ultimo, minacciato dai tifosi emiliani, cercò di mandare a monte l’impegno. Nell’albergo milanese “Principe di Savoia” pare che Ferlaino costringesse Conti a tenere fede al patto puntandogli una pistola. Se era vero, si trattò di una pistola scarica. Fu Antonio Juliano a portare Krol in maglia azzurra. L’olandese dei trionfi con il magico Ajax di Cruijff, superati i trent’anni, giocava in Canada. Venne al Napoli (1980) in prestito per sette mesi, 110 milioni versati al Vancouver. Ruud rimase in maglia azzurra quattro anni.

La trattativa infinita per Maradona

Durò “un’eternità” nell’estate del 1984 la trattativa per il trasferimento di Maradona dal Barcellona al Napoli. Un giugno di voli tra le due città, trattative interrotte e riprese, passi avanti e passi indietro, le acrobazie finanziarie di Ferlaino, la tenacia e il bluff risolutivo di Juliano. Sul pibe piombò anche il Racing di Parigi appena promosso nella serie A francese. Il presidente Jean Luc Lagardere, giovane proprietario dell’industria automobilistica Matra, con interessi editoriali e partecipazioni nelle industrie degli armamenti, voleva festeggiare la promozione con l’acquisto del fuoriclasse argentino. Il Barcellona rifiutò tenendo, intanto, il Napoli sulla corda benché il Consiglio del club catalano avesse votato in segreto la cessione di Diego (18 voti favorevoli, uno contrario del vicepresidente Gaspart), ma aveva paura della contestazione dei tifosi e del parere negativo dei 108mila soci del Barça annunciando la rinuncia al giocatore. Juliano ebbe un’idea. Finse di abbandonare la trattativa inscenandone una finta con l’Atletico Madrid per avere Hugo Sanchez che interessava al Barcellona. Il presidente catalano Nunez tremò. Rischiava di perdere il lauto ricavato dalla cessione di Diego e il giocatore dell’Atletico. Alla fine, il club catalano cedette. Gaspert disse a Juliano: “Abbiamo fatto di tutto per scoraggiarvi”. Tredici miliardi di lire per avere Diego, sette anni di felicità, due scudetti, la Coppa Italia e la Coppa Uefa.

Gli ultimi colpi

Gianfranco Zola fu un colpo di Moggi che lo portò al Napoli per 300 milioni dalla Torres (1989). Zolino è stato un beniamino dei tifosi azzurri. Rimase in maglia azzurra per quattro anni, poi la forte crisi economica in cui venne a trovarsi il Napoli ne provocò la cessione al Parma per 13 miliardi. Il dopo-Maradona fu un tormento per Ferlaino. Come si poteva vincere ancora lo scudetto? L’idea fu di prendere dal Cagliari Fonseca (23 anni) che, in coppia con Careca (32), avrebbe assicurato un forte tandem d’attacco. L’uruguayano costò 15 miliardi nel 1992, prezzo gonfiato per salvare il club sardo dalla crisi economica. La follia per Edmundo (18 miliardi in prestito dal Boca nel gennaio 2001), con spettacolare presentazione al San Paolo, si concluse con la retrocessione del Napoli (allenato per sette giornate da Zeman, poi da Mondonico) che mancò la salvezza per un punto. Il fallimento era alle porte. Con Aurelio De Laurentiis cominciò un’altra storia. Gonzalo Higuain è stato il colpo maggiore del nuovo presidente (38 milioni di euro nel 2013). Grazie ai contatti di Benitez, al Napoli arrivarono altri sei giocatori per una spesa complessiva di 94,7 milioni di euro, terzo maggiore investimento della nuova società al calciomercato. Con Higuain giunsero Albiol (11,3 milioni), Callejon (8,8), Mertens (9,5), Jorginho (9,8), Ghoulam (5,2), Duvan Zapata (7,6).

pubblicato su Napoli n.11 del 16 giugno 2019