De Laurentiis intervenga sulla posizione di Ancelotti

De Laurentiis intervenga sulla posizione di Ancelotti

L’EDITORIALE

De Laurentiis intervenga sulla posizione di Ancelotti

Le voci, le ipotesi avanzate ogni giorno incidono negativamente sull’ambiente e sul lavoro dell’allenatore

di Giovanni Gaudiano

Sette giorni per sapere come andrà avanti in questa fase la stagione del Napoli. Sembra uno scherzo ma non siamo a carnevale. Questo è l’esercizio quotidiano a cui si sta assistendo da un po’ di tempo.
Vengono pubblicate liste di nuovi possibili allenatori, qualcuno parla anche di come sarà il prossimo mercato, si favoleggia di allenatori addestratori, di giocatori che vorrebbero andar via perché non intenzionati a rinnovare i contratti esistenti dalla lunga durata.
Deve intervenire da Milano Adriano Galliani per riportare un po’ tutti con i piedi per terra e dichiarare che, come se ce ne fosse bisogno, Ancelotti ha le capacità professionali per uscire da questa situazione.
Dopo l’allenamento di oggi la squadra andrà in ritiro per decisione del tecnico ed anche su questo qualcuno ha trovato il modo di rivoltare la cosa contro l’allenatore. La memoria corta andrebbe severamente punita: fu la società, o meglio il presidente, ad invadere il campo ordinando un ritiro non concordato con il tecnico solo tardivamente qualificato come costruttivo e non punitivo. Ancelotti si adeguò ma sapeva, avendo il polso dello spogliatoi, che non era il migliore dei momenti per prendere una tale decisione, la maggior parte dei giocatori infatti sarebbe stata lontana da casa per oltre due settimane per i coincidenti impegni con le nazionali.
Diciamo che a Napoli quando c’è da fare quadrato attorno alla squadra ci sono sempre dei franchi tiratori che si appostano per scombinare invece ancora di più la situazione.

Ritornando a parlare di calcio, c’è da dire che la stagione internazionale del Napoli potrebbe riservare le soddisfazioni che in campionato oramai difficilmente arriveranno anche se la rincorsa al posto in Champions a questo punto diventa un obiettivo sfidante.
Nei maggiori sei campionati europei (Serie A, Premier League, Bundesliga, Ligue 1, Liga ed Eredivisie) ci sono solo tre squadre imbattute a questo punto e sono: Juventus, Ajax e Liverpool. Quest’ultima in 14 partite di Premier ha ottenuto 13 vittorie ed un solo pareggio ed in Champions ha prevalso in tre gare mentre nelle altre due giocate proprio con il Napoli ha rimediato una sconfitta ed un pareggio casalingo.
Siccome c’è chi parla di risultati, di cifre, di classifiche e pretende di mandare via l’allenatore individuando proprio in Ancelotti l’unico vero responsabile dell’attuale situazione, verrebbe da chiedere a questi esperti di spiegare come sia possibile che una squadra presenti ogni volta che gioca una tale metamorfosi che forse neanche Kafka sarebbe capace di raccontare.
La verità come sempre sta nel mezzo: i calciatori giocano sempre e particolarmente per se stessi, la società deve mantenere fisso un occhio al bilancio e nel mercato del Napoli questo è un motivo ricorrente e poi c’è l’allenatore che deve contemperare tutte le esigenze come quella di non avere un laterale sinistro di ruolo da schierare per gli infortuni, di avere a disposizione un solo vero incontrista a centrocampo, di avere il centravanti sul quale si è puntato praticamente fermo ai box da inizio stagione e poi, da ultimo ma non tale, di dover fare i conti con qualche giocatore forse logoro, qualcuno bizzoso e più in generale con una squadra dove non esiste un vero leader in campo come nello spogliatoio.
Forse qualcun altro a questo punto potrebbe fare meglio ma, se così fosse, sarebbe la conferma di come gli unici colpevoli della situazione siano davvero i giocatori. De Laurentiis è chiamato a chiarire definitivamente la sua posizione, parlando in prima persona per stoppare questo giochetto nelle mani ora di qualche autentico irresponsabile.

pubblicato il 4 dicembre 2019

L’occasione di Liverpool per ritrovare serenità

L’occasione di Liverpool per ritrovare serenità

OBIETTIVO ISTANBUL

L’occasione di Liverpool per ritrovare serenità

La qualificazione è vicina. La meritano la squadra, l’allenatore e la tifoseria

di Giovanni Gaudiano

L’appuntamento è per le 21.00. Il Napoli di Carlo Ancelotti ritornerà ad Anfield nel tempio del Liverpool per cercare di concretizzare la seconda occasione e chiudere anzi tempo questa benedetta qualificazione agli ottavi di Champions. Non dovesse riuscirci, il confronto presenta le sue difficoltà, ci sarà poi da vincere la gara del San Paolo con il Genk per avere la matematica certezza di approdare al turno successivo. La squadra lo meriterebbe sin da subito in terra inglese sia per quello che ha fatto da quando è nella mani dell’attuale tecnico che per il suo valore nei confronti delle altre formazioni, senza sottovalutare nessuno, inserite nel girone E. L’allenatore, neanche a dirlo, lo meriterebbe per quello che ha fatto da quando è al Napoli con una rosa sicuramente importante ma sopravvalutata, che lui ha dovuto sempre definire competitiva per il rispetto del ruolo che occupa.
Il Napoli, lo abbiamo ampiamente spiegato nel numero precedente del nostro giornale, non ha investito in pratica nulla nel mercato dell’estate appena trascorsa. Gli importi degli acquisti sono stati ampiamente pareggiati dagli incassi che entro l’inizio della prossima stagione arriveranno nelle casse della società. È una politica condivisibile, sicuramente oculata ma che non deve creare false aspettative negli appassionati ma soprattutto negli addetti ai lavori, che troppo spesso si lasciano andare.

Se si pensa che Antonio Conte, dopo la sconfitta di Dortmund, si è lamentato con la società facendo capire di avere una rosa incompleta e corta e se si tengono presente gli importanti investimenti fatti dall’Inter ed i sacrifici che hanno determinato la cessione di Icardi, praticamente gratis, al Psg per volontà dello stesso allenatore, è naturale chiedersi cosa si può volere di più da un tecnico che ha, al contrario, rivalutato una rosa che per tre anni aveva scaldato la panchina.
L’opinione pubblica, come naturale, sull’argomento ha il suo pensiero, ci sono quelli che si aspettavano da Ancelotti risultati diversi nonostante le considerazioni avanzate sulla rosa siano in fondo condivise dalla maggioranza. In sostanza “la coperta è corta”, gli infortuni e gli errori non sono mancati, la società ha confermato di avere il braccino corto, l’informazione ha pompato la situazione con superficialità e poi c’è stato anche un pizzico di cattiva sorte. Tutti questi fattori hanno determinato l’attuale situazione che sembra attanagliare la squadra, che avrebbe bisogno di una serie di risultati di spessore per superare il momento meno felice sino a questo punto della gestione Ancelotti. La gara di Liverpool può rappresentare proprio per questo l’occasione per tentare di cambiare passo. Una vittoria con la qualificazione potrebbe infondere fiducia e consapevolezza dei propri mezzi invertendo l’attuale inerzia.
È l’ennesima occasione per mettere in mostra il meglio, ci si augura che gli azzurri non se la lascino scappare.

pubblicato sull’inserto di Napoli n.18 del 23 novembre 2019

È arrivato il momento di reagire e riprendere il cammino

È arrivato il momento di reagire e riprendere il cammino

L’EDITORIALE

È arrivato il momento di reagire

La società intervenga con fermezza ma senza che la vicenda si trasformi in una faida. Si attendono le parole del presidente

di Giovanni Gaudiano

Un punto a San Siro e il Napoli rimanda ancora l’appuntamento con il ritorno alla vittoria. Nel post partita, nei commenti, nelle analisi, tutte fondate su osservazioni personali visto che continua il silenzio stampa deciso dalla società, c’è chi ha azzardato a considerare come buono il risultato contro il Milan, chi ha parlato di squadra incerta e non coesa e chi ha chiesto la testa del tecnico per ottenere un cambio di marcia.

Partiamo dal risultato: se si considera che il pareggio è nato dall’unico vero errore di posizionamento della difesa può essere valutato positivamente, se lo si guarda pensando alla poca incisività dell’attacco allora è da votare come insufficiente.
Il Napoli ha prodotto poco pur evidenziando come soprattutto in contropiede le possibilità per recuperare il vantaggio ci siano state ma sono capitate sul piede dell’uomo sbagliato.

Passiamo alla squadra: se qualcuno pensava che dopo quello che è accaduto potesse recuperare dall’oggi al domani la serenità, la coesione e la voglia di esaltarsi giocando in gruppo evidentemente non conosce il mondo del calcio ed in generale cosa voglia dire lavorare in gruppo. La frattura creatasi nel martedì sera del dopo Napoli – Salisburgo è il risultato di un malessere lungo che vede la squadra opposta alla società e segnatamente in contrapposizione ad una modalità dilatoria, molto distaccata dalla realtà di tutti i giorni, lontanissima da quella che dovrebbe essere una gestione equilibrata del gruppo. Tra i giocatori serpeggia il malumore da tempo. Sono diverse le situazioni non affrontate che invece richiedevano risposte pronte e nette. È impensabile dichiarare ai servizi di informazione intenzioni di fantomatici rinnovi con date e cifre molto diverse da quelle offerte realmente ai giocatori. La società ha volutamente speculato sull’attaccamento di alcuni giocatori alla città, sulla scomodità per qualcuno di cambiare squadra anche per problemi familiari ed ha pensato di farlo sull’onda dei risultati che le avevano dato ragione sino ad ieri.

Approdiamo al ragionamento su Carlo Ancelotti. Gli improvvisati “masanielli” che occupano la carta stampata e l’etere stanno dando sfogo a tutto il loro livore nei confronti della società e segnatamente contro il tecnico.

A questi signori che si uniscono alle “frecciatine” presenti tutti i giorni sui tre quotidiani sportivi, a partire dalla rosea che sembra voler portare avanti una sorta di crociata anti Napoli, da napoletani si dovrebbe dire che devono smetterla. Neanche quello che si professa il più competente, il più blasonato, il più esperto (il nostro è il paese degli esperti) ha in questo momento i giusti elementi per analizzare la situazione. A conforto di questo pensiero basta valutare come supinamente in società si stia aspettando il ritorno del presidente dagli Usa per saperne qualcosa.

Tutti quelli che parlano dovrebbero evidenziare quest’aspetto. Ed allora la domanda nasce spontanea: perché non lo fanno? La risposta è semplice: la critica, l’attacco, il cercare il capro espiatorio, lo schierarsi con il più forte di turno fa comodo, procura ascolti, fa leggere il proprio servizio su questa o quella testata. Chi si azzarda a parlare di ultimatum, di fiducia a termine lo fa sulla scorta delle proprie elucubrazioni. Ad Ancelotti si può obiettare soltanto di essere stato in estate e di continuare ad essere in questo momento un’aziendalista, una persona seria, un grande professionista che avrebbe chiaramente evitato uno scontro così pericoloso per la stagione in corso. Per la cronaca, se fossero vere le liste di proscrizione e l’elenco dei capi rivolta, la prima decisione che la società avrebbe dovuto prendere sarebbe stata quella di togliere la fascia di capitano ad Insigne e magari mandarlo in tribuna per diverse partite.

Se una decisione del genere non è stata presa solo due sono le possibili ragioni: 1) tutto quello che viene detto in questi giorni è frutto della fantasia; 2) la società non ha svolto bene il suo lavoro come una situazione del genere richiedeva.
Ancelotti in questo potrebbe avere una parte di responsabilità ma c’è da dire che questa situazione l’ha subita, come l’hanno subita i giocatori.

È il momento di reagire negli spogliatoi ed in campo con una grande prestazione a Liverpool e con la ripresa di un cammino decente in campionato.

È il momento di intervenire con equilibrio, facendo sapere che le sanzioni saranno semplicemente quelle previste dai regolamenti e ricucendo i rapporti con i giocatori in bilico da parte della società. Non c’è più tempo per delegare e per cercare di addossare la responsabilità della mancanza di risultati al tecnico per accontentare quella parte della piazza che la pensa così e tutti quelli che la fomentano e che non vogliono bene né alla città né alla squadra.

pubblicato il 24 novembre 2019

A casa del “Diavolo” Ancelotti e il suo passato

A casa del “Diavolo” Ancelotti e il suo passato

LA SFIDA

A casa del “Diavolo” Ancelotti e il suo passato

Due squadre protagoniste di una stagione sino ad ora al di sotto delle aspettative e la missione dei tre punti

di Bruno Marchionibus

La metropoli e il teatro a cielo aperto

Milano e Napoli. Due città, l’una di pianura l’altra di mare, che poste a confronto testimoniano al meglio le mille differenti anime presenti nella storia socio-culturale del nostro Paese. Milano, la più europea delle metropoli italiane, capitale della finanza e della moda, permeata da un ordine ed un rigore derivanti dalla dominazione austriaca e proiettata costantemente verso il futuro. Napoli, il “teatro a cielo aperto” di Eduardo, patria delle arti e della fantasia, ispirata ancora oggi dal suo passato spagnolo e legata a doppio filo alla propria tradizione, tanto che Curzio Malaparte ebbe modo di definirla: “La sola città del mondo antico che non sia perita come Ilio, Ninive, Babilonia. L’altra parte dell’Europa che la ragione cartesiana non può penetrare”. Nell’immaginario collettivo, Napoli è la terra del mare e del sole, Milano è invece rappresentata dalla classica nebbia che avvolge il Duomo, luogo comune climatico che ha regalato al cinema italiano il memorabile arrivo nella stazione meneghina dei fratelli Caponi (Totò e Peppino De Filippo nel film Totò, Peppino e la… malafemmina) con pellicce e colbacchi.

Partenze lente e la giusta rotta da ritrovare

C’era grande attesa, per motivi diversi, riguardo la stagione che avrebbero intrapreso Milan e Napoli. Il Diavolo, con gli ingressi in società di vecchie glorie come Maldini e Boban, puntava a rinverdire i fasti del passato attraverso il “bel gioco” di Giampaolo; gli azzurri, alla seconda annata con Ancelotti in panchina, erano considerati nuovamente pronti a competere con la Juventus per il vertice. Come spesso accade, tuttavia, la realtà dei fatti non ha tenuto fede alle speranze estive; Giampaolo dopo una partenza in salita è stato sostituito dall’ex interista (pentito) Pioli, che sta faticosamente tentando di trovare il bandolo della matassa rossonera, mentre in casa partenopea una serie di risultati al di sotto delle aspettative ed una rosa che si è rivelata meno completa di quanto alcuni addetti ai lavori ritenevano hanno portato la squadra campana a stazionare in classifica in una posizione ben lontana dall’accoppiata di testa Juve-Inter, generando nelle ultime settimane un clima di tensione non facilmente gestibile dalle parti in causa. Inevitabile, così, che per entrambe le compagini la sfida di San Siro si presenti come un’occasione importante per conquistare una vittoria di prestigio ed invertire la rotta, provando a trovare quella continuità di risultati che permetterebbe di tornare a puntare con forza alle zone nobili della graduatoria.

Fantasia, qualità ed un derby polacco

Venendo agli aspetti “di campo”, gli organici di Milan e Napoli vantano ad ogni modo la presenza di uomini talentuosi ed in grado di cambiare una partita con le proprie giocate. I rossoneri, rispetto alla scorsa annata, sono forti sulla sinistra della qualità di Theo Hernandez, che sta dando alla corsia sinistra milanista quella spinta e quella rapidità che agli azzurri, a causa dei perduranti problemi di Ghoulam, stanno mancando. In mezzo al campo, se il principale problema del Diavolo è stato rappresentato fin qui dal fatto che al rendimento altalenante dei “nuovi” Krunic e Bennacer si sono affiancate alcune prestazioni non eccelse anche della vecchia guardia (Kessie, Biglia), gli azzurri, pur avendo dalla loro la grande qualità di Fabian e di Zielinski e la “garra” di Allan, stanno pagando probabilmente la mancanza di ulteriori ricambi. Grande fantasia invece nei rispettivi esterni offensivi e negli attacchi, dove a Suso, Calhanoglu e Castillejo rispondono Callejon, Lozano e Insigne; e se l’esperienza di Mertens e la gioventù di Leao rappresentano, per versi opposti, il potenziale fattore in più dei due reparti offensivi, è sicuramente il derby polacco tra Milik e Piatek il confronto più intrigante di giornata, assieme a quello tra Meret e Donnarumma, che si contenderanno negli anni a venire la porta della Nazionale.

Ancelotti in rossonero tra Scudetti e Coppe

Cinque stagioni da calciatore ed otto da allenatore tra le fila del Milan per Carlo Ancelotti che, nel corso della sua militanza nelle due diverse vesti sulla sponda rossonera dei Navigli, ha incrementato in maniera esponenziale il palmarés della società ad oggi facente capo al gruppo Elliott. Se da calciatore il bilancio dell’attuale mister azzurro con il Diavolo è di due titoli nazionali, due Coppe dei Campioni, due Supercoppe (una italiana, l’altra Europea) ed una Coppa Intercontinentale, da allenatore il tecnico di Reggiolo ha regalato al popolo milanista lo Scudetto del 2003/04, le due Champions del 2003 e del 2007, due Supercoppe Europee ed una italiana, una Coppa Italia (2003) ed il Mondiale per Club del 2007.

pubblicato su Napoli n.18 del 23 novembre 2019

Schwoch: “De Laurentiis e la piazza si fidino di Ancelotti”

Schwoch: “De Laurentiis e la piazza si fidino di Ancelotti”

/L’INTERVISTA

Schwoch: “De Laurentiis e la piazza si fidino di Ancelotti”

C’è entusiasmo e voglia di vincere per l’ex bomber della promozione in A che continua ad avere Napoli nel cuore

di Salvatore Caiazza

Un bomber di razza. Di quelli che trascinavano le piazze. Stefan Schwoch oggi è un broker finanziario ma nel suo passato calcistico ha saputo fare bene il suo mestiere. Ne sanno qualcosa i tifosi napoletani che lo hanno sostenuto nella stagione 1999-2000. Dopo due anni al Venezia, infatti, il capellone nato a Bolzano venne acquistato dal Napoli per permettere a Walter Novellino di conquistare la serie A. Fu la scelta giusta perché con i suoi 22 gol contribuì alla promozione, entrando definitivamente nei cuori del popolo partenopeo. Da quel momento Schwoch è rimasto tifosissimo del Napoli. Ha seguito una parte del ritiro della formazione di Ancelotti partecipando ad una trasmissione sportiva.

Ha potuto vedere da vicino il lavoro di un grande allenatore come Carletto.

«Rispetto ai miei tempi – ha spiegato il bolzanino presente tutte le mattine al campo di Carciato – è cambiato quasi tutto nella fase di preparazione. Noi prima correvamo nei boschi, il pallone lo vedevamo dopo un bel po’ di giorni. Adesso, invece, ci si allena a secco e chi arriva subito è pronto per giocare».

Quale è stata la sua prima impressione vedendo questo Napoli

«Ho saltato la prima settimana di lavoro dove c’erano solo ragazzi della Primavera. Sono arrivato quando già c’erano tanti titolarissimi. Beh, c’è tanta qualità in questo gruppo. Il pallone viaggia veloce. Ancelotti ha uno staff molto giovane e delle attrezzature che possono dirti al momento tutto ciò che c’è da sapere sullo stato del calciatore. Ai miei tempi il gps non esisteva, ci facevano correre eccome durante i ritiri. Tornavamo in albergo stanchissimi e il giorno dopo stessa cosa».

Lei era al Vicenza quando il Napoli fallì nel 2004. Da grande tifoso dei colori azzurri ci rimase molto male. Si aspettava una crescita così esponenziale in 14 anni dopo la rinascita con De Laurentiis?

«Sono stati fatti passi da gigante. Se solo si pensa che oggi il Napoli sta trattando James Rodriguez, ti rendi conto della dimensione in cui sei. Da dieci anni è costantemente in Europa e in Champions ha messo paura a molte grandi. Il presidente sta facendo un gran lavoro tenendo sempre presente il bilancio. Non si possono commettere più gli errori del passato. Soprattutto oggi dove con il fair play finanziario si rischia grosso».

Sì ma i tifosi non sono contenti del secondo posto. Vogliono vincere …

«Come dargli torto. Ma se si pensa che da otto anni vince sempre la stessa squadra ti rendi conto che è molto difficile. La Juventus è una superpotenza che può permettersi il lusso di comprare e pagare il giocatore più forte al mondo in questo momento. Cristiano Ronaldo fa la differenza e nonostante ciò la Champions non è stata vinta. Ma in Italia ad oggi non ci sono avversarie».

Allora lei pensa che per il titolo bisogna ancora aspettare?

«Sinceramente l’anno scorso non è mai stato messo in discussione. I bianconeri avevano già vinto prima ancora di cominciare. Il vero scudetto il Napoli lo avrebbe dovuto vincere nell’ultimo anno di Sarri. Con 91 punti non si può arrivare secondi…».

E per la nuova stagione cosa pensa che possa accadere?

«Il Napoli si sta muovendo bene sul mercato. Ancelotti è una garanzia. Già aver tenuto ancora i big è un’operazione vincente. Poi è stato acquistato Manolas, che sarà per la difesa un valore aggiunto non indifferente al fianco di Koulibaly. Per ciò che ho visto in ritiro il tecnico azzurro ha le idee chiare su come vuole giocare nel prossimo torneo. Non vuole attendere gli avversari ma giocare nella loro metà campo, rischiando l’uno contro uno che questi due centrali possono fare tranquillamente essendo forti e veloci».

La piazza sogna i colpi importanti…

«Per poter tenere il passo della Juventus si deve migliorare la qualità. E la qualità si migliora comprando dei campioni. Vanno bene i giovani come Elmas per il futuro ma se vuoi vincere adesso devi affidarti a dei top. Devo dire che De Laurentiis sta provando a comprare dei big ma le trattative sono difficili».

Dopo 30 anni dall’ultimo scudetto è arrivato il momento di osare…

«Ho visto tantissima gente a Dimaro. Ai miei tempi c’erano dei tifosi ma non a migliaia come in Trentino. C’è entusiasmo e voglia di vincere. Lo si fa tutti insieme. Ci sono tutti gli ingredienti per riuscirci. Bisogna fidarsi di Ancelotti e di una politica societaria che ha sempre fatto bene. De Laurentiis sembra propenso ad osare e se lo fa allora veramente può entrare definitivamente nella storia di questo importante club».

pubblicato su Napoli n.13 del 07 agosto 2019