Carlo Ancelotti rompe il silenzio e parla da Liverpool

Carlo Ancelotti rompe il silenzio e parla da Liverpool

L’EDITORIALE

Carlo Ancelotti rompe il silenzio e parla da Liverpool

La città inglese, la carriera e le idee del tecnico, il racconto di una serata dissennata nell’interessante servizio di Severgnini su Corsera

di Giovanni Gaudiano

Nell’edizione di stamattina del Corriere della Sera è stata pubblicata un’ampia intervista di Beppe Severgnini a Carlo Ancelotti. Il giornalista e scrittore lombardo ha raggiunto il tecnico a Liverpool ed è stato con lui per un paio di giorni dopo aver passeggiato per la città alla ricerca del sentiment che aleggia nell’Inghilterra post Brexit.
Si tratta di un’intervista, la prima che il tecnico rilascia dopo l’esonero subito a Napoli, dove una buona parte è dedicata all’esperienza partenopea. Si potrà dire che ognuno che scrive qualcosa sia di parte, che ognuno abbia le proprie idee, a volte anche le proprie impuntature, ma leggere le dichiarazioni di Ancelotti e pensare a tutto quello che si è sentito a Napoli, da quando De Laurentiis ha deciso di esonerarlo, dovrebbe far riflettere chi si appresta a scrivere, a parlare in radio o davanti ad una telecamera. Non vi è esercizio più deplorevole di quello che si attua quando si approfitta del mezzo/strumento a disposizione per sparare a zero contro chi in quel momento non ti può rispondere.
La sostanza delle dichiarazioni di Ancelotti conferma alcune normali riflessioni che nel tempo ci siamo permessi di fare:

1) Carlo Ancelotti è prima di tutto un gran signore;

2) L’emiliano è uno dei migliori allenatori d’Europa che a Napoli ha fatto purtroppo molta fatica a farsi capire;

3) È una persona che il mondo del calcio internazionale ci invidia, ma a Napoli qualcuno pretendeva che cambiasse il suo modo di essere;

4) L’allenatore vivrà altre giornate importanti nella sua carriera che forse potevano essere vissute qui dalle nostre parti.

Ritornando su queste riflessioni oggi ci sembra di poter aggiungere alcune postille:

1) Sarebbe il caso che nella nostra città si potesse avere a che fare con quanti più gran signori possibili, mettendo alla porta quelli che non lo sono;

2) È arrivato il momento di crescere, di fare le relative osservazioni mettendo da parte il famoso “cuore partenopeo” che tanto delicato poi non è;

3) Non si può e non si deve pretendere cambiamenti negli altri se non si è pronti a farli prima noi;

4) È stata una grande occasione mancata per vedere il Napoli crescere nella considerazione generale.

In definitiva le postille possono rifarsi anche a qualche detto antico che appartiene alla nostra cultura, tipo “fattela con chi è meglio di te e pagane le spese”, oppure “dimentichiamoci del passato” pensando al triennio Sarri, forse troppo idealizzato, visto che il tecnico toscano da altre parti non solo non riesce a riproporre quello che si diceva fosse il suo gioco, ma non raccoglie il favore di chi lo ha voluto pagandolo tanto. Poi c’è l’idea di chi pensa di poter trattare tutto il mondo intero con la frusta senza prima essersi chiesto “ho fatto bene ad ordinare il ritiro fregandomene dell’allenatore?”, “era mio dovere almeno avvisarlo, se non addirittura condividere con lui una scelta così dura?” e poi le multe, atto dovuto ma che continua a pesare sul gruppo.
De Laurentiis ha delle grandi colpe nella situazione che vive attualmente la squadra. In ordine di tempo l’ultima è quella di aver dichiarato, prima che si beccassero altre pesanti sconfitte e che il parallelo sui rendimenti dei due tecnici fosse così impietoso nei confronti del povero Gattuso, che il peggio era passato. Non pare sia così. Le decisioni non sono state quelle giuste, comunque vada da adesso in poi. La società è sua ma il presidente non può dimenticare che ha dei doveri nei confronti della città e tra i suoi compiti c’è quello di sbagliare il meno possibile. Oggi contare gli errori commessi sarebbe impietoso, bisogna riconoscere le tante cose positive di questi quindici anni, ma se qualcuno volesse usare la frusta contro la società per quanto accaduto in questa stagione, starebbe davvero bene a tutti?
Ancelotti probabilmente in un prossimo futuro raccoglierà nuovi successi, nuovi consensi, ha la sua consolidata professionalità che lo supporta. Cosa accadrà al Napoli? È difficile prevederlo, ci si augura che da domani l’inerzia cambi, non sarà facile, ma indipendentemente dalla Coppa Italia vorremmo sapere quale sarà il nuovo programma quinquennale (solita tempistica cara al presidente) che la società intende varare? Quali sono le personali aspirazioni di tutta la proprietà verso quest’attività così importante? E cosa si deve aspettare l’enorme massa di tifosi che continua a soffrire, a raccogliere cocenti delusioni, e vede le proprie speranze infrante ogni anno per la mancanza di una vera e fattiva programmazione? Forse qualche risposta, qualche precisazione la meriterebbero tutti.

pubblicato l’11 febbraio 2020

La decisione di De Laurentiis prevale sul buonsenso

La decisione di De Laurentiis prevale sul buonsenso

L’EDITORIALE

La decisione di De Laurentiis prevale sul buonsenso

Il presidente decide per l’esonero di Carlo Ancelotti nonostante la vittoria con il Genk

di Giovanni Gaudiano

“Non mi dimetterò, non l’ho mai fatto e mai lo farò”.
Sono poche parole estratte tra tutte quelle lucide, precise, puntuali, ragionevoli, ponderate che Carlo Ancelotti ha pronunziato dopo la gara con il Genk, che ha promosso il Napoli agli ottavi di finale di Champions League.
Il messaggio era diretto alla società, al presidente che era in tribuna ed appariva combattuto tra un sorriso ed un ghigno pieno di perplessità: il primo simile a quello di Paperon de Paperoni alla vista dei dollari che arriveranno per il prosieguo dell’avventura in Champions ed il secondo frutto di un pensiero più complesso che partiva probabilmente dalla decisione controversa che aveva oramai preso.
La svolta che De Laurentiis pensa di aver innescato ci si augura ci sia, anche se non si ritiene che sostituire Ancelotti con Gattuso possa essere la soluzione a tutti i problemi che palesa il Napoli in questo momento.
Il campo, i risultati forse smentiranno questo pensiero e saremo tutti felici di poter ammettere di aver sbagliato, si vedrà.

Carlo Ancelotti con il nostro direttore Giovanni Gaudiano

Onore va alla indiscutibile professionalità di Carlo Ancelotti, l’unico che si sia assunto la responsabilità in questa incomprensibile situazione, critico invece è il pensiero nei confronti del presidente che solo pochi giorni fa aveva manifestato ben altro pensiero sulla guida tecnica della sua squadra e che forse pretendeva dal tecnico le dimissioni per i motivi che mai spiegherà ma che probabilmente sono solo di natura economica.
De Laurentiis a questo proposito dovrebbe ricordare come la sua posizione sia prestigiosa, sia importante ma soprattutto presenti degli oneri, delle responsabilità, dei doveri non solo contrattuali.
Napoli non è una città qualunque, lui non è un uomo qualunque e la squadra non è soltanto un patrimonio suo, economicamente parlando, ma anche della città, perché ne porta il nome. Poi c’è la passione di un pubblico unico nel mondo che in questi anni una politica in generale poco accorta ha fatto affievolire, come dimostrano i dati in continuo calo sull’afflusso allo stadio.
È difficile ora augurare Buon Natale e Buon Anno a Carlo Ancelotti ma desideriamo farlo comunque, la sua avventura a Napoli è stata troppo breve ed il solo pensiero che il presidente abbia preferito, come accade quasi sempre, salvaguardare il suo investimento, la squadra, al suo allenatore fa male soprattutto se si pensa che avrebbe voluto che il tecnico si dimettesse.
Ora buon lavoro a chi arriverà, buon lavoro al presidente che ha bisogno di questo augurio, visto che sarà impegnato per sistemare prima lo spogliatoio e poi i rinnovi contrattuali di tanti giocatori che forse prenderanno la palla al balzo per chiedergli di essere ceduti, non ci si riferisce a Callejon e Mertens, visto che non sarà possibile esonerarli.
Ma forse, a ben pensarci, era proprio quello che De Laurentiis voleva che accadesse?

pubblicato 11 dicembre 2019

Riconfermare Ancelotti prima dell’inizio della partita

Riconfermare Ancelotti prima dell’inizio della partita

FAVOREVOLI O CONTRARI?

Riconfermare Ancelotti ufficialmente prima dell’inizio della partita

È assurdo che la squadra debba giocare una gara tanto importante mentre impazzano voci sull’allenatore

di Giovanni Gaudiano

È ragionevole che nelle ore immediatamente precedenti ad una gara fondamentale per la squadra non si faccia altro che parlare di un nuovo allenatore?
Di un cambio al vertice tecnico tra un affermato e riconosciuto uomo di calcio ed uno che, anche se giovane, ha veramente poco in questo momento da offrire?
È giusto che il danno di immagine continui?
Forse qualcuno pensa che Gattuso possa trasmettere così naturalmente ai giocatori quella grinta che aveva in campo?
Sarebbe il caso andare a rivedere le interviste dei dopo partita del Milan della scorsa stagione.
L’allora allenatore rossonero sembrava ogni settimana più un cadavere che una persona animata da grande grinta, sembrava che stesse sviscerando concetti di alta filosofia mentre i risultati latitavano.
Attenzione, quello che ha fatto Gattuso al Milan era il minimo sindacale con una squadra non eccelsa ma neanche tanto da buttare.
Non è serio, comunque, quello che sta succedendo al Napoli.
Non è professionale riportare voci senza una vera prova che ci sia stato l’incontro tra De Laurentiis e Gattuso.
Cosa vogliono ottenere tutti quelli che battono queste strade?
In troppi dimenticano come Carlo Ancelotti si sia fatto carico della difficile situazione ammettendo, lui solo, le sue responsabilità.

Se la società dovesse comunque decidere di cambiare gestione tecnica, ci si augura ne possa trarre giovamento ma a bocce ferme ci sentiamo di affermare che non sarà così.

Queste le motivazioni:

1) La squadra non è completa, alcuni ruoli non sono coperti e gli infortuni di alcuni giocatori sui quali si puntava sono diventati dei veri e propri gialli;
2) Lo spogliatoio potrebbe essere in balia di qualcuno che sta pensando al suo futuro ed al suo ingaggio piuttosto che al suo lavoro e alla responsabilità che questo comporta;
3) Un nuovo allenatore che volesse mostrare il pugno duro potrebbe ulteriormente incrinare i delicati rapporti tra rosa e società;
4) Un’eventuale mancanza di risultati creerebbe il caos totale con alla guida della squadra una persona, se fosse Gattuso, a nostro parere incapace di gestire una tale situazione.

Cosa andrebbe fatto:

1) Conferma incondizionata della fiducia ad Ancelotti, facendo capire a tutti che anche il prossimo anno si ripartirà da lui, con contestuale smentita ufficiale su rapporti o incontri con altri tecnici;
2) Definizione dei contratti in discussione, e sono tanti, entro l’anno prima che parta il calciomercato invernale;
3) Presenza costante del presidente che ha lasciato solo il tecnico, che ci ha messo la faccia senza che la società facesse la sua parte;
4) Incontro di chiarificazione con la squadra durante il quale raggiungere un accordo quadro per chiudere la vicenda “ammutinamento” e ripartire da subito senza ulteriori tentennamenti.

Se stasera il Napoli tornerà alla vittoria e completerà il suo percorso nel girone di Champions al meglio, potrebbe iniziare una nuova stagione e si potrebbe raccogliere ancora qualche soddisfazione preparando al meglio il mercato di gennaio e quello di luglio per consegnare al tecnico una rosa completa, comprensiva di qualche giocatore leader e soprattutto entusiasta di giocare in maglia azzurra.

pubblicato il 10 dicembre 2019

Il Napoli adesso è ostaggio di se stesso

Il Napoli adesso è ostaggio di se stesso

LA VIGILIA DI CHAMPIONS

Il Napoli ostaggio di se stesso

Gli anni al vertice non graditi e la mancata costruzione di una forte società incidono sull’attuale rendimento

di Giovanni Gaudiano

Gli attacchi al tecnico del Napoli continuano, è probabile che questo fronte unito contro Carlo Ancelotti possa avere una doppia matrice: la prima è sicuramente quella di fare del male al Napoli, l’unica società sana finanziariamente nel panorama delle big del calcio italiano e da troppi anni comunque al vertice; la seconda potrebbe essere quella di colpire il tecnico la cui brillante carriera lontano dall’Italia non sarà stata gradita da quelli a cui piace parlare, sparlare e straparlare quotidianamente.
La prima motivazione è comprensibile: Milano e Roma di certo non gradiscono di restare fuori dalla Champions sia per l’immagine che soprattutto per il fattore economico che ne deriva.
I posti sono quattro e l’intrusione dell’Atalanta, lasciando fuori la Juventus, ha ridotto ad un solo posto possibile l’inserimento di una delle quattro squadre delle due città guida del paese.
Il secondo pensiero si rivolge a tutti quelli che scrivono, parlano, commentano in questi giorni la situazione in casa Napoli.
Siamo arrivati alla ricostruzione della oramai tristemente famosa serata del 5 novembre, si badi bene è una rilettura personale non essendoci state informazioni ufficiali, che se fosse vera dimostrerebbe come il malessere in casa Napoli è diffuso, coinvolge molte persone e soprattutto denota una volta di più l’assenza della società.
Ancelotti oggi sembra diventato l’unico responsabile di un caos le cui scintille a ben guardare erano evidenti da tempo.
Se il presidente si affretta a dichiarare che non c’entrano i contratti, i rinnovi, le promesse fatte e non mantenute, la ragione deve farci pensare e dire che invece queste situazioni hanno influito moltissimo.
Se la società, all’indomani del cosiddetto ammutinamento, ha ufficialmente comunicato che da quel momento la gestione della squadra anche in materia di ritiri sarebbe ricaduta sulle spalle dell’allenatore si tratta di un chiaro autogol, peggiore di quello di Koulibaly a Torino.
Quel comunicato conferma che il tecnico forse non era stato neanche preventivamente avvertito della posizione che la società intendeva prendere. D’altronde la leale dichiarazione di Ancelotti in conferenza stampa, quando ha dichiarato che la decisione non lo trovava d’accordo, ne è la prova.

Oggi si sente parlare di Gattuso, di Spalletti, etc, tecnici trombati da altre società, il primo per un’evidente incompetenza professionale, il secondo per un’accertata incapacità di reggere lo spogliatoio a Roma come a Milano.
Chi mette in giro queste voci?
Perché da parte di organi di stampa di prestigio, anche partenopei, si tende ad accettare una simile deriva senza che nessuno opponga almeno qualche ragionevole considerazione?
Per quale motivo non si cerca di analizzare le ultime partite del Napoli, scoprendo come l’allenatore le abbia tentate proprie tutte con i giocatori a disposizione, assumendo su di sé tutte le responsabilità del caso ma mostrando come neanche il ritiro prima dell’Udinese, dopo le sue dichiarazioni del post Napoli- Bologna, abbia prodotto una positiva reazione in molti giocatori?
Ancelotti non ha bisogno di avvocati d’ufficio, i calciatori e la società invece avrebbero bisogno di un riferimento che fosse in condizione di disciplinare i loro rapporti, evitando prese di posizione che potrebbero generare un’irreversibile cancrena.
De Laurentiis intervenga nella maniera giusta. Ricostruisca partendo dal tecnico che lui ha scelto, facendo capire ai giocatori che sono tenuti al rispetto non solo del loro contratto ma della loro professionalità.

pubblicato il 9 dicembre 2019

Il presidente indeciso tra sostegno e critica al tecnico

Il presidente indeciso tra sostegno e critica al tecnico

IN PRIMO PIANO

Il presidente indeciso tra sostegno e critica al tecnico

È necessario eliminare dubbi, perplessità sulla gestione dell’allenatore, le dichiarazioni di ieri non fanno bene al Napoli

di Giovanni Gaudiano

Si era chiesto l’intervento del presidente e De Laurentiis ha inteso far sentire la sua voce.
Il suo intervento sarebbe stato perfetto al netto di una stonatura sulla metodologia del lavoro del tecnico, che appare come l’ennesima invasione di campo. Cosa ne direbbe De Laurentiis se gli si chiedesse di spiegare la sua metodologia di lavoro?
La preparazione e la professionalità, si badi non il professionismo, di un tecnico come Ancelotti non può e non deve essere messa in relazione ai risultati che si ottengono anno per anno, vale la carriera. Poi le contingenze possono essere tante.
La stonatura del presidente ha generato nell’immediato una serie di voci senza ottenere al contrario il risultato di spegnere fuochi e togliere voce a chi continua a remare contro.
Ancora stamattina si legge di contatti con Gattuso ed altri.
Non ci pare si tratti di informazione ma di tendenziosità da parte di chi non ha notizie e le spara tanto per parlare.
A Napoli c’è un detto che dice che quando Pulcinella non aveva cosa dire apriva e chiudeva la bocca tanto per far prendere un po’ d’aria al cavo orale.

Chi può ragionevolmente pensare che Ancelotti possa essere sostituito da Gattuso?
E se dovesse davvero accadere sarebbe una scelta sopportabile?
Ci si augura che tutto questo non accada mai. Ci si augura che il Napoli riprenda la sua marcia. Ci si augura che il presidente una volta tanto faccia una seria programmazione per vincere, confermando Ancelotti e lavorando sin da ora alla costruzione di una squadra completa e motivata.
Non vorremmo fare paragoni, non sono giusti per natura, ma quello che hanno fatto all’Inter andrebbe preso ad esempio.
Il tecnico ha chiesto di mandare via alcuni giocatori e la società, pur dovendo fare un sacrificio economico, ha seguito le indicazioni di Conte. Oggi l’allenatore salentino è primo in classifica e pur di cambiare aria, non è particolarmente simpatico, gli si augura di detronizzare la Juventus.
Tornando al Napoli, ci si augura che prima di sabato ma soprattutto prima di martedì Aurelio De Laurentiis intervenga ancora una volta, spazzando via dubbi, perplessità e confermando la fiducia al tecnico che si spera possa lavorare in tranquillità.

pubblicato il 5 dicembre 2019