L’OPINIONE

“Spalletti è un vincente, il pubblico stia tranquillo”

Pietro Lo Monaco con la sua esperienza parla del prossimo tecnico ingaggiato da De Laurentiis per la panchina del Napoli

di Gianluca Gifuni

Pietro Lo Monaco è uno dei più brillanti e navigati manager del calcio italiano. Ha fatto il calciatore, poi l’allenatore e infine il dirigente, dunque conosce tutte le dimensioni di un mondo affascinante e difficile. Tra le sue tante conoscenze c’è anche quella di Luciano Spalletti, il nuovo allenatore del Napoli. Lo Monaco fu il primo a scoprire il talento del tecnico di Certaldo, il primo a capirne valore e qualità, il primo a volerlo portare nel calcio che conta.

Era il periodo dell’Udinese, Lo Monaco era direttore dell’area tecnica, protagonista di un percorso di successo intrapreso con i Pozzo.

«La mia Udinese era reduce dal brillante triennio di Zaccheroni che poi andò al Milan. Dovevamo cambiare e il primo allenatore che suggerii a Pozzo fu Luciano Spalletti, che all’epoca allenava l’Empoli. Era un mio pallino, lo seguivo con attenzione perché mi piaceva il modo in cui faceva giocare la squadra».

Era il 1998, Spalletti aveva 38 anni e già 5 anni di panchina ad Empoli tra giovanili e prima squadra.

«Ho fatto per anni l’allenatore, riesco a capire chi ha la stoffa. Per Spalletti avevo immaginato sin da subito un grande futuro».

Insomma, lei lo consigliò al patron Pozzo, poi che successe?

«Lo incontrammo. Luciano ci portò a cena in un ristorante, nei pressi di Empoli, dove mangiammo benissimo. Ero convinto che lui fosse l’allenatore giusto per la strategia dell’Udinese di allora. Lui si mostrò umile, quasi scettico sulle proprie possibilità. Aveva quel senso di fatalismo prossimo alla incredulità. Il club, alla fine, scelse Guidolin, e Luciano andò alla Sampdoria. Tuttavia Pozzo non dimenticò il mio suggerimento; quella cena evidentemente dovette convincerlo, visto che tre anni più tardi, quando io avevo già lasciato Udine, ingaggiò proprio Spalletti».

Teun Koopmeiners
Che significa Spalletti sulla panchina del Napoli?

«Esprime la voglia di continuare a stare in alto. Non è certo una scommessa, è un allenatore con mentalità vincente. Farà bene a Napoli».

Del resto lei è stato il primo a capire che aveva talento.

«Come calciatore Spalletti aveva più carattere che qualità, come allenatore è molto meglio. È uno moderno, che si evolve continuamente. Un precursore del 4-2-3-1 con il quale riesce a costruire squadre con una notevole espressione di gioco e una capacità di gestione della palla ottimale. Le sue sono sempre state squadre propositive».

A proposito del 4-2-3-1, da Gattuso a Spalletti, in fatto di modulo non cambia nulla?

«Invece sì, cambia tutto. Anche se i numeri dicono che i sistemi di gioco sono uguali, le sfaccettature, i dettagli, i particolari cambiano e rendono molto diverso un modulo da un altro. Spalletti difficilmente propone squadre che attendono l’avversario, vuole sempre imporre il gioco. Gattuso spesso aspetta e riparte».

Il suo entusiasmo nei confronti di Spalletti non è lo stesso dei napoletani. In città una parte dei tifosi è contenta, l’altra metà ha accolto con una certa diffidenza l’avvento del nuovo tecnico. Perché?

«Non saprei. Ho letto che il giudizio dei tifosi sarebbe condizionato dal carattere dell’allenatore, dalle cronache relative alla gestione dei casi Totti e Icardi. Luciano è uno che cerca di imporre le regole a tutto il gruppo, devono rispettarle tutti, senza distinzioni. Non ammette che qualcuno esca fuori dal coro. È chiaro dunque che ogni tanto si possa andare allo scontro con un calciatore di personalità e carattere. Può succedere».

Napoli è una città che dà emozioni e pressioni forti…

«Spalletti è uno che le pressioni le sente, le vive intensamente. In passato queste pressioni le subiva anche, oggi credo non le subisca più, dopo aver allenato in piazze esigenti come Roma e Milano. Supererà anche l’esame napoletano, statene certi».

Tra le varie manifestazioni di diffidenza di questi giorni c’è anche quella di chi dice che a Spalletti piaccia più parlare che stare in campo.

«Che cosa assurda. Il Napoli ha scelto uno dei migliori allenatori in circolazione, per lui parlano i risultati. Cosa vuole la gente? Mourinho è uno che parla molto e allena meno, Spalletti non è assolutamente così».

In che modo il tecnico costruirà il nuovo Napoli?

«Per me deve strutturare prima di tutto il centrocampo. Vedrete, l’attenzione di Luciano si concentrerà proprio sulla zona centrale. Il Napoli ha bisogno di due mediani, un equilibratore di gioco che abbia anche sostanza e poi un interdittore. Oggi in Europa Koopmeiners dell’Az Alkmaar è uno dei più validi. Acquistare l’olandese significa assicurarsi ordine mentale e tattico, quello che fino a ieri mancava al Napoli a metà campo. Caro Luciano, suggerisci a De Laurentiis di prendere l’olandese e non te ne pentirai».

A proposito di De Laurentiis, i rapporti tra il presidente e gli allenatori, dopo un po’ di tempo, sono sempre diventati burrascosi. È un altro esame da superare per Spalletti?

«De Laurentiis è una prima donna e bisogna avere la capacità di riservargli il ruolo di prima donna. Luciano è una persona intelligente, ogni tanto sbullona, ma ha la capacità di capire quando è il momento di lasciare spazio agli altri. De Laurentiis-Spalletti è un binomio che può avere successo».

Ma la gente di Napoli aspetta i successi della squadra…

«Le vittorie arriveranno se la società interverrà in modo serio sul mercato. Oltre ai centrocampisti, c’è bisogno assolutamente di un esterno sinistro basso di qualità. Se il mercato sarà proficuo, il Napoli si rimetterà in carreggiata per i primissimi posti della classifica. Spalletti, da questo punto di vista, è una garanzia, è un vincente, ha sempre vinto qualcosa».

pubblicato su Napoli n.41 del 26 giugno 2021