VERSO NAPOLI – BOLOGNA

Sinisa Mihajlovic: la forza di un uomo

Il tecnico del Bologna e la sua vita segnata da tanti momenti difficili con l’unica certezza che saprà affrontarlo con la solita grinta

di Lorenzo Gaudiano

Il calcio è solo uno sport

Nell’ultimo periodo il Napoli è sulla bocca di tutti. Da queste parti stanno accadendo tante cose, negative per lo più, che stanno condizionando il morale dell’ambiente e riscaldando forse in maniera eccessiva gli animi. Per quanto la passione possa essere travolgente, è pur sempre di calcio che si sta parlando. Del resto lo sport fa proprio questo, dà libero sfogo alle emozioni del tifoso, che qualche volta si lascia andare troppo facilmente, fino a perdere la cognizione della realtà. I problemi nella vita, le cose per cui disperarsi davvero e soffrire sono ben altre. Basta pensare al 1° dicembre, alla sfida che vedrà il Napoli impegnato al San Paolo contro il Bologna per capire che il primo pensiero, per una volta tanto, non sarà rivolto al verdetto del terreno di gioco, alla classifica e ai risultati delle altre gare di campionato. Ma a lui, Sinisa Mihajlovic, e alla sua presenza in panchina, con tuta e cappellino rigorosamente rossoblù, laddove tanti anni fa si ergeva trionfante una folta chioma riccioluta pari alle capigliature delle statue greche e romane ammirate ancora oggi dai cultori dell’arte antica.

Sinisa “Cuor di Leone”

Di avversari nella vita ne ha incontrati tanti, in campo soprattutto, in veste sia di calciatore che di allenatore. Eppure Sinisa non ha mai avuto paura, perché le guerre nella ex Jugoslavia lo hanno segnato profondamente: città distrutte, amici che si sparavano tra di loro, lo zio croato materno che voleva “scannare come un porco” il suo papà serbo. Nella sua Vukovar, città più bella del mondo ai suoi occhi, tutto a quei tempi finì raso al suolo, c’erano soltanto scheletri di palazzi e macchine ammassate per creare trincee, non volava un uccello, non c’era un cane. Solo armi e ragazzini che le impugnavano con sguardi disumani, per volere di un destino crudele, spietato e fuori da ogni possibile logica. Mihajlovic porta sempre con sé questa cicatrice, nel suo sguardo, nel suo sorriso penetrante, a tratti provocatorio, che oggi lo contraddistinguono. La sua filosofia calcistica nasce forse proprio da tutto il suo vissuto: per battere un avversario inutile aspettare, bisogna necessariamente attaccare. Per una volta però il serbo ha fatto qualcosa di diverso dal solito. Si è chiuso nella sua stanza da letto a piangere, ripensando alla sua vita e al futuro di cui il destino per qualche giorno sembrava averlo privato in maniera del tutto improvvisa. La leucemia non è come tutti gli altri avversari, fa davvero paura. Dopo pochi giorni Sinisa si rialza, grazie a sua moglie Arianna e ai suoi cinque figli che ogni giorno gli danno la forza di andare avanti ed affrontare a testa alta la malattia con la determinazione, anche in questo caso, di portare a casa i tre punti.

All’attacco!

“Mi piace costruire squadre alla Bond, con lo smoking sotto la muta da sub. Pratiche ed aggressive, ma anche belle ed eleganti. Di lotta e di governo. Di spada e di fioretto. Proletarie e aristocratiche”. Colpi di scena, difficoltà superate magnificamente, momenti di intensa azione: c’è un po’ di Fleming nelle partite del Bologna da quando sulla panchina felsinea è tornato Mihajlovic. Nella passata stagione si rischiava la retrocessione e l’arrivo di Sinisa è stato determinante per rimanere in Serie A. Grazie alla valorizzazione di giovani come Skorupski tra i pali, Dijks in difesa ed Orsolini in attacco coadiuvata dall’esperienza di Danilo, Poli e Palacio il tecnico serbo ha plasmato una squadra con una filosofia aggressiva, propositiva ed offensiva, che anche quest’anno ha tutte le carte in regola per potersi ripetere. Il Napoli, viste le difficoltà contro squadre che preferiscono chiudersi nella propria metà campo per colpire poi in contropiede, potrebbe avere un vantaggio in questa sfida, affrontando la gara naturalmente con la giusta convinzione nei propri mezzi. Al San Paolo non ci sarà spazio per la noia, sperando naturalmente che in panchina ci sia Sinisa.

Adesso parla Sinisa

Sul rapporto con i giocatori

“La soddisfazione più grande oggi come allenatore è il rapporto con i giocatori. Le lacrime che hanno versato quando sono andato via, il rispetto che non è mai mancato, la stima anche di chi ho fatto giocare poco. Perché posso sbagliare scelte, ma sono diretto, leale e mi comporto da uomo. Sciascia ne ‘Il giorno della Civetta’ divideva l’umanità in cinque categorie: uomini, mezzi uomini, ominicchi, pigliainculo e quaquaraquà. E nel mondo del calcio è la stessa cosa”

Sulla sua vita

“Oggi mi piace vivere bene, so cosa significa avere poco da mangiare. Da piccolo adoravo le banane, mia madre ne comprava una e la dovevo dividere con mio fratello. Oggi quando vado al ristorante scelgo il meglio, ma niente supererà mai il gusto di quei pezzetti di banana”

pubblicato su Napoli n.18 del 23 novembre 2019