/ L’EDITORIALE

Si va all’Emirates

Le ragioni di una sfida difficile, ma non impossibile, in ogni caso affascinante

di Giovanni Gaudiano

Avere gli uomini contati in una fase cruciale della stagione internazionale e non lamentarsi. Guardare alla sfida dei quarti con l’Arsenal con fiducia e con voglia di cimentarvisi, senza considerare l’urna malevola. Parlare del calcio con serenità, con pacatezza anche quando si sono subite, solo pochi minuti prima, evidenti ingiustizie e disparità di trattamento. E poi essere in sintonia con i programmi della società, parlare della prossima stagione come un’occasione di crescita senza nascondere che qualcosa, forse più di qualcosa, cambierà.

Sono piccole riflessioni per una personalità del calcio che da qualche mese occupa la panchina del Napoli: Carlo Ancelotti.
Non si tratta di riconoscergli la professionalità, il curriculum vitae, la funzione di vero fuoriclasse del Napoli: sono tutte evidenze circostanziate. Semmai Ancelotti sta al Napoli come Emery, altro tecnico che si dice sia stato in passato cercato da De Laurentiis, sta all’Arsenal con la differenza che il Napoli ha un fuoriclasse in panchina e lo spagnolo ne ha diversi in campo.

Qualche anno fa, pochi anni fa, questa sfida sarebbe apparsa sin dai numeri della rosa impossibile, anche se l’unico precedente al San Paolo racconta di una vittoria degli azzurri per 2 a 0 (analogo risultato all’andata con vittoria dei Gunners) nell’era Benitez che non evitò l’uscita al girone del Napoli per differenza reti nonostante la conquista di ben 12 punti.

Oggi i siti specializzati in statistiche e analisi delle rose evidenziano ancora una differenza a favore degli inglesi che si è ridotta a meno di 100 milioni (valore della rosa dell’Arsenal 625 mln contro 560 mln del Napoli). Distanza nel ranking tra le due società ridotta se si considera che l’Arsenal è stabile al decimo posto ed il Napoli quattordicesimo è in salita e se dovesse andare avanti nella competizione potrebbe puntare già superando i quarti alla dodicesima piazza.

Questi dati hanno un loro significato ma è evidente come il campo ci dirà la vera differenza, se c’è, che ancora esiste tra una società come quella inglese, che ha superato ampiamente nelle due ultime stagioni i 400 milioni di sterline di ricavi (470 milioni in euro), ed il Napoli che nella migliore delle ipotesi potrebbe approdare quest’anno attorno ai 250 milioni di euro se raggiungesse la finale di Baku. Sembra una battaglia persa in partenza: una rosa striminzita, con qualche buco e qualche infortunio di troppo contro una squadra in salute, ricca di ricambi, rinvigorita dalla cura Emery; una società che nella migliore delle ipotesi potrà chiudere il suo bilancio con la metà del fatturato dell’avversaria; una forza d’urto di un attacco, quello inglese, capace di mettere segno in premier 63 reti in 30 partite contro i 48 del Napoli in 27 gare che può vantare dalla sua una migliore difesa con 21 reti al passivo contro le 39 subite dalla retroguardia dei cannonieri.

Un Arsenal apparso fragile in trasferta sia nei sedicesimi che negli ottavi, dopo aver concluso il girone imbattuto con solo due reti subite in sei gare.

Questo è un primo possibile resoconto il giorno dopo il sorteggio di Nyon. La prima sarà all’Emirates Stadium di Londra l’11 aprile, poi al San Paolo il 18 ci sarà il ritorno. Sarebbe bello che il Napoli sfondasse finalmente il muro di una vittoria su un campo prestigioso, come quello londinese, ma di certo anche un pareggio con reti potrebbe andar bene.

Ancelotti sa che la trasferta di Salisburgo non ha rappresentato un momento tra i più esaltanti in Europa della sua squadra. Certo bastava segnare una rete per mettere in cassaforte il superamento del turno ed il Napoli lo ha fatto subito, però va detto che gli azzurri sarebbero potuti tornare con un risultato ampiamente positivo dall’Austria con un pizzico di maggiore determinazione.
Sarà l’Emirates l’inizio di una cavalcata che potrebbe portare il Napoli a dover sfidare in finale il suo recente passato, rappresentato da Sarri e dal suo Chelsea al quale l’urna pare aver riservato una strada in discesa verso la finale?

Lo sapremo presto, nel frattempo gustiamoci il particolare, che tanto particolare non è, di essere con la Juventus l’unica squadra italiana ancora presente in campo europeo.

pubblicato il 16 marzo 2019