L’APPROFONDIMENTO

Serie A contro Jupiler Pro League

Due campionati molto diversi con un enorme divario finanziario e tecnico ma durante una partita le cose possono cambiare

di Francesco Marchionibus

Dunque ci siamo. Il girone di Champions giunge alla sua conclusione ed il Napoli ha la possibilità di staccare il biglietto per gli ottavi di finale affrontando al San Paolo la squadra belga del Genk.
La qualificazione agli ottavi, che manca dall’edizione 2016/17, sarebbe importantissima soprattutto in una stagione in cui appare incerta addirittura la partecipazione alla prossima Champions.
Il passaggio del girone infatti, oltre a fornire una iniezione di fiducia a un ambiente che per vari motivi quest’anno ha vissuto pochi momenti entusiasmanti, servirebbe a confermare il Napoli, dopo i quarti di finale di Europa League della scorsa stagione, nel novero delle squadre europee immediatamente a ridosso dei cosiddetti top club.
Il mantenimento o addirittura il miglioramento della posizione nel ranking europeo (attualmente il Napoli è 18°) oltre ad essere motivo di soddisfazione consentirebbe agli azzurri di presentarsi anche ai gironi di C.L. della prossima stagione, sperando ovviamente nell’impresa di raggiungere quest’anno almeno il quarto posto in campionato, come squadra di seconda fascia.
All’importante risultato sportivo si aggiungerebbe poi anche un beneficio economico non di poco conto: la qualificazione agli ottavi porterebbe nelle casse del Napoli 9,5 mln di euro, a cui si aggiungerebbero 0,9 mln in caso di pareggio con il Genk e 2,7 mln in caso di vittoria.
Ma per raggiungere gli ottavi occorre superare l’ostacolo rappresentato dalla squadra campione del Belgio.
Il Genk, nato nel 1988 dalla fusione tra il Waterschei Thor e il K.F.C. Winterslag, nella sua breve storia si è aggiudicato 4 campionati, 2 coppe e 2 supercoppe nazionali.
Negli ultimi anni gli “Smurfen” (Puffi), come vengono soprannominati dai propri tifosi per i colori sociali bianco-blu, si sono messi in luce anche a livello europeo con tre partecipazioni alla fase a gironi della Champions ed il raggiungimento dei quarti di finale della Europa League nel 2016/2017.
Oltre ad ottenere ottimi risultati, la società del presidente Croonen negli ultimi anni ha anche annoverato nelle proprie fila giocatori che poi sono diventati protagonisti di primo livello nei maggiori campionati europei: il nostro Koulibaly, e poi da Benteke a Carrasco, da Courtois a de Bruyne, a Milinković-Savić, fino a Castagne e al nuovo talento Malinovs’kyj.
Calciatori quasi tutti belgi, e tutti approdati in campionati più prestigiosi: ed è proprio l’esodo dei migliori calciatori “di casa” che ha determinato la grossa differenza di livello tra la nazionale dei Diavoli Rossi, che attualmente è addirittura prima nel ranking mondiale, e il campionato belga, che è ben lontano come valori dai principali tornei europei, compreso quello italiano.

Il centrocampista novergese del Genk Sander Berge

La seria A belga, che si disputa dal 1895 ed è composta attualmente da sedici squadre, è denominata ufficialmente Jupiler Pro League in quanto viene sponsorizzata oramai da ventisei anni dalla birra Jupiler del gruppo InBev, il maggior produttore mondiale del settore, titolare di numerosi marchi e tra l’altro sponsor ufficiale con la birra Budweiser dei prossimi mondiali in Qatar.
Ma nonostante l’importante sponsorizzazione del torneo, la differenza di valori economici della Pro League rispetto alla nostra Serie A è enorme.
In base ai dati del portale specializzato Transfermarkt.it emerge che il valore totale delle rose delle squadre del campionato belga è pari a 851,8 milioni; la più ricca è quella del Club Bruges con 130,9 mln, mentre la rosa del Genk vale 122,15 mln.
In serie A il valore totale delle rose è di 5,31 miliardi e la Juventus da sola, con i suoi 837,5 milioni, vale quasi come l’intera Jupiler Pro League; il Napoli, da parte sua, ha la seconda rosa per valore della serie A con 653,3 mln.
Un altro indicatore che aiuta a capire la differente portata economica dei due tornei è quello del calciomercato: nell’ultima sessione le squadre del campionato belga hanno registrato complessivamente 144,44 mln di spese e 225,68 mln di entrate, mentre la movimentazione della serie A è stata di 1,17 miliardi di spese e 857,21 mln di entrate.
Infine, i diritti TV: mentre in Italia si discute per l’assegnazione a Mediapro per oltre 1,3 miliardi, la Jupiter cede i propri diritti a 80 mln, meno di quanto prende una neopromossa in Premier League.
Con questi valori economici e il divario tecnico esistente tra i due campionati, l’esito della sfida parrebbe scontato, ma in realtà gli azzurri devono mantenere la guardia alta perché il calcio continentale si presenta oramai molto equilibrato, sia per carenza di autentici fuoriclasse che per il generale miglioramento della qualità del gioco, che riesce ad avvicinare squadre meno dotate sul piano delle individualità alle squadre più forti.
D’altra parte proprio il Napoli negli anni passati è riuscito con la programmazione ed il gioco a ridurre il gap con squadre più ricche e più forti.
L’ostacolo da superare dunque è insidioso, ma alla portata degli azzurri, che non possono fallire l’occasione cercando di dare una decisa svolta alla stagione.

pubblicato su Napoli n.19 del 10 dicembre 2019