L’AVVERSARIO

Romelu Lukaku – L’Italia nel… nome

Da una situazione familiare disagiata il gigante di Anversa non ha mai perso la speranza centrando sempre i propri obiettivi

di Lorenzo Gaudiano

Si tende di solito a pensare al calcio come se fosse soltanto uno sport, una mera occasione di intrattenimento per staccare un po’ la spina dalla vita reale, in campo oppure sugli spalti di uno stadio e sulla poltrona della propria casa insieme a familiari e amici. In realtà è molto di più.
Si passa tanto tempo a guardare i giocatori che inseguono un pallone, ascoltano le indicazioni degli allenatori, esultano per un gol, polemizzano con gli arbitri per una decisione non condivisa e soprattutto ricevono stipendi milionari. Un privilegio immenso, una grande fortuna, forse anche una triste esagerazione. Non per tutti però, perché c’è chi ha vissuto in condizioni familiari disagiate, ha combattuto con tutte le proprie forze e si è sacrificato duramente per arrivare ad alti livelli, cogliendo attraverso questo sport la grande opportunità di donare a se stesso e alla propria famiglia condizioni di vita migliori.
Uno di questi è Romelu Lukaku, un centravanti completo e raro, un uomo cresciuto nelle difficoltà che ha saputo realizzare con grande determinazione i propri obiettivi. Meriterebbe soltanto applausi, invece per qualche gol sbagliato o per la sua stazza riceve ogni tanto qualche critica fuori posto. Basterebbe conoscere la sua storia, davvero commovente, per ricredersi e guardare all’attaccante belga con occhi diversi.

Uomo già a sei anni

Lukaku nasce ad Anversa, la famiglia è di origine congolese. Il calcio è la passione e l’attrazione principale. Papà Roger è un calciatore professionista, mamma Adolphine invece fa le pulizie in un bar e i fratelli Romelu e Jordan giocano sempre insieme con l’aspirazione un giorno di ripercorrere le orme paterne. Quando nel 1999 il padre appende le scarpette al chiodo, la situazione economica della famiglia comincia a farsi difficile. A casa si mangia per lo più pane e si beve tanto latte.
Un giorno Romelu, al rientro da scuola, sorprende la madre ad allungare le bottiglie di latte con l’acqua, i soldi per il pane scarseggiano, ogni due/tre settimane la corrente elettrica viene staccata, non c’è nemmeno l’acqua calda per lavarsi a meno che non se ne riscaldi un po’ con il bollitore per usarla sotto la doccia con una tazza. Lukaku ha soltanto sei anni ma già si rende conto della drammaticità della situazione, delle enormi difficoltà e della assoluta necessità di fissare degli obiettivi per dare una mano e contribuire un giorno al benessere della propria famiglia. Senza televisione non si possono più guardare le partite, ma a Romelu ciò non importa. Vuole fare il calciatore, vuole essere attaccante come il suo papà e una sera, mentre la mamma gli rimbocca le coperte a letto, le sussurra nell’orecchio che a sedici anni riuscirà ad indossare la maglia dell’Anderlecht e che la loro condizione migliorerà.

Tanti gol e… pancakes

Si comincia al Lierse. Ad undici anni Romelu in campo è il più robusto di tutti e questo ai genitori degli altri ragazzi non piace. Tutti chiedono la sua esclusione senza pietà e senza un briciolo di buon senso. Lukaku non ha solo stazza, ma anche cervello. Mostra loro la carta d’identità, acquistando ulteriore carica. Ha fame, ha intenzione di disintegrarli tutti in campo. Non può smettere di segnare, il desiderio del gol è inappagabile, le scarpette bucate del padre gli portano fortuna. Il suo sostenitore più accanito è il nonno materno, che non si perde una partita e si emoziona ogni volta che il suo aitante nipotino segna una rete. Una sera il nonno gli telefona, gli chiede di prendersi cura della mamma senza dargli alcuna spiegazione. Cinque giorni dopo viene a mancare, Romelu è distrutto.
Poi arrivano i sedici anni e l’Anderlecht mette gli occhi su di lui. Pur avendo tre anni in meno, l’Under 19 lo tiene già in considerazione ma senza il posto fisso in squadra è davvero difficile avere un contratto. Lukaku ha ben chiaro l’obiettivo, è determinato e con grande convinzione si presenta dall’allenatore proponendogli una scommessa: se lo farà giocare, entro dicembre (era maggio in quel momento) segnerà 25 gol e al tecnico inoltre toccherà preparargli i pancakes tutti i giorni; in caso contrario, rimarrà in panchina senza discutere. Facile intuire come siano andate le cose.

Ci vorrebbero più Lukaku

Missione compiuta. Arriva il primo contratto e anche l’esordio in prima squadra in occasione dello spareggio scudetto tra Anderlecht e Standard Liegi, purtroppo perso dalla sua squadra. Due anni dopo passa al Chelsea, ci sono tantissimi campioni in squadra e Mourinho non lo ritiene pronto per simili palcoscenici. Prima il prestito al West Bromwich, poi all’Everton che lo riscatta e gli offre grande notorietà. Quando approda al Manchester United, si imbatte ancora una volta nello Special One. Lukaku ha mantenuto grande stima nei suoi confronti, il tecnico portoghese spiega le motivazioni delle sue scelte in passato e mette questa volta il centravanti belga al centro del suo attacco.
Dopo tanti anni di Premier però Romelu sente il bisogno di cambiare aria. Arriva una chiamata da Milano. Alle porte c’è l’Inter di Conte, la grande occasione di guidare i nerazzurri ai vertici del calcio italiano e soprattutto la possibilità di confrontarsi con un campionato diverso per continuare a migliorarsi. Lukaku difficilmente nella sua carriera, ma anche nella sua vita, sarà soddisfatto di quanto ottenuto. Ogni pallone calciato è un ricordo della sua condizione di partenza, uno status che avrebbe limitato chiunque. Ma lui no, ha troppa personalità per lasciarsi abbattere dalle sventure della vita, che vengono travolte dalla sua positività come gli avversari in campo vengono sconfitti dal suo fisico.
Il calcio dovrebbe essere maggiormente popolato da personaggi simili, da uomini che lottano su ogni pallone con tutta la loro forza e che difficilmente si lasciano andare a sceneggiate stucchevoli, da giocatori con una storia bella da raccontare che dimostri il loro valore umano, affinché questo sport mantenga la sua vena romantica e non si lasci soverchiare dal potere corruttivo del denaro.

I racconti di Romelu

“Per essere considerato uno dei migliori al mondo devi credere nelle tue abilità e devi vincere. Il calcio non è uno sport individuale ma collettivo, la cosa migliore è fare sempre la differenza per la propria squadra”

“Mi sto divertendo in Italia. La gente per strada è molto gentile con me e piace anche alla mia famiglia”

“Mi ricordo il giorno in cui ho realizzato che eravamo in seria difficoltà economica, non avevamo i soldi nemmeno per il pane. Quando andavo con mia madre e Jordan al mercato di Bruxelles, ad Anderlecht, dove si compravano verdure e carne, mi sono accorto di quanto stesse accadendo. Le verdure che cadevano a terra, o la carne che veniva data via, erano tutte cose che mia madre raccoglieva e riponeva nella borsa che io e mio fratello portavamo a turno in treno al ritorno a casa”

“Bisogna essere positivi nella vita, se non hai mentalità positiva come fai a raggiungere il successo o gli obiettivi che ti poni? Se io entrassi nello spogliatoio con un atteggiamento negativo, ripetendo che le cose non vanno bene, contagerei tutti i compagni e non faremmo una buona prestazione. Ma se sono competitivo e sorrido ogni giorno, i compagni mi seguiranno e proveranno ad essere come me. Non sono il ragazzo che parla di più a tavola, ma parlo prima di ogni partita cercando di trasferire energia positiva. Se vuoi vincere devi avere una mentalità positiva. Inoltre, con la mia esperienza di vita, come posso non essere felice dopo tutto quello che ho passato?”

Dicono di lui:

“Romelu non l’ho mai allenato, ma l’ho conosciuto bene. La prima cosa che mi ha colpito di lui era la sua compostezza. Salutava tutti quando arrivava al campo, anche chi non conosceva. Abbassava leggermente la testa e ti stringeva la mano. Era composto, puntuale, educato. Mai fuori posto, mai una voce alzata”

Massimo Sarcì, Direttore tecnico presso Progetto giovani Rsc Anderlecht

“Romelu ha grande personalità ed è un grande giocatore. È normale che voglia sviluppare sempre di più la sua carriera, ha sempre segnato in ogni squadra. Penso che il suo passaggio all’Inter sia frutto della sua ambizione”

José Mourinho

“Lukaku è entrato nel mondo Inter nel migliore dei modi, con grande umiltà. È un gigante buono, un gigante col sorriso. È pronto a lavorare per la squadra”

Antonio Conte

“È un numero 9 unico, forte fisicamente. È importante per ogni squadra avere un centravanti che raccolga tutte le sue qualità. Romelu dribbla, porta palla e soprattutto segna. Ci sono centravanti che sanno fare una cosa sola per cui nessuno gli chiede di fare altro, la forza di Romelu invece è che può sempre far qualcosa di diverso. È un cannoniere camaleontico, ha sempre segnato in tutte le squadre e ora è pronto a vincere un titolo all’estero. Quando si mette una cosa in testa la ottiene”

Roberto Martinez, ct del Belgio

Il servizio sarà pubblicato domani sul numero 21 di “Napoli”