COPERTINA

Renato Carosone e la sua musica immortale

Giovedì la Rai trasmetterà il film dedicato ad un uomo coinvolgente nella sua naturale verve artistica ed alla sua musica

di Giovanni Gaudiano

L’attesa sta per finire. Giovedì 18 marzo in prima serata la Rai trasmetterà il film dedicato ad un uomo semplice, buono, allegro, rassicurante seduto davanti al suo piano, internazionale nella sua napoletanità, coinvolgente nella sua naturale verve artistica ed alla sua musica: Renato Carosone.
Non vuole essere e non sarà una biografia completa. Sarà invece il racconto di un sogno diventato realtà, di sacrifici diventati concretezza, di amicizia cementata nel tempo con sullo sfondo Napoli, la sua Napoli.
Il napoletano è coriaceo come dice un vecchio detto, dimagrisce ma resiste ed alla fine lo trovi sempre pronto a proporre la sua idea, la sua fantasia, la sua ricchezza culturale certificata dal tempo e dalla capacità di assorbire tanto i venti del nord quanto l’effluvio caldo proveniente dal continente africano.
Carosone era magro, era un napoletano tipico con un volto sempre maturo, sin da giovane, capace di coinvolgere il pubblico ma soprattutto capace di esportare il buonumore. Sentirlo cantare, vederlo con la sua band esibirsi era il miglior ritrovato per la malinconia che ha la sua presenza nella vita di ognuno.
Era stato in Africa e poi in America. Aveva girato tutta l’Italia, il mondo, e ovunque andasse sembrava essere sempre a suo agio.

Ebbe la capacità di pensare la nuova stagione della canzone napoletana senza mai dimenticare la tradizione e la bellezza di parole poetiche messe in musica che hanno fatto e rifatto e fanno ancora oggi il giro del mondo.
Renato Carosone è stato anche l’artista capace a 39 anni, all’apice del successo, di staccare la spina ritirandosi e lasciando tutti a bocca aperta per lo stupore. Volendo per un attimo pensare al presenzialismo nello spettacolo di oggi, il gesto di Carosone appare incomprensibile.
Eppure fu proprio lui a spiegarlo, anni dopo, quando Bernardini lo convinse a rientrare ripartendo proprio dalla sua Bussola.
«Ero stato in America. Avevo sentito i Platters. Mi sembrava che stesse avanzando una nuova musica e pensai che forse avevo concluso la mia storia, che la mia musica fosse superata».
Parole semplici. Pensieri razionali. Forse l’artista voleva anche restare un po’ di più in famiglia. Al rientro Carosone raccontò che aveva passato molto tempo continuando a studiare il piano, scrivendo musica, viaggiando con accanto sempre la sua adorata Lita. Fu un successo. Non poteva essere altrimenti.
Il suo ritorno, che poteva rappresentare un passo all’indietro, una sorta di amarcord, fu invece la ripresa di un discorso solo accantonato. Il rientro di Renato Carosone fu al tempo stesso una gioia e la conferma che non avesse mai davvero lasciato il mondo della musica.

Qualcuno forse ne approfittò ma a lui poco importava. Per un napoletano verace come lui non contava tanto l’interesse personale in quello che faceva ma la capacità di sentire le vibrazioni positive che il pubblico ti trasmette. Quelle che fanno alzare in piedi gli spettatori non perché il tuo nome, il tuo curriculum è altisonante o per i riconoscimenti vinti qua e là, ma perché in quel momento hai bisogno di dimostrare il tuo coinvolgimento in qualche modo. Devi esprimere con il tuo corpo l’allegria di essere presente.
Quando al Teatro Mercadante gli organizzarono la serata per il suo 75° compleanno, il maestro Carosone apparve emozionato come un ragazzino e quando sul palco arrivò Lionel Hampton, un altro ragazzino di 86 anni, i due diedero vita ad una performance indimenticabile. Quella sera Carosone inviò un messaggio preciso a tutti: la musica è universale, il genere musicale non la divide. Possono convivere Jazz, Swing, Blues etc., soprattutto poi se lo fai cantando in napoletano. La musica in fondo a ben osservare ha una caratteristica potente: unisce, non divide. È stata ed è un mezzo per superare certe incomprensioni, certe diversità. È stata ed è anche utilizzata a fini commerciali come qualunque attività ma l’effetto coinvolgente rimane sempre presente. Carosone lo aveva capito, ebbe solo il timore di non potersi più migliorare ed allora preferì lasciare il suo patrimonio creativo al massimo livello. Poi ci ripensò quando comprese che nonostante gli anni trascorsi la sua musica piaceva anche ai giovani, a quelli che non lo avevano conosciuto ed allora decise di ritornare per dare anche a quelli la possibilità di ricordarlo bene, associando le sue musiche al suo volto, al suo pianoforte, al suo sorriso.

pubblicato su Napoli n.35 del 13 marzo 2021