TESTIMONE DEL TEMPO

Quella volta che Diego fece un gol mondiale

La storia di tanti incontri, di incroci e il ricordo del grande Diego, autore di uno dei gol più belli che ancora oggi non si dimentica

di Mimmo Carratelli

Toh, il Brescia dei gemelli Filippini, Emanuele 1,67 e Antonio 1,68, piccoli furetti di un calcio lontano che ebbero l’onore e il piacere di giocare fianco a fianco con Pep Guardiola, 2001-2003, proprio lui, il Pep, che a trent’anni arrivò al Brescia ruspante di Carletto Mazzone perché voleva giocare con Roberto Baggio, il suo idolo.

Quel Brescia di Roberto Baggio, il delizioso inarrivabile putto vicentino che passò dalla Fiorentina alla Juventus per 25 miliardi (1990) e dalla Juventus al Milan per 18 (1995) e, a fine carriera, lui il sommo artista di Caldogno, finì in provincia per guadagnarsi l’ultima convocazione in nazionale che però non ebbe dopo avere giocato in tre Mondiali. Quel Brescia di Baggio e Guardiola noi del golfo azzurro non lo vedemmo mai perché, sul punto di affogare, annaspavamo in serie B fra Ferlaino, Corbelli e Naldi, e finì in fallimento, mentre il Brescia giocava magnificamente in serie A, a metà classifica, e Andrea Pirlo vi disegnava le prime traiettorie magiche a ventidue anni. Toh, il Brescia e Brescia, la città dove è nato Ottavio Bianchi, figlio di un tipografo, perciò a noi più caro, e amico, Brescia la leonessa d’Italia perché resistette agli austriaci (1849), la squadra bresciana anch’essa leonessa contro il Napoli capace di resistere agli azzurri 14 volte in trentasei scontri in serie A, 14 pareggi che fanno il paio con le 14 vittorie del Napoli (e 8 sconfitte).

Un osso duro il Brescia, compagno degli azzurri in nove campionati di serie B, uno proprio trionfale (1964-65) con Brescia e Napoli promossi, quel Napoli dell’indimenticabile petisso Pesaola che alla maglia azzurra, da giocatore e da allenatore, ha dato il cuore e di più, e Faustinho Canè fece il cannoniere (12 gol) per la promozione.

Emanuele e Antonio Filippini

Una storia a singhiozzo col Brescia per i saliscendi delle due squadre, una storia che cominciò negli anni Trenta col Napoli di Ascarelli e Garbutt, e Vojak prendeva a pallate le “rondinelle”, tre gol persino a Giuseppe Peruchetti, della provincia bresciana che giocava anche in nazionale. Ma il capolavoro resta quello di Maradona (e chi se no?) il 14 settembre 1986, Diego fresco campione del mondo in Messico. Alla vigilia della partita, l’allenatore dei bresciani Giorgi anticipò: “Gol come Maradona li ha fatti agli inglesi e ai belgi al Mondiale, in Italia con le difese chiuse se li sogna”. E, invece, andammo a Brescia e il pibe lo smentì, ripetendo il prodigio messicano. Quasi alla fine del primo tempo, Diego accarezzò col petto il lancio di Bagni spalle alla porta, finse di andare al centro e si spostò a sinistra dribblando in dieci metri tre difensori bresciani e infilando di grazia il portiere Aliboni. Ovazione. Fu la prima partita di quel campionato (1986-87) che portò a Napoli il primo scudetto.

Ora arriva un Brescia pimpante. L’imprenditore agricolo cagliaritano Massimo Cellino, per vent’anni presidente del Cagliari, dopo le avventurose sortite in due club inglesi, ha preso il Brescia nel 2017 per 6,5 milioni di euro in serie B portandolo in A. Sulla panchina Eugenio Corini, un bresciano di provincia, che avemmo a Napoli, filiforme ed elegante centrocampista, nel campionato 1993-94, con Lippi allenatore e orgogliosa qualificazione in Coppa Uefa. Corini giocò solo 14 partite. Aveva un bel tiro “da fuori”, ma non fece mai gol. Il gioiello della squadra è l’attaccante Alfredo Donnarumma, 29 anni, di Torre Annunziata, ex Empoli. Il Brescia ha buoni giocatori, l’attaccante francese Ayé, 22 anni, dal Clermont per 2,5 milioni, il gigantesco portiere finlandese Joronen dal Copenaghen (26 anni, 1,97) e, negli ultimi giorni di mercato, ha fatto un colpo dietro l’altro riportando Balotelli in Italia, che dopo la squalifica potrà scendere in campo al San Paolo, Matri e Romulo.

Sarà la terza partita di campionato al San Paolo, lo stadio finalmente disponibile dopo i lavori di ristrutturazione che hanno riguardato gli spalti, gli spogliatoi e i servizi che hanno costretto il Napoli a giocare in trasferta le prime due gare di campionato. Il Napoli è ancora accreditato come sfidante della Juventus per lo scudetto, affiancato quest’anno dall’Inter di Conte e Lukaku. Gli azzurri giocheranno per la ventitreesima volta alle 12,30. La partita all’ora del ragù porta bene agli azzurri: 15 vittorie, 3 pareggi, 4 sconfitte. Mai contro il Brescia sinora. Ed è Mertens il cannoniere di mezzogiorno con 10 gol segnati. 

pubblicato su Napoli n.15 del 28 settembre 2019

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