/ L’EDITORIALE

Quei minuti di silenzio allo Stadium

Il Napoli va sotto per i suoi errori. Ancelotti modifica la squadra che recupera il risultato, poi una sfortunata autorete vanifica tutto

di Giovanni Gaudiano

Parole, tante parole. Immagini, tante immagini. Giudizi sommari, i soliti.

Carlo Ancelotti, nonostante la sua visibile contrarietà per quanto si era visto durante la partita, ha forse detto l’unica cosa giusta sulla quale riflettere attentamente. “Non sarei stato contento anche se la partita fosse terminata sul 3 a 3”. Il tecnico è rimasto deluso dalla prestazione della sua squadra, che ha concesso alla Juve di portarsi in largo vantaggio senza sfruttare le possibilità che il campo stava palesando. Si tenga presente che gli elogi sulla grande prima ora dei bianconeri da parte di tutti gli addetti ai lavori sono come sempre esagerati e fuori luogo. La Juventus ha potuto sfruttare gli ampi spazi concessi dal Napoli ancora incapace di tenere la squadra corta per una serie di fattori che saranno oggetto di altro intervento. Gli stessi spazi che il Napoli, pur avendo a disposizione, non ha saputo cogliere per avvantaggiarsene. Ancelotti è stato chiaro, chiarissimo.

La squadra ed alcuni interpreti devono crescere. Uomini su cui si fonda il progetto sono apparsi fuori forma e per la prima volta abbiamo potuto assistere a dei cambi che avevano sovvertito l’esito della gara perché va detto che sin dal primo minuto del secondo tempo il Napoli è apparso un’altra squadra, dove soprattutto la fase offensiva mostrava ben altra consistenza rispetto ai primi 45’.

C’è da lavorare tanto. C’è da sistemare la fase difensiva che, va detto, risente di un carente filtro del centrocampo, zona dove qualcuno è fuori condizione. Sette reti in due partite sono un’enormità per una squadra che intende competere al vertice. A questo proposito, una riflessione che lascia tanta amarezza è quella di pensare di avere segnato tre reti allo Stadium senza che questo abbia significato punti. Ora Ancelotti potrà lavorare sin da martedì su quelli che resteranno in sede, pochi. Ci saranno Koulibaly, Milik e Llorente che potrebbero mettersi in linea con quelli in migliore condizione. La ripresa del campionato e l’avvio della Champions dovranno vedere in campo da subito una squadra più equilibrata, capace di ridurre gli spazi agli avversari e più rapida come in alcuni momenti del secondo tempo di Torino.

Il finale è dedicato all’inqualificabile pubblico di Torino. Chi avrà la compiacenza di leggere sappia, se non lo sa già, che tra quei presenti vi sono moltissimi figli di meridionali. È bastato mettere a segno il primo gol, quello di Manolas, per asciugare la gola a chi cantava motivi non propri e sul pareggio qualcuno avrà pensato addirittura di gettarsi dagli spalti.

Torino è una bellissima città dove oggi si produce poco. Ha qualche monumento per la presenza dei Savoia. Detiene ancora un potere economico dovuto soprattutto al passato ma dal punto di vista dell’educazione e della civiltà da anni sta facendo dei passi all’indietro evidenti. Se proprio dobbiamo trovare un sorriso, ringraziamo il Napoli per aver zittito quei cori e per aver dato ancora una volta una lezione di stile, vedasi le interviste del tecnico e dei giocatori azzurri. A proposito ma lo stile Juventus, di cui tanto parlava l’avvocato Agnelli, esiste ancora?

pubblicato su Napoli il 01 settembre 2019