/ TESTIMONE DEL TEMPO

Quando Zoff passato alla Juve mi offrì un piatto bianconero

Cinque anni alle falde del Vesuvio per il portiere goriziano di Mariano del Friuli, che volentieri sarebbe rimasto a Napoli

di Mimmo Carratelli

L’ultimo giorno di febbraio, Vinicio ha spento 87 candeline e Dino Zoff, nella sua casa romana, ne ha spente 77. Il vecchio, brontolone friulano, quanti ricordi! Il portierone mai spettacolare, ma essenziale, campione del mondo a 40 anni dopo avere inchiodato sulla linea di porta il colpo di testa del brasiliano Oscar aprendo la strada, con i gol di Pablito, alla finale di Madrid sotto la pipa di Pertini e davanti al viso ancora più scavato dall’emozione di Enzo Bearzot, l’altro friulano, artefice di un campionato memorabile con la squadra azzurra più bella.

Cinque anni napoletani, dal 1967 al 1972, per Dino Zoff, 143 presenze di cui 141 di fila mentre invecchiavano in panchina Pacifico Cuman, un pel di carota di Varese di sette anni più anziano di Zoff, e Marcello Trevisan, un vicentino di Pontecchio, alto appena 1,73, che riuscì a giocare sette partite perché il Dinosauro si fermò per un infortunio. Capitò a metà marzo del 1972 quando, in allenamento, Zoff mise il piede in una buca. Frattura del perone, 40 giorni di gesso.

Goriziano di Mariano del Friuli, classe 1942, Zoff era costato al Mantova 30 milioni nel 1963 dopo che aveva giocato due anni a Udine. Quattro anni dopo il Napoli lo prese dal Mantova per 120 milioni dando anche il portiere Bandoni.

Dino Zoff al Napoli

Zoff debuttò al “San Paolo” in un’amichevole contro l’Independiente con parate prodigiose. Fu battezzato “Nembo Kid”. “Che esagerazione” commentò. Serio, silenzioso, con due grandi mani, diceva: «Sono un uomo dei campi, sono un contadino, parlo poco. Da ragazzo mi sono già sentito un uomo di mezza età».

Fu ceduto alla Juventus in cambio di Carmignani più 320 milioni. Andai a trovarlo a Torino alla vigilia della partita che il Napoli di Vinicio perse 1-2 col gol decisivo di Altafini, passato anch’egli alla Juve dopo gli anni azzurri, e Zoff parò un gran tiro di Juliano quando il match era sull’uno a uno.

La moglie Anna aveva nostalgia di Napoli, della bella casa in via Petrarca spalancata sull’azzurro del golfo. Dino mi disse: «Mi sarebbe piaciuto restare a Napoli. Non ho fatto nulla per passare alla Juve. Hanno fatto tutto gli altri». Mi raccontava: «Con le mani che ho, se non avessi fatto il portiere di calcio, avrei fatto il contadino. Avrei potuto fare anche il motorista.

Mi piaceva e le mani erano buone per farlo. I motori mi sono sempre piaciuti e mi sono sempre piaciute le mani sporche di grasso che frugano nei cuori delle macchine. Ho lavorato in una officina, a Mariano, il mio paese.

Lavoravo per trentamila lire al mese, per il resto mi buttavo nel calcio. Mangiavo più mele che il resto. Non c’era tanto da scialare a quei tempi».

A pranzo, Dino mi fece uno scherzo dicendo alla moglie di preparare un piatto speciale per me. Quando il piatto arrivò in tavolo mi accorsi che si trattava di pesce in bianco e olive nere. I colori della Juventus!

pubblicato su Napoli n.5 del 20 gennaio 2019