CURIOSITA’

Quando una passeggiata diventa una lezione di psicologia

I peripatetici apprendevano i significati filosofici della vita passeggiando con i loro maestri… a Napoli lo si fa anche da fermi

di Marina Topa

Qualche settimana fa, ancora sotto shock per il timore del contagio Covid, mi fermai alla fermata dell’autobus senza l’intenzione di aspettarlo davvero … approfittavo della panchina per una breve sosta prima di riprendere la mia lunga camminata ma, inaspettatamente, ho appreso una lezione di psicologia che ha cambiato il mio rapporto con i rituali superstiziosi dei tifosi di famiglia di cui mi sono sempre sentita vittima. Sulla stessa panchina, ma sull’estremo opposto al mio, stava seduto un signore, anche lui con il volto coperto dalla mascherina ma non per questo intenzionato ad evitare quel minimo di public relation tipico dei napoletani: subito mi raccontò che aveva vissuto più di 40 anni in Germania ed era tornato qui, nella sua Napoli, giusto due anni fa e Napoli, si sa, è lo scenario di opere teatrali di grande spessore artistico e soprattutto umano!
Il poverino non mi risparmiò tutta la sua sofferenza durante il lockdown… proprio ora che aveva ripreso a sorridere alla vita, perché davvero gli bastava quell’oretta di passeggiata quotidiana per comunicare con chi lo capiva perché “teneva ‘a stessa cervella” era arrivata la batosta!
“Signora, non fa niente che dobbiamo aspettare ‘o pulmann! Quanno state lontano vi manca pure questo … oggi però ‘nu poco m’ ‘ncazzo perché se faccio tardi non ce la faccio a fare ‘na partitella a scopa con mio nipote prima della partita!”
– “Fossero tutti questi i guai, proprio in questo momento! La fate dopo!” – mi è scappato di dire mentre toccavo insofferente la mascherina – “magari vi divertite pure di più, con calma…”
– “E voi pure avete ragione signora! Ma oggi ‘o pulmann deve arrivare presto perché alle 19 inizia la partita e se non facciamo almeno ‘na partitella con mio nipote porta male!”

– E già! Mo’ secondo voi se il Napoli vince o perde dipende da quello che fate voi! … le stesse scemenze in cui credono a casa mia: se non si rispetta tutto un rituale la squadra perde … voi vi credete troppo importanti!” – aggiunsi ridendo ma il signore, a dire il vero con molto garbo ma anche molta serietà mi dette la sua lezione:
– No signora cara, non ci crediamo importanti! E’ che noi il Napoli lo amiamo! I genitori che fanno per amore dei figli? Tutto quello che possono per stare tranquilli con la coscienza apposto che hanno usato al 100% le loro forze per il loro bene! Per il Napoli è la stessa cosa; il tifoso vero deve partecipare come può, e se può farlo facendo delle scemità, come dite voi, l’addà fa’: è un atto d’amore! Specialmente ora che quei poveri guaglioni (riferendosi ai calciatori) sono soli sul campo per colpa ‘e ‘stu maledetto virùs!
Subito mi sono venuti in mente i racconti scambiati con delle amiche a proposito di tutti i vincoli familiari legati all’imminenza di una partita del Napoli: chi ha iniziato il travaglio in silenzio fino alla fine della partita, chi deve fare attenzione ai cibi da preparare, chi ha organizzato il viaggio di nozze in base agli incontri calcistici, chi si è perfino inimicata il padre per aver lasciato il fidanzato prima della partita, provocando un’ alterazione del rituale propiziatorio, chi deve stare attenta all’abbinamento dei colori degli abiti … Donne, amiche, ascoltate bene non viviamo situazioni da vittime bensì COMPIAMO SOLO ATTI D’AMORE!!!

pubblicato il 13 agosto 2020