LE STORIE

Quando lo Stabia divenne Campione nel ‘45

Forse non tutti sanno che la squadra di Castellammare può vantare anche il titolo di Campione dell’Italia Liberata

di Bruno Marchionibus

Pochi mesi dopo la vittoria del titolo dell’Alta Italia da parte dei Vigili del Fuoco di La Spezia anche al Meridione il pallone tornò a rotolare sui campi, ed anche in questo caso una squadra partita in sordina balzò agli onori della cronaca aggiudicandosi un torneo poi mai riconosciuto in via ufficiale dalla FIGC.
È il gennaio del ‘45. Nel Nord della Penisola le formazioni partigiane combattono eroicamente l’invasore tedesco, mentre gli Alleati si preparano a dare l’assalto definitivo alla Linea Gotica, che avrà luogo in primavera. Nel Sud ormai liberato, invece, tra mille problemi si può finalmente tornare a parlare di sport, con l’organizzazione di tornei regionali. Il più importante di questi è quello campano, a cui partecipano dieci squadre, tra le quali le più blasonate sono il Napoli e la Salernitana, entrambe, prima della separazione dell’Italia in due, militanti in Serie B.
Il livello del campionato, tuttavia, è tenuto alto anche da altre compagini, che a causa degli eventi bellici si sono rinforzate con giocatori che prima del conflitto erano in forza a squadre del Centro-Nord. Ci sono, ad esempio, i nerostellati della Frattese, con l’ala ex Lazio Busani ed il centravanti Nicolosi, il primo italiano cresciuto in Libia ad aver esordito in massima serie. E poi c’è lo Stabia del presidente Benedetti e dell’allenatore Lenzi, che in campo può contare sul formidabile attaccante Romeo Menti, a cui oggi è intitolato non solo lo stadio di Castellammare ma anche quello di Vicenza, e che qualche anno più tardi, il 3 maggio 1949, sarà l’ultimo giocatore del Grande Torino ad andare a segno, su rigore contro il Benfica, qualche ora prima della tragedia di Superga.
Il torneo si disputa, per forza di cose, tra spostamenti non sempre agevoli e su campi non sempre del tutto regolamentari. Basti pensare che, se la Salernitana ebbe modo di giocare le proprie gare interne sull’ex campo del “Littorio”, poi rinominato Stadio Donato Vestuti, rimasto miracolosamente intatto nonostante Salerno fosse stata teatro dello sbarco alleato che coinvolse le spiagge dal capoluogo campano fino a Paestum, il Napoli era stato privato dell’Ascarelli, primo stadio di proprietà della storia del calcio italiano distrutto dai bombardamenti alleati, e si trovò così a dover scendere in campo nel recinto dell’Orto Botanico.

Nonostante intoppi e complicazioni, ad ogni modo, il campionato comincia e va avanti, e vede sin da subito contendersi il titolo assieme alle due favorite la squadra di Castellammare, guidata dal capitano Dario Ciccone. Nel match di cartello tra azzurri e granata, in particolare, succede l’incredibile: il direttore di gara, signor Demetrio Stampacchia, sul punteggio di 1 a 1 fischia un rigore per il Napoli, ma i tifosi salernitani, inferociti, invadono il campo e l’arbitro per non avere la peggio deve addirittura fingersi morto approfittando di un colpo d’arma da fuoco sparato in aria. La CAF, in primo grado, assegna la sconfitta a tavolino alla Salernitana, che al termine del campionato sarebbe così due lunghezze dietro lo Stabia capolista. In un gioco di ricorsi e contro-ricorsi all’italiana, tuttavia, quel campionato, che per la cronaca vede Italo Romagnoli del Portici laurearsi capocannoniere con 18 centri, sarà assegnato sì agli stabiesi, ma in tribunale. I granata, infatti, vedono accolto il proprio ricorso, appaiandosi con i ragazzi di Castellammare in testa alla classifica; a quel punto per l’assegnazione del titolo si deve ricorrere ad una gara di spareggio, ma lo stesso Stabia ricorre per ribaltare il risultato dell’incontro con la Frattese, perso ma condizionato da gravi disordini sugli spalti. La giustizia sportiva, poco prima del match di spareggio, dà ragione alla società del presidente Benedetti, e così, in piena estate, lo Stabia è Campione, e può festeggiare quello che è il punto più alto della sua storia sportiva.
Quel torneo del ‘45, ancora ad oggi, è considerato dai tifosi di Castellammare il Campionato dell’Italia Liberata, e quel titolo un vero e proprio Scudetto. Analogamente a quanto avvenuto per i Vigili del Fuoco di La Spezia al Nord, tuttavia, anche in questo caso la FIGC non riconosce quella vittoria in via ufficiale nei suoi almanacchi. L’auspicio, però, ed a tal fine nella cittadina campana sono sorte negli anni numerose associazioni, è che come avvenuto per la compagine ligure la Federazione possa quantomeno attribuire a quell’impresa un valore onorifico che, seppur non la faccia considerare come “Scudetto” in via formale, la equipari sostanzialmente ad esso.

pubblicato il 30 marzo 2020