L’EDITORIALE

Ora De Laurentiis non può più nascondersi

Decisioni difficili, protocolli snervanti, sindacato invadente e poi i soliti padroni delle ferriere

di Giovanni Gaudiano

È vero, il calcio italiano riapre i battenti.
Il paese cerca di mettersi alla spalle un momento inaspettato, delicato, sicuramente complicato da superare sotto l’aspetto economico-finanziario. L’organizzazione dello Stato è stata messa a dura prova e nei prossimi mesi bisognerà lavorare molto e bene per permettere alle varie attività di riprendere il cammino interrotto.
In questi mesi si sono evidenziati alcuni profondi mali che affliggono la società italiana: l’eccesso di presenzialismo, la farraginosa burocrazia, la litigiosità politica come pane quotidiano e l’invadente presenza di una pletora di esperti di dubbia qualità che hanno monopolizzato l’informazione senza fornire al paese una giusta e reale informazione. Come ovvio, il mondo del calcio non si è sottratto all’attiva partecipazione a questo modo di essere che ha francamente stufato.
Dichiarazioni al veleno, divisioni prima ampiamente diffuse e poi ritrattate, veti da parte di chi pensa di utilizzare la carica sindacale per altri motivi, società divise da ragionamenti limitati, i politici, a partire dal ministro, che hanno parlato del calcio in modo superficiale ignorandone l’importante peso economico legato a tutto quello che gravita attorno all’intero mondo calcistico.
Poi dalla Germania è partito il segnale. Qualcuno potrebbe dire che in quel paese l’epidemia sia stata affrontata meglio. Ma la stessa Inghilterra e la Spagna dove i dati sono simili a quelli italiani non hanno perso tempo nell’annunziare la ripresa della Premier e della Liga. La Serie A comunque alla fine riprenderà ma i nodi da sciogliere sono ancora sul tavolo del presidente Gravina, forse l’unica persona, tra quelli che contano, che ha sempre tenuto un atteggiamento prudente e professionale alla ricerca della migliore risoluzione per tutti.

Fritz Keller

Le date della ripresa del campionato sono state decise ma per quanto riguarda le due semifinali di Coppa Italia persistono resistenze, perplessità e opposizioni coperte da richieste evidentemente pretestuose.
È singolare, ma allo stesso tempo emblematico, che tutto parta da Torino e Milano, due zone inusitatamente molto colpite dal contagio, due città che continuano a pensare di essere il centro del paese e quindi di poter gestire il mondo del calcio a loro piacimento.
La Juventus, l’Inter ed il Milan appartengono ad un potere logoro che, nel caso delle milanesi, neanche i capitali stranieri hanno saputo aggiornare. Il presidente Gravina sin dall’assunzione del suo mandato ha lanciato messaggi che il calcio va riformato partendo proprio da questa pregiudiziale anacronistica. Ma il suo lavoro non sarà facile.
Ora però l’occasione è propizia. Forse si può avviare una piccola rivoluzione che, crescendo piano piano, possa diventare grande. Forse si può dare allo sport, partendo dal calcio, il giusto valore anche in termini economici. Forse si può anche iniziare a far capire che tutto lo sport non può comunque prescindere dal valore dell’agonismo.
Ieri doveva essere una giornata felice per la prospettiva che vede il calcio, disciplina trainante nel bene e nel male per tutto il movimento nazionale legato allo sport, riprendere il proprio cammino. Ed invece ancora polemiche, ancora chiacchiere da bar, ancora ripicche, minacce di mandare in campo seconde linee.
Sembra in alcuni casi di essere ritornati all’asilo.
Mentre in Italia si sono fissate delle date ancora da venire e si discute sugli orari delle gare e sui giorni nei quali giocarle, in Germania hanno già completato quattro giornate di Bundesliga e sia l’Inghilterra che la Spagna riprenderanno prima di noi.
Quando smetteremo di pensare di essere i primi della classe ora che non lo siamo più da tempo?

pubblicato il 30 maggio 2020