L’INTERVISTA IMPOSSIBILE

Quando Boskov ci regalava un sorriso

Sarebbe stata una sfida speciale per il grande Vujadin, che ha saputo entrare nel cuore di entrambe le tifoserie

di Giovanni Gaudiano

Oggi sarà Napoli – Sampdoria. Sono molti gli uomini, gli episodi che uniscono le due squadre, tante le coincidenze, gli incroci ma di sicuro c’è un personaggio che ha saputo ritagliarsi uno spazio importante nel cuore delle due tifoserie e soprattutto è riuscito a lasciare la sua impronta alla guida delle due squadre: Vujadin Boskov. Qualcuno penserà/dirà che a Napoli non ha vinto nulla mentre a Genova è riuscito a portare la Samp allo Scudetto, alla Supercoppa italiana, alla finale di Coppa dei Campioni, alla vittoria in Coppa delle Coppe per non parlare delle due Coppe Italia, conquistate con lo slavo alla guida, che i blucerchiati hanno in bacheca. È il solito errore. Vincere è importante ma è altrettanto importante lasciare un’impronta, rivitalizzare un ambiente sonnecchioso, infondere entusiasmo, valorizzare giocatori considerati oramai prossimi alla pensione o giudicati non all’altezza della squadra in cui giocano.

Caro Vujadin, ci parli un poco del calcio d’oggi, di quello che si gioca poco alla domenica e che si segue più in televisione da casa che sugli spalti degli stadi, soprattutto in Italia?

«È tutto cambiato. I giocatori sono dei grandi atleti, corrono molto ma spesso non curano la tecnica. Le rose sono enormi: come potrei oggi dire “squadra che vince non si cambia!” Tutti quelli che restano in panchina mi farebbero la guerra. E poi la cosa che proprio non va bene è questo VAR. “Rigore è quando arbitro fischia”, senza quella diavoleria tecnologica che blocca la partita, che ti fa addormentare e che poi alla fine lo stesso non mette tutti d’accordo».

Mister ma allora lei oggi non potrebbe allenare?

«Niente affatto. Io allenerei comunque, proprio per tutte le cose che ho detto prima. Anzi vincerei di più perché oggi la comunicazione è diventata più importante della preparazione, degli schemi di gioco, delle tecnica individuale e tutti sapete che sono sempre stato un grande comunicatore».

Senta sig. Boskov, quale giocatore di oggi porterebbe nella sua Sampdoria o nel suo Napoli?

«Io farei giocare sempre Mancio con Vialli, si completavano nonostante Roberto a volte avesse la testa altrove. Con due come loro puoi vincere tutto, anche oggi che il calcio è tanto cambiato. Poi si sa, io dicevo ai miei giocatori quando dovevamo affrontare la Juventus: “Loro hanno due gambe come noi, sono in undici come noi. Hanno solo l’auto in più, la Fiat, ma quella non gioca, ahahahaha”. Poi Boniperti era mio amico, era venuto a caccia con me. Era stato un grande giocatore e io l’ho sempre rispettato tantissimo».

Ma adesso sono otto anni che i bianconeri vincono lo scudetto, quasi fosse una dittatura?

«Non è una dittatura. È la classifica. “Squadra che vince scudetto è quella che ha fatto più punti” e loro sono otto anni che fanno sempre di più degli altri. Loro sanno che “un giocatore con due occhi deve controllare il pallone e con due il giocatore avversario”, quelli della Juventus addirittura di occhi ne hanno sei perché con gli altri due guardano l’arbitro».

Boskov con Ancelotti

Grazie Mister. Lei è stato un giramondo ed un grande calciatore, uno capace di giocare a centrocampo alla maniera danubiana con l’estro dei brasiliani. E poi si è seduto su tante panchine dove ha dimostrato le sue capacità, come quando l’hanno chiamata a Coverciano per insegnare al corso allenatori. Sentiamo tutti la sua mancanza, anche se siamo convinti che non avrà smesso di canzonare un mondo, come quello del calcio, che spesso si prende troppo sul serio. Noi la ricordiamo per la competenza, la simpatia e la sagace capacità di sdrammatizzare come quando in un pre-partita disse: “Questa partita la possiamo vincere, perdere o pareggiare!”. Alla prossima, un caro saluto.

“Allenava gli uomini prima dei calciatori”

Salvatore Moxedano racconta Boskov

I ricordi sono ricordi. Salvatore Moxedano, un anno con il Napoli, sempre con la squadra, in campo e fuori, conserva nella sua memoria tanti aneddoti che riguardano Boskov. Ne parla come se zio Vujadin fosse ancora con noi, per questo gli abbiamo chiesto di raccontare qualcosa che ce lo faccia ricordare.

«Quando pensammo di cambiare guida tecnica per il Napoli nel campionato 1993-94, il primo nome fu il suo. Boskov aveva visto il Napoli a Genova in una partita che era finita 3 a 3, con la squadra capace di rimontare il primo svantaggio, per poi passare in vantaggio e raggiungere il pareggio solo nei minuti finali. Quando arrivò a Napoli, il suo primo pensiero fu quello di cambiare qualcosa in difesa e senza pensare a chi avesse a disposizione in quel ruolo decise che avrebbe fatto giocare Fausto Pari come difensore centrale. Lo conosceva bene, era stato con lui alla Samp, sapeva che le sue caratteristiche erano quelle di un classico centrocampista di costruzione. Boskov non esitò a cambiargli ruolo, perché prima di tutto guardava l’uomo, la sua personalità, la sua capacità di stare in gruppo e Pari lo ricambiò con un ottimo campionato. Debbo aggiungere che, quando a fine ottobre andammo di nuovo a Genova per giocare con la Samp, fui colpito dall’accoglienza del pubblico che lo applaudì per più di cinque minuti, nonostante sedesse sulla panchina della squadra avversaria, perché lo amavano esageratamente e so che ancora oggi i sampdoriani lo ricordano come uno di loro».

pubblicato su Napoli n.14 del 14 settembre 2019

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