Braca, Miceli ed Altafini

/ TESTIMONE DEL TEMPO

Quando a Roma andavamo in quarantamila

La vittoria con Braca e Sivori e il Napoli dei centomila cuori. La riscossa all’Olimpico negli ultimi due anni

di Mimmo Carratelli

Ai tempi belli ‘e ‘na vota, s’andava a Roma in quarantamila. Il tifo azzurro era passione, tutta passione. Stride il confronto con i giorni d’oggi. Tifo selezionato, competente, esigente e il San Paolo con ampi spazi vuoti. Trasferte per pochi sostenitori. Una volta, le maglie azzurre erano un sogno. Nella buona e nella cattiva sorte. Prima ancora di Maradona. Il Vomero strapieno e turbolento. Il San Paolo sino a 90mila spettatori. Il ciuccio, bardato d’azzurro, faceva il giro della pista. Gloria e baldoria. Sogni e delusioni.
Arrivò Roberto Fiore, tifo e fantasia, Altafini e Sivori a Napoli, i centomila cuori, l’indimenticabile Petisso. I magnifici anni Sessanta. Due retrocessioni e uno storico secondo posto.

2 ottobre 1966, Roma-Napoli, eravamo in quarantamila all’Olimpico. Il Napoli (2-0) avrebbe potuto vincere di goleada. Sivori colpì due traverse. Quattro almeno le altre occasioni per fare centro. Fu il pomeriggio di gloria di Paolino Braca, 22 anni, abruzzese di Giulianova, che giocava all’ala sinistra. Portò in vantaggio il Napoli col suo primo e unico gol in serie A, una rete spettacolare dopo appena cinque minuti di gioco. Sul cross di Totonno Juliano, stoppò di sinistro e scaraventò il pallone, al volo di destro, nella porta di Pizzaballa. Il raddoppio lo segnò Sivori con un diabolico pallonetto all’incrocio dei pali dopo un’ubriacante azione Juliano-Sivori-Orlando. Omar sul punto di cadere in area scodellò quasi da terra la sua magia tra due difensori.

Le partite con la Roma hanno avuto sempre un sapore particolare. Michele Mottola, grande giornalista napoletano che fu per quarant’anni redattore capo al “Corriere della sera”, quand’era ancora al “Mezzogiorno sportivo”, settimanale illustrato che a Napoli si stampava dal 1923 e aveva i balconi della redazione che affacciavano su Piazza Trieste e Trento, inventò un titolo rimasto famoso: “Una vittoria che vale un campionato” riferendosi proprio a un successo sulla Roma.

Maradona con Bianchi

Ventimila all’Olimpico col Napoli di Maradona. Memorabile l’1-0 di Diego nell’anno del primo scudetto. Era il 26 ottobre 1986: Maradona in dubbio fino all’ultimo per problemi muscolari, poi gioca, quasi da fermo, ma dispensa colpi geniali. Di fronte la Roma di Eriksson. La partita segnò il debutto di Francesco Romano, napoletano di Saviano, “Tota” come lo chiamò il pibe perché, riccioli neri e faccia da bravo ragazzo, somigliava a un giocatore argentino con quel nome. Fu la trovata di Ottavio Bianchi che escluse Carnevale. Il Napoli di Diego aveva finalmente quel regista di centrocampo che gli mancava, scovato da Pierpaolo Marino che lo prese dalla Triestina per due miliardi. Fu un assist geniale di Giordano a mandare in gol Maradona che realizzò con due tocchi magistrali davanti a Tancredi. Era la “magica Roma” che giocava per lo scudetto, ma finì a metà classifica.

Gli anni Settanta sono stati i più propizi agli azzurri sul campo della Roma (due vittorie e sette pareggi dal 1973 al 1982). Una buona serie anche all’inizio degli anni Novanta: sei anni di imbattibilità (una vittoria e cinque pareggi dal 1989 al 1995).
Con De Laurentiis, due vittorie, tre pareggi, sei sconfitte. Il pirotecnico 4-4 del 2007, appena tornati in serie A. In gol Lavezzi, Hamsik, Gargano, Zalayeta. Negli ultimi due anni, le vittorie con Sarri, 2-1 con doppietta di Mertens; 1-0 col gol di Insigne, dopo una serie di cinque sconfitte e tre pareggi intervallati dall’unica vittoria con la doppietta di Cavani.

Fiore e Pesaola

Fuori Di Francesco, ritroveremo Claudio Ranieri dal bel profilo di Giulio Cesare, romano del Testaccio, che con la Roma sfiorò lo scudetto nel 2009-10 perdendolo per due punti contro l’Inter di Mourinho. Fatale fu la sconfitta interna dei giallorossi contro la Sampdoria. Per due campionati, Ranieri ha allenato il Napoli (1991-92 e 1992-93) prendendo la squadra del dopo-Maradona. C’erano Careca, Zola, De Napoli, Ciro Ferrara, Francini. Allenava i giocatori in una “gabbia” di 35 metri per 20 per esaltarne la reattività e il gioco negli spazi stretti. Conquistò subito il quarto posto e la partecipazione alla Coppa Uefa. Nella seconda stagione, ebbe Fonseca e Thern. I tifosi si aspettavano una stagione da scudetto, ma l’inizio del secondo Napoli di Ranieri fu disastroso. La batosta al San Paolo rimediata contro il Milan di Capello (1-5), che avrebbe vinto il campionato, ne segnò la fine dell’esperienza napoletana. Eravamo alla nona giornata. Ferlaino lo esonerò e richiamò Bianchi.

pubblicato su Napoli n.8 del 31 marzo 2019