ECHI DAL SANNIO

Qual buon vento è il Benevento

La squadra giallorossa sino alla fine del campionato combatterà sempre fissando quello striscione finale che rappresenta la porta per la A

di Gigi Amati

Giallo e rosso contro gli altri colori

Qual buon vento, è il Benevento. Il Benevento che senza bussare entra nelle zone alte della classifica e ricorda a chi se ne fosse dimenticato, o abbia fatto finta di dimenticarlo, che nella lotta per la promozione c’è anche la Strega, eccome se c’è. Il giallo e il rosso si aggiungono al nero e all’azzurro del sorprendente Pisa, al bianco e al nero di un Ascoli che dopo secoli di anonimato vuol fare nuovamente la voce grossa, ovviamente al bianco e azzurro di quel Brescia che si scrive Brescia ma per ovvi motivi si legge Pippo Inzaghi, ai tanti colori diversi di Frosinone, Reggina, Cremonese, Cittadella, in attesa di Lecce, Parma, forse Spal: tante tinte, tante nuances che formano il magico caleidoscopio della Serie B, da sempre autentica cartina al tornasole dell’Italia intera, la vera rappresentazione del tricolore: dal mare ai monti, dai capoluoghi alla provincia più sana, dal grande al piccolo dal piccolo al grande in un abbraccio di tifosi e passione calcistica.

Il Benevento mostra i muscoli

Che bel vento, il Benevento che regala al suo popolo il primo refrigerio dopo tanta afa, apre, anzi spalanca le finestre della sua stagione mostrando idealmente i muscoli alla scelta compagnia che di qui a maggio combatterà, sgomiterà, farà la voce grossa, cadrà, si rialzerà, sempre tenendo lo sguardo fisso su quello striscione finale che rappresenta la porta per il ritorno in Serie A. La retta via imboccata dalla Strega è il segnale giusto per scatenare la battaglia, ma è soprattutto l’ennesima testimonianza del costante buon lavoro del presidente Vigorito, nocchiero impavido che tiene la nave giallorossa costantemente in linea di galleggiamento, anche dopo il colpo dell’immeritata retrocessione e della necessità di partire con piani ambiziosi, certo, ma tenendo ben presenti le difficoltà che anche il calcio attraversa in una stagione delle nostre vite e delle nostre esistenze che quella vita e quell’esistenza le ha messe a dura prova, le ha sottoposte a pressione e torsione, le ha piegate e strizzate aprendo loro la porta su un chissà e un chissà quando che non avevamo mai affrontato.

Vigorito nocchiero impavido

Il presidente Vigorito è sempre rimasto lì, lì dove le circostanze, la responsabilità, il senso del dovere, la passione lo hanno chiamato. Ha tenuto la testa alta dopo le bassezze subite nel finale della scorsa stagione, colpi bassi che avrebbero atterrato Tyson, ma non lui, fiero combattente con e per la Strega. Ha guardato al passato, certo, ma per prenderne esempio, non per inutili lamenti; ha guardato al presente, facendo bene attenzione ai conti e al domino delle carte e delle scadenze; ha però anche dato un occhio al futuro con il solito sguardo visionario, facendosi guidare dall’orgoglio e dalla costante voglia di sfida. È così del resto che un comandante in capo guida con saggezza l’imbarcazione: resta vigile nella bonaccia e si mostra solido nella tempesta, cuore e nervi, fegato e muscoli, dimostrando alla truppa che lui è lì con loro, davanti a loro, in mezzo a loro.

Fate largo e spalancate le finestre

Naturalmente il bello e il difficile devono ancora venire, la stagione è ancora in fasce e i conti, come sempre accade con la B, si faranno alla fine del lungo viale fatto di sfide e duelli, di trasferte delicate e complesse gare casalinghe, di salite e discese, di spifferi e correnti, schiaffi e sorrisi, affanni e sospiri, sussurri e grida. Su questo, tranquilli, vigilano Foggia e Caserta, mente e braccio di un progetto giallorosso che viaggia con sapienza e costanza, con attenzione e prudenza ma senza rinunciare agli slanci, agli assalti, al coraggio, alla faccia truce che un’aspirante promossa deve avere e mostrare ai rivali, tutti, senza sconti. In attesa dell’atteso faccia a faccia con Inzaghi, una sfida fatalmente nei pensieri e nei cuori di tutto il popolo della Strega, intanto è riapparso dalle nebbie estive Lapadula, il bomber con la faccia da pugile, il gringo che ha fatto al contrario il percorso del libro Cuore: dalle Ande agli Appennini, dal Cile all’Italia, dal Sudamerica a Benevento. Ha messo da parte il dispiacere di aver perso la Serie A, ha accantonato la rabbia per tanti attaccanti che in A giocano e non sono certo più degni di lui di salire su certi palcoscenici, ha fatto di tutto questo il carburante giusto per riaccendere i motori e tornarci, in A, con il Benevento, lo stregone e la Strega, con quella maglia e insieme a quella gente che da sempre è abituata a conquistarsi tutto, senza regali: perché da sempre è più bello festeggiare in questo modo.
Qual buon vento, è il Benevento: fate largo e spalancate le finestre.

pubblicato su Napoli n.47 del 30 settembre 2021