L’AVVERSARIO

Quagliarella e la sua storia napoletana

Auguri di buon compleanno all’attaccante campano, prossimo avversario del Napoli ma sempre innamorato della sua terra

di Lorenzo Gaudiano

«Fu bellissimo ed emozionante il mio primo ingresso al San Paolo. Guardavo la partita ma tutto il contesto mi affascinava: i tifosi, i colori, il prato e le maglie. Mi soffermavo con attenzione sui volti, sulle espressioni che la gente faceva ad ogni azione. Non posso dimenticarle. Tra l’altro ai miei tempi c’era soltanto “90° minuto” e bisognava aspettare le sei del pomeriggio per vedere i gol, una cosa inevitabilmente fredda. Quando si andava allo stadio invece, era tutto un susseguirsi di emozioni».
Dagli spalti al campo, da spettatore appassionato a protagonista sul terreno di gioco con la maglia azzurra, un sogno diventato realtà che non ha avuto però la durata che tutti si aspettavano, compreso lo stesso Fabio Quagliarella. Nel 2009 sia per il calciatore stabiese che per la tifoseria partenopea cominciò una favola, che si tramutò nel più brutto degli incubi al termine della stagione: il passaggio alla Juventus. Fu un addio inaspettato, silenzioso, privo di una spiegazione convincente che aiutasse a comprendere le ragioni del trasferimento alla squadra rivale e maggiormente invisa al popolo napoletano. A distanza di anni, dopo la sentenza di condanna a Raffaele Piccolo, ex ispettore informatico della Polizia Postale diventato stalker di Quagliarella e tante altre vittime, lo stabiese ha ritrovato la giusta serenità per continuare la sua carriera, che sta vivendo nonostante i 37 anni come una nuova giovinezza. Beniamino ora della tifoseria doriana con la maglia della Sampdoria nel cuore, oggi Fabio calcherà nuovamente da avversario il prato del San Paolo circondato comunque dalla passione e dal calore del pubblico partenopeo, solidale con lui una volta appresi i fatti ed al tempo stesso non più ferito da quello che si pensava fosse il peggiore dei tradimenti.

Lontano da casa

«A cinque anni il mio vicino di casa, che aveva una squadra di calcio, il giorno del mio compleanno disse a mia madre: “Lo porto un po’ al campo con me”. Da quel momento non ho più smesso, continuando a giocare nell’associazione parrocchiale Annunziatella».
La storia di Fabio comincia a Castellammare, una rotta marittima di prestigio insieme a tutte le città della costa partenopea, bagnate da un mare che sin dai secoli più lontani ha rappresentato un importante vettore commerciale e in epoca più recente ha favorito la diffusione dello sport più bello al mondo in Campania. Come i viaggiatori inglesi, che hanno esportato il calcio un po’ dovunque, Quagliarella ha ereditato questa curiosità verso il mondo esterno, un desiderio irrefrenabile di uscire dai propri confini per affacciarsi su un orizzonte nuovo senza alcuna paura e con la propria patria sempre nel cuore. A dieci anni le giovanili del Torino, lontano dalla propria casa e dai propri genitori Vittorio e Susanna. Il papà lo raggiungeva nei fine settimana per averlo vicino e sostenerlo nella sua formazione, la mamma lo chiamava più di una volta al giorno per essere sicura che tutto procedesse bene. Poi Firenze, Chieti, Ascoli, Genova e Udine, un bel giro insomma, prima di fare ritorno in patria, nella sua Napoli, sempre pronta a riabbracciare i suoi tanti figli in cerca di fortuna lontano ma con il desiderio mai sopito di ricongiungersi con la propria terra.

Audentes fortuna iuvat

«Oggi vedo poco istinto negli attaccanti. Io sono il tipo che, se deve fare una rovesciata o un tiro al volo, non ci pensa due volte. Se sbaglio, amen. Vedo tanti che invece sono sempre preoccupati da quello che possono dire gli altri».
Di gol straordinari Quagliarella ne ha messi a segno tanti, anche contro la squadra azzurra. La sforbiciata dal limite dell’area in Napoli-Udinese con la maglia bianconera, il tacco volante lo scorso anno in Samp-Napoli sono soltanto alcune delle sue prodezze, frutto di un estro che non si è lasciato mai limitare dai vincoli della tattica o dalla paura di incappare in un errore. Con la sua fantasia, la sua spregiudicatezza e la sua audacia avrebbe potuto lasciare un segno diverso a Napoli, essere un leader come i vari Cannavaro, Hamsik ed Insigne e il trascinatore di una piazza che dai calciatori campani esige molto ma al tempo stesso sa regalare tanto calore e tanto amore. Fabio e la sua Napoli si ricongiungeranno lunedì allo stadio Luigi Ferraris e su di lui ci sarà la maglia della Sampdoria. Per 90’ saranno avversari ma al fischio finale si riabbracceranno, come se non si fossero mai separati.

pubblicato su Napoli n.14 del 14 settembre 2019