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Punto Nave – Le coordinate del buon gusto

I fratelli Daniele e Simone Testa raccontano la storia di questo locale a Monteruscello che ha conquistato il favore della clientela

di Lorenzo Gaudiano

«Da piccolo accompagnavo mio nonno a pescare. Lui non si immergeva con lo scafandro ma lasciando sulla barca la bombola che gli dava ossigeno attraverso un tubo fino a 15-20 metri di profondità per raccogliere frutti di mare. Il mio compito all’epoca insieme ai miei cugini era semplicemente quello di seguirlo nei suoi movimenti per fare in modo che non si perdesse oppure che gli potesse passare sopra un motoscafo. Ogni 20-30 minuti risaliva in superficie e mi portava frutti di mare di ogni tipo con un profumo diverso a seconda della zona dove si immergeva».

È Daniele Testa che racconta e che condivide uno dei suoi primi ricordi legati al mare. La passione che con il trascorrere degli anni si è evoluta, la preparazione che si è consolidata con l’esperienza e lo studio e il sostegno continuo della famiglia hanno dato origine nel tempo a quello che rappresenta oggi Punto Nave, un ristorante prestigioso per la sua capacità di conquistare il cliente a partire dalla materia prima in esposizione all’ingresso fino al design del locale, che si presta bene per ogni richiesta della clientela con i suoi séparé e i tavoli di ogni misura, il tutto costellato dal grande universo di vini che si può ammirare durante il percorso ed una volta seduti. La storia di questo ristorante di Monteruscello risale a diversi anni fa ed è un piacere poterla raccontare attraverso le parole pacate di Daniele, che ama parlare di questa storia anche perché in questo modo finisce per parlare, oltre che di se stesso, anche della sua famiglia.

Partiamo dal nome del locale.

«Punto Nave è un nome che pensarono mio padre Domenico e mio zio Sabatino. Dare il punto nave significa indicare un punto preciso a chi vi deve trovare. In questo contesto si potrebbe intendere come indicare un punto dove ritrovarci tutti per mangiare bene».

Una storia che quindi parte da lontano.

«Mio padre ed i suoi parenti rifornivano gran parte della ristorazione flegrea. Era il 1990 e decisero di dare vita a Punto Nave per offrire ai propri clienti quello che non vendevano. Per 5-6 anni i pescatori che tornavano dal mare si fermavano da noi per mangiare. Purtroppo tra soci non andarono d’accordo e mio padre decise di rilevare il locale. Non avendo più la stessa forza economica di prima, propose dei menu di mare a circa 25-30 euro, puntando molto anche sulla pizzeria. Io e mio fratello Simone, ancora adolescenti, cominciammo a dargli una mano».

Siete cresciuti poi e le cose sono cambiate, come si può vedere guardandosi un po’ intorno.

«Passarono circa dieci anni. Mi mancavano quei profumi del pescato e stava incominciando ad affascinarmi il mondo del vino. Ci innamorammo di una ristorazione diversa, di una materia prima eccellente. Questo di fatto comportò dei cambiamenti al locale. Il numero di coperti diminuì drasticamente, le spese aumentarono e i costi per la clientela lievitarono di parecchio. Mio padre si “allontanò” perché, chiudendo la pizzeria, di fatto lo privammo di quello che era stato fino a quel momento un po’ il suo mondo e poi avevamo abbandonato quello che era sempre stato il nostro introito certo per un qualcosa di incerto».

C’è voluto qualche anno per consolidarsi dopo un simile cambiamento.

«Eravamo consapevoli della difficoltà e che ci sarebbero voluti uno-due anni per vedere i frutti del nostro lavoro. La clientela doveva trovare presso di noi sempre lo stesso prodotto e la nostra bravura era fargliela percepire, adeguando il prezzo. L’obiettivo è sempre stato quello di diventare il loro chiodo fisso, di far sì che per i nostri clienti “Punto Nave” diventasse la sicurezza di una serata di qualità».

E quindi arriviamo a quello che rappresenta oggi Punto Nave.

«Viaggia così da cinque anni. In questo periodo abbiamo fatto tanta gavetta, ampliato le nostre conoscenze della materia prima, anche per guadagnare la fiducia dei pescatori che ci riforniscono».

Una domanda personale. Il rapporto con tuo fratello Simone.

«È come un matrimonio, non si può andare sempre d’accordo. Entrambi abbiamo dei difetti ma l’importante è accettarli sempre. All’inizio ci siamo scontrati spesso ma tra di noi c’è sempre stato un amore profondo. Insieme a noi, mia moglie ci dà grandissimo sostegno e mio padre ci guarda le spalle».

Il vino qui non manca …

«A fine anno arriveremo a 900 etichette circa. Abbiamo vini di diversa provenienza: dall’Italia alla Francia, passando per la Grecia, l’Australia ed anche il Sudamerica».

Chiudiamo sul futuro di Punto Nave, rivolgendo una domanda a Simone impegnato in cucina.

«Abbiamo avuto proposte in tutta Italia per replicare il nostro marchio. Sono venuti da noi con locali siti in piazze importanti di grandi città per convincerci a duplicare Punto Nave. Ci siamo rifiutati perché sarebbe impossibile replicare da lontano quello che facciamo qui e poi per un discorso prettamente commerciale verrebbe a decadere quella passione da cui siamo partiti per arrivare fin qui».

pubblicato su Napoli n.11 del 16 giugno 2019