SOCIETA’

Prepariamo i bambini al ritorno alla vita di sempre

Per alcuni il desiderio di tornare a scuola è grande e sarà soddisfatto senza problemi

di Marina Topa

I social in questi giorni continuano a parlare dei rischi che corriamo tutti se si abbas-sa la guardia nei confronti del coronavirus; in troppi non indossano la mascherina o lo fanno male e non rispettano le distanze di sicurezza. Il comportamento estrema-mente responsabile e civile dei mesi scorsi sembra abbandonato dal 4 maggio: la pressione accumulata in molte persone ha provocato, purtroppo, una reazione incon-trollabile!
A questo fenomeno se ne associa un altro parimenti preoccupante: numerosi sono i ragazzi e i bambini che non vogliono uscire di casa. Si potrebbe pensare che, come spesso accade, anche questa volta i giovani si mostrano saggi ma invece non si può far a meno di cogliere, dietro quest’atteggiamento, uno stato emotivo di paura, incer-tezza, ansia.
Il passaggio dalla vita di sempre alla quarantena è stato molto rapido e, per quanto difficile per l’imprevedibilità, non ha visto sottovalutare l’importanza di un supporto soprattutto emotivo ai bambini. In pochi giorni si è attivata la DAD (didattica a di-stanza) per tutti gli ordini scolastici, il suo significato principale è stato quello di creare una continuità con la routine quotidiana, mantenere i contatti con gli insegnan-ti e con i compagni, continuare a svolgere i programmi. Per i più piccoli il coinvol-gimento dei genitori è stato totale quanto indispensabile e speriamo possa essere di auspicio per maggior collaborazione e rispetto dei ruoli reciproco in futuro. Mentre i ragazzi sono autonomi nell’aggiornarsi sulla situazione, i bambini comunque perce-piscono che c’è un pericolo in agguato, ed è anche giusto che lo sappiano ma è ugualmente giusto, da parte degli adulti, aiutarli a riconoscere ed esprimere le loro emozioni e soprattutto rispettarle!
Uno strumento utilissimo per fare ciò è il GIOCO. Nello sviluppo del bambino il gioco, oltre che dal punto di vista psicofisico, svolge un ruolo fondamentale dal pun-to di vista emotivo perché, essendo una forma di espressione creativa, gli permette di accostarsi gradualmente a situazioni paurose con la libertà di interromperle e modifi-carle come e quando crede; al tempo stesso però si abitua ad affrontarle.

Per alcuni bambini il desiderio di tornare a scuola è grande e sarà soddisfatto senza problemi ma per altri, specialmente per i più piccoli potrebbe non essere così. E’ ipo-tizzabile che, senza esserne consapevoli, valutino la quarantena con un ragionamento inconscio e razionale del tipo:
– sto tante ore con mamma e papà (con chi potrei essere più al sicuro?);
– anche se attraverso un video, bene o male mi vedo con i compagni;
– sono al centro dell’attenzione dei miei che si impegnano anche a seguire la classe;
– devo condividere giochi ed altro con poche persone;
– posso addormentarmi e svegliarmi quando voglio;
– fuori c’è un pericolo, ma in casa sono al sicuro;
NON MI RISULTA INDISPENSABILE TORNARE A SCUOLA!

E’ risaputo che la serenità dei genitori si rispecchia in tutto il gruppo familiare ed allo-ra, proprio in questo momento in cui i genitori sono sobbarcati da problemi ed ansie a tutto tondo, GIOCARE insieme è sicuramente una formula che può aiutare tutti.
Importante, inoltre, sarà esprimere le proprie EMOZIONI. Affermare di essere preoc-cupati, annoiati o dispiaciuti di dover tornare al lavoro autorizza il bambino a esprime-re quel tipo di emozioni, se le prova anche lui, e siccome l’esempio è lo strumento educativo più incisivo, aumentano le possibilità che, quando sarà il suo turno, come i genitori, tornerà a scuola senza protestare. Anche il rispetto del diritto a stare un po’ da soli in silenzio è importante riconoscerlo al bambino così come ai genitori.
Soffermiamoci un attimo a pensare cosa proverebbe un bambino che, affermando di provare una delle suddette emozioni si sentisse deridere con appellativi come “fifone sfaticato”… sicuramente si chiuderebbe a riccio, con una ferita nella sua autostima.
E’ che anche noi adulti siamo esseri umani, tra l’altro in questo periodo molto sotto pressione, ma pensate se scappasse uno sfogo tipo: “Mi sembrano mille anni che vai a scuola e ti togli davanti!” – per il genitore è una frase sicuramente dimenticata appe-na finita di pronunciare, ma agli occhi del bambino trasforma la scuola in una puni-zione (come una volta era il collegio) e gli insegnanti in una sorta di carcerieri!
Continuiamo a ripeterci, come da due mesi a questa parte “Andrà tutto bene!” E con-tinuiamo ad adoperarci perché così sia … in fondo abbiamo tutti gli stessi desideri: vedere sorridere i nostri bambini e, più solidali di prima, ritornare alla vita di sempre con la consapevolezza di ciò che veramente ha valore!
In merito ci conforta quanto affermato dalla società Italiana di Psichiatria: l’uomo è un animale sociale, quindi nell’arco di 2 o 3 settimane al massimo, la sindrome dovrebbe risolversi da sola.

pubblicato il 28 maggio 2020