SCAFFALE PARTENOPEO

“Più che amiche” di Silvana Rinaldi

Un racconto illustrato per spiegare anche ai più piccini che la scrittura è uno strumento per “sentirsi vicini anche stando lontani e diventare amici”

di Marina Topa

“Più che amiche” è un libro per bambini scritto e disegnato interamente da Silvana Rinaldi, un’insegnante di filosofia in un liceo napoletano. Spontanea sorge una curiosità: cosa spinge una prof del liceo a scrivere una storia che permetta ai più piccini di comprendere come la scrittura, e di conseguenza la lettura, possano diventare uno strumento “per coltivare legami affettivi nonostante la distanza”.
La storia narra di una bambina africana che, per imparare la nostra lingua, scrive delle lettere ad una bambina italiana alla quale gliele legge la madre. Inizia così una corrispondenza tra le due e riescono a conoscersi molto bene perché, si sa, molto spesso la scrittura permette di aprire il proprio cuore meglio dei colloqui in presenza… cresce nelle due amichette il desiderio di conoscersi di persona. La mamma della piccola italiana riuscirà ad accontentarle? Non lo diciamo qui per non sminuire l’interesse per la lettura del racconto (tra l’altro il testo è bilingue italiano/inglese)!
Certamente non è un caso che Silvana abbia realizzato questo libro proprio in questo momento storico in cui il Covid la fa da padrone imponendo il distanziamento sociale anche ai bambini che, ovviamente, più ancora delle altre fasce d’età, hanno difficoltà ad accettarlo e realizzarlo perché contro natura.
Ed è questa curiosità che ci spinge a chiedere all’autrice come mai si è accostata alla letteratura per l’infanzia; scopriamo così che ha insegnato per alcuni anni nella scuola dell’infanzia e poi alla primaria. La sensibilità sviluppata verso le problematiche infantili e l’amore che ha vissuto negli anni di lavoro con i bambini sono rimasti vivi in lei.

Grazie alla scrittura di racconti per bambini sei riuscita a non distaccarti dal mondo dell’infanzia; ti sei anche perfezionata come disegnatrice. Ci racconti la motivazione che ti ha spinto ad intraprendere questo percorso?

«Ho cominciato a lavorare con i bambini appena diplomata all’Istituto Magistrale. Mi ero iscritta all’Università, alla Federico II, a filosofia, la mia passione. Mentre studiavo per gli esami del primo anno, vinsi il concorso per la scuola dell’Infanzia e mi trovai catapultata – così mi sentivo-, prima di compiere vent’anni, in una classe di bambini dai tre ai cinque anni. La mattina andavo a scuola e il pomeriggio seguivo i corsi all’università. Fu un periodo difficile tra studio e lavoro. Mano a mano che passava il tempo, il rapporto con i piccoli mi piaceva sempre di più, imparai a osservarli e ad ascoltarli. Era bello organizzare laboratori di pittura, farli parlare in cerchio, leggere storie per loro. Quando dopo qualche anno passai alla scuola primaria, ero completamente appassionata al mio lavoro. Dopo la laurea, avrei potuto insegnare alle superiori le mie materie, storia e filosofia, ma sentivo che avevo ancora molto da imparare dai bambini».

Le tappe di questo percorso naturalmente non finiscono qui…

«Facevo parte del gruppo “Leggere per…” che curava un progetto che intendeva diffondere tra gli alunni il piacere della lettura. Fu durante uno dei workshop per docenti organizzati da “Leggere per…” a Napoli, che conobbi Livio Sossi, professore di letteratura per l’infanzia all’Università di Udine. Durante quel laboratorio, ci spiegò come scrivere una storia per l’infanzia, con testo breve e molte immagini, un albo illustrato in pratica. Ci mettemmo al lavoro seguendo le sue indicazioni e quando fu il momento di socializzare i nostri testi nel gruppo, il prof si mostrò molto interessato al mio. Mi incoraggiò a farne un albo utilizzando il testo che avevo scritto e producendo io stessa dei disegni. Nei giorni seguenti mi misi al lavoro, volevo provarci e realizzai il prototipo del mio primo libro. Quando il prof tornò a Napoli, glielo mostrai e lui continuò a incoraggiarmi, stavolta a pubblicarlo. Mandai il prototipo un po’ in giro per case editrici e fu pubblicato. Erano due volumetti “Non so leggere”e “Non so scrivere”. Lo presentò Livio Sossi in persona, da Guida Merliani. Era il 2005 e la maggioranza del pubblico era composta dai miei bambini e dalle loro mamme…»

Il libro fu un successo…

«Intanto, nei laboratori sulla lettura e scrittura organizzati a scuola, i bambini avevano prodotto un libro vero e proprio, con immagini create da loro e con traduzione anche in braille. Questo libro, che partecipò al concorso di Bordano per una fiaba illustrata, vinse il primo premio. Intanto io volevo scrivere per i bambini e volevo anche illustrare, perciò avevo bisogno di imparare e affinare la capacità pittorica, che avevo spontaneamente ma andava curata. Così cominciai a prendere lezioni di pittura e di illustrazione. Durante gli anni in cui ho seguito questi corsi, ho disegnato e dipinto tanto. A fine corso inviavo un prototipo di storia illustrata a tema, al concorso di Bordano, nel settore esordienti ricevendo menzioni d’onore e inserimento nel catalogo dei lavori.
La passione per il mondo dell’infanzia che mi ha spinto a scrivere e a illustrare tante storie per bambini non è finita quando sono passata a insegnare nelle scuole superiori storia e filosofia.
In realtà quello che mi interessa è proprio il rapporto educativo con i discenti poiché trovo che ci sia sempre da imparare. Trovo si impari molto dai propri alunni. Bisogna mettersi in ascolto e in osservazione e, soprattutto impostare un rapporto che passi necessariamente attraverso l’empatia e la relazione affettiva. Noi che veniamo dalla scuola primaria, ci siamo formati sui testi di Rodari, di Mario Lodi, di Don Milani, prima ancora che si diffondessero le letture di Goleman, Gardner e di tutta la psicosociologia più avanzata. E proprio da questi autori abbiamo imparato che senza emozioni e senza affetto, non è possibile alcun apprendimento. Ciò vale per i bambini come per gli adolescenti. Un’ultima cosa non meno importante: insegnare per me è stata ed è tuttora, una sorta di terapia. Io attraverso i miei alunni rivedo me stessa nelle varie fasi della mia vita ed è una sensazione bellissima perché mi fa sentire vicina a loro, mi fa essere una guida autorevole ma che nel contempo li accoglie e li comprende. Il mondo dell’infanzia e il mondo dell’adolescenza dunque continuano a essere una costante scoperta, e mi dicono tanto su me stessa e sulla mia storia».

pubblicato il 9 ottobre 2020