Il dr. Orvitti direttore del museo di Pietrarsa

/ IL PATRIMONIO

Pietrarsa: la sua storia e le sue locomotive

Il direttore Orvitti racconta il sito voluto dalla Fondazione delle Ferrovie
dello Stato che è molto più di un museo

di Giovanni Gaudiano

Il cielo è plumbeo e il mare attacca la scogliera come farebbe un esercito fuori dalle mura di una fortezza.
Il rumore ricorrente delle onde sugli scogli nella tranquillità del pomeriggio somiglia a quello prodotto dall’arrivo di un convoglio sui binari. Le luci però e il bugnato chiaro delle alte costruzioni, che furono le officine di un tempo, danno chiarore al piazzale ampio ed al giardino che costeggia il mare.

Una veduta aerea del sito

Lo scenario di Pietrarsa in un pomeriggio autunnale è questo. Poi entri nei vari padiglioni e ti si apre il cuore ad un’altra forte sensazione: vedi le locomotive, le carrozze ferme, immobili su spezzoni di binari ed all’improvviso ti sembra di sentire il vociare dei passeggeri, quelli sul piazzale, quelli affacciati ai finestrini e poi tutti quei rumori caratteristici di una stazione ferroviaria.
Il mondo dei treni è fatto di romanticismo, di un passato avventuroso ma resta, anche oggi che i Tav di tutto il mondo ne hanno cambiato la faccia, affascinante.

La sala delle locomotive
Chiediamo al dott. Oreste Orvitti, direttore del Museo di Pietrarsa, quale sensazione prova entrando nel padiglione riservato alle locomotive?

“Una sensazione di grande rispetto e stima perché vederle adesso qui ferme ti porta a pensare al lavoro che hanno svolto, alle persone che hanno trasportato. Ci si sente piccoli al cospetto di tutte queste macchine che hanno lavorato tanto ed oggi è come se si godessero il meritato riposo. Non sono più oggetti ma le sentiamo come parte di noi e poi immaginiamo che la sera, dopo aver chiuso il museo, queste parlino tra di loro e ci sia una vita che si riattiva. Le locomotive rappresentano la nostra storia, il sacrificio delle nostre famiglie, delle generazioni di una volta ed anche la grandezza del nostro paese che è stato ed è una potenza industriale, una forza geniale che ha fornito sempre un impulso alla vita di tutta l’Europa”

Ma lei, che è avvocato, cosa c’entra con il museo?

“Sono stato al servizio delle Ferrovie come legale. Poi, quando la Fondazione ha rilanciato il progetto dei siti ferroviari, ha cercato di mettere alla guida persone che avessero un amore per il treno. La Ferrovia è di fatto una famiglia. Nel mio caso, poi, il valore affettivo è doppio, mio padre ha lavorato proprio qui quando c’erano le officine, anzi potrei dire triplo perché io abito qui in zona e sono quasi il custode del sito”

Pietrarsa ha avuto una storia piena di eventi, come si è arrivati al Museo?

“La struttura è posizionata in un posto meraviglioso e strategico. Fu pensata in questo posto per poter ricevere i rifornimenti dal mare. Nel Regno delle due Sicilie, peraltro, il sito aveva una vocazione pirotecnica. Vi si costruivano affusti di cannoni, motori per le navi sino all’avvento del treno che fece di quest’officina un vanto dello stato borbonico. Quelle Officine nascono a Torre Annunziata, poi furono spostate a Palazzo Reale e quindi definitivamente qui. Il posto si chiamava originariamente Pietra Bianca ma l’eruzione del 1600 fece sì che il nome si tramutasse in Pietrarsa. L’industria ferroviaria voluta dai Borboni fu pensata e costruita in anticipo di 40 anni rispetto alla Fiat, alla Breda. Poi l’Unità d’Italia creò delle nuove gerarchie. Questa zona di confine è anche conosciuta per un evento particolare: l’eccidio a seguito dei primi moti sindacali del 6 agosto 1863. I lavoratori protestavano per la conduzione e lo stato delle officine e furono caricati. Ci furono 4 morti e 22 feriti. Per il popolo del sud quella data è il vero primo maggio dei lavoratori ed è ricordata proprio nel nostro sito ancora oggi con afflusso di persone da tutta l’Italia in occasione della festa dei lavoratori. Pietrarsa, comunque, seppe ritagliarsi il suo posto anche con il governo italiano, che investì sul sito industriale. In queste officine si realizzava una locomotiva in 30 giorni contro gli abituali 100. Il particolare non sfuggì agli inglesi che intrapresero una collaborazione con commesse di lavoro importanti. Poi nel 1975 le officine furono chiuse e Ferrovie dello Stato decise di farne un museo che fu inaugurato nel 1989″

Il piazzale con la statua di Ferdinando II di Borbone
Come è cresciuto in questi anni l’interesse per questo splendido posto?

“C’è stato un rilancio molto significativo del museo di Pietrarsa. Le Ferrovie dello Stato, dopo la riorganizzazione del sistema finanziario, hanno da qualche anno deciso di dedicarsi al suo patrimonio storico, che in fondo è il patrimonio della nostra nazione. Nel 2013 a tale scopo è stata costituita la Fondazione delle Ferrovie dello Stato con il compito di preservare, custodire, di mettere in evidenza il patrimonio storico delle Ferrovie, partendo dalle vecchie locomotive per arrivare ai moderni treni elettrici. Così Ferrovie dello Stato ha anche voluto valorizzare gli hub presenti in Italia da quello di Pistoia a quello di La Spezia, dalla Sicilia a Pietrarsa che è considerato il gioiello tra i gioielli, quasi il Vaticano delle rotaie, anche perché è il sito da cui tutto nasce. Nel 2014 mi viene affidata la struttura che viene da subito individuata come uno strumento di marketing ed anche un modo per riavvicinare la gente al treno e quindi alle Ferrovie dello Stato. In quell’anno i visitatori erano stati 4.000 ed oggi chiudiamo il 2018 con 150.000 presenze di cui oltre 50.000 studenti”

Che intende quando parla del museo come uno strumento di marketing?

“In sostanza, si trattava di avvicinare al treno non solo gli appassionati ma anche quelli che non lo fossero. Pietrarsa doveva diventare un polo culturale, mettendo a disposizione per la diffusione e la crescita del consenso la sua splendida struttura. Si è pensato quindi di dare spazio ai grandi artisti, ai musicisti, alle associazioni culturali, alle scuole di danza che stentano a trovare spazio altrove. Grazie a questo nostro impegno si è potuto creare un vero e proprio programma che si svolge tutto l’anno all’interno dei grandi spazi del museo. Il sito è quindi diventato anche un percorso formativo nel quale il treno diventa lo spunto per spaziare nella storia che permea le mura, che vive nelle locomotive. Qui si tengono concerti, musical, si noleggiano gli ampi spazi per grandi congressi che vengono richiesti dagli Stati Uniti, dal Giappone, dalla Corea, da tutta l’Europa. Grandi case farmaceutiche, industriali di varia provenienza preferiscono organizzare il proprio congresso nei nostri spazi o la propria cena di gala qui da noi, tenuto conto che noi possiamo utilizzare tutte le sale ed abbiamo una capacità ricettiva di 3000 persone”

Pietrarsa all’imbrunire

Oggi chiudono i mercatini di Natale organizzati in questo periodo. È stato l’ennesimo successo di una programmazione seria, competente e lungimirante. Le locomotive si godono il meritato riposo, guardando i volti stupiti dei visitatori che le ammirano. Il sito è pronto ad una nuova stagione di impegni, di lavoro perché il lavoro dell’uomo, quello permeato dalla passione, non conosce soste e limiti e sfocia immancabilmente in grandi successi.

La pensilina Fiorenzuola

pubblicato su Napoli n.4 del 22 dicembre 2018