Paolo Trapani con il suo libro “Maledetta Juve, non sappiamo più come insultarti”

/ SCAFFALE PARTENOPEO

Paolo Trapani: “Napoli la città del calcio”

Il nuovo lavoro del giornalista partenopeo sul rapporto viscerale tra città e squadra di calcio

Bruno Marchionibus

“Napoli, la città del calcio” è l’ultimo libro di Paolo Trapani, giornalista già autore del successo “Maledetta Juve, non sappiamo più come insultarti”, che attraverso aneddoti e racconti analizza il rapporto viscerale che lega Napoli al Napoli.

Il giornalista partenopeo con il suo ultimo lavoro
Ciao Paolo. Com’è nata l’idea di questo libro?

«L’idea è nata con l’editore per approfondire i tanti aspetti, non solo sportivi, che si esprimono a Napoli attraverso il calcio. Il pallone qui è passione civile, impegno sociale, determina risvolti economici ed anche politici. Inoltre alcune sfide, come quelle alla Juve, hanno forti implicazioni storiche. Il Napoli quando scende in campo rappresenta una intera Città e tutti i Napoletani, che in essa si ritrovano uniti. Tutto ciò si vive solo da noi e non in tutte le altre realtà del football».

Come definiresti il rapporto tra il Napoli ed i napoletani?

«Lo definirei osmotico, rappresentato da un reciproco scambio di emozioni che si snodano tra manto erboso e stadio, maglia azzurra e città, calciatori in campo e tifosi sugli spalti. Non a caso tutti noi Napoletani siamo al tempo stesso tifosi ma anche cittadini. I due aspetti non si possono separare, come ricorda la parola stessa ‘napoletani’. Un aspetto questo che invece non avviene in tutte le altri grandi realtà metropolitane del mondo. Essere romano non vuol dire per forza essere romanista, perché nella Capitale ci sono anche i tifosi e la squadra della Lazio. Analogamente potremmo fare l’esempio dei milanesi con Milano, etc.».

Il libro contiene una serie di aneddoti, racconti e storie legate al tifo per il Napoli. Ce n’è una che ti ha colpito particolarmente?

«Sì, la storia di Alessia, una bravissima attrice di teatro che ogni settimana nell’andare a trovare al cimitero il suo papà gli racconta passo passo tutto quello che è accaduto nelle partite del Napoli. La figlia resoconta con precisione certosina al papà del destino calcistico azzurro. È un esempio, quello di Alessia, che con molti altri prova come il rapporto che c’è a Napoli, tra città e squadra, è qualcosa di molto più forte e profondo del mero sostegno di un tifoso per la sua squadra del cuore. Il Napoli è Napoli: non a caso un bellissimo stendardo degli ultras recita “Mal che vada siamo insieme”, proprio a rappresentare il rapporto viscerale e permanente che c’è tra maglia e città, tra giocatori e popolo».

pubblicato su Napoli n.6 del 21 febbraio 2019